ANGULO dei Globuli Rossi – UNA CASA DI "SOGNATORI E VISIONARI" DEL POPOLO DI DIO – Aggiungi un posto a tavola…

Caro Fra Luigi…07 Aprile 2009 – Angulo

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 7 avril, 2009 @ 5:39

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Caro Fra Luigi, 

                              questa mia, indirizzata a te, vorrei che raggiungesse simbolicamente tanti altri amici, religiosi e laici, ai quali mi sento legato e in comunione. 

Le poche ore trascorse con la tua comunità di Gorizia, le due Messe con i degenti, la vita fraterna salmodiante, la colazione insieme…sono grazia quaresimale piovutami addosso in questi giorni per   spingermi con più fede all’appuntamento con la Pasqua del Crocifisso-Risorto.  Ringrazia il Padre Priore, sempre tanto accogliente, accontentandosi di un’Ave Maria. E un caro saluto anche a Fra Gianmaria per le gentilezze che mi usa. 

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Quest’incontri saltuari mi fanno sempre pensare…E’ bello constatare  che la vostra Fraternità è impostata sul sogno del Vescovo Cromazio d’Aquileia che voleva la sua Chiesa sul prototipo della Comunità di Gerusalemme. In sostanza  Villa San Giusto che cos’è se non la comunità descritta negli Atti degli Apostoli? Certo, potrà sempre essere migliorata, perfezionata, arricchita di carismi…ma l’impostazione è quella giusta. Ci vorrebbe solo un soffio di giovinezze. Ma i figli a Dio vanno chiesti. E, se implorati, prima o poi arriveranno. Basta guardare a Elisabetta, la sterile, e non ragionare come suo marito Zaccaria che riteneva impossibile il miracolo della fecondità. 

Quando torno tra voi, ogni volta mi chiedo quale sia mai questa mia nuova strana vocazione che risale a cinque, sei anni fa.  A differenza di quella di Paolo, la mia è stata solo una piccola caduta dal somaro della mia stupidità, supposto che l’Apostolo sia caduto da cavallo, come amano dipingerlo gli artisti. 

Ma chi avrebbe potuto chiamarmi, invitarmi alle Sue confidenze se non il Maestro Interiore? Mi sono ripetutamente sentito dire che dovevo decidermi ad uscire  dai ristretti confini in cui mi ero cacciato e che dovevo tornare dai miei fratelli che non mi avevano venduto, come Giuseppe e che qualcuno era perfino rimasto dispiaciuto della mia partenza. 

In realtà, la Voce che non ho prontamente assecondato, parendomi di far meglio ad ignorarla, mi spingeva ad incontrare qualcuno che poi se n’è andato in Cielo. E quando l’ho saputo, orami era troppo tardi. O forse si trattava proprio del momento opportuno per non riaprire ferite, forse mai del tutto rimarginate.

Ma la spinta a superare la resistenza è continuata. Più il disagio era grande, più forte e convincente era l’incoraggiamento che mi sentivo crescere nel cuore. Avevo un bel dirGli “cosa ci torno a fare!?”. La risposta  che mi veniva da dentro era disarmante: “Vai a condividere”. “Sì. Ma cosa?”.  Venir lì per dei convenevoli? Per tornare indietro con gl’anni e richiamare il passato alla memoria? Bello, piacevole, simpatico. Ma poi ? 

Forse il motivo era scritto proprio in Atti, 18, 9-10. Sarebbe bastato aprire e leggere: 9Una notte il Signore apparve in sogno a Paolo e gli disse: « Non aver paura! Continua a parlare, e non tacere, 10perché io sono con te! Nessuno potrà farti del male. Perché io ho un popolo numeroso in questa città… « . 11Paolo rimase a Corinto un anno e mezzo, e annunziava loro la parola di Dio.” 

Ascoltare ed annunziare senza timore. In realtà questo è un ruolo vicendevole che abbiamo ricevuto: “andate…guarite…annunciate…” (Mt 10 ss). La città di cui parlano gli Atti, nel nostro caso non significava tanto una realtà geografica quanto una fraternità estesa, nata e sopravissuta nei secoli proprio per dare ospitalità agli ultimi. E chi più ultimo di me era bisognoso di ospitalità?

 E poi sai bene che gli ultimi sono fatti anche a modo loro e bisognosi spesso di compassione. E questa l’ho trovata ed è cosa diversa dal “compatimento” che avrei meritato. E siamo qui ormai a parlare, giorno dopo giorno, del Risorto, Vivente che cammina con noi, poveri discepoli di Emmaus che, per riconoscerlo allo spezzar del Pane, abbiamo tanto bisogno di quella Sua parola ancora capace di riscaldarci il cuore. 

Al mio ritorno, nella borsa conservavo ancora quel pane tanto amato della Parola di Dio, che lì, tra voi, avevo imparato ad amare, la sola cosa che avrei potuto condividere.

Abitando a due passi da Milano, avevo seguito per anni dalla mia Parrocchia gli insegnamenti dell’Arcivescovo Martini che mi ha educato a una fede pensante. Avevo provato a scrivere anche su SETTE GIORNI, un settimanale diocesano  locale. Finché, con il pretesto del debito di una pizza in trent’anni mai onorato, il ghiaccio s’è finalmente rotto, i muri di carta son caduti e mi sono ritrovato a far mie le gioie e le ansie della  famiglia d’un tempo, sempre amata e mai dimenticata.

Ma le feste – anche quella del figliol prodigo – non durano a lungo. Se il ritorno, almeno per me è stato motivo di gioia, a poco a poco l’indifferenza s’è insinuata come solo la nebbia sa fare, provocando anche qualche fastidioso brivido. Ma sono i passaggi provvidenziali, da vedere come gradini ascensionali.  

Quelli che vado facendo sono discorsi abbastanza complessi che non tutti possono pienamente capire. Io per primo fatico a cogliere il disegno di Dio che pur ci dev’essere, poiché non  tutto si può liquidare come semplice casualità. Osserva la foto del mosaico di Ravenna che ho posto in cima. E’ fatto di tasselli. Ogni tessera di mosaico è importante come la sua vicina; l’una non può starsene senza l’altra perché il capolavoro è nell’insieme, non nel particolare che si riduce ad essere un piccolo frammento insignificante.

pasquaradiceilvenerdsanto.bmpMa veniamo ai raffreddamenti e perfino alle amarezze di una qualche incomprensione. Per un morivo o per un altro, è il conto che un po’ tutti si è destinati a pagare.
Dopo la Trasfigurazione, grazia concessa temporaneamente, il vangelo precisa: “Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo” (Mt 17,8) E che cosa vuol dire “Gesù solo”?  Vuol dire Gesù così come veniva colto dalla miopia delle persone prima della Trasfigurazione: 

  • un Gesù suscettibile di essere rinnegato dalla folla, tradibile perfino da discepoli,  

  • un Gesù condannabile a morte, da crocifiggere, 

  • il Gesù dell’anonimato che per trent’anni nessuno ha mai sospettato come inviato dal Padre, ecc. 

  • un Gesù che fa strani discorsi, che mangia e beve con i peccatori, che parla con le prostitute, perdona i peccati ed è recepito come indemoniato… 

E’ il Gesù dell’intelligenza umana che si ribella ad entrare nel mistero della croce, vissuto giorno dopo giorno, ora dopo ora, per fede, non per visione.  Bisognerebbe mettere nel conto che sul Tabor ci è concessa solo qualche breve e rara sosta nella vita. Per il resto, è un costante vivere con “Gesù solo”, al quale  si può offrire miseria, sofferenza, umiltà, pentimento, le sole cose di cui un peccatore dispone in abbondanza. Ed è proprio ciò che il Signore si aspetta. 

Durante la messa di Domenica, mi son trovato a guardar fuori dalla finestra del salone pieno di anziani in carrozzina. E m’è venuto in mente Fra Riccardo Pampuri convalescete a Gorizia, pochi mesi prima di morire. M’è anche parso, per un momento, di vederlo passeggiare in giardino, sotto gl’alberi, a respirare l’aria buona del Carso. No, non una visione, solo immaginazione. In realtà lui era più presente di me all’Eucaristia, con tutta la Chiesa Celeste. 

castellettipzaccaria.jpgTi ricordi che abbiamo parlato anche di Padre Zaccaria Castelletti? Sai, l’idea che “l’avremo intercessore in  cielo”, come ha profetizzato, preso alla lettera, continua a risuonarmi nella mente alquanto pretestuoso. Forse il vero senso della  profezia è un altro: continuo a credere che Riccardo sia stato mandato come riformatore, provocatore, compagno d’orazione, non delegato a farlo per noi. Solo che la profezia, così intesa, stenta a farsi strada.

Spesso invece s’è preferito intenderla come una delega: “prenditi i nostri grattacapi e fai qualcosa…”. Siamo tutti uguali: preferiamo le scorciatoie alle salite ripide.

 Sto prendendo appunti sull’argomento cui da tempo vado riflettendo  e, appena pronti, te li trasmetterò per un parere. 

E’ tempo di Passione ormai. Io timidamente chiedo di viverla nella carne o condividerla almeno con chi già si trova crocifisso. Auguro anche a te che questa Passione ti arda nel cuore come “fornax ardens caritatis”, ci direbbe Fra Riccardo. 

La vita a due con Gesù, il Risorto, il Vivente, è concreta e reale, quanto il nostro vivere tra le persone. Eppure questo vivere con Lui si svolge nell’oscurità e nell’austerità della fede. Ma Lui che è pienezza della vita e della gioia permette e rende possibili a noi quei rapporti profondi e costanti con Lui, spesso impossibili nei nostri rapporti quotidiani interpersonali.

Chissà quante volte lo hai sperimentato:

  • se gli parlo, Lui mi sente,

  • se non vedo, Lui si fa sentire come voce interiore,

  • se mi distraggo o mi smarrisco, Lui mi riporta sul sentiero… 

Prigioniero come sono delle mie pesantezze, di tanti piccoli egoismi e della mediocrità  che tanto preoccupava Fra Riccardo e che a me tutto sommato non dispiace, ti chiedo il regalo pasquale di una preghiera affinché i miei voti si riducano almeno ad uno: obbedienza incondizionata alla volontà del Padre, ma recepito per quello che è:  Babbo – Abbà – Papà.   

Ricambierò al meglio questa  carità che mi vorrai usare, esprimendoti  gli auguri più cari affinché il passaggio del Signore ti restituisca l’ardore della giovinezza pur nell’avanzare degl’anni con il loro inevitabile grigiore. 

Fra Luigi caro, cantiamolo insieme: il Signore è veramente risorto. Alleluia! 

Angulo 

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P.S. – 11 Aprile 2009

Caro Fra Luigi,

m’è venuto freddo all’alba di questo Sabato Santo, sentire alla radio un commento di Gianfranco Ravasi a pagine Lucane ed in particolare a quella del « Figliol prodigo » che la Bibbia di Gerusalemme preferisce titolare « Il figlio perduto e il figlio fedele » ( Lc 15, 11-32), contrapposizione di due religiosità, di due figure spirituali.

E mi son venute anche delle considerazioni generiche che espongo non tanto per riferirmi a qualcuno in particolare ma solo per evidenziare il rischio che corrono sia il giusto in divisa, fatto monaco più dall’abito che dal suo modo di pensare, che il cristiano generico, ambizioso della sua “evidente diversità di impegnato”, palesemente entrambi del Padre FIGLI GLACIALMENTE FEDELI.

Rileggendo il Vangelo di Luca mi sgorga spontanea dal cuore un’invocazione:

“O figli fedeli,
così glaciali con i figli perduti,
se fosse per voi…
i fratelli potrebbero benissimo
starsene per l’eternità
dove han deciso di andarsi a cacciare…”.

La parabola è nota ma vengono poco evidenziate parole e reazioni del fratello maggiore, figlio fedele rimasto in casa:

5 “Il figlio maggiore, intanto, si trovava nei campi. Al suo ritorno, quando fu vicino alla casa, sentì un suono di musiche e di danze. 26Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa stava succedendo.

27Il servo gli rispose: « È ritornato tuo fratello, e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello, quello che abbiamo ingrassato, perché ha potuto riavere suo figlio sano e salvo ».

28″Allora il fratello maggiore si sentì offeso e non voleva neppure entrare in casa. Suo padre uscì e cercò di convincerlo a entrare.

29″Ma il figlio maggiore gli disse: « Da tanti anni io lavoro con te e non ho mai disubbidito a un tuo comando. Eppure tu non mi hai dato neppure un capretto per far festa con i miei amici. 30Adesso, invece, torna a casa questo tuo figlio che ha sprecato i tuoi beni con le prostitute, e per lui tu fai ammazzare il vitello grasso.

31″Il padre gli rispose: « Figlio mio, tu stai sempre con me e tutto ciò che è mio è anche tuo. 32Non potevo non essere contento e non far festa, perché questo tuo fratello era per me come morto e ora è tornato in vita, era perduto e ora l’ho ritrovato » .
Di fronte al Padre prodigo di misericordia nei confronti del figlio prodigo di peccato, è il fratello “buono” a sentirsi offeso, sdegnato, a muovere dei rimproveri e dei giudizi severi.

Come dovrebbe riempire di gioia il renderci conto che « Gesù non ha mai perso la pazienza nei confronti dei poveracci e dei traditori, non ha mai avuto imbarazzo a parlare con le prostitute e i peccatori; ma non ha mai sopportato proprio questa categoria di persone, gli ipocriti. Nei loro confronti è implacabile: « Guai a voi farisei e scribi ipocriti… » (vedi Mt 23: è un’ondata tempestosa di maledizioni, di sdegno, di imprecazoni) » . (Ravasi).

Luca evidenzia che questo figlio maggiore è prototipo di una legione di “giusti freddi, implacabili, dagli occhi sempre altezzosi”. Egli in realtà è il tipico modello del « giusto ipocrita », persona incapace di gioire, di partecipare alla festa. E’ scritto: “ Suo padre uscì e cercò di convincerlo a entrare”. Non è detto se vi sia riuscito. Dalla reazione che ebbe, fa pensare che abbia preferito rimanere sulle sue di uomo « giusto fredo, implacabile, altezzoso, ossia ipocrita ».

Scoprendo in me copia di entrambi i figli che or l’uno, or l’altro, a seconda delle circstanze, tentano di emerge sia nei miei atteggiamenti che nei giudizi, proprio per il timore di acquisire la mentalità del « giusto ipocrita », pur avendo fatto l’esperienza del « figlio perduto », in quest’alba del Sabato che segue il Venerdì di Passione, vorrei richiamare sopratutto a me stesso un’altra sottolineatura udita dal Ravasi: “Questa parabola è il canto non della giustizia orgogliosa che è simile a una medaglia messa sul petto, ma della giustizia che si conquista nella confessione della propria miseria. L’importante è dire “Mi alzerò e ritornerò” “.

Come mi vengono care due figure di preti amati in gioventù e mai persi di vista:

- DON PRIMO MAZZOLARI che scriveva: “La mia vita si volge fra questi due momenti, come tra due poli opposti: la mia povertà e la tua sovrabbondante misericordia. Donde il mio sospiro e il mio grido: “Veni Domine, et noli tardare! Vieni, Signore, e non tardare!” “
- DON LORENZO MILANI che nel testamento ha lasciato queste parole significative: “ Ho voluto più bene a voi – scriveva ai ragazzi di Barbiana – che a Dio; ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto sul suo conto « .

Era solo per dire che, ad eccedere in misericordia, non si sbaglia mai. Ma occorrono “viscere di madre”, il vero significato di “Ospitalità”. Tanto più se professata con un « voto solenne ».

IL SILENZIO DELLA PROFEZIA – Don Enrico Ghezzi

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 1 avril, 2009 @ 9:45

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Caro Angelo,

ho ricevuto il tuo messaggio con il lungo scritto del card. Martini. La sua parola rimane sempre sapienziale e profetica: il silenzio della profezia, come è già avvenuto per Israele, dopo l’esilio, è la vera sofferenza del nostro tempo.


Questo silenzio scatena gli istinti mai cancellati dal cuore dell’uomo, una povertà di annuncio del vangelo trasformato in un pesante moralismo, e un ritorno autoritario che cancella in gran parte la forza del Concilio.

Domina un affarismo materialistico che cancella le utopie dei nostri sogni. In questo siamo davvero superati: la passione per Gesù e il suo essere annunciato al mondo che ci bruciava dentro, è tornato ad essere un rubricismo esteriore e solenne, privo di anima e di speranza. Continua ad essere profeta, se puoi .

Io ho fiducia nella profezia di Geremia, della scorsa domenica (romana), quando nel ‘Libro della consolazione’ il profeta dice ‘ verranno giorni …’: qui è la speranza: ‘verranno giorni…’

Ti manderei volentieri le mie prime cento pagine ‘sui sacramenti’ dal battesimo alla penitenza: ma non so ancora manovrare in questo senso l’arnese che usiamo. Me lo farò insegnare.

Buona pasqua a te e alla tua bellissima famiglia. Siamo in cammino per arrivare ‘finalmente’ ad essere ‘risorti con Cristo’.

Con affetto, don Enrico.

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Ger 31,31-34
           
         Dal libro del profeta Geremìa

Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore.
Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore –, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.
Parola di Dio

UN FUOCO NELLE VENE E L’AMORE NEL CUORE – Ghezzi – Nocent – 24/03/2009

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 24 mars, 2009 @ 5:36

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Roma, 24 Marzo 2009 

Caro Angelo,

     vorrei mandarti un pò delle catechesi che tengo al lunedì sera, sulle letture bibliche dei testi quaresimali delle domeniche: anche altri me lo chiedono, ma avrei bisogno di  riordinare i miei appunti. Me lo proibisce, in questo momento,  il lavoro che sto dedicando ai ‘sacramenti’: sono arrivato alla ‘penitenza’, il sacramento oggi più in crisi per la santa madre Chiesa!

Ma potrebbe essere anche un bene, per dare spazio alla propria ‘coscienza’ troppo spesso fatta tacere e non educata alla responsabiltà, dal momento che la ‘confessione’ assolve tutto! Ne riparleremo.

sangiovannididio1989paladellaltarelateraleospedalesantorsolabresciapittoregabrielesaleri.bmpA San Giovanni di Dio ho partecipato soltanto alla Messa: non mi sono fermato a pranzo, perchè pare ci fossero non meno di 300 persone, tutti laici, con i quattro fraticelli …

Nella breve omelia che ho fatto durante un giorno di triduo  che mi era stato concesso, ho espresso questa idea: il ‘fuoco‘ che Giovanni  supera nel rogo dell’ospedale di Granata, richiama di continuo il ‘fuoco’ biblico:

  • nell’Esodo quando il ‘roveto arde senza consumarsi’,

  • il ‘fuoco’ che accompagna nella notte il popolo del deserto,

  • il ‘fuoco’ che appare nel battesimo di Gesù in Matteo…“Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali; costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco…” (Mt 3).

  • Gesù che dice ‘sono venuto a aportare il fuoco sulla terra’

  • e finalmente il ‘fuoco’ della Pentecoste che è lo Spirito Santo.

sangiovannididio1989paladellaltarelateraleospedalesantorsolabresciapittoregabrielesaleri.jpgDetto questo, ho soggiunto: Giovanni diventa ‘di Dio’ perchè bruciava dentro di lui l’ardore del fuoco che è l’Amore! E aggingevo: un ospedale dei FBF cosa sarà di diverso dagli altri ospedali civili, spesso eccellenti?

Lo distinguerà ‘l’amore ardente’ del loro fondatore…

Pare che ai sei frati e cinque suore presenti il discorso sia piaciuto! Si vedrà. Questo è stato il ‘tutto’ dell’8 Marzo 2009.

Con affetto.
don Enrico

 

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Come vedi, Don Enrico, basta poco per lasciare un segno di fuoco. Se il nostro comunicare nelle fede si estende, dilaga, divampa come un incendio, chi può arrestare l’azione dello Spirito ?

San Giovanni di Dio, Quaresima, Esodo, colonna di fuoco…  tutti aspetti che s’intrecciano ma convergono verso il Numinoso.

Cap 12, 42 dell’Esodo: “una notte di veglia fu questa per il Signore, mentre Egli li condusse fuori dal paese d’Egitto. Questa notte è per tutti i figli di Israele da celebrare come veglia del Signore di generazione in generazione”.

Suggestiva l’immagine del fuoco. L’incendio di Granada e San Giovanni di Dio sembrano messi lì apposta, ad perpetuam rei memoriam dei suoi discpoli. Se si perde di vista la Pasqua, il fuoco può solo divorare, distruggere. Quell’incendio la dice lunga a noi avvolti da un dramma per certi versi analogo: il crollo di antiche certezze, la notte che avvolge ogni cosa, il sentiero smarrito, il disagio e la paura compagni di viaggio. Provo a estendere la riflesione:

  • La notte, un simbolo di oppressione (la notte dello Spirito, della fede…),

  • La tenebra, come evocazione del potere del male.

  • Ma la notte è anche il momento dell’azione misteriosa di Dio. Lui opera e nessuno se ne accorge.

Quale attualità, quando sembra che tutto sia destinato a dissolversi sotto il fuoco divoratore di tempi considerati tebrosi.

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 Quel fuoco di Granada è un segno liturgico: rimanda agli  israeliti ed alla sera della cena di Pasqua, il nostro  Sabato Santo.

 Stupenda la motivazione: “fu notte di veglia per il Signore”. Indubbiamente è un modo popolare di esprimersi: il Signore dovette vegliare tutta la notte per poter far uscire il suo popolo. Pensa: per far memoria di questo, di generazione in generazione, Israele veglia, ripensando a tutto quello che il Signore ha fatto in quella notte.

Ho letto che, a partire dal I° sec. a.C. (al tempo di Gesù e degli Apostoli) in sinagoga veniva letto il testo ebraico dell’Esodo, ma dato che la popolazione non capiva più l’ebraico, veniva tradotto oralmente nella lingua parlata che era l’aramaico. Queste traduzioni aramaiche chiamate « targum » erano molto più lunghe del testo. Più che una traduzione pari-pari, erano dei commenti, delle interpretazioni, delle spiegazioni. E così questo versetto, conosciuto come il poema delle quattro notti, rievoca le veglie del Signore:

  • La 1° notte è quella della creazione, quando Dio creò il mondo. 

  • La 2° notte è quella di Abramo e del sacrificio di Isacco. 

  • La 3° notte è quella dell’Esodo, quando il Signore vegliò per liberare il suo popolo. 

  • La 4° notte sarà quella del Re Messia.

Quando veniva letto in sinagoga questo testo, la gente sentiva parlare delle quattro notti: creazione, Isacco, Esodo e venuta del Messia.

Veniamo a noi. Le letture del sabato santo della veglia, quali sono?

  1. lettura: la creazione
  2. lettura: Il sacrificio di Isacco 
  3. lettura: il passaggio del Mar Rosso

E poi, c’è la notte del Messia: Dominus resurrexit. Alleluja.

Non è casuale questo. C’è un legame importantissimo: il targum ha formato la mentalità della prima comunità cristiana ed è diventata un patrimonio tradizionale che poi  si è trasmesso di generazione in generazione.

Dunque, la notte ha un suo mistero; la notte è l’ambiente dove avvengono cose prodigiose che l’uomo non capisce perché è il momento della non – azione.

Si puo dire che, quanto accaduto all’ospedale Regio di Granada sia proprio questo:

  • un improvviso calare della notte, simbolo di oppressione (la notte dello spirito, della fede…).
  • Per tutti è tenebra, evocazione del potere distruttivo del male.

  • Ma la notte è il momento dell’azione misteriosa di Dio.

E cosa succede? Giovanni passa incolume tra le fiamme del Mar Rosso di fuoco. Dio opera e nessuno se ne accorge. Dio salva e ricostruisce…I motivi ce li hai spiegati molto bene.

Caro Enrico, spero che possa trovare il tempo per accendere nuovi roghi nella notte.

A presto.  Angulo

DOCUMENTI – AUTORI VARI – DA: Diocesi di Roma – Servizio formazione permanente clero

Classé dans : FORMAZIONE PERMANENTE — 4 mars, 2009 @ 4:56

cardgeorgesmariemartincottierop11a.jpg 

Card. Georges Marie Martin COTTIER, O.P.

*

DOCUMENTI

http://www.vicariatusurbis.org/FormazionePermanenteClero/Documenti.asp

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Elenco per la ricerca per temi

Mons. Antonio Pitta
Esercizi spirituali al Clero Romano – Sacrofano (RM), 10-14 novembre 2008


« Paolo, maestro di apostolato »
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Chi desidera può richiedere al CED (Centro Elaborazione Dati) un CD gratuito con i file MP3.
Per i Sacerdoti tale CD potrà essere lasciato in Vicariato nella cassetta della posta relativa alla propria Parrocchia.
tel. 06-69.88.63.41 – e-mail:
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(2 lunedì 10 novembre 2008) (file audio wma)
(3 martedì 11 novembre 2008) (file audio wma)
(4 martedì 11 novembre 2008) (file audio wma)
(5 mercoledì 12 novembre 2008) (file audio wma)
(6 mercoledì 12 novembre 2008) (file audio wma)
(7 giovedì 13 novembre 2008) (file audio wma)
(8 giovedì 13 novembre 2008) (file audio wma)
(9 venerdì 14 novembre 2008) (file audio wma)
(9b venerdì 14 novembre 2008) (file audio wma)
(Domande mercoledì 12 novembre 2008) (file audio wma)
(Omelia martedì 11 novembre 2008) (file audio wma)
(Omelia mercoledì 12 novembre 2008) (file audio wma)
(Omelia giovedì 13 novembre 2008) (file audio wma)
(Omelia Cardinal Vicario venerdì 14 novembre 2008) (file audio wma)

P. Cesare FALLETTI
Gennaio 2009


Sotto la guida del Vangelo
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Mons. Luciano PASCUCCI
Novembre 2008


Paolo Apostolo
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Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj
Esercizi spirituali al Clero Romano – Sacrofano (RM), 19-23 novembre 2007


Libretto
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Perché proprio a me? di Arnaldo Pangrazzi
Accanto al malato di Luciano Manicardi
Settembre 2007


Libretto
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Discorsi ai Presbiteri di SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
2005-2007


Libretto
(file zip di 70 KB)

P. German ARANA S.J.
Esercizi spirituali al Clero Romano – Rocca di Mezzo (AQ), 2-6 luglio 2007


Libretto
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S.Em. Cardinal CARLO MARIA MARTINI
17 maggio 2007

S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (file audio mp3)
Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj
Esercizi spirituali al Clero Romano – Sacrofano (RM), 20-24 novembre 2006


Libretto
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Libretto (Seconda Parte – file zip di 55 KB)

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(2 lunedì 20 novembre 2006) (file audio mp3)
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(6 martedì 21 novembre 2006) (file audio mp3)
(7 martedì 21 novembre 2006) (file audio mp3)
(8 martedì 21 novembre 2006) (file audio mp3)
(9 giovedì 23 novembre 2006) (file audio mp3)
(10 giovedì 23 novembre 2006) (file audio mp3)
(11 giovedì 23 novembre 2006) (file audio mp3)
(12 giovedì 23 novembre 2006) (file audio mp3)
(13 venerdì 24 novembre 2006) (file audio mp3)
(14 venerdì 24 novembre 2006) (file audio mp3)
(15 venerdì 24 novembre 2006) (file audio mp3)
(16 venerdì 24 novembre 2006) (file audio mp3)

S.Em. Cardinal GEORGES MARIE MARTIN COTTIER, O.P.,
Teologo della Casa Pontificia

« La gioia di essere preti »
Esercizi spirituali al Clero Romano – Sacrofano (RM), 13-17 novembre 2006
Foto
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Saluto di Mons. Mauro PARMEGGIANI e Suor Teresa (ore 11,00 di lunedì 13 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione1 di S.Em. Card. Georges COTTIER, O.P. (ore 11,00 di lunedì 13 novembre 2006) (file audio mp3)
Saluto di Mons. Luciano PASCUCCI (ore 16,10 di lunedì 13 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione2 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 16,10 di lunedì 13 novembre 2006) (file audio mp3)
Omelia1 di S.Em. Card. Georges COTTIER (Santa Messa ore 18,30 di lunedì 13 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione3 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 9,30 di martedì 14 novembre 2006) (file audio mp3)
Omelia2 di S.Em. Card. Georges COTTIER (Santa Messa ore 11,45 di martedì 14 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione4 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 16,10 di martedì 14 novembre 2006) (file audio mp3)
Conversazione1 con S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 21,00 di martedì 14 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione5 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 9,30 di mercoledì 15 novembre 2006) (file audio mp3)
Omelia3 di S.Em. Card. Georges COTTIER (Santa Messa ore 11,45 di mercoledì 15 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione6 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 16,10 di mercoledì 15 novembre 2006) (file audio mp3)
Conversazione2 con S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 21,00 di mercoledì 15 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione7 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 9,30 di giovedì 16 novembre 2006) (file audio mp3)
Omelia4 di S.Em. Card. Georges COTTIER (Santa Messa ore 11,45 di giovedì 16 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione8 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 16,10 di giovedì 16 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione9 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 9,30 di venerdì 17 novembre 2006) (file audio mp3)
Omelia5 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 11,30 di venerdì 17 novembre 2006) (file audio mp3)

Prof. Severino DIANICH

Soggetto carismatico o uomo dell’istituzione? Il prete, amministratore fedele

Prof. Erio CASTELLUCCI

La centralità della direzione spirituale come elemento integratore ed unificante nella vita del prete

I Funerali di Don Andrea SANTORO
Arcibasilica di San Giovanni in Laterano – Roma, 10 febbraio 2006

Omelia della celebrazione funebre di don Andrea Santoro del Card. Camillo Ruini (file Word)
Alcuni scritti di don Andrea Santoro (file Word)
Omelia del Trigesimo della morte di Don Andrea Santoro di S.E. Mons. Vincenzo Paglia (file Word)
«I preti sanno morire per amore» di Andrea Riccardi (file Word)

Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj
Esercizi spirituali al Clero Romano – Sacrofano (RM), 14-18 novembre 2005
Chi desidera può richiedere al CED (Centro Elaborazione Dati) un CD gratuito con i file MP3.
Per i Sacerdoti tale CD potrà essere lasciato in Vicariato nella cassetta della posta relativa alla propria Parrocchia.
tel. 06-69.88.63.41 – e-mail:
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Libretto (file zip di 80 KB)

Meditazione1 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 11,00 di lunedì 14 novembre 2005) (file audio mp3)
Meditazione2 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 17,30 di lunedì 14 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione3 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 9,30 di martedì 15 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione4 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 17,30 di martedì 15 novembre 2004) (file audio mp3)
Incontro Serale1 con il Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 21,00 di martedì 15 novembre 2004) (file audio mp3)
Omelia1 (file audio mp3)
Meditazione5 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 9,30 di mercoledì 16 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione6 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 11,00 di mercoledì 16 novembre 2004) (file audio mp3)
Omelia2 (file audio mp3)
Meditazione7 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 9,30 di giovedì 17 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione8 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 17,30 di giovedì 17 novembre 2004) (file audio mp3)
Incontro Serale2 con il Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 21,00 di giovedì 17 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione9 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 9,30 di venerdì 18 novembre 2004) (file audio mp3)
Omelia3 (file audio mp3)

S.Em. Cardinal CARLO MARIA MARTINI
Esercizi spirituali al Clero Romano – Sacrofano (RM), 15-19 novembre 2004
Chi desidera può richiedere al CED (Centro Elaborazione Dati) un CD gratuito con i file MP3.
Per i Sacerdoti tale CD potrà essere lasciato in Vicariato nella cassetta della posta relativa alla propria Parrocchia.
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Meditazione1 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 11,00 di lunedì 15 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione2 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 17,30 di lunedì 15 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione3 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 9,30 di martedì 16 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione4 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 17,30 di martedì 16 novembre 2004) (file audio mp3)
Conversazione1 con S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 21,00 di martedì 16 novembre 2004) (file audio mp3)
Omelia1 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (Santa Messa ore 11,45 di martedì 16 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione5 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 9,30 di mercoledì 17 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione6 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 11,00 di mercoledì 17 novembre 2004) (file audio mp3)
Omelia di S.E. Mons. Enzo DIECI, Vescovo Ausiliare Settore Nord
           (Santa Messa ore 18,45 di mercoledì 17 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione7 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 9,30 di giovedì 18 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione8 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 17,30 di giovedì 18 novembre 2004) (file audio mp3)
Omelia2 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (Santa Messa ore 11,45 di giovedì 18 novembre 2004) (file audio mp3)
Conversazione2 con S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 21,00 di giovedì 18 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione9 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 9,30 di venerdì 19 novembre 2004) (file audio mp3)
Celebrazione Eucaristica Finale con S.Em. Card. Camillo RUINI e S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI
           (ore 11,45 di venerdì 19 novembre 2004) (file audio mp3)

CONGREGAZIONE del CLERO

Il presbitero, pastore e guida della comunità parrocchiale (2002)
Presentazione documento: Il presbitero, pastore e guida della comunità parrocchiale (2002)

Prof.ssa Bruna COSTACURTA

Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio…
Perdono e riconciliazione: Fondamenti biblici (Formazione permanente del Clero -
          Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 27 gennaio 1999)

Gesù e Giuda (Settore Sud 30 marzo 2000)
Il Servo sofferente (Triennio dei Presbiteri – Bonus Pastor di Roma 10 aprile 2000)
La fede di Abramo (Settore Sud 3 maggio 2001)
Abramo e Isacco (Settore Sud 16 maggio 2002)
La morte di Rachele paradigma della Pasqua (Triennio dei Presbiteri 18 marzo 2002)
Vi annuncio una grande gioia! (Is 52,7-10)

ESERCIZI SPIRITUALI

Nella Parola di Dio della Veglia Pasquale c’è l’essenziale per la vita e il ministero dei presbiteri
          (Don Franco BROVELLI – Villa Immacolata (Torreglia – Padova) 17-21 agosto 1998)
Che prete sto diventando? (1) (P. Franco CAGNASSO, PIME – Rocca di Papa (RM) 15-19 novembre 1999)
Che prete sto diventando? (2) (P. Franco CAGNASSO, PIME – Rocca di Papa (RM) 15-19 novembre 1999)
Mosè (Prof.ssa Bruna COSTACURTA – Loreto 28 febbraio-3 marzo 2000)
Il cuore di Paolo (S.E.R. Mons. Diego COLETTI, Vescovo di Livorno – Rocca di Papa (RM) 18-24 novembre 2001)
« Cristo è la nostra speranza »- Prima Lettera di Pietro (1) (Enzo BIANCHI, Priore di Bose – Loreto dal 4-8 febbraio 2002)
« Cristo è la nostra speranza » – Prima Lettera di Pietro (2) (Enzo BIANCHI, Priore di Bose – Loreto dal 4-8 febbraio 2002)
La sequela di Gesù nel Vangelo di Marco (S.E.R. Mons. Mansueto BIANCHI, Vescovo di Volterra -
          Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 24-29 novembre 2002)

Maturità spirituale del Presbitero secondo Giovanni (Mons. Ermenegildo MANICARDI -
          Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 2-7 novembre 2003)

L’Apocalisse (S.E.R. Mons. Mansueto BIANCHI, Vescovo di Volterra – Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 16-20 novembre 2003)
La carità pastorale (Mons. Luciano PASCUCCI)
Esercizi spirituali della famiglia (Mons. Luciano PASCUCCI)
La santità del laico cristiano (Mons. Luciano PASCUCCI)
Esercizi spirituali di Treviso (Mons. Luciano PASCUCCI – Treviso)
Esercizi spirituali MUNARI:
1 Meditazione 2 Meditazione 3 Meditazione 4 Meditazione 5 Meditazione
6 Meditazione 7 Meditazione 8 Meditazione 9 Meditazione (MUNARI)
Il Sacerdote è chiamato a essere immagine viva di Gesù Cristo sposo della Chiesa (Don Francesco PILLONI -
          Fraterna Domus di Sacrofano (RM), 21-26 novembre 2004)

FAMIGLIA

Adozione e affidamento
Ritiri giovani coppie – Anno pastorale 2001-2002
Artefici di una cultura della Pasqua
Beata la mamma
Esercizi spirituali della famiglia
Esercizi spirituali della famiglia. Letture della Veglia pasquale
Il matrimonio come sacramento e il suo rapporto con la realtà naturale del matrimonio
          (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
Presbiteri e sposi nella vita della comunità cristiana
Famiglia e Chiesa (Mons. Luciano PASCUCCI)
La preghiera della famiglia
Spiritualità coniugale
Spirito Santo e famiglia

LIBRETTI 1999

La carità pastorale (S.E.R. Mons. Lorenzo CHIARINELLI, Vescovo di Viterbo – Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 25 gennaio 1999)
La missione del sacerdote (S.E.R. Mons. Renato CORTI, Vescovo di Novara -
          Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 18 gennaio 1999)

L’esercizio del ministero. Fonte di spiritualià sacerdotale
          (S.Em.R. Card. Carlo Maria MARTINI, Arcivescovo emerito di Milano)
La Conversione (S.E.R. Mons. Enrico MASSERONI, Arcivescovo di Vercelli)
Omelie Giubileo sacerdoti (Mons. Gabriele CROGNALE)
Testamento di S.E.R. Mons. Plinio PASCOLI (30 agosto 1976)
          (S.E.R. Mons. Plinio PASCOLI († 22 aprile 1999), Vescovo Ausiliare di Roma)

LIBRETTI 2000

Il Giubileo per noi preti (P. Franco CAGNASSO, PIME)
Il Giubileo per noi preti (S.E.R. Mons. Diego COLETTI, Vescovo di Livorno – Ritiro di Quaresima del Settore Centro 13 aprile 2000)
Il prete: testimone e maestro di maturità vocazionale (S.E.R. Mons. Diego COLETTI, Vescovo di Livorno)
Eucaristia e vita sacerdotale (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
Eucaristia: criterio di verità nella vita del prete (S.E.R. Mons. Francesco LAMBIASI, Vescovo emerito di Anagni-Alatri)
Eucaristia e riconciliazione (Prof. Ugo VANNI, S.J.- Settore Sud 9 dicembre 1999)

LIBRETTI 2001

Essere preti «volentieri. Una questione di stile evangelico (S.E.R. Mons. Diego COLETTI, Vescovo di Livorno -
          Bonus Pastor di Roma 18 dicembre 2000)

«Trasmettere la fede» secondo i nostri Padri (Prof. Enrico DAL COVOLO, S.D.B.)
La Chiesa: riflesso del volto del Signore, contemplatrice del volto di Cristo (P. Innocenzo GARGANO, O.S.B. -
          Settore Nord 29 marzo 2001)

La santità del laico cristiano. La santità: un’urgenza della pastorale!
La fede in S. Paolo (Prof. Ugo VANNI, S.J. – Settore Sud 7 dicembre 2000)

LIBRETTI 2002

La santità dei laici (Sig.ra Paola BIGNARDI, Presidente nazionale Azione Cattolica Italiana)
Il prete uomo delle Beatitudini (P. Franco CAGNASSO, PIME – Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 31 gennaio 2002)
La santità dei cristiani nella dottrina dei Padri della Chiesa (Prof. Enrico DAL COVOLO, S.D.B.)
La santità nell’Antico Testamento (Prof. Ambrogio SPREAFICO)

LIBRETTI 2003

Comunione presbiterale (Mons. Renzo BONETTI, Direttore Ufficio Nazionale della C.E.I. per la Pastorale della famiglia -
          Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 19 giugno 2002)

Essere preti è il nostro modo di essere uomini (Prof. Francesco ROSSI DE GASPERIS, S.J. – Settore Ovest 20 febbraio 2003)
Il ministero di Cristo nella Chiesa. Alle fonti della spiritualità dell’apostolo
          (S.Em.R. Card. Christoph SCHÖNBORN, Arcivescovo di Vienna (Austria) -
          VI Settimana della Fede, Palermo 10-15 marzo 2003 – Palermo, 10 marzo 2003)

Accompagnare il cammino dell’amore. La vita di fede del prete e l’incontro con i fidanzati.
          (Davide Caldirola – Antonio Torresin, in « Fidanzati e comunità », ed. Ancora, pagg. 119-135)
Dalla vocazione alla giustificazione (Prof. Ugo VANNI, S.J. – Settore Sud 20 febbraio 2003)

Mons. Luciano PASCUCCI

Le principali difficoltà che i giovani presbiteri incontrano nel loro inserimento nella vita pastorale
          (Consiglio Presbiterale 3 dicembre 2001)
Scuola di Preghiera: il Credo (1) – La preghiera
Scuola di Preghiera: il Credo (2) – Credo in Dio Padre Onnipotente
Scuola di Preghiera: il Credo (3) – Credo in Gesù Cristo
Scuola di Preghiera: il Credo (4) – Credo nello Spirito Santo
Scuola di Preghiera: il Credo (5) – Credo la Chiesa
Scuola di Preghiera: il Credo (6) – Credo la remissione dei peccati
Scuola di Preghiera: il Credo (7) – Credo la risurrezione della carne
Scuola di Preghiera: il Credo (8) – Credo la vita eterna
La santità: un’urgenza della pastorale (Parrocchia S. Barbara – Esercizi Spirituali 2-3-4 aprile 2001)
La preghiera cristiana (Parrocchia S. Barbara – Esercizi Spirituali 2-3-4 aprile 2001)
La famiglia a immagine di Dio-Trinità
Dopo l’11 settembre
Creare spazio per gli estranei
Le relazioni interpersonali nella pastorale quotidiana
Battesimo del Signore
Check up di una comunità cristiana
Come se non…
Fare della Chiesa la scuola e la casa della comunione
Comunità e missione
La conversione a Dio Padre
La santità è prima di tutto « tenere gli occhi fissi su Gesù Cristo »
Avere cura di sé
Punti fermi per la missione
Gesù e la donna
Ecclesia de Eucharistia
La situazione del Clero. Problemi e difficoltà con riguardo soprattutto ai preti giovani
          (Incontro della Commissione Presbiterale della Conferenza Episcopale Laziale -
          Santuario Madonna del Divino Amore 19 febbraio 2002)

Eucaristia: presenza di Cristo
La fraternità sacerdotale dono di grazia per i sacerdoti e testimonianza efficace per il popolo di Dio
          (Convegno « La fraternità sacerdotale » – Collevalenza (PG) 13 agosto 2001)
Gesù Cristo crocifisso
Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo
Il laico (Tra famiglia e lavoro)
Lettore: servo della Parola
Magnificat
Maria e il sacerdote
Passaggio da Marta a Maria: Marta è invitata a diventare come Maria
La dimensione missionaria nella spiritualità del presbitero diocesano
Il modello del Padre
Natale 2003
La vita nuova in Cristo
Omelie
Proporre ed educare la vocazione al ministero ordinato e alla vita consacrata nella parrocchia
          (Incontro sul tema: « Parrocchia e vocazioni » XVIII Prefettura 5-6 febbraio 2002 – 18 marzo 2002)
Pensieri un po’ vaganti, ma importanti, sul prete (Giovedì santo 2001)
La preghiera cristiana
La preghiera della famiglia
Sacerdoti, siate santi
          (1) La santità del prete
          (2) Il nostro ministero scaturisce dalla Trinità per questo è un mistero d’amore
          (3) La carità pastorale – « Il Dio del tuo prete » di K. Rahner
          (4) Amare il mondo e l’uomo di oggi
          (5) La vita nuova in Cristo del presbitero, concretizzata nei consigli evangelici
          (6) Né schiavi né mercenari, ma figli. Riflessioni sull’obbedienza
          (7) Tutta questione d’amore. Riflessioni sulla castità
          (8) Ricchi solo del Padre. Riflessioni sulla povertà
Sacerdoti, siate santi
          (1) Aspirare ad una grande santità (Duc in altum!)
          (2) La santità del prete
          (3) La santità di incarnazione: essere uomini veri
          (4) Amare il mondo e l’uomo di oggi
Sacerdoti, siate santi
          (5) La preghiera: via di santità del presbitero
          (6) Rapporto fra ministero e Parola
Sacerdoti, siate santi
          (7) La seconda chiamata
Siate santi
          (1) Ascendere ad una grande santità
          (3) La santità di incarnazione
          (4) La preghiera: via di santità
          (7) La vita fraterna
Siate santi
          (2) Vocazione alla santità = vocazione all’amore = vocazione alla sofferenza
Siate santi
          (5) La Parola di Dio : via di santità
          (9) Siate misericordiosi
          (10) Tornare al Cenacolo
Siate santi
          (6) Conoscere la potenza della risurrezione di Cristo
Siate santi
          (8) Verso la santità insieme alla comunità religiosa
La misura alta del ministero sacerdotale (Ritiro spirituale di Quaresima dei Presbiteri della XII Prefettura -
          Parrocchia S. Giuseppe Artigiano 14 marzo 2002)

Presidenza dell’Eucaristia
Il Vangelo
Seminario, Presbitero e relazioni con la Diocesi
Le relazioni interpersonali nella pastorale quotidiana
La santità del laico cristiano (S. Maria Maggiore 4 maggio 2002)
Ravviviamo la fiducia e la speranza nella missione che il Signore ci ha affidato
La fede è una totalità unificata
Nulla di nascosto – 25° Ordinazione Sacerdotale
Viaggi in Terra Santa

Giovanni Paolo IIGiovanni Paolo II – Lettera a tutte le persone consacrate: « La vostra vita è nascosta con Cristo in Dio » (Col 3,3)
          (22 maggio 1988)
Omelie di Giovanni Paolo II
          (Terra Santa, 21-26 marzo 2000 – Giubileo dei malati e degli operatori sanitari, venerdì 11 febbraio 2000 -
          Giornata del Perdono dell’Anno Santo 2000, domenica 12 marzo 2000)

Visita a Wadi al-Kharrar – Preghiera di Giovanni Paolo II (martedì 21 marzo 2000)
Betlemme – Omelia di Giovanni Paolo II (mercoledì 22 marzo 2000)
Gerusalemme: Cappella del Cenacolo – Omelia di Giovanni Paolo II (giovedì 23 marzo 2000)
Korazim, Monte delle Beatitudini – Omelia di Giovanni Paolo II – Santa Messa per i giovani (venerdì 24 marzo 2000)
Nazareth, Basilica dell’Annunciazione – Omelia di Giovanni Paolo II (sabato 25 marzo 2000)
Gerusalemme – Omelia di Giovanni Paolo II – Santa Messa Chiesa del Santo Sepolcro (domenica 26 marzo 2000)
XI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’ORP: « Il Pellegrinaggio, sentiero di pace » -
Roma 11 febbraio 2003
Relazioni Convegno O.R.P. (XI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera Romana Pellegrinaggi sul tema:
           »Il Pellegrinaggio, sentiero di pace » – Roma 11 febbraio 2003)

Cristo, nostra pace: la speranza della pace fra utopia e disincanto
          (S.E.R. Mons. Bruno FORTE, Arcivescovo di Chieti-Vasto -
          XI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera Romana Pellegrinaggi sul tema:
           »Il Pellegrinaggio, sentiero di pace » – Roma 11 febbraio 2003)

« Giustizia e pace si baceranno » (Mons. Gianfranco RAVASI -
          XI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera Romana Pellegrinaggi sul tema:
           »Il Pellegrinaggio, sentiero di pace » – Roma 11 febbraio 2003)

Il sentiero di pace tracciato da Giovanni Paolo II nei 25 anni di Pontificato
          (Don Antonio SCIORTINO, Direttore di « Famiglia Cristiana » -
          XI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera Romana Pellegrinaggi sul tema:
           »Il Pellegrinaggio, sentiero di pace » – Roma 11 febbraio 2003)

La pace: dono di Dio, ma impegno per l’uomo (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA -
          XI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera Romana Pellegrinaggi sul tema:
           »Il Pellegrinaggio, sentiero di pace » – Roma 11 febbraio 2003)
Manuale 2003 – OmelieAddolorata
Ascensione (NERI)
Assunzione (NERI)
Betania (NERI)
Cafarnao (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
Cana (NERI)
Carmelo (NERI)
Cesarea di Filippo
Lago di Tiberiade – Santa Messa – Omelia di Sua Beatitudine Mons. Michael Sabbah, Patriarca di Gerusalemme dei Latini
Tabor (NERI)
Tempio (NERI)
Visitazione della Beata Vergine Maria
Ain Karim: Visitazione
Betfage
Calvario
Comandamenti
Dormizione
Gallicantu
Gerico
Gerusalemme (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
Gerusalemme: Dominus flevit
Il Getsemani (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
La piscina probatica
Meditazioni (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
Meditazioni (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
Pietro
Tabgha: Moltiplicazione dei pani
Samaria: Pozzo di Sicar
Tomba di Maria
Sussidio per l’animazione spirituale 1-6 settembre, seconda settimana – La parabola degli operai mandati nella vigna (a cura di Gian Pietro BASELLO)


Elenco per la ricerca per temi
 

Tema autore data
Abbandono (nella mani di Dio) C.M.Martini ott-03
Abramo (la fede di) B.Costacurta mag-01
Affetttività (del prete) A.Cencini apr-04
Affetttività (del prete) A.Cencini dic-05
Alfonso M. De Liguori S.Maiorano apr-98
Amare (imparare a) L.Pascucci dic-00
Amicizia (tra sacerdoti) Gillini-Zattoni mag-04
Amore per la chiesa C.M.Martini nov-00
Animazione M.Pollo feb-01
Annuncio (in Mt.) R.Fabris giu-98
Annuncio del vangelo F.Brovelli dic-02
Annunciatore (sacerdote) O’Donnel-Rendina dic-99
Apocalisse (nuzialità dell’) U.Vanni mag-04
Apocalisse (e sacerd.comune) U.Vanni mar-06
Apocalisse 2,1-7 (conversione) C.Masseroni apr-99
Apocalisse 2,2 (fatica in) F.Cagnasso (es.sp.) gen-01
Apocalisse M.Bianchi (Es.sp.) gen-04
Apostolato (e vangelo) F.Brovelli dic-02
Ascolto (Beati quelli…) B.Costacurta giu-06
Assemblea liturgica (accoglienza) A.Carrara feb-00
Beatitudine degli afflitti (Mt.5,4) R.Cantalamessa feb-07
Beatitudini (prete uomo delle) F.Cagnasso mar-02
Bellezza (sacerd.e eucaristia) B.Forte dic-01
Bellezza (di Dio e Eucaristia) B.Forte apr-05
Carità pastorale L.Chiarinelli mar-99
Carità pastorale L.Pascucci dic-00
Celibato E.Bianchi apr-02
Celibato M.Rollando feb-04
Celibato D.Coletti feb-03
Cenacolo U.Vanni apr-06
Chiamata dei discep. (Mc.3,13-19 B.Costacurta mag-02
Chiesa (nel mondo) A.Fumagalli giu-03
Chiesa (riflesso del volto) I.Gargano mag-01
Chiesa (stile di comunità) C.M.Martini mar-99
Chiesa (comunità in cammino) E.Bianchi apr-00
Chiesa (amore e dediz.del prete) C.M.Martini nov-00
Città (ed Eucaristia E.Bianchi dic-02
Collaborazione (tra preti) C.M.Martini feb-04
Comunicazione (nel minist.) C.M.Martini nov-02
Confessione B.Forte gen-06
Consapevolezza F.Cagnasso gen-01
Consigli evangelici O’Donnel-Rendina dic-99
Contemplazione R.Fisichella mag-05
Conversione A.Vanhoje nov-99
Conversione (inAp.2,1-7) C.Masseroni apr-99
Coppie (e sacerdote) F.Vitari mar-07
Correzione fraterna A.Cencini dic-03
Croce (e vita del prete) L.Pascucci ott-05
Cura di sé L.Pascucci dic-00
Dedizione (alla chiesa) C.M.Martini nov-00
De Foucauld C. Morotti G. nov-97
Desideri F.Cagnasso gen-01
Dio (del tuo prete) K.Rahner feb-02
Diocesanità (del presbit.) L.Pascucci ott-04
Direzione Spirituale G.Ferrari dic-97
Direzione Spirituale E.Castellucci giu-06
Direzione Spirituale L.Pascucci dic-06
Direzione Spirituale (e guida) G.Arana lug-07
Discepolato (e sacerdozio) O’Donnel-Rendina dic-99
Discernimento D.Coletti ott-99
Discernimento G.Colzani nov-97
Discernimento (in S.Paolo) U.Vanni feb-07
Divorziati-separati G.Muraro nov-05
Eb.10,5ss (Un corpo mi hai prep.) M.Frisina mar-07
Ecclesia de Eucharistia (encicl.) L.Pascucci mar-05
Elia (1Re19,10ss) F.Cagnasso gen-01
Eucaristia F.G.Brambilla apr-04
Eucarestia O’Donnel-Rendina dic-99
Eucaristia (cuore della Chiesa) J.Ratzinger apr-03
Eucaristia (e bellezza di Dio) B.Forte apr-05
Eucaristia (e città) E.Bianchi dic-02
Eucaristia domenic.e parrocchia F.G.Brambilla nov-05
Eucaristia (e missione in S.Paolo) U.Vanni gen-05
Eucaristia (e Regno di Dio) C.M.Martini apr-05
Eucaristia (e sacerdozio) F.Lambiasi gen-05
Eucarestia (sorgente della voc.) W:Magni mag-02
Eucaristia (sacedozio e bellezza) B.Forte dic-01
Eucarestia (e vita sacedotale) R.Fisichella feb-00
Eucarestia (e vita sacedotale) L.Pascucci dic-00
Eucaristia (e vita familiare) L.Pascucci giu-04
Eucaristia (fonte e culmine) L.Pascucci mar-05
Eucaristia (e santità del sac.) A.Scola dic-05
Eucaristia (vissuta) G.De Rosa nov-04
Eucarestia e riconciliazione U.Vanni feb-00
Famiglia (e nuzialità) L.Pascucci giu-04
Famiglia C.Giuliodori giu-99
Famiglia (e Regno di Dio) F.Rossi De Gasperis apr-04
Famiglia C.Salvetti dic-03
Famiglia (e prospett.di pastorale) R.Bonetti mag-05
Famiglia (nuzialità e chiesa) G.Mazzanti feb-03
Famiglia e matr.separati G.Muraro nov-05
Famiglia (e sacerdote) G.Muraro apr-06
Famiglia (presb.e sposi nella com.) D.Tettamanzi nov-03
Famiglia (e accompagnamento) A.Torresin nov-03
Famiglia (coppie e sacerdote) F.Vitari mar-07
Fatica (Ap.2,2) F.Cagnasso (es.sp.) gen-01
Fede E.Bianchi ott-00
Fede (lo stupore della) B.Forte apr-07
Felicità R.Corti apr-01
Formazione del presbitero F.Dorofatti mar-00
Formazione Perm. del presb. F.Dorofatti ott-00
Formazione Perm. del presb. CEI giu-00
Fraternità sacerdotale R.Corti giu-00
Fraternità sacerdotale L.Pascucci dic-00
Fraternità sacerdotale D.Coletti feb-03
Fraternità sacerdotale G.Colzani ott-03
Fraternità sacerdotale R.Bonetti nov-03
Fraternità sacerdotale Gillini-Zattoni mag-04
Gesù (in Mt.) B.Maggioni giu-98
Gesù (sommo sac.) O’Donnel-Rendina dic-99
Gesù (nostra speranza) E.Bianchi ott-02
Giubileo U.Vanni nov-99
Giubileo (per noi preti) F.Cagnasso feb-00
Giubileo (per noi preti) D.Coletti mag-00
Giubileo R.Fisichella nov-99
Giuda e Gesù B.Costacurta mag-00
Kenosi R.Cantalamessa feb-98
Indifferentismo (l’apostolo nel…) G.Danneels apr-02
Interiorità (del presbitero) P.Strappa ott-05
Laici (santità dei) P.Bignardi mar-02
Laici (adulti nella fede) N.Marconi dic-05
Lc.11,28 (beati quelli che ascolt.) B.Costacurta giu-06
Libertà (il Padre ci fa liberi) B.Forte feb-98
Liturgia eucaristica C.Salvetti giu-01
Mc.8,16.21 (1^ e 2^ parte) F.Rossi De Gasperis feb-06
Matrimonio (e presbiteri nella com.) D.Tettamanzi nov-03
Matrimonio (e presbiteri nella com.) B.Borsato nov-03
Matrimonio (celebrareil vang.del) C.Salvetti dic-03
Matrimonio (teologia del) F.Pilloni nov-04
Maturazione vocaz. (del prete) D.Coletti apr-00
Memoria (ricordati,Dt8,1-6.12-18) F.Cagnasso gen-01
Ministero (esercizio del) C.M.Martini nov-98
Ministero sacerdotale J.Ratzinger nov-04
Minoranza (situaz.di) F.Dorofatti apr-03
Misericordia (siate misericodiosi) L.Pascucci dic-00
Misericordia (sal.51) B.Costacurta mag-06
Missionarietà (relazionale) A.Bruzzolo mag-05
Missione R.Corti gen-99
Missione M.Zago gen-99
Missione R.Corti mar-99
Missione F.Cagnasso (es.sp.) gen-01
Missione G.Canobbio giu-03
Missione (e comunità) R.Fisichella apr-05
Missione (nel e per il mondo) G.Betori mar-05
Missione (e eucaristia) U.Vanni gen-05
Missione (e contemplazione) P.Cugini giu-03
Mosè B.Costacurta mar-01
Nuova evangelizzazione (e minist. P.A.Sequeri dic-02
Nuzialità (mist.pasquale) L.Pascucci giu-04
Nuzialità e Chiesa G.Mazzanti feb-03
Nuzialità (nel matr. e nell’Ordine) F.Pilloni nov-04
Omelia (cfr.PREDICARE)
Ordine (sacram.dell’) F.Pilloni nov-04
Padre nostro… D.Scaiola feb-02
Padri (la fede nei…) E.Dal Covolo mag-01
Padri (la santità nei…) E.Dal Covolo mar-02
Paolo (il cuore di…) D.Coletti (Es.sp.) gen-02
Paolo (la fede in…) U.Vanni feb-01
Paolo (eucaristia e missione) U.Vanni gen-05
Paolo (discernimento in) U.Vanni feb-07
Paolo (resistenze al Vangelo) M.Bove apr-07
Paolo VI C.Ghidelli nov-98
Parola (per vivere) B.Forte feb-07
Parroci (diventare) C.M.Martini giu-01
Parroco (Io e il mio…) C.M.Martini feb-04
Passione (di servire lo Spirito…) C.M.Martini apr-02
Pastorale vocazionale A.Cencini apr-00
Pastore (sacerdote) O’Donnel-Rendina dic-99
Pastori (Discorso 46) S. Agostino ott-01
Paternità C.M.Martini apr-99
Pecore (Discorso 47) S.Agostino ott-01
Perdono (nella Bibbia) F.Rossi De Gasperis gen-06
Pietro F.Cagnasso (es.sp.) gen-01
Pietro C.M.Martini mag-07
Pluralismo (l’apostolo nel…) G.Danneels apr-02
Popolo (sacerdotale) O’Donnel-Rendina dic-99
Poveri (Gesù e la chiesa) F.G.Brambilla apr-01
Poveri S.Pagani feb-01
Predicare (omelia) H.Nouwen apr-98
Predicare (omelia) U.Neri apr-98
Predicare (omelia) S.Colombo giu-98
Predicare (omelia) Dizionario di omiletica feb-99
Predicare (omelia) G.Moioli feb-99
Predicare (omelia) C.Biscontin feb-99
Predicare (omelia) E.Dal Covolo gen-05
Predicare (omelia) E.Dal Covolo gen-06
Preghiera (di Gesù) A.Vanhoye gen-98
Preghiera (quotidiana) K.Rahner feb-04
Preghiera (del presbitero) A.Montanari feb-03
Preghiera (del presbitero) B.Hume apr-99
Preghiera (del presbitero) L.Manicardi dic-03
Preghiera (via di santità) M.I.Rupnik feb-02
Preghiera (crisi della) C.M.Martini nov-01
Preghiera (difetti) G.Angelini ott-03
Presenza di Cristo (il prete) P.Saffiro ott-00
Presidenza (dell’eucarestia) O’Donnel-Rendina dic-99
Presidenza (liturgica) B.Brovelli giu-98
Ragione (e fede) Benedetto XVI (a Ratisbona) nov-06
Rapporto parroco-giovane prete C.M.Martini feb-04
Relativismo R.Fisichella gen-06
Relazioni (pastorali) Gillini-Zattoni mag-05
Relazioni (e vita del prete) Gillini-Zattoni mag-04
Relazioni (e vita del prete) S.Pagani nov-00
Relazioni (e vita del prete) C.M.Martini nov-01
Relazioni (e vita del prete) D.Coletti feb-03
Religioni (non cristiane) F.Lambiasi giu-01
Rendimento di grazie A.Vanhoye gen-98
Ricerca di Dio R.Fisichella mag-05
Riconciliazione (e perdono) R.Corti giu-99
Riconciliazione (e perdono) B.Costacurta mar-99
Riconciliazione (ed eucaristia) U.Vanni feb-00
Ripartire da Cristo A.Montanari feb-03
Sacerdozio (e parrocchia) Commissione Presbiterale Lombarda nov-06
Sacerdote (sposo della Chiesa) F.Pilloni (Es.sp.) feb-05
Sacerdozio (di Cristo) A.Vanhoye mar-98
Sacerdozio (cuore sacerdotale) A.Vanhoye nov-98
Sacerdozio (ministeriale) O’Donnel-Rendina dic-99
Sacerdozio (comune e dei fedeli) A.Vanhoje mar-06
Sacerdozio (comune e minister.) L.Pascucci mar-06
Sacerdozio (comune in Ap.) U.Vanni mar-06
Sacerdozio (e celebrazione) G.Colombo nov-01
Salmo 51 (Miserere) B.Costacurta mag-06
Santificazione (e ministero) C.Nosiglia gen-05
Santità (del prete) E.Bianchi ott-00
Santità (in AT) A.Spreafico mar-02
Santità (dei laici) P.Bignardi mar-02
Santità (eucaristica del sac.) A.Scola dic-05
Santità (nei Padri) E.Dal Covolo mar-02
Santità (in AT) M.Grilli feb-02
Santità (in Ap.) U.Vanni feb-02
Santità (chiamati alla) P.A.Sequeri nov-02
Santoro Andrea (omelia funerale) C.Ruini mag-06
Santoro Andrea (scritti vari) A.Santoro mag-06
Santoro Andrea (omelia triges.) V.Paglia mag-06
Santoro Andrea (ricordo) A.Riccardi mag-06
Scelta vocazionale I.Siviglia Sammartino mag-02
Separati-divorziati nella com. G.Muraro nov-05
Sequela (in Mc.) M.Bianchi gen-03
Servizio (fondamenti biblici) L.Monari apr-03
Sfide (per la vita del prete) G.Giudici dic-05
Sincretismo (l’apostolo nel…) G.Danneels apr-02
Speranza F.Canobbio mag-00
Speranza (Cristo nostra…) E.Bianchi ott-02
Spirito Santo J.Castellano mar-98
Spiritualità G.Ambrosio mag-01
Spiritualità (dell’apostolo) C.Schonborn mag-03
Spiritualità del predicatore G.Moioli feb-99
Spiritualità del predicatore S.Fausti mar-00
Spiritualità diocesana L.Pascucci ott-04
Spiritualità (vita spirit.)del presb. E.Bianchi mag-03
Spiritualità sacerdotale O’Donnel-Rendina dic-99
Sponsalità (e Cristo) G.Mazzanti apr-04
Stile (e vita) sacerdotale F.Cagnasso (es.sp.) gen-00
Stile (e vita) sacerdotale E.Bianchi giu-00
Stile (e vita) sacerdotale F.Rossi De Gasperis mag-03
Stile (e vita) sacerdotale Benedetto XVI (Aosta) ott-05
Stile (e vita) sacerdotale Benedetto XVI (Roma) apr-06
Stile (e vita) sacerdotale Benedetto XVI (Albano-Monaco) nov-06
Stile (e vita) sacerdotale Benedetto XVI (Roma e Sem.Romano) apr-07
Stile (e vita) sacerdotale S.Dianich giu-06
Stile (e vita) sacerdotale G.De Luca nov-06
Stile (e vita) sacerdotale G.Agostino ott-06
Stile (e vita) sacerdotale L.Bressan ott-06
Stile (e vita) sacerdotale F.Rossi De Gasperis (Es.sp.) gen-07
Stile (e vita) sacerdotale M.Frisina feb-07
Stile (e vita) sacerdotale A.Pangrazzi feb-07
Stile (e vita) sacerdotale Benedetto XVI (alla Curia) mar-07
Stile (e vita) sacerdotale L.Pascucci (testi di benedetto XVI) giu-07
Tempo (prete e prova del) R.Corti ott-06
Tempo (presente) L.Bressan mag-98
Tempo (presente) G.Colzani apr-99
Tempo presente-amore per L.Pascucci dic-00
Tentazione (del cristiano) D.Bonhoeffer mar-05
Testimonianza (nel mondo) A.Fumagalli giu-03
Tomba vuota (di Gesù) F.Rossi De Gasperis apr-05
Trasmissione (della fede) E.Dal Covolo gen-06
Trasmissione (della fede) F.Rossi De Gasperis apr-06
Ultimi (ripartire da) L.Pascucci dic-00
Vangelo (e apostolato) F.Brovelli dic-02
Veglia pasquale (letture) F.Brovelli mar-03
Vita comune (di presbieri) Com.SS.Basilio e Gregorio mar-07
Vita cristiana F.Lambiasi apr-01
Vita cristiana gruppo il « Margine » (convegno Bose) feb-01
Vita interiore L.Manicardi mar-00
Vita sacerdotale W.Kasper dic-01
Vita sacerdotale R.Corti feb-00
Vita sacerdotale D.Coletti feb-01
Vita sacerdotale H.U.von Balthasar nov-01
Vita sacerdotale E.Bianchi giu-00
Vita sacerdotale N.Marconi ott-06
Vita sacerdotale (oggi) L.Monari (Es.sp.) set-06
Vita sacerdotale (oggi) L.Pascucci set-06
Vita sacerdotale (e santificaz.) C.Nosiglia gen-05
Vita sacerdotale (e ministero) J.Ratzinger nov-04
Vita sacerdotale (e sac.comune) L.Pascucci mar-06
Vita sacerdotale (pensieri sul prete) L.Pascucci set-01
Vita sacerdotale (nuova in Cristo) L.Pascucci dic-00
Vita sacedotale D.Coletti (Es.sp.) gen-02
Vita sacerdotale Benedetto XVI (omelie varie) giu-06
Vocazionale (scelta) I.Siviglia Sammartino mag-02
Vocazionale (pastorale) A.Cencini apr-00
Vocazionale (risposta) F.Lambiasi mag-02
Volto del Signore (Chiesa) I.Gargano mag-01
Volto (contemplare il) R.Corti giu-01

«Dalla Lettera di san Paolo alla Diocesi di Novara…» – Don Silvio Barbaglia

Classé dans : FORMAZIONE PERMANENTE — 4 mars, 2009 @ 5:13

ASSOCIAZIONE CULTURALE DIOCESANA

LA NUOVA REGALDI

 NOVARA

«Dalla Lettera di san Paolo alla Diocesi di Novara…»

sanpaologaudenzio.jpg

San Paolo – Gaudenzio Ferrari

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Don Silvio Barbaglia

Percorso di lettura delle Lettere di san Paolo

ANNO 2008/2009

Domenica 26 ottobre 2008, Novara, Convento francescano di San Nazzaro della Costa

DAMASCO – “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (At 9,4)

Relatore: don Silvio Barbaglia

Appunti non rivisti dal relatore

INDICE

Riassunto

Introduzione

2 Un percorso alla riscoperta di san Paolo

3 Sulla via di Damasco

3.1 Il racconto degli Atti degli apostoli e la testimonianza della Lettera ai Galati

3.2 Il contesto storico del viaggio di Paolo a Damasco

3.2.1 All’indomani della morte e risurrezione di Cristo

3.2.2 A Gerusalemme: giudaismi, di lingua aramaica e greca, e occupanti romani

3.2.3 La novità “pericolosa” di Gesù Cristo

3.2.4 Il Sinedrio

3.3 Damasco, una città “speciale”

3.4 Saulo, la sua formazione e il suo ruolo

3.5 L’incontro con Cristo

4 San Paolo ai Corinzi e la mistica paolina

4.1 Saulo a confronto con i profeti Isaia e Geremia

4.2 “Mi è stata data una spina nella carne…” (2 Cor 12,7)

 Dibattito

Avvisi

Riassunto

A pochi anni dalla morte e risurrezione, la via di Cristo non si è ancora configurata come una nuova religione, ma uno dei giudaismi, insieme con quelli di lingua aramaica e greca attestati a Gerusalemme. Una setta giudaica che resiste alla morte del suo fondatore e – unica fra tutte – proclama il compimento dell’attesa messianica di Israele.

Un annuncio che minaccia di sovvertire la fede ereditata dai padri, e va quindi combattuta, in particolare a Damasco, città che, nella letteratura giudaica coeva, ha assunto il valore simbolico di punto di origine e di compimento del cammino storico di Israele.

Saulo si fa carico del compito di repressione, spinto dalla fedeltà a Dio. Ma nel cammino, incontra Cristo risorto. Lui, Saulo, l’”inviato”, è chiamato da Cristo a divenire suo inviato. In Cristo dopo tre giorni di tenebre torna alla luce della vita, ricevendo il dono dello Spirito.

L’inconfessata paura di Dio e le resistenze e le difese che anche un Fariseo pone a Dio, facendosi scudo della sua stessa osservanza scrupolosa della Legge, si infrangono in Saulo di fronte all’amore di Cristo, che è morto per lui, lo abbraccia dalla croce, non lo abbandona e lo coinvolge.

Come Isaia, Saulo risponde consapevolmente alla chiamata, annunciando Cristo ai Giudei. Ma presto - 2 – scopre che la sua autentica missione è quella rivolta ai pagani; un compito difficile, che non ha scelto, ma a cui si sente chiamato, come Geremia. Nelle avversità patite per il Vangelo, che lo torturano come una spina nella carne, Cristo è il suo unico conforto e la sua forza.

1 Introduzione

Gino Cannata (presidente de La Nuova Regaldi): Benvenuti a questo nuovo percorso di spiritualità e cultura. Il percorso si articola in otto domeniche con momenti di spiritualità e riflessioni che si alternano tra loro.

Benedetto XVI ha dedicato quest’anno al ricordo della nascita di san Paolo. Per questo con una serie di iniziative abbiamo deciso di seguire questa traccia.

Come Paolo ha seguito un percorso che lo ha portato a percorrere le strade per raggiungere le comunità cristiane delle origini. Così anche noi ci recheremo in vari luoghi della Diocesi quasi a volerlaabbracciare idealmente.

2 Un percorso alla riscoperta di san Paolo

.

L’itinerario che vogliamo presentare quest’anno è un itinerario in movimento. Perché la Chiesa è itinerante, e mette in atto le due dimensioni decisive di essere comunione e missione. Come la nostra Chiesa diocesana e anche ogni parrocchia.

Parrocchia significa realtà in movimento, perché il parroco è etimologicamente il pellegrino. Così anche se pensiamo che i movimenti siamo in movimento e le parrocchie siano statiche, in realtà è la parrocchia a dover essere pellegrina. Qui a Novara lo è solo la parrocchia della… Madonna Pellegrina!

Abbiamo voluto iniziare con la parrocchia della Bicocca. Ho trascorso anni bellissimi qui ai tempi di don Franco e continuo a viverli con don Gianni.Non a caso abbiamo voluto mettere il nome della città di Damasco qui alla Bicocca. Le altre giornate portano il nome delle città a cui san Paolo ha scritto le sue lettere.

La Chiesa di Damasco è quella da cui parte il cammino di san Paolo. Damasco è una città in cui si incontrano le tre tradizioni cristiane ebraica, cristiana e musulmana. In questa città san Paolo fece l’esperienza che lo catapultò in dimensioni nuove, gli sconvolse l’esistenza, da fariseo di stretta osservanza a una persona diversa.

Vogliamo capire oggi cosa è successo a san Paolo in viaggio verso Damasco, fremente di minaccia verso questa setta eretica che si trovava a Damasco. La Bibbia non ci fornisce dati psicologici, ma cercheremo di sondare le profonde dimensioni esistenziali che sotto sotto tutti abbiamo e che proteggiamo con costruzioni esteriori e con un comportamento e una faccia che ci possa far sentire accettato nella nostra cultura.

Ognuno di noi vuole farsi percepire come retto, onesto, buono, ma tutti noi abbiamo i punti deboli. E quando uno te li smaschera e te li fa conoscere meglio di quanto tu stesso li conosca, c’è la botta della vita.

Un itinerario spirituale, che facciamo in due momenti. Stamani leggiamo il testo di un compagno di Paolo, Luca, attraverso gli Atti degli apostoli. L’altro testo è un testo di autonarrazione, tratto dalla lettera di san Paolo ai Galati. Stamani passiamo dall’esterno ed entriamo all’interno dell’evento che è accaduto.

Ci avviciniamo a Paolo e alla sua sensibilità, alla sensibilità di allora e alla struttura interna di Paolo. Dobbiamo capire come san Paolo pur restando giudeo osservante lo resta ma in maniera straordinariamente nuova. Allora qual è la verità del giudaismo? Quello di prima o quella dopo? In altre parole, Paolo non diventa cristiano, e cercheremo di spiegare cosa vuol dire.

Nel pomeriggio prenderemo un altro testo affascinante della letteratura paolina, da 1 Cr 17. Il famoso passo della “spina nella carne”, che vi interpreterò in modo nuovo rispetto a quanto anch’io ho sempre pensato, con una spiegazione nuova che mi sono dato quest’estate.

Dobbiamo entrare nella mistica paolina. Nel capitolo 11 Paolo ricorda la sua fuga da Damasco e va al cuore della sua mistica e spiritualità, e questo secondo aspetto è importante per capire questo personaggio che ha provocato i dibattiti più importanti nella storia del cristianesimo e gli scismi, come quello dovuto a Marcione che a causa di san Paolo pensava che il Dio del Nuovo Testamento misericordioso era in antitesi a quello dell’Antico Testamento, per cui voleva liberarsi di tutte le scritture salvo le lettere paoline e la letteratura paolina. E nel XVI secolo abbiamo l’esperienza della torre di Lutero che, leggendo e meditando su san Paolo, ha posto le premesse della riforma.

Un personaggio importantissimo ma quasi sconosciuto. A messa non ne parliamo perché è troppo difficile, e le sue epistole sono lette sono a stralci. Non sappiamo quindi niente di lui salvo la caduta di san Paolo da cavallo (anche se il cavallo non è detto che ci fosse…), e l’inno all’amore e qualche altra parola.

Benedetto XVI ha capito bene questa cosa e ha deciso di ricordare la sua nascita, anche se non sappiamo bene quando è nato, per parlare di lui non solo con fiction sulla sua vita, ma per parlare della sua esperienza spirituale e mistica e del suo pensiero teologico.

Vi dico subito che non raccontiamo “la rava e la fava” in questi incontri, ma facciamo discorsi di un certo impegno che richiedono attenzione e predisposizione a un cammino di fede. Avremo materiale da vendere e da spendere… anche se non guadagniamo niente da tutto questo, dal punto divista economico.

3 Sulla via di Damasco

3.1 Il racconto degli Atti degli apostoli e la testimonianza della Lettera ai Galati

Il testo che vi è stato fotocopiato, è quello a cui faccio riferimento. Ve lo leggo e poi impostiamo tutta la riflessione. At 9,1-19. Saulo andava a Damasco per cercare uomini seguaci della “via” di Cristo. “Io sono Gesù, che tu perseguiti, alzati…”. Saulo si alzò da terra, ma aperti gli occhi non vedeva nulla. Rimase a Damasco tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda.

Anania riceve in sogno il comando di andare a ridare la vista a Saulo. Anania era informato di quello che Paolo desiderava fare a Damasco. Ma Dio dice che Saulo è uno strumento eletto per l’evangelizzazione. “Saulo, fratello mio…, perché tu riacquisti al vista e sia colmo di spirito santo”.

Al terzo giorno prese cibo e le forze gli ritornarono.

Vi leggo anche Gal 1,11. “Il Vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo, ma per rivelazione di Gesù Cristo”. È questo l’unico accenno abbastanza esplicito che san Paolo fa alla sua sperienza. Accanito nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre… subito, senza consultare alcun uomo, mi recai in Arabia e tornai a Damasco.

In seguito dopo tre anni andai a Gerusalemme… Diamo delle date: l’episodio di Damasco è collegato tra il 35 al 37. Sta in Arabia, grosso problema capire cosa sia: harabà, terra deserta, oppure i paraggi di Damasco. Stette a Gerusalemme 15 giorni presso Pietro, tra il 38 e il 40 (tre anni dopo).

Poi andai nella Siria e nella Cilicia. Dopo 14 anni andai di nuovo a Gerusalemme, quindi alla fine degli anni 40, nel 49 o nel 53, ma la data più probabile è il 49. È il cosiddetto Concilio di Gerusalemme di cui parla At 15. Il viaggio in Siria e Cilicia è il primo viaggio missionario, che si svolge dal 40 al 49, che parte da Antiochia sull’Oronte e vuole fare tutto il giro fino a Tarso, a casa.

Dico queste note cronologiche prima che uscendo a qualcuno che chiede diciate che san Paolo è vissuto nell’epoca di Napoleone… Ma veniamo al dunque.

Qual è la situazione socio-culturale del giudaismo al tempo di Paolo di Tarso?

E poi vorrei parlare della città di Damasco, sul significato simbolico di questa città, e perché Saulo proprio a Damasco doveva andare tra tutte le altre città in cui sicuramente c’erano seguaci della via di Gesù.

Perché proprio a Damasco ai sommi sacerdoti premeva fermare i seguaci di Gesù, perché in Siria e non a Sefforis, ad esempio? Una domanda non facile, e che tipo di giurisdizione poteva avere il Sinedrio su quella città, sotto dominio forse nabateo o romano.

3.2 Il contesto storico del viaggio di Paolo a Damasco

3.2.1 All’indomani della morte e risurrezione di Cristo

Nel 35-37 siamo nel periodo immediatamente successivo al processo di Gesù e uccisione, che probabilmente è avvenuta nell’anno 30. La parasceve del sabato era il 7 dell’anno 30. Cinque anni sono pochissimi; per noi sono tanti, con la velocità dei nostri mezzi di comunicazione, ma allora sono pochissimi perché le persone possano venire in contatto con l’esperienza di questo rabbì Joshua. Stefano, ellenista immigrato a Gerusalemme, muore in maniera simile a quella di Cristo.

3.2.2 A Gerusalemme: giudaismi, di lingua aramaica e greca, e occupanti romani

A Gerusalemme convivevano tre realtà: il giudaismo di lingua aramaica, il giudaismo di lingua greca e l’elemento esterno romano. Il giudaismo di lingua aramaica, collegato alle antiche tradizioni di Israele, insieme con l’antica lingua con cui si esprimeva. Frequentavano il tempio ogni sabato, ed erano i rappresentanti dell’antica tradizione di Israele. Parlavano regolarmente l’aramaico ma non conoscevano solo questa lingua. Vi appartenevano i circoli sadducei e farisaici.

Poi l’ebraismo di lingua greca, con i figli della diaspora che tornano a Gerusalemme e che si radunano in sinagoghe. Come quella degli Alessandrini, che raccoglieva i giudei di Alessandria, formatisi nelle lingua greca, tornati a Gerusalemme, che conoscevano poco o quasi niente di aramaico e ebraico, e necessitavano così luoghi di istruzione appositi, come le sinagoghe, ormai affermatisi.

Forse c’era anche la sinagoga dei Romani e dei Tarsesi. Come all’estero ci sono le “missioni degli italiani”, e si nota che in alcuni di questi si trovano persone che vengono da alcuni paesi precisi, come ho visto anche in Germania, a Tubinga. Una comunità di Alessandrini approda a Gerusalemme e vi porta amici, parenti, ecc. e si organizzano intorno alla sinagoga.

È un ambiente meno tradizionalista e disposto al dialogo con stimoli culturali esterni. Condividono le cose fondamentali con gli altri, ma paradossalmente le tensioni più grandi possono avvenire proprio all’interno della stessa tradizione, perché ti pesti i piedi sulle stesse cose, come avviene con forti odi che anche oggi nascono tra movimenti ecclesiali. E poi vi è un elemento esterno, di coorti romane e elemento pagano che viene e a Gerusalemme per ragioni economiche e militari, e parlano il greco.

A Gerusalemme si parla greco, aramaico, un po’ di latino rudimentale a motivo della presenza dei Romani, e l’ebraico per quelli che sono più dentro alla tradizione di Israele. La fede in Gesù inizia a contagiare sia l’ebraismo di lingua aramaica che quello delle sinagoghe di lingua greca. I gruppi coesistenti di sadducei, farisei, battisti, erodiani ecc. e anche i Samaritani che non possono varcare queste aree, non riescono a spiegare questo fatto di Gesù di Nazaret.

Gesù muore e il suo movimento non muore, ma si sviluppa in termini preoccupanti. Il Sinedrio, di matrice aramaica, composto di sacerdoti, scribi (i teologi del tempo, esperti nell’ebraico) e l’aristocrazia laica, è l’istituzione giudaica che veglia sulla sana tradizione di Israele.

L’elemento prevalente è quello di lingua aramaica. La logica tipica è quella di dire: quelli che sono in giro per il mondo vivano bene la loro esperienza con le loro sinagoghe, ma il tempio ce l’abbiamo noi. Qui c’è il culto, là è solo istruzione. L’impero concedeva questo, con patto sotteso, che il sommo sacerdote era scelto dal potere romano.

E tutto sembrava andare bene: c’è l’impero romano, ma noi continuiamo a gestire il potere. Ma la presenza di giudei di lingua greca fa sviluppare relazione con l’elemento pagano, estraneo alla tradizione giudaica, con cui loro riescono agevolmente a confrontarsi. Soprattutto nelle feste dei pellegrinaggio a Gerusalemme confluisce moltissima gente da tutto il mondo circostante.

3.2.3 La novità “pericolosa” di Gesù Cristo

In questi elementi giudaici si insinua dottrina ed esperienza di Cristo, una rilettura della fede ebraica di Mosè, che si realizza in lui stesso, con sua morte e risurrezione inscritta e prescritta nelle Scritture. E Gesù dice che la sua missione è messianica, cioè – in interpretazione giudaica – realizza la fine dei tempi, con la fondazione di un nuovo governo, che riafferma la promessa del Dio di Israele, e nessun regnante potrà essere sopra a lui.

Gesù non si presenta con questi tratti, come altri che hanno cercato di liberare Israele, ma sono morti lasciando finire nel nulla. I Romani con collaborazione di Giudei fanno morire Gesù non come cittadino romano, con morte infamante, la più infamante. Ma invece di finire tutto, come ad esempio con Teuda, tutto riparte in forma più forte di prima. Quelli che l’avevano seguito prima non solo continuano, ma se ne aggiungono altri.

Non dicono che “ha fondato il cristianesimo”, ma che Dio l’ha richiamato alla vita, che è il grande segno che i Farisei attendono come rivelazione del compimento della promessa di Dio, l’evento messianico. Non è quindi un messia che finché vive è la guida del popolo, ma continua a vivere, c e con la risurrezione inaugura ciò che era previsto da Dio: uno è risorto dai morti, il primo.

Questa fede si sviluppa nei gruppi di area greca e aramaica, seguendo questo giudaismo che è giunto finalmente al compimento. Tutti gli altri giudaismi restano fermi all’attesa. Molti di questi gruppi quindi aderiscono a questa fede ed esperienza.

3.2.4 Il Sinedrio

Il Sommo sacerdote presiede il Sinedrio, è il 71° membro del sinedrio, come Mosè è l’uno davanti ai 70 membri del suo consiglio. Il Sinedrio si pone contro il gruppo dei seguaci di Cristo, che appariva preoccupante ed eretico. Gli altri, sadducei, farisei ed Esseni, i più noti, convivevano pur con notevoli differenze e prospettive e visioni, ciò che diceva il gruppo di Gesù diventava preoccupante, perché gli altri erano tutti in una prospettiva di attesa, e invece gli altri dicevano di essere già arrivate.

Come, siete gli ultimi arrivati e dite di essere già arrivate? Come se in una parrocchia arriva un gruppo di nuovi sbarbati e vogliono cambiare tutto. Qui si è compiuto il giudaismo, Cristo è risorto, e anche noi, tutti. Una visione diversa da tutti gli altri gruppi, neppure gli Esseni di Qumran che attendevano il ritorno del maestro di giustizia. E noi che siamo del Sinedrio e ci sbattiamo da mille anni circa, arrivano loro e in 4 e 4 8 ci portano via la torta?

3.3 Damasco, una città “speciale”

Saulo, che secondo me era parte probabilmente anche del Sinedrio, si muove e va a Damasco. Perché? Aveva già in casa i gruppi di seguaci di Gesù, e avevano già pensato a perseguitarli (vedi Stefano). Damasco non è proprio dietro l’angolo… Gli archeologi hanno trovato un “documento di Damasco”, di cui era stata trovata trascrizione anche nella Ghenizà (sacrestia) di Damasco, dove si parla di una comunità che si deve rifugiare a Damasco.

Alcuni studiosi pensano che si tratti di persone di Qumran e che san Paolo andasse a Qumran e che quindi i Qumramiti fossero una comunità cristiana e che Cristo stesso fosse un esseno. È una linea che non condivido, perché Paolo stesso – vedremo – dice di essere andato a Damasco.

Ma un’altra interpretazione interessante è che Damasco spiega la protologia e escatologia di Israele, le origini e il compimento. Il medio giudaismo, con testi di Artapano, Pompeo Trogo, Nicola di Damasco ecc. rivisita le origini di Israele, sostenendo la tesi, all’interno di storie universali, di origine di ebraismo da Damasco.

Abramo sarebbe non di Ur ma di Damasco. Quindi Damasco è riscattata come la vera origine di Abramo. Damasco diventa una città florida, ricca di fede e di attesa. Quindi non veniamo dall’oriente, ma dalla città di Damasco. E poi c’è la fuga verso Damasco: come siamo partiti da lì con Abramo, il documento della fuga a Damasco dice che dobbiamo rifugiarci lì.

Questo documento lascia pensare che ci fossero gruppi di Esseni a Damasco, cioè comunità giudaiche a Damasco. Una città che accoglie il punto di arrivo del giudaismo. Quindi scatta l’attenzione: se Gesù è il compimento, avrà a che fare con Damasco, e questa città ha forte valore simbolico. Se questa via rinasce a Damasco, la cosa è molto pericolosa per il significato che ha simbolicamente, quindi è bene che questa via a Damasco si estingua.

Domanda: nelle fiction di Roger Young (Lux Vide) si vede che i giudei di Gerusalemme erano perseguitati e che i seguaci di Gesù decidono di rifugiarsi a Damasco, e siccome intuisce che lì diventa centro cristiano importante, è bene fare operazione preventiva per sgominarli.

Don Silvio: non direi, perché la nuova via si diffonde a macchia d’olio, in Siria, ad Antiochia, probabilmente anche la comunità di Roma, una delle più antiche, è già nata. E Roma è più pericolosa di Gerusalemme come capitale dell’impero e con sinagoghe più numerose che a Gerusalemme. Anche Alessandria poteva essere molto pericolosa, ben più grossa di Damasco e con sviluppo di comunità gnostiche.

3.4 Saulo, la sua formazione e il suo ruolo

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Mi metto nei panni di Paolo. Sono di lingua greca, i miei genitori mi mandano a Gerusalemme a studiare e mi formo con il grandissimo rabbino Gamaliele, grande interprete della Torah. Sei allora di formazione farisaica e alla scuola di scriba: impari a leggere interpretare la scrittura, e a scrivere nella lingua santa. Quindi Paolo conosce probabilmente greco, aramaico, ebraico, latino. Una formazione cosmopolita e transculturale. Può frequentare il tempio e anche le sinagoghe di lingua greca..

Uomo che tiene in piedi in due staffe, ellenista come Stefano, ma anche a lungo residente a Gerusalemme. A 28 anni era ancora in formazione, per essere scriba affermato ci volevano ancora alcuni anni. Credo che fosse anche nel Sinedrio. Era certamente preoccupato di difendere le tradizioni dei padri. Era preparato nell’interpretazione delle scritture. Faceva parte probabilmente della Polizia del tempio, quella che aveva arrestato Gesù nell’orto degli ulivi. Quindi va a Damasco con questa milizia che non è incaricata solo di soffocare tafferugli, ma anche a preservare la fede.

Una persona con carattere anche forte. I cristiani che credono in un messia pacifico, a differenza degli Zeloti e altri gruppi. Saulo va contro questo gruppo che rompe con la tradizione. Ed è testimone della lapidazione di Stefano. Se muore lapidato è perché la sentenza viene dal Sinedrio, condannandolo a morte, pena che la Torah prevede per la bestemmia, una delle possibilità previste dalla Legge.

Paolo condivideva, pensando forse che fosse buon deterrente per evitare che altre persone seguissero questa via. È presentato come fervoroso, fervente nella tradizione giudaica e desideroso di combattere questo gruppo che va contro la tradizione giudaica.

A Damasco vuole condurre un’azione esemplare anche lì, come quella di Stefano. Va a prendere le persone della sinagoga, perché non è che uno diceva: “sono cristiano e vado in chiesa a messa”, ma si frequentava la sinagoga, come Paolo che a Gerusalemme torna al tempio, come giudeo, ma seguace della via di Cristo.

Vado allora a Damasco per annientare questa eresia. Non solo come la persona retta che fa il suo dovere, ma ancora di più, con lo scaldamento del “tifoso” di Dio. Dico così per far capire che c’è un po’ di fanatismo: intervengo io, metto a posto queste cose, con in più il fatto che è Dio che mi dice di farlo, tramite l’autorità del Sinedrio che l’ha deciso. Porta dentro di sé questa rabbia e livore nei confronti di chi segue Gesù e contro questo personaggio.

Domanda: ma perché nessuno ha pensato che il Cristo, così atteso, poteva in effetti essere arrivato?

Don Silvio: i Farisei erano propensi a poter credere, in particolare gli scribi, perché erano i più attenti all’attesa messianica. Ma come in tutte queste realtà, più uno dal tuo interno muta prospettiva, più ti arrabbi. Saulo è convinto di fare del bene, perché questi rovinano la fede di Dio, la Torah, la grande tradizione di Mosè. Ci sta dietro un’autentica fedeltà. Saulo è convinto di fare il bene, non ha la minima coscienza di essere peccatore.

Paolo non si converte da una religione ad un’altra, perché resta Giudeo (il cristianesimo non è ancora nato come tale, autonomo). Né da una vita di peccato a uno stato di grazia, anzi, voleva proprio combattere quelli che riteneva peccatori. È come se tu, padre, vedi tuo figlio che si sta rovinando, ad esempio si sta drogando, e anche esagerando se trovassi gli spacciatori li strozzeresti. Certamente Saulo andando verso Damasco pensa con risentimento a Costui che ci ha causato tutti questi problemi.

3.5 L’incontro con Cristo

Ma nel corso del viaggio lo avvolse una luce dal cielo. Luce è esperienza della risurrezione, morte sono le tenebre. Risorgere significa alzarsi, cadere è morire. Saulo è avvolto da Cristo risorto, che lo avvolge e lo ammazza, gli fa fare l’esperienza di essere nella morte. “Saulo, Saulo…” Nelle scritture quando Dio interviene e chiama due volte è diverso da quando chiama una volta sola.

È un indizio interessantissimo che si trova nella Scrittura. Come Abramo, che è chiamato due volte per andare con Isacco a sacrificarlo sul monte Moria. E Abramo vuol dire “padre di una moltitudine di popoli”, e Dio sembra smentirlo nella vocazione perché gli chiede di sacrificare il figlio. E sul monte è chiamato ancora due volte Abramo, confermato nella sua vocazione.

Saul viene da Shaal, chiamare. Saulo significa chiamato, chi ascolta la vocazione, la chiamata di Dio. Perché mi perseguiti (perseguitando i miei) e azzittisci la chiamata? Lo chiama Signore, come dire Adonai, il Dio di Israele. Saulo metabolizza l’idea che perseguitare i seguaci di Cristo è perseguitare lui. E quindi invece di confrontarsi con le Scritture, si confronta con una persona, con Gesù. Questo causa il suo cambiamento radicale.

Cos’è accaduto allora a Saulo in quel momento, mentre si avvicinava alla città di Damasco? La mia non è una risposta ma un tentativo, perché anche per noi stessi e difficile capire ciò che ci appare, e a maggior ragione è difficile capire cosa è successo a uno a duemila anni di distanza.

Saulo va verso Damasco come persona iperconvinta e determinata, “tifosa”. Dio per il quale lui aveva investito tutta la sua vita, con componente devozionale, come per altri componenti del Sinedrio. E va per ribadire quegli aspetti che facevano ai giudei ritenere di essere il centro del mondo, l’ombelico del mondo, come dice Jovannotti.

Il suo non è un passaggio di religione, nel panorama del poliedrismo giudaico, e non era un peccatore ma anzi, andava a imprigionare (non uccidere) degli eretici, che mettevano a repentaglio ciò che diceva la tradizione. Quello che ha fatto per la Chiesa cattolica il Sant’Uffizio e la Congregazione per la dottrina della fede per riportare all’ortodossia.

Qui siamo in un contesto di luce e voce. Sono le due forme di accesso al mistero, con vista e udito. C’erano i profeti della visione e quell’ascolto. Daniele è il profeta delle visioni, con la sua prima dell’arca dell’alleanza trasportata dai cherubini… Il Signore mi ha detto, il Signore mi è apparso sono due forme di rivelazione in competizione tra loro. La visione è più convincente.

La parola va a decodificare ciò che la visione lascia indistinto, quando le cose che vedi sono chiarificati dalla parola, il campo semantico della visione è dato dalla parola. Quando ci sono entrambi c’è il massimo della rivelazione profetica. Come nelle apparizioni di Cristo, non “visioni”, che sarebbe una parola che dà importanza a chi vede, mentre in esse l’importanza è data a Gesù, perché gli apostoli un po’ “ciordi” fanno fatica a capire.

Paolo dice “Kyrie”, che è l’equivalente di Adonai, il modo ebreo di chiamare Dio invece del suo nome proprio dato a Mosè. Paolo che dice “Signore” non è una parola di cortesia, ma è il fatto che nella voce riconosce una presenza divina. Risponde con questa domanda, e fa ricadere il lui il titolo del Padre. Perché perseguiti me: è itinerario dall’uomo a Cristo. “Chi sei o Signore?” è domanda che va da Cristo a Dio. Con Cristo che fa da intermediario tra uomo e Dio. E lo si invia verso Damasco, perché capisca cosa deve fare. Non si è ancora al compimento del cambiamento di Paolo.

Negli altri due racconti degli uomini che lo accompagnavano i verbi di ascoltare e vedere cambiano. Qui gli altri vedono la luce ma non ascoltano la voce. Entrare nella cecità per l’evangelista Luca significa entrare nelle tenebre, nella morte. È la simbolica del battesimo, che è immergersi nelle acque di morte per poi risalire alla luce. Lo tenevano per mano, perché ha bisogno di qualcuno che lo accompagni, il cieco, piombato nella notte ha bisogno di una guida, senza è perso, non sa dove andare. È quindi costretto a fare questa esperienza.

Saulo non mangia nella notte, e non beve. Per tre giorni: chiaro indizio della morte e resurrezione del Signore. Sta tre giorni così, come Giona nel ventre della balena. Poi Anania lo chiama “fratello”, lui che è un nemico. Accomunati nella fratellanza da Dio.

Anania sa che Cristo gli è apparso. Saulo riceve il grande dono dello Spirito che è quello che trasforma la vita. Poi prese cibo e le forze gli ritornarono. È chiaro riferimento al battesimo, l’esperienza che rigenera. Immergendosi nelle Spirito si immerge nella vita Cristo.

Il cambiamento non si compie con la domanda di Cristo “Perché mi perseguiti”, ma nei tre giorni, che vanno a segnare in modo decisivo il cammino di Paolo. Paolo ha il dono di incontrare personalmente il Signore, cioè nel senso del suo intimo, non faccia a faccia. Il Signore entra in lui a tal punto che è carne della sua carne e osso delle sue ossa. Il Signore è entrato in lui al punto da fargli dire “Non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me”. La persona ti è così intima che vive sempre di più in te, ti compenetra. Come il mangiare il corpo di Cristo. La spiritualità cristiana concilia la mastica e la mistica, ciò che mangi entra dentro di te.

Come ha fatto questo Signore entrando in lui? Abbiamo visto che è una persona estremamente convinta. Klaus Berger l’ha studiato: san Paolo era personaggio certamente non debole sul fronte psichico, ma anzi forte e unitario. Quando uno innalza tanto il suo livello di sicurezza è simile a Paolo. Ma se uno è così innalza il suo rigore per le cose che ritiene importanti è simile a san Paolo.

Pensate alle prese di posizione a favore del Papa: se uno è convinto che è stato ingiustamente umiliato… Più ti carichi di zelo per un valore, tanto più attiri le antipatie degli altri che non la pensano come te. Saulo porta con sé questa ira che è “divina”. Saulo avrebbe potuto essere condannato per ciò che faceva. Invece il suo incontro non è consistito nell’essere umiliato, ma incontrando quel Signore che ha preso le difese dei più deboli che lui voleva schiacciare, ora è dalla sua parte, lui che ora è debole. Gesù lo rende come morto, ma ha misecordia di lui, gli si presenta come il crocifisso. La notte del dolore di Cristo è quello della pienezza della Torah. Saulo si rende conto che il Signore è lì per lui e gli spalanca le braccia dalla croce e lo porta con la croce con lui.

Saulo vede secondo me la scena di Stefano, alla cui lapidazione aveva assistito, e che ha fatto la stessa esperienza. Luca era amico, compagno di merende di Saulo. E se scrive quelle cose diStefano e Paolo che assiste alla sua lapidazione sa quello che scrive. Saulo deve avere percepito che ciò che era accaduto a uno per il fatto di seguire Gesù era quello che doveva accadere a lui. Saulo ora ha lasciato cadere tutte le sue difese razionali, sentimentali… L’ha fatto perché ha incontrato qualcuno che lo ama, che non lo abbandona, che lo coinvolge.

Tutto questo cambia il modo di vedere Dio, securizzante. Capisce che se non incontra Dio in Gesù Cristo è sempre più il Dio che va incontro al suo bisogno di securizzazione, ma non è il Dio autentico. Nel 1978 quando san Pietro Giovanni Paolo II iniziava il pontificato diceva “Non abbiate paura”… Saulo qui ha abbattuto la sua paura di Dio.

I Giudei sono preoccupati di obbedire a Dio, hanno timore di lui. Più innalzi la spiritualità dell’obbedienza più innalzi una santa paura, e in questa visione è il cammino della santità. Ma questo non ti fa incontrare Dio, ma una maschera. È un Dio che ti comanda, e sei preoccupato più di essergli fedele che ha incontrare il suo nome. Ma quando capisci che queste norme servono per farti incontrare Dio, allora lo scopri, ma puoi farlo solo quando abbassi le tue difese nei suoi confronti. Dio gli viene incontro con il Figlio suo è abbatte questa sua paura. Il timore di Dio è espressione dell’Antico Testamento.

Questa è l’esperienza mistica pasquale di Saulo in oscurità e digiuno. Sono i tre giorni della sua risurrezione. Solo scoprendo che Dio è in te sei capace di rinnovare il volto di Dio in te. Quando il volto di Dio è troppo ben piazzato e costruito dalla tua ortodossia e ortoprassi sei al limite della costruzione dell’idolo, pur dicendoti fedele al Signore. Paolo si trova davanti al volto interiore di Dio. Tre giorni per iniziare questo percorso, che poi ha bisogno di essere digerito, per tre anni, fino ad andare a Gerusalemme.

4 San Paolo ai Corinzi e la mistica paolina

Ma ora parliamo di ciò che san Paolo dice nella 2° lettera ai Corinzi. Lo dico per inciso: portate sempre con voi la Bibbia in questi incontri.

2 Cor 11. Ci aiuta a capire cosa è accaduto da Damasco in poi, cosa ha cambiato la vita di Saulo. Se di conversione si può parlare per lui è questo: nella sua tradizione giudaica incontrare il vero volto di Dio, che gli rivela un giudeo, Gesù di Nazaret in cui riconosce il Messia, il compimento delle scritture. Quindi il giudaismo autentico è quello di Gesù Cristo, e quindi san Paolo è cristiano in questo senso. Questo è il senso della sua vocazione? È chiamato, porta un nome che è esso stesso una vocazione, ed è inviato alle genti.

4.1 Saulo a confronto con i profeti Isaia e Geremia

Spesso dico che per capire Saulo è utile tenere presente due figure dell’Antico Testamento: Isaia e Geremia.

In Is 6 il profeta è chiamato a entrare nel tempio, e sente una voce che dice “Chi andrà per noi?”.

Ed egli risponde: “Ecco, manda me”. È la persona adulta che si mette spontaneamente a disposizione del Signore. Geremia invece ascolta le parole del Signore: prima che ti sviluppassi nel ventre materno già ti conoscevo e ti avevo scelto per essere profeta delle nazioni (Isaia invece era inviato a Israele). Isaia, adulto, può decidere. Invece Geremia ha una vocazione “cromosomica”, il Signore ti chiama da sempre. Ed è inviato alle genti, la missione più difficile.

Paolo, giudeo, scopre, sulla via di Damasco, di essere chiamato a annunciare questa cosa ad altri. Avendo riscoperto il senso del suo giudaismo si sente chiamato, come faremmo anche noi, a raccontarlo ai nostri amici, a chi stava con noi, le persone vicine con cui, diremmo, faceva merenda.

Ma il Signore gli fa capire che Pietro e Giacomo devono fare queste cose. Tu invece devi andare a quelli che non sanno un “h” del Bereshit, dell’alleanza, ma andare a dire a chi non conosce nulla che c’è un Signore che li salva. E sono gli stessi suoi compagni che gli fanno capire che è meglio raccontare a loro queste cose. E quando lui stesso riconosce che sono i lontani che aderiscono maggiormente, afferma allora: quando colui che mi scelse fin dal senso di mia madre e mi chiamò fin dal seno di mia madre perché annunziassi il suo nome ai pagani… Allora capiamo che – siccome sono le stesse parole – Saulo è Geremia.

Saulo vede la sua missione come quella di Geremia. È una cosa straordinaria. Se sei stato chiamato dal ventre di tua madre, è una cosa che ti senti addosso come le cose del nostro carattere e del nostro DNA. Ce la puoi mettere tutta, ma se sei prestabilito per certe inclinazioni non ce la fai a cambiare, anche mettendocela tutta. Vale per i vizi, ma qui è visto anche per la missione. Geremia dice che non gli piace questa vita, piena di croci e sofferenza. Ma è nato così, e arriva a prendersela con sua madre e maledire la sua nascita.

Questa cosa me la sento così attaccata a me che vorrei staccarmela, ma lo star meglio umanamente corrisponde a star peggio divinamente. Sei predisposto geneticamente a portare il nome di Dio come croce, ma meglio portare una croce pesante per Dio che costruirsene una pesante da solo, quella di Dio infatti serve per un bene maggiore.

È l’esperienza dei mistici, che incontrano come Geremia un Dio che non lo molla. Come Saulo, che diventa Fariseo, ma in modo incompiuto. Ma Dio si manifesta, e lo incontra in Cristo, cosa che temeva, perché era un Dio tale da prendere tutta la sua vita, andando oltre le riserve che anche un Fariseo si pone, prendendo le giuste distanze con il dire: sono il meglio, più di così si muore.

Gesù fa esplodere in Paolo questa sua predisposizione, cosa che lo lascia sbalordito. L’amore riesce a stanare cose bellissime che hai messo in sordina e naftalina, e chi tira su il coperchio te le fa scoprire, stana la tua vera identità, e tu come minimo lo baci in fronte. Non andare a perseguitare ma essere lui saccagnato. E Saulo ci ha guadagnato: è andato a cercarsi tantissime grane, sempre in viaggio e in movimento, ha scritto tantissimo.

Una persona forte, con carattere energico che non ha perso, ma che ha incanalato le sue energie nel compito fondamentale, per cui non ha da perdere tempo. Ma per fare questa cosa ha bisogno di incontrare coloro che hanno già fatto questa esperienza, hanno stretto la mano di Gesù.

Benedetto XVI con questo anno ci dice: è ora di mettersi in ricerca, di avere passione forte per Dio, mettendo da parte tutte le nostre “cavolate”, leggerezze in cui investiamo tante energie psicofisiche ogni giorno. Anche Paolo aveva le sue, ma batte il chiodo sulle cose importanti.

4.2 “Mi è stata data una spina nella carne…” (2 Cor 12,7)

Se è necessario vantarsi, lasciate che mi vanti delle mie debolezze. Dio e Padre del Signore Gesù, lui che è benedetto nei secoli, sa che non mentisco. A Damasco il governatore del re Areta montava la guardia per catturarmi, ma fui calato con una cesta giù dal muro. Questo dice che lui lasciava la città di Damasco. In ciò che scriveva nella lettera ai Galati diceva che era andato a Gerusalemme da Cefa, e poi in Siria e in Cilicia.

Questa fuga da Damasco va collocata probabilmente intorno al 39. Ma dicendo il fatto che bisogna vantarsi, vuol dire che è all’indomani, a poco tempo dalla sua esperienza di conversione. E ora sta narrando un’esperienza accaduta anni prima.

Conosco un uomo in Cristo, cioè che vive in Cristo che 14 anni fa… cioè con molta probabilità in questi anni di Damasco; poi va a Gerusalemme, e in At 22 Paolo parla in prima persona e dice che un certo Anania venne da me, mi accostò e mi disse torna a vedere… Dopo il mio ritorno a Gerusalemme… Quindi siamo intorno all’anno 39.

Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio, fui rapito in estasi: fugge da Damasco, va a Gerusalemme e fa esperienza estatica nel tempio, rapito dallo Spirito, e vedi il Signore che dice: affrettati a uscire da Gerusalemme, perché infatti è sotto processo, perché ha fatto troppi danni…Cose che aveva già capito nel 39, anche se poi ci torna lo stesso. Sanno che lottava contro le sinagoghe eretiche, mentre si versava il sangue di Stefano tuo testimone, e io approvavo e custodivo i vestiti… “Va’, io ti mando ai pagani”. Il vero motivo è quello, Gesù vuole che lui vada ai pagani, non restare lì a fare la calzetta.

In 2 Cor 11 l’uomo di cui parla è lui stesso. Parlerò della rivelazioni del Signore: conosco un uomo in Cristo (= è la mia esperienza), 14 anni fa (quando lui va a Gerusalemme secondo la testimonianza di Gal), non sa se è con il corpo o fuori dal corpo (tipico di chi fa esperienze estetiche), fu rapito fino al terzo cielo (non è il settimo, ma è a un certo grado, oltre la terra, si sta avvicinando verso la perfezione assoluta).

Udii parole indicibili che non è lecito a nessuno pronunziare. Un’esperienza tipica simile a quella che fa Elia e che fanno altri profeti. Mi vanterò diquesta esperienza. Ma non mi vanto, perché nessuno mi giudichi di più di ciò che vede e sente da me. Certamente è un’esperienza importante. Siccome sono io, mi vanto ben di più della vera esperienza mistica, che è quella che ora racconta. Le esperienza straordinarie è bello, è bene, ma l’esperienza più forte di Dio non è stata neanche quella, ma ciò che mi ha fatto capire davvero è solo un’altra, le bastonate che ha preso dopo. Un’esperienza che gli ha cambiato la vita, ma uno sentendola raccontare alla fine ti dice: tientela te.

Avrei da raccontare – dice san Paolo, parafrasando – , ma per evitare di scegliere la strada più sbagliata, vi dico la cosa più importante che mi è capitata: perché non montassi in superbia, non pensassi di superare il terzo cielo, di essere andato oltre, mi è stato messa una spina nella carne, un inviato di Satana incaricato di schiaffeggiarmi. Immagino che sappiate che questo testo ha prestato fianco – soprattutto in ambito protestante – che si tratti dell’esperienza del peccato.

Io invece mi trovo di più su linea esegetica secondo cui questa spina non parla di un peccato personale con sua responsabilità, che gli impedisca di essere superbo, una specie di felix culpa funzionale a far abbassare le orecchie per non pensare di essere giunto più su del terzo cielo. Per tre volte ho chiesto di essere liberato, ma Gesù ha detto: ti basta la mia grazia, la mia potenza si manifesta nella debolezza. Allora mi vanto della mia debolezza, perché dimori in me la potenza di Cristo… Quando sono debole è allora che sono forte. Questa è il classico modo di interpretare, una spiritualità che dice che prendendo coscienza di essere peccatore, solo allora ti affidi al Signore.

Un’interpretazione che piaceva anche a me, mi ci sentivo a casa, ma quando il testo resiste… Asthéneia è termine che vuol dire debolezza, e poi si parla di sofferenze sostenute per Cristo, frase che si trascura un po’. Ma fa capire che asthéneia vuol dire invece avversità. E allora, se si parla di avversità invece che di debolezza, il soggetto non sono io debole, ma chi mi perseguita. E allora proviamo a rileggere questo passo: perché non montassi in superbia mi è stata messa una spina nella carne, un uomo inviato da Satana per schiaffeggiarmi, la potenza si manifesta nelle avversità. Mi vanterò ben volentieri nelle avversità. Mi compiaccio quando sono perseguitato, in oltraggi, necessità, persecuzione, nelle angosce sofferte per Cristo.

Allora qual è l’esperienza mistica di Paolo? Il vedere che i suoi cromosomi geremiaci putroppo funzionavano. Lui è perseguitato come lo era Geremia. L’ultima beatitudine è “beati voi quanto vi insulteranno e perseguiteranno per causa mia…”. È il ritratto della vita di Paolo. E l’esperienza più grande, che ti cristifica, è di sopportare queste persecuzioni per lui, perché Gesù nel suo punto più alto era all’altezza della croce. E nella visione nel tempio a Saulo viene rivelato che sarà perseguitato a Gersusalemme ma anche altrove, decapitato a Roma, ucciso come Stefano, perché entrambi hanno incontrato il Signore.

Ne viene fuori un tipo di spiritualità molto in linea con la psicologia di Paolo, forse meno vicina al pietismo… Puoi essere anche un peccatore, ma se soffri per lui sei salvato. Puoi essere l’uomo retto tipo Paolo prima maniera. Ma se sei perseguitato per Cristo sei legato a lui, se perseguiti in suo nome sei lontano da lui. Chi difende il debole rimettendoci di persona e chi si difende. Saulo guardando un martire diverrà lui stesso un martire.

5 Dibattito

Domanda: La parola tradotta usualmente con “debolezza” è sempre asthéneia?

Don Silvio: Sì. È indebolimento provocato dalle avversità, dalla persecuzione di altri. 

Domanda: San Paolo è un profeta che viene dopo Cristo, per ricostruire la via inaugurata da Cristo, perché con la morte di Cristo era finito tutto?

Don Silvio: Buona parte dei responsabili del popolo di Israele non ha riconosciuto Gesù, ma lui aveva un bel gruppetto che lo seguiva, specialmente in Galilea, solo che non comandavano a Gerusalemme. Certo, vanno in crisi con la sua morte, ma poi riprendono e la cosa si diffonde. Paolo anche lui si lascia conquistare da questa cosa e si aggiunge agli altri, facendo la sua parte. La cosa che dice Gamaliele: “se fosse originata da Dio, questa cosa non la fermerete”, vuol dire che c’era gente nel Sinedrio che ci pensava, come anche Nicodemo, che dialogava con Gesù.

Domanda: Oggi san Paolo sarebbe catalogato un po’ come un pazzo?

Don Silvio: Abbiamo cercato di tracciare la sua figura. Paolo ha continuato ad essere fervente e credente cambiando in sé molti aspetti, e cambiando partito, mettendosi con quelli che perseguitava. Quando uno cambia partito può avere vari interessi, anche economici. Sul discorso della pazzia Paolo diceva che a Corinto erano più pazzi di lui, con tanti carismi, ma lui ci ha buttato una secchiellata di razionalità, sennò uno porta il suo carisma, e dopo di lui è finito tutto.

Domanda: Nel capitolo 26 di At si può leggere una resistenza di Paolo al Signore?

Don Silvio: La lettura va data in progress ai tre racconti, 9, 22 e 26. Strano che si riporti tre volte lo stesso racconto. Con modo diverso di raccontare, con incremento di rapporto luce-tenebre e missione ai pagani. È che gli si chiarisce sempre di più di essere stato chiamato dal ventre di sua madre, ma lui capisce sempre di più questa cosa con l’andare avanti in questo percorso.

Quando prendi coscienza di quello che è, hai paura di questa cosa, hai paura che lui ti prende tutto, è duro per te recalcitrare contro il pungolo, e anche se lui si oppone però vince il Signore. Paolo è un lottatore con Dio, ha sempre un po’ lottato con Dio. La lotta dura tutta la vita, ma per uno che è fatto così, il bene è lottare con Dio. Quella persona non ti molla, ma quando c’è l’indifferenza per una persona cessa la lotta, l’amore, tutto. Paolo racconta queste cose quando sta per andare a Roma incatenato…

Domanda: San Paolo era fariseo… Ora capisco perché ci sono così tanti “farisei” tra i cristiani…! Ma come si spiegano così tanti perseguitati tra i Giudei da parte dei Cristiani, con il rovesciamento delle parti?

Don Silvio: ti do una spiegazione di sociologia della storia. Quando uno è perseguitato, denuncia la sua condizione e cerca aiuto, e va bene così. Ma se uno diventa potente e forte si dimentica facilmente di essere stato perseguitato. Saul persecutore diventa perseguitato, dai Giudei e dall’impero romano.

Con un escalation progressiva la cristianità acquista sempre più potere fino a diventare non perseguitati ma persecutori. Martedì sera faremo questa riflessione a La Nuova Regaldi. Tu da perseguitato diventi potente e potenzialmente persecutore, e appena ne hai la possibilità diventi persecutore. C’è una forma di lettura a proprio vantaggio che prosegue sempre più nella storia.

Domanda: Una lettura ostile ai Giudei che c’era già nei primi Padri, no?

Don Silvio: Ti attacchi a quello, perché quei Giudei erano effettivamente responsabili della morte di Cristo, ma erano pochi, e lo facevano per motivi per loro sacrosanti. Ma vuoi leggerlo coinvolgendo tutto il popolo ebraico, come i responsabili della morte del tuo Signore, chiamandoli “perfidi Giudei”, come nella preghiera antica del venerdì santo. Ma pensa anche agli Ebrei. Perseguitati nella Shoà. Si trasferiscono in Israele e diventano potenti, dalla parte del più forte, e hanno certamente un’azione di persecuzione nei confronti dei Palestinesi, con una condotta che non è solo di persecuzione, non è così limpida, ma ti vede in parte anche persecutore.

Domanda: L’accenno alle cose indicibili di cui dice san Paolo e alle sofferenze… Non sarebbe più convincente parlare delle cose indicibili? Le difficoltà e sofferenze capitano anche a non segue la vie di Cristo.

Don Silvio: Ma la differenza è il patirle a motivo di Cristo. Non è che sei sfortunato, ti capita una malattia. È il fatto che sia a motivo di Cristo. Non è perché ho il mio carattere che mi fa tirare addosso delle disgrazie, ma perché sono perseguitato per la fedeltà al Signore. Mi vanto per le cose di cui le persone mi dicono che sono uno sfortunato.

Domanda: È un’esperienza che fa chi vive la fede. Certo, Paolo ha una marcia in più, ma l’incontro con Cristo è per ciascuno… Le comunità perseguitate vivono questa esperienza della prima Chiesa.

Don Silvio: Se avessi presentato un Paolo che si converte dalla legge, abbandonando il legalismo, da una legge che giustifica l’uomo per una giustificazione che viene da Dio, Paolo che abbandona il suo giudaismo, passa da un sistema a un altro… È un Paolo spesso presentato. Ma quello che vi ho presentato io oggi è più vicino all’esperienza nostra.

Anche noi siamo tutti “casa e chiesa” o poco più, come lui era “sinedrio e tempio”. Ma cade la “tegola in testa” che ti fa capire ciò che sempre hai fatto, ma con grandissima profondità, e la chiami vocazione, conversione. È la cosa cui tutti siamo esposti. Hai un volto nuovo della tua esperienza, come immagine di Dio che hai mantenuta sempre tale e che poi riscopri a un certo punto della tua vita.

Domanda: Ci sono figure di santi che vediamo idealizzati e lontani dalla nostra umanità. Questo pungiglione che Paolo si porta dietro, disagio che si porta dietro, tentativo di lotta con Dio. È un tipo di catechesi che porta ad approfondire meglio questo nostro vivere.

Domanda: Lo spino però è nella carne, e la cosa può effettivamente trarre in inganno… Se avesse detto che lo spino era nello spirito…

Don Silvio: Lo spino, nello spirito…, non buca niente! La spina punge tanto nella carne, produce il dolore. La carne, sarx, parla di debolezza sul piano antropologico, legata alla dimensione del peccato.

E questa spina nella carne e l’inviato di Satana funzionerebbe così. Sono perseguitato, e la persecuzione ti indebolisce e ti mette alla prova, abbassa le tue forze, ti rende meno capace di essere te stesso.

E la persecuzione non viene da Dio, non è lui che ti mette alla prova, ma viene dal Satan, e non a caso non è chiamato diabolos o Belial, ma il tentatore, l’accusatore davanti a Dio della malefatte dell’uomo, cerca di farti allontanare da Dio, di farti rompere l’alleanza con lui, e cerca di farlo proprio nel punto della tua debolezza antropologica.

5 Avvisi

Chiara Cerutti: Segnaliamo il Forum damminuncinque.it. C’è all’interno della sezione Testamento un argomento, una sezione apposita dedicata alle Giornate di spiritualità e cultura, dedicata a Paolo. Essa è destinata a ospitare interventi e post che possiamo fare sulla giornata, su ciò che abbiamo sentito da don Silvio, così che possiamo sentirci in rete, confrontarci, magari tra una  settimana.

Don Silvio: Da una domenica all’altra do un compito. Per questa volta leggetevi tutti gli Atti degli apostoli. E poi leggerete tutta la lettera ai Romani, e poi le lettere ai Corinzi (pensate la fortuna!, le altre due che avrebbe scritto ai Corinzi sono state perse…!). Adesso l’oggetto sono gli Atti  e la conversione di Paolo. Spero di starci dietro a rispondere, ma si imparano tante cose ed è un modo per dialogare.

AUDIO: http://www.lanuovaregaldi.it/evento.cfm?evento=955&situazione=3

CARO ANGELO – Don Enrico Ghezzi 02.09.2009

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 2 mars, 2009 @ 5:42

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Caro Angelo, 

                       ho letto l’impegno sul tuo ‘blog’ per il libro su Giovanni.

Il 5 marzo, invitato dal superiore dell’Isola Tiberina, nella celebrazione dei Vespri, parlerò di s. Giovanni di Dio, per la prossima festa. Sono passati più di 40 anni.

Un’emozione nel tuffo della nostra adolescenza, nella primavera giovanile, che – nonostante tutto – non vuol morire. Quante persone ci hanno accompagnati in quegli anni: una sfida perenne tra bene e male, tra luce e tenebre, come scrive Giovanni:  ma quanti ricordi di gente santa! E’ la frammistione della storia: alla fine, vincerà la luce. 

Questa sera, inizio una serie di incontri biblici, sul cammino dei nostri padri, nella fede: fino a Pasqua, leggeremo la prima lettura delle domeiche di Quaresima; questa sera la prima ‘alleanza’ con Noè. 


Sommersi nel ‘diluvio‘ delle angosce umane e quotidiane, e poi ‘emersi’ dalle acque perché Dio si pente di aver castigato l’umanità:  ’l'arco baleno’  è il raggio di luce che parte dal cuore di Dio e raggiunge la nostra anima; Gesù è l’arco della luce in cui siamo salvati. Se riuscirò, ti manderò la sintesi delle mie riflessioni. 

Ti saluto.
                                                          don Enrico Ghezzi.

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Testo biblico: GENESI capitolo nono

« Poi Dio benedisse Noé e i suoi figli, e disse loro: ‘Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. Il timore e il terrore di voi sia in tutte le fiere della terra e in tutti gli uccelli del cielo. Tutto ciò che striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono dati in vostro potere. Ogni rettile che ha vita sarà vostro cibo; tutto questo vi dò, come già le verdi erbe.

Soltanto non mangerete la carne che ha in sé il suo sangue. Certamente del sangue vostro, ossia della vita vostra, io domanderò conto: ne domanderò conto ad ogni essere vivente; della vita dell’uomo io domanderò conto all’uomo e a ognuno di suo fratello!

Chi sparge il sangue di un uomo, per mezzo di un uomo il suo sangue sarà sparso; perché quale immagine di Dio ha Egli fatto l’uomo. Quanto a voi, siate fecondi e moltiplicatevi; brulicate sulla terra e soggiogatela ».

Poi Dio disse a Noé e ai suoi figli:  » Quanto a me, ecco che io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, e con ogni essere vivente che è con voi: con gli uccelli, con il bestiame e con tutte le fiere della terra che sono con voi, da tutti gli animali che sono usciti dall’arca a tutte le fiere della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: nessun vivente sarà più distrutto a causa delle acque del diluvio, né più verrà il diluvio a devastare la terra ».

Poi Dio disse: « Questo è il segno dell’alleanza che io pongo tra me e voi e tra ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future: io pongo il mio arco nelle nubi, ed esso sarà un segno di alleanza fra me e la terra.

E quando io radunerò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi, allora mi ricorderò della mia alleanza, che è tra me e voi e ogni essere vivente in qualsiasi carne: le acque non diverranno mai più un diluvio per distruggere ogni carne. L’arco apparirà nelle nubi e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere vivente in ogni carne che è sulla terra ».

Poi Dio disse a Noé: « Questo è il segno dell’alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra ».

NOÉ E I SUOI FIGLI

« I figli di Noé che uscirono dall’arca furono: Sem, Cam e Iafet; e Cam è il padre di Canaan. Questi tre sono i figli di Noé, e da questi fu popolata tutta la terra. Noé incominciò a fare l’agricoltore e piantò una vigna. Bevuto del vino, si inebriò e si scoperse in mezzo alla sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e uscì a dirlo ai suoi due fratelli. Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero ambedue sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono la nudità del loro padre: e siccome avevano le loro facce rivolte dalla parte opposta, non videro il padre scoperto.
Quando Noé, risvegliatosi dalla sua ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore, disse: ‘Sia maledetto Canaan! Sia schiavo infimo dei fratelli suoi! ».

Disse poi: « Benedetto sia il Signore, Dio di Sem! Ma sia Canaan suo schiavo! Dio dilati Iafet e dimori nelle tende di Sem! Ma sia Canaan suo schiavo! ».

E Noé visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni. E l’intera vita di Noé fu di novecentocinquanta anni, poi morì ».

03 – CARO DON ENRICO GHEZZI –

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 1 mars, 2009 @ 10:47

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nocentangelo431339.jpgCaro Don Enrico, dopo la conversazione di ieri, è nato …UN NUOVO CANTIERE.

Eccolo, clicca e vedrai: 

http://angulo.unblog.fr/

Buona giornata.

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santamariadellortoannunciazione0121.jpgCARO ANGELO,

ho ricevuto io tuo blog: eccezionale!

Se riuscirò ad imparare un pò meglio l’uso di questo strumento, è tempo di parlare e scriverci spesso. 

E’ il tempo della speranza.

 

nocentangelo431339.jpgCARO DON ENRICO,

                                      farò di tutto per accelerare e facilitarti il rapporto con il web.

Per il momento, tempo permettendotelo, scrivimi pure via mail. Poi provvederò io alla pubblicazione sul blog.

In bocca al lupo.

Intanto, colgo l’occasione per far conoscere ai naviganti alcune tue riflessione ed il recente ponderoso volume di 1343 pagine: « COME ABBIAMO ASCOLTATO GIOVANNI - Ed. DIGIGRAF – Studio  Esegetico-Pastorale sul quarto Vangelo »

santamariadellortoromatrastevere.jpgMartedì 31 ottobre, alle ore 21.00,

la catechesi per gli adulti sarà tenuta da d. Enrico Ghezzi, autore del libro “Come abbiamo ascoltato Giovanni”, ed. Digigraf.

Per introdurre all’incontro pubblichiamo uno stralcio della presentazione al libro di p. Ugo Vanni, Prof. Emerito di esegesi del N.T. della Pontificia Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione Biblica. Tutta la comunità è invitata a partecipare.

Il vangelo di Giovanni alla catechesi degli adulti

E’ stato detto giustamente che il Vangelo di Giovanni, il “vangelo spirituale” come lo chiamava Cirillo di Alessandria, è come un cielo con sempre più stelle.

In effetti, come mostra la storia della sua esegesi e della risonanza suscitata nella chiesa, il Vangelo di Giovanni – sia a livello di ricerca che a livello applicativo – ha prodotto una serie quasi innumerevole di commentari scientifici e di espressioni scritte della esperienza spirituale che suscita.

In Giovanni c’è sempre qualcosa di nuovo da comprendere e qualcosa di nuovo da applicare in chiave spirituale alla vita. Viene da chiedersi: è possibile unire insieme le due linee, quella dello studio e quella dell’esperienza spirituale?

Una risposta affermativa a questa domanda ci viene offerta dalla patristica. Basti citare due esempi tra i tanti possibili: i commenti di S. Giovanni Crisostomo e di S. Agostino costituiscono ancora oggi due pietre miliari per la comprensione di S. Giovanni, ma, nello stesso tempo, entrano nel vivo dell’esperienza spirituale del lettore e la mettono in moto. Provocano una conoscenza che passa attraverso la vita e ne esce arricchita e più profonda.

Dobbiamo riconoscere a don Enrico Ghezzi il merito e il coraggio di essersi messo, con questo commentario che ci offre, sulla linea della interpretazione patristica. Il testo del vangelo commentato che raggiunge il lettore, espresso in uno stile chiaro e scorrevole, ha a monte lunghi anni di studio rigoroso, condotto in dialogo coi commentatori moderni più noti. Sotto il profilo esegetico appare un testo solido e maturo.

Giovanni, il Vangelo spirituale

Incontro con don Enrico Ghezzi, parroco a Roma, presso il Centro Culturale L’Areopago

Riportiamo la trascrizione dell’incontro  sul Vangelo di Giovanni che don Enrico Ghezzi, 68 anni, parroco di San Vigilio a Roma, ha tenuto presso il Centro Culturale L’Areopago lo scorso 31 ottobre 2006. Malgrado un pò di editing che ci e’ stato autorizzato dal relatore sul testo finale, volutamente abbiamo mantenuto il carattere colloquiale dell’intervento, perché -  avendo condiviso con don Enrico meta’ della nostra vita e quasi tutto il nostro cammino cristiano -  siamo convinti che anche questo suo modo diretto, incisivo, semplice e passionale di annunciare il Vangelo e di educare alla fede e ai valori sia il cuore del suo ministero sacerdotale e della sua testimonianza cristiana, insieme ai contenuti e allo spirito di ricerca che con rara autorevolezza e dolcezza talvolta mista a rigore ha instancabilmente trasmesso alla sua comunita’ e a quanti -  anche lontani -  ha incontrato sul proprio cammino.

Don Enrico ha servito instancabilmente il popolo di Dio a lui affidato con amore, liberta’, fedelta’ al Vangelo, senza clamori e spesso in solitudine, prima come parroco nella periferia dura del Labaro -  dove sono ancora rimasti i segni che ha lasciato in tante persone che ancora lo amano e lo ricordano – , e ora a San Vigilio, dove siamo stati testimoni della sua totale dedizione alla parrocchia, la cui vita s’incentra sulla figura di Cristo,l’ascolto della Parola, la partecipazione ai sacramenti e la carita’. In questi 15 anni lo ricordiamo sempre intento a scrivere, leggere, studiare per preparare le catechesi per adulti, giovani, ragazzi, chino nel suo ufficio dalla mattina presto alla sera tardi, con la porta sempre aperta a chiunque lo interpelli, intervallando e radicando il lavoro con i momenti di preghiera e contemplazione in chiesa, e naturalmente della messa quotidiana. Non raramente ci siamo ritrovati davanti l’immagine di don Enrico che -  ammalato, spesso sofferente -  invece di essere sul suo letto a riposare – come ci saremmo aspettati -  se ne stava regolarmente e naturalmente svolgendo il suo servizio, sempre con la Bibbia e il rosario in mano, spesso con qualcuno degli ultimi testi usciti che lo aiutano nella riflessione.

Tra un’attivita’ e l’altra, don Enrico ha anche trovato il tempo per scrivere un commento esegetico-pastorale sul Vangelo di Giovanni che -  ci permettiamo di dire, un pò come ha fatto l’autore del quarto vangelo – e’ anche frutto della condivisione e meditazione svolte insieme alle sue comunita’ nel corso degli anni. Il testo si intitola « Come abbiamo ascoltato Giovanni », Studio esegetico-pastorale sul quarto Vangelo, edizioni Digigraf, 2006, pp. 1343. La prefazione e’ stata curata da p. Ugo Vanni, professore emerito di Esegesi del Nuovo Testamento presso la Pontificia Universita’ Gregoriana e membro della Pontificia Commissione Biblica.

                                                                                                                      Monica Romano

 



Sono Don Enrico, quarant’anni che sono prete e tutti passati in parrocchia, quindici anni nella bella borgata del Labaro, dove ho vissuto la mia esperienza piu’ significativa, e adesso nella Parrocchia di San Vigilio all’Eur comincio il sedicesimo anno, dal ’91. Don Francesco in occasione di un mio intervento chirurgico per il quale sono stato ricoverato in ospedale mi ha sostituito per un paio di mesi in parrocchia. Ecco siamo qui allora e mi diceva di presentare un po’ questo libro sul Vangelo di Giovanni -  « Come abbiamo ascoltato Giovanni » – che io ho avuto la gioia e la passione di scrivere tra una estate sudatissima e l’altra, nei momenti di ritaglio dal mio impegno pastorale. La Parrocchia di San Vigilio credo abbia tanti abitanti quanto la vostra, piu’ o meno.

 

Perché ho scritto questo libro: ma poi le cose come vanno, ho sempre avuto una grande  passione per il Vangelo di Giovanni, perché fin da quanto ero ragazzo, quindici-venti anni, mi aveva sempre colpito questa idea della luce, della vita, della grazia, mi aveva sempre affascinato questo personaggio che e’ Gesu’. All’inizio del Vangelo Giovanni Battista vede – poi lo diremo – vede Gesu’ e dice « ecco l’Agnello di Dio ».  Ci si potrebbe chiedere come ha fatto Giovanni Battista a chiamare  Gesu’ Agnello di Dio, perché Gesu’ diventa Agnello di Dio alla fine della vita. Ma come mai Giovanni Battista lo dice proprio all’inizio?  Fatto sta che il giorno dopo -  il Vangelo ci racconta – i due discepoli di Giovanni Battista abbandonano Giovanni e seguono Gesu’, e Gesu’ dice: « Chi cercate, che cercate? ». Detta questa frase, il Vangelo ancora ci dice che « lo seguirono, videro dove abitava e stettero con lui ». Come mai abbandonano Giovanni Battista? Queste parole – « chi cercate » -  sono bellissime e molti ricorrenti: anche la Maddalena – Maria di Magdala – quando Gesu’ risorge e’ in quest’orto bellissimo e Gesu’ risorto dice « chi cerchi? »; poi anche quando Gesu’ viene preso per essere portato al processo, dice: « Chi cercate? ». Questa parola « cercare » e’ una parola bellissima del Vangelo di Giovanni; i ragazzi liceali e universitari del gruppo che seguo il martedì sera durante un incontro settimanale che ho voluto per così dire « intitolare » « incontrare Gesu’ » – mi hanno risposto una cosa bellissima quando ho chiesto loro: « Secondo voi perché i discepoli ‘stettero con lui’ »? I ragazzi mi hanno risposto: « Perché si sono sentiti emozionati davanti a Gesu’ ». Un altro ha risposto: « Hanno sentito la gioia ». Probabilmente di fronte a Gesu’ io credo che i discepoli abbiano sentito un grande stupore: che occhi avra’ avuto Gesu’, che volto, Gesu’ che e’ il volto del Padre, e questi pescatori, questi uomini semplici – sui quali poi noi in qualche modo « fondiamo la fede » nel senso che loro hanno reso possibile la trasmissione della buona notizia – lo videro, lo seguirono dove abitava e stettero con lui. Questo lo trovate nel I capitolo, versetto 32-34. E Giovanni, parlando di questo incontro specifica anche l’ora – « Erano circa le quattro del pomeriggio »…Perché questo « appunto »? Giovanni vuole puntualizzare che quando incontra Gesu’ e’ un momento così reale, così fondamentale della sua vita, che mette anche l’ora; sempre, nei momenti piu’ importanti, c’e’ anche l’ora nel Vangelo di Giovanni.

 

Allora prima di iniziare  a parlare del Vangelo di Giovanni – sapete e’ uscito questo libro, « Inchiesta su Gesu’ » – di Corrado Augias, che mi hanno prestato e ne stanno parlando molto; Augias che sapete e’ ebreo e fa delle domande a questo Mauro Pesce -  biblista e docente di Storia del Cristianesimo all’Universita’ di Bologna. All’affermazione-domanda che il Vangelo di Giovanni e’ il piu’ tardo fra i quattro ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa – Matteo, Marco, Luca e appunto Giovanni -, la risposta e’: « La produzione dei Vangeli non e’ certo finita con la fine del primo e l’inizio del secondo secolo »; piu’ avanti il libro si soffermera’ su tutti questi famosi vangeli apocrifi, l’ultimo lo sto leggendo adesso, quello di Giuda,  quest’ultimo manoscritto trovato vent’anni fa sempre in Egitto e che adesso sono riusciti a mettere insieme e pubblicarlo dopo vent’anni di studi.

 

Tutti i vangeli apocrifi -  e lo stesso vangelo di Giuda – sono vangeli « gnostici » – da « gnosis« , che significa « conoscenza ». Sono vangeli dove si tende regolarmente a negare l’incarnazione, a rendere Gesu’ un essere che ha soltanto apparenza di uomo, a raccontare che la sua carne e’ soltanto un’apparenza. Da qui nascono le grandi eresie; Ario, che negava che Gesu’ fosse Dio, Nestorio che affermava che fosse soltanto un uomo. In quel momento, probabilmente un discepolo di Nestorio diventa discepolo di Maometto; fu probabilmente questa grande divisione nella comunita’ cristiana che c’era in Egitto e anche il fatto che questi popoli dovessero pagare le tasse a Bisanzio a far sì che Maometto arrivi e in un batter d’occhio cancelli una grande tradizione cristiana che c’era intorno al Mar Mediterraneo, Egitto, Siria, Palestina. Maometto arriva e l’Islam prende piede proprio per le divisioni che c’erano fin dall’inizio su questa duplice realta’: veramente uomo o soltanto uomo, veramente Dio o soltanto Dio, perché sembrava impossibile che Dio potesse soffrire sulla croce, sembrava impossibile che Dio potesse essere anche veramente uomo. 

 

Ecco vedete i vangeli gnostici – il vangelo di Tommaso, il vangelo di Pietro, il vangelo di Giuda -  arrivano tutti dopo i tre sinottici – Matteo, Marco e Luca -; anche il  Vangelo di Giovanni e’ posteriore ad essi, e’ vero, risalendo a verso il ’90 e ‘100, tanto che alcuni si spingono arditamente addirittura a dire che possa in qualche modo avere uno sfondo gnostico, in quanto le parole « luce », « verita’ », « gloria », « vita eterna », « redentore », « salvezza » -  che sono ricorrenti nel quarto Vangelo – erano grandi temi che il mondo gnostico sentiva molto forte. Diciamo poi che lo gnosticismo – dicono gli studiosi – era un movimento esistenzialista; qualcuno ritiene somigli un pò alla New Age di oggi, un movimento in cerca di una filosofia che desse risposta ai grandi problemi dell’esistenza – la vita, la morte, la salvezza. Quindi, possiamo dire che nello gnosticismo c’era una grande anima religiosa, ma si sottendeva un’interpretazione che spesso si allontanava dalla grande tradizione ebraico-cristiana.

 

Dunque vedete che sul Vangelo di Giovanni, piu’ che sui vangeli sinottici, si dicono ancora tante cose: secondo questi autori moderni, Giovanni ci avrebbe trasmesso una figura di Gesu’ piu’ con un linguaggio che assomiglia ad un linguaggio un po’ mistico, quasi disincarnato.  E invece nel  Vangelo di Giovanni – che probabilmente comincia a combattere questa idea di una figura soltanto divina del Logos -  ci dice: « E il Verbo si e’ fatto carne », esprimendo in modo unico e sublime il mistero dell’Incarnazione.

Un primo aspetto notevole del Vangelo di Giovanni e’ il Prologo, in cui si dice che Gesu’ in realta’ e’ un essere che preesisteva alla sua nascita fisica ed era la Parola con cui Dio ha creato il mondo:  quando il Verbo, la Parola, il Logos si fece carne, la parola stessa di Dio assume figura umana. Il Vangelo di Giovanni racchiude circa due anni e mezzo della vita di Gesu’, e tre pasque; mentre nei sinottici – Matteo, Marco e Luca – Gesu’ dalla Galilea si dirige poco a poco verso Gerusalemme in tre anni, la’ dove poi sara’ preso e crocifisso, nel Vangelo di Giovanni invece Gesu’ vive a Gerusalemme le tre pasque del 28, 29 e 30. Quasi assolutamente certo e’ che nell’anno 30, il 7 aprile, Gesu’ muore, secondo i calendari ebraici, e quindi Giovanni sceglie Gerusalemme come il luogo, il grande teatro del dramma della morte e della risurrezione di Gesu’, il nuovo tempio.  La sua struttura narrativa racchiude circa due anni in dodici capitoli ma dedica cinque interi capitoli a quell’ultima sera che Gesu’ passa con i suoi discepoli piu’ stretti.  Dal Capitolo 12 al capitolo 17 c’e’ tutta la grande storia della passione; poi nel 18, 19 la morte; il 20 e’ il capitolo della risurrezione e il 21simo non e’ scritto da Giovanni, ma probabilmente dalla comunita’ giovannea  perché tratta della figura di Pietro e della figura di Giovanni.

 

Allora adesso io cercherò di illustrare, come io sono stato capace di analizzare e commentare, facendo il parroco, questo Vangelo. Bisogna indubbiamente partire un po’ da questo fatto: il papiro piu’ antico che parla di Giovanni e’ il papiro 52, scritto certamente in Siria, che e’ il papiro del 130-135. L’autore del Vangelo di Giovanni certamente va sotto il nome di Giovanni, fratello di Giacomo, figlio di Zebedeo. Questo e’ stato creduto fin dall’inizio; i padri piu’ antichi, i padri apostolici e post apostolici con qualche differenza, parlano di un certo Giovanni il presbitero; Papia, un autore del 130-140 d.C, parla di un certo Giovanni presbitero. Interessante, poi, questa definizione – « il discepolo che Gesu’ amava ». Ecco si può dire subito: come mai Giovanni che scrive il vangelo si definisce il discepolo che Gesu’ amava? Non era forse un po’ troppo presuntuoso dirsi il discepolo che Gesu’ amava? Probabilmente questo Vangelo di Giovanni, e’ stato un po’ rielaborato, forse da un segretario di Giovanni o comunque dai discepoli di Giovanni, così mentre Giovanni si menzionava col suo nome – « Giovanni figlio di Zebedeo fratello di Giacomo » – e non si riferiva a se stesso direttamente con questa descrizione, altri, probabilmente i suoi discepoli, lo hanno indicato come « il discepolo che Gesu’ amava ».

 

State bene attenti che forse questo non l’ho detto all’inizio, che c’e’ una questione sinottica e una questione giovannea: chi sono i veri autori dei vangeli? La questione sinottica: per esempio e’ certo che ci sia stato un vangelo aramaico di Matteo scomparso e che sia confluito tutto nel Vangelo di Matteo greco di oggi:  i vangeli sono scritti in greco – che era la lingua allora piu’ diffusa – però sapete che ci sono degli studi iniziati nel secolo scorso, protestanti, cui si sono aggiunti molti autori cattolici, dove si arriva a capire chi sono per esempio Matteo, Marco e Luca, che non sono i nomi di quelli che hanno scritto i vangeli, ma sono nomi che sono stati dati dopo. Quindi c’e’ tutta una grande questione. Sapete poi quali sono i primi scritti dopo Gesu’, quali sono stati? Sono stati gli scritti di San Paolo; le Lettere di Paolo vengono prima dei vangeli, e’ interessantissimo, però a quel tempo giravano gia’ le pericopi, le pagine tramandate oralmente, perché allora non c’era lo scrivano: ecco, le tradizioni orali venivano via via tramandate e questi evangelisti, questi uomini le hanno messe per iscritto, « adattandosi » al « pubblico » al quale erano indirizzate e sottolineando degli aspetti particolari della vita e della testimonianza di Gesu’, sempre -  ovviamente -  in conformita’ a quanto avevano visto o sentito, alla luce della sua risurrezione e sotto l’illuminazione dello Spirito Santo. Il Vangelo di Matteo -  ad esempio – e’ indirizzato in particolare agli ebrei e difatti c’era un originale in aramaico che purtroppo e’ andato perduto; a Matteo non interessava la predicazione fuori dalla Palestina, e infatti e’ l’unico che inizia con la genealogia di Gesu’, risalendo fino al re Davide e addirittura ad Abramo, per indicare come Gesu’ sia in continuita’ con la grande tradizione ebraica.

 

Probabilmente, invece, il Vangelo di Luca e’ un vangelo per gli ellenisti convertiti al cristianesimo, per i quali sin dall’inizio si pone il problema se dovessero essere anche loro -  come gli ebrei – sottoposti alla circoncisione. Coloro che si sottoponevano alla circoncisione erano chiamati « i timorati di Dio »; non so se lo avete fatto, io nella mia parrocchia ho spesso affrontato questo aspetto leggendo in particolare la Lettera ai Galati, dove c’e’ tutta una grande discussione sulla circoncisione, grandissima: inizialmente si pensava, poi si discuteva, che un cristiano dovesse necessariamente essere sottoposto alla circoncisione – sia se ebreo sia se pagano -, e c’e’ una grande diatriba fra Pietro e Paolo su questo, che quasi dividera’ la comunita’ cristiana. Perché era così importante la circoncisione? Perché questo era il segno che tu eri parte del popolo eletto, era l’identificazione con il popolo eletto, era il segno, il patto tra Dio, i patriarchi e Mose’ e che anche tu eri parte del popolo eletto. I primi cristiani dicevano: sì, noi abbiamo Gesu’, però veniamo da una grande tradizione, quindi sarebbe necessario che tutti i cristiani si sottopongano alla circoncisione. Paolo, sapete, dibatte questo e dice no, chi e’ in Cristo e’ nuova creatura. Perché Paolo -  capite – l’apostolo delle genti, predicava non piu’ solo agli ebrei, ma a tutti i pagani; Paolo va in Grecia, va ad Atene, Paolo pensate parla ai Filippesi; Filippi e’ una citta’ che sta su nella Macedonia. Io quasi posso dire che neanche mi ricordavo che la Macedonia faceva parte della Jugoslavia, Paolo arriva fin su la’ in alto in Macedonia e quindi parla a delle persone che non avevano niente a che fare con le tradizioni giudaiche; quindi non ritiene necessario il discorso della circoncisione, mentre Pietro ad un certo momento lo nega e poi lo afferma. 

 

Questo per dire come l’ambiente in cui si sviluppavano i vangeli era estremamente variegato ed essi furono scritti secondo le necessita’ di chi annunciava la buona notizia della risurrezione di Cristo. Il Vangelo di Luca e’ l’unico che ci fornisce qualche -  scarno -  dettaglio sull’infanzia di Gesu’, ci racconta l’annunciazione – che nessun altro evangelista ci racconta, mentre Marco non ha né la genealogia di Gesu’ né i racconti sull’infanzia. Perché? Perche’ voi sapete che Marco fu probabilmente allievo di Pietro a Roma e ai romani non interessava né la genealogia di questo « aliquis Crestus » – come lo definisce Tacito – « un certo Cristo », né il racconto di questa nascita « miracolosa ».  

 

Ma tornando al Vangelo di Giovanni, com’e’ stato scritto questo testo, come poté un pescatore come Giovanni scrivere cose così alte sul mistero del Verbo incarnato?  Probabilmente -  dice tra gli altri studiosi Brown -  Giovanni, questo figlio di Zebedeo che Gesu’ amava, ha scritto alcuni appunti, ha raccolto le tradizioni orali e le ha poi messe insieme; Brown suppone che vi sia stato una sorta di segretario e poi alla fine la comunita’ cristiana dietro la redazione finale del testo.  Un grande studioso, che ora ha novant’anni ma che vive ancora, un gesuita – Leon Dufour – che ogni tanto viene a Roma, dalle suore Camaldolesi all’Aventino a parlare, un grande studioso, dice che non e’  che Giovanni abbia scritto da solo tutto il quarto Vangelo, ma ha dato tutto quello che era necessario come base della redazione del testo che però poi e’ frutto di una grande contemplazione, di una grande riflessione della comunita’ cristiana. La lingua e’ la lingua greca, perché in quel tempo si parlava la lingua greca.

 

I primi padri della Chiesa hanno chiamato questo Vangelo, « il Vangelo spirituale ». Perché? Per il ruolo fondamentale dello Spirito nella comprensione del mistero di Gesu’.  Giovanni negli ultimi capitoli tira fuori tutto il grande ruolo dello Spirito Santo; « Egli vi insegnera’ la verita’ tutta intera », scrive.  E’ il Vangelo spirituale perché senza l’aiuto dello Spirito noi non potremmo capire questo grande mistero che e’ la persona di Gesu’.

 

State bene attenti, perché si chiama « Vangelo »? Guardate in Isaia 52 c’e’ scritto, guardate qua: « Svegliati, svegliati Gerusalemme, rivestiti della tua magnificenza Sion, indossa le vesti piu’ belle Gerusalemme perché su di te entrera’ l’annuncio del Signore ». E piu’ avanti dice, al versetto 7: « Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunci, che annuncia la pace, messaggero di bene che annuncia la salvezza ».  Questa parola – che « annuncia » il messaggero, che « annuncia » la pace, che « annuncia » la salvezza – questa parola e’ « euangello« , buon annuncio, la parola  e’ « vangelo ». Quindi quando il Vangelo di Giovanni viene definito « Vangelo spirituale », si pensa ad un annunzio gioioso, ma qual e’ la differenza importantissima fra questi versetti di Isaia e il Vangelo di Giovanni?  Che mentre Isaia immagina la Gerusalemme – lo leggevamo anche stasera alla Messa di tutti i Santi – questa Gerusalemme, come citta’ di Dio futura, il Vangelo spirituale di Giovanni e’ una realta’ che si realizza pienamente ora, il compimento e’ in Gesu’, questo euangello, questa buona notizia e’ Gesu’, Gesu’ morto e risorto, la cui comprensione piena sara’ poi soltanto con la venuta dello Spirito Santo. Vangelo di luce e  di grazia, perché annunzia la buona notizia che Gesu’ e’ morto e risorto, ma la cui comprensione piena sara’ soltanto alla fine dei tempi.

 

E ora cerchiamo di capire un discorso un po’ difficile: per esempio, dicevo prima Giovanni dice « ecco l’Agnello di Dio ». Siamo all’inizio del Vangelo, come ha fatto Giovanni Battista  a dire  « l’Agnello di Dio », quando Gesu’ ancora non era morto?  Gesu’ diventa l’agnello di Dio solo alla fine, quando viene crocifisso e muore, ecco perché Gesu’ muore in Giovanni proprio verso le tre del pomeriggio, quando gli ebrei cominciavano a uccidere gli agnelli per la Pasqua: Gesu’ diventa, secondo le profezie di Isaia, il nuovo agnello.  Ma come faceva Giovanni Battista a dire una cosa così? Allora attenti bene: per capire i vangeli dobbiamo tenere a mente una cosa:  da una parte l’autore ha memoria di quello che e’ accaduto attraverso la tradizione orale, l’evangelista ha memoria delle parole che ha detto Gesu’, ma non era lì a scriverle, ha memoria delle parole che sono state dette da Gesu’ o intorno a Gesu’, dall’altra parte l’autore dietro la contemplazione della persona di Gesu’ e sotto l’illuminazione dello Spirito Santo, l’autore applica alla realta’ del Cristo risorto tutto quello che poteva esser stato detto da o intorno a Gesu’: quindi da una parte c’e’ la verita’ storica – perché l’autore non può inventare -, c’e’ una memoria storica, ma questa memoria storica, ai tempi in cui vengono scritti i vangeli, viene interpretata secondo l’illuminazione dello Spirito Santo.

 

Per esempio, nel Vangelo di Giovanni c’e’ una grandissima diatriba continuamente con i farisei, che Giovanni chiama « oi iudaioi« , i giudei.  Ma in realta’ la polemica tra Gesu’, una polemica durissima,  - che troviamo nei capitoli V, VII,VIII, bellissimi – contro i giudei, in realta’ però non riguardava soltanto la polemica di Gesu’ ai suoi tempi, ma Giovanni fa rivivere scrivendo il Vangelo la polemica durissima che ci fu in seguito, dopo gli anni 70, quando Tito distrugge Gerusalemme e c’e’ la dispersione di tutti i vari gruppi – i sadducei, gli zeloti – e rimane questo gruppo popolare che sono i farisei.  Allora l’autore interpreta il dibattito che Gesu’ aveva ai suoi tempi con i farisei alla luce però delle sofferenze che i cristiani del suo tempo sopportavano quando, distrutta Gerusalemme, ad esempio, ad un ebreo convertitosi al cristianesimo non permettevano piu’ di entrare in sinagoga; questi cristiani provenienti dall’ebraismo venivano scomunicati e non solo non si permetteva piu’ loro di tornare indietro se lo avessero voluto, ma spesso venivano confiscati i loro beni, cadevano in una situazione veramente drammatica. Giovanni sente profondamente questa realta’ e la descrive usando spesso le parole di Gesu’ applicandole a una situazione del tempo in cui scrive il quarto Vangelo; quindi, tante volte, quando in alcune parti  il Vangelo di Giovanni sembra attaccare i farisei che non hanno compreso Gesu’, in realta’ Giovanni vive una situazione storica del suo tempo.

 

Guardate una delle cose grandi che ci si chiede e’ quali saranno state le fonti del Vangelo di Giovanni. E allora qui ci sono dei grandi autori, ad esempio Bultmann – grandissimo autore protestante, un uomo di una grandissima fede in Cristo – che ha parlato della famosa de-mitizzazione dei Vangeli: per lui, Cristo e’ un fatto esistenziale, la mia esistenza e’ in Cristo.  Però, lui dice, il linguaggio che Giovanni spesse volte ha usato – acqua, luce, vita – e’ un linguaggio « gnostico ».  Allora tutti gli autori cattolici e non cattolici invece cercano di dimostrare che la vera fonte del Vangelo di Giovanni sono soprattutto l’Antico Testamento – che viene continuamente citato da Giovanni – e soprattutto i Libri Sapienziali.  I Libri Sapienziali sono quelli che parlano della « sapienza che accompagna Dio nella creazione », la sapienza e’ un’ancella di Dio che accompagna Dio nella creazione. Giovanni attingera’ da questi concetti e questa sapienza, ma mentre nell’Antico Testamento la sapienza possiamo dire sia una sorta di attributo di Dio, qui in Giovanni invece la Sapienza e’ il Logos di Dio, e’ l’immagine stessa di Dio. Gesu’ e’ l’immagine del Padre: « Dio nessuno l’ha mai visto. Solo il Figlio Unigenito, che e’ nel seno del Padre, lui lo ha rivelato ».  Il volto di Dio e’ un volto sconosciuto: nessuno può vedere Dio; Mose’ dovette coprirsi gli occhi e vedere Dio solo da dietro, perché nessuno può vedere Dio. E allora – dice Giovanni nel suo prologo – questo Gesu’ che si fa carne sara’ colui che rivela i misteri profondi che sono nel cuore del Padre, che sono nel cuore di Dio.

 

Io ai miei parrocchiani dico sempre una cosa:  guardate, ma secondo voi non era sufficiente credere nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ma perché doveva venire Gesu’ Cristo? Perché? Bastava credere in questo Dio, in fondo e’ lo stesso Dio, ma come mai e’ venuto Gesu’ Cristo a rivelare i segreti che sono nel cuore del Padre? Come mai? Secondo voi perché?  Ma come mai e’ stata necessaria la rivelazione in Gesu’ Cristo? Ci avete mai pensato? Guardate, la fine del Vangelo di Giovanni, Cap. 20, dice al versetto 31: « Molti altri segni fece Gesu’ in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro ». Giovanni scrive soltanto sei /sette miracoli,  questi sono stati scritti -  dice Giovanni – « perché crediate che Gesu’ e’ il Cristo, il Figlio di Dio e perché credendo abbiate la vita nel suo nome ». La finalita’ del Vangelo di Giovanni e’ proprio questa: il Padre ha messo nel Figlio la sua immagine, la sua santita’, la sua potenza, e’ diventato uomo – ecco perché Gesu’ e’ venuto nel mondo -  e perché credendo in Gesu’, credendo che Gesu’ e’ il Figlio di Dio abbiate la vita eterna. E’ l’umanita’, questa umanita’, la vera motivazione per cui il Padre ha mandato il Figlio; e’ perché Dio voleva comunicare all’uomo, a ciascuno di noi, la sua identita’, la sua profondita’, il suo cuore, il suo amore. Noi non potremmo mai arrivare alla profondita’ dell’amore di Dio se Gesu’ non ce lo avesse rivelato ed e’ credendo in lui che l’uomo ha la vita eterna e questa e’ la motivazione finale, il motivo per cui Giovanni scrive il suo Vangelo. Per gli ebrei Gesu’ e’ il Messia, l’Unto; quando noi facciamo i battesimi, le cresime, l’ordinazione dei preti, l’unzione dei malati, attraverso l’olio che e’ un simbolo di una cristificazione, noi siamo cristificati.

 

Quindi il significato del Vangelo di Giovanni e’ proprio questo: fede nella persona di Gesu’ Cristo, portatore di salvezza, centralita’ di Cristo, che e’ il salvatore ed e’ colui che rivela il Padre. In Giovanni la cristologia proprio indica che Gesu’ e’ quello che ci parla del Padre, che ci parla di Dio.

 

Segni e parola -  che Giovanni ci ha tramandati nel suo Vangelo – sono l’autorivelazione di Gesu’, per il fatto che sono i grandi rivelatori di Dio. Guardate in Giovanni c’e’ un solo peccato, in Giovanni non ci sono elenchi di peccati; voi sapete che nel Vangelo Gesu’ dice: « Non quello che entra, ma quello che esce dal cuore dell’uomo » -  ossia omicidio, fornicazione, ecc. -  questi sono i peccati. In Paolo c’e’ -  per così dire – un elenco di peccati, in Giovanni non c’e’ nessun elenco, perché, secondo voi, perché? Qual e’ il peccato secondo Giovanni, fondamentale, in ogni riga del suo Vangelo? e’ l’incredulita’, il mistero di Gesu’ che viene in nome del Padre e non e’ accolto, ed e’ qui il grande dramma. State bene attenti:  gli ebrei, i farisei, erano credenti in Dio, Gesu’ non parla ad un popolo miscredente, erano profondamente monoteisti: qual era il dramma di Gesu’, allora?  Che coloro che avevano accolto e creduto in tutti i miracoli e segni che Dio aveva fatto lungo la storia del popolo d’Israele – questa storia che viene completata dal dono di Dio piu’ grande di mandare il Suo Figlio – non accolgono la completa e definitiva rivelazione di Dio. 

 

Guardate, quando io scrivevo questo libro sul Vangelo di Giovanni quello che mi entusiasmava era veramente questo capitolo V, quando Gesu’ esprime completamente la sua coscienza di essere in comunione col Padre: « Io e il Padre siamo una cosa sola, non sono io che opero, e’ il Padre che opera in me, nessuno può venire a me se il Padre non lo attira ». e’ bellissimo, guardate com’e’ la fede; tante volte i nostri figli non hanno la fede, noi possiamo pregare, ma e’ il Padre che attira. Bellissimo questo testo, il testo del capitolo VI, alla fine, quando tutti se ne sono andati, e Gesu’ dice: « e’ il Padre che attira al Figlio, al Verbo »; questa e’ la grande rivelazione di Giovanni. E dice ancora: « Se credete in me avete la vita eterna, io sono il pane disceso dal cielo, chi mangia di questo pane ha in sé la vita eterna, chi crede in me ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno ».

 

Naturalmente, come sapete, in Giovanni poi c’e’ anche il grande comandamento dell’amore: « Avendo amato i suoi li amò sino alla fine » e « amatevi come io vi ho amato », ma in Giovanni l’amore e’ « figlio della fede », nasce dalla fede in Gesu’. Non credere in Gesu’ e’ il grande dramma di Giuda. Adesso questo libretto che e’ uscito, il vangelo di Giuda, e’ molto interessante perché ci spiega il contesto e le difficolta’ in cui vivevano i cristiani dopo la morte e risurrezione di Gesu’, quando meditavano e tentavano di comprendere e spiegare questo grande mistero della rivelazione di Dio. In questo vangelo Giuda dice « io questo lo dovevo fare perché dovevo permettere a Gesu’ di portare a termine la sua missione, e d’altra parte lui non e’ un vero uomo, ma e’ Dio sotto questa immagine di uomo ». Anche qui c’e’ una visione proprio disincarnata e quindi un po’ gnostica della venuta e del mistero di Gesu’. Qual e’ il contesto nel quale questo vangelo di Giuda nasce? Vedete, gli ebrei chiedevano ai primi cristiani: « Com’e’ possibile che Dio abbia scelto uno che poi lo ha tradito, ma che razza di Figlio di Dio e’? ». I primi cristiani facevano molta fatica a spiegare questo. La risposta: si dice che probabilmente Giuda appartenesse al gruppo degli zeloti, un gruppo che voleva eliminare il potere dei romani anche con la violenza, con la guerra, anche con le armi.  Da lì quest’arma che viene menzionata nei vangeli quando Gesu’ viene preso alla fine della sua vita, nell’orto degli ulivi; Giuda era probabilmente deluso, perché questo Gesu’ che si proclamava il salvatore, il liberatore, parlava di perdono e di misericordia e di morte, e quindi diciamo « tradisce » le aspettative di Giuda e degli zeloti di un riscatto « politico » di Israele dalla dominazione romana.  Questa e’ la contestualizzazione del vangelo di Giuda.  In realta’, se riflettiamo piu’ profondamente, e’ il grande mistero del male, del peccato. In fondo, tutti siamo un po’ come Giuda, siamo tutti un po’ portatori del tradimento, tradiamo l’amore di Dio, siamo tutti un po’ Giuda in questo senso.  Don Mazzolari, grande sacerdote, diceva sempre « nostro fratello Giuda », siamo tutti un po’ Giuda, però ecco lì esplode veramente il grande problema del male. Con Gesu’ irrompe nel mondo la forza dell’amore che domina sull’incredulita’, vincera’ l’incredulita’, quindi vincera’ il male o vincera’ Gesu’? Tutto questo problema di oggi dei demoni, i posseduti, il diavolo, vedete a volte riflette una non conoscenza del Vangelo e una non profonda esperienza di Gesu’, della sua potenza salvatrice, del suo amore che trasforma, del suo pane che giorno per giorno ci da’ vita: Gesu’ ha gia’ vinto il maligno con la sua risurrezione, ed e’ questo il suo irrompere nel mondo romano, dove -  d’altra parte come oggi e come sempre – i romani e anche i pagani temevano moltissimo le forze del male, le potenze dei cieli. Anche il colto romano era preso spesso da terrore, da sofferenza, ecco perché nei vangeli sinottici ci sono molti miracoli, perché era necessario che questo personaggio fosse un personaggio taumaturgico, che sapeva vincere il male, perché il Vangelo di Marco indirizzato ai romani contiene molti miracoli di Gesu’. 

 

Adesso per arrivare un po’ alla fine, parliamo dei sacramenti in Giovanni. Sono due, fondamentalmente: il battesimo e l’eucaristia. Dice Gesu’ a Nicodemo, che era andato a trovarlo di notte per paura dei giudei: « Bisogna rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo »; l’acqua e’ simbolo dello Spirito Santo. L’altro grande tema e’ l’eucaristia: « Chi mangia di questo pane ha la vita eterna ».  Ma vi siete mai chiesti, nell’ultima cena di Giovanni c’e’ l’eucaristia ?  Sì o no? Cosa c’e'?  C’e’ la lavanda dei piedi. Nell’ultima cena di Giovanni non c’e’ il racconto dell’istituzione dell’eucaristia, c’e’ la lavanda dei piedi; perché?  Perché tutto il tema dell’eucaristia e’ nel Cap. VI, soprattutto nel versetto 57-58: « Io sono il pane disceso dal cielo, chi mangia di questo pane ha in sé la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno ».  Il Vangelo di Giovanni -  come abbiamo avuto gia’ modo di dire -  e’ l’ultimo dei vangeli essendo stato scritto intorno al 90-100 d.C. Ora, e’ chiaro che la prassi della comunione era gia’ ormai radicata nella comunita’ cristiana, perciò Giovanni non sente l’esigenza di raccontare nuovamente quell’episodio, che tra l’altro era gia’ presente in Paolo e poi nei Vangeli sinottici. Ma Giovanni ribadisce la centralita’ dell’eucaristia -  e, strettamente connessa ad essa, della carita’ -  attraverso il discorso di Gesu’ sul pane e il racconto della lavanda dei piedi nell’ultima cena.

 

Un altro momento in cui Giovanni si sofferma sui sacramenti e’ durante la crocifissione di Gesu’, quando il soldato colpì il fianco di Gesu’ con la lancia e -  dice Giovanni – « effusit sanguis et aqua », ne uscì sangue ed acqua. Anche qui il sangue e’ probabilmente il sacrificio che poi viene trasmesso nell’eucaristia, e l’acqua e’ simbolo del battesimo. Al capitolo VII del Vangelo di Giovanni, Gesu’ dice: « La mia carne e’ vero cibo, il mio sangue vera bevanda ». Queste parole non ci sono negli altri vangeli; inoltre in Giovanni la parola « carne » assume il significato di debolezza dell’uomo, fragilita’, peccaminosita’, mortalita’.  Giovanni non dice il « Verbo si e’ fatto corpo », ma dice il « Verbo si e’ fatto carne », quindi ha partecipato – Paolo lo dira’ varie volte – fino in fondo alla nostra condizione umana. Soffermiamoci un momento su questa frase: « Chi mangia di questa carne »; ma come fa Gesu’ a darci da mangiare la sua carne? Attenti bene, siccome celebriamo l’eucaristia tutti i giorni, quando andiamo alla messa, questo pezzo di pane che vediamo, e il sacerdote, e’ un segno sacramentale, non possiamo dire simbolico (come per i protestanti). Padre Leon Dufour dice molto bene: « Chi mangia di questo pane, chi crede totalmente a Gesu’ e vive della sua parola, diventa profondamente in comunione con Cristo ».  Questo e’ il pane disceso dal cielo: credere totalmente nella persona di Gesu’ e far entrare la sua parola che in qualche modo diventa carne in ciascuno di noi. Quando vedete il sacerdote, questo e’ Cristo presente in mezzo a noi, io credo. Gesu’ ha voluto rendersi presente attraverso la fede in lui, anche attraverso questo segno « chi mangia della mia carne e beve del mio sangue ha in sé la vita eterna ». Quindi chi crede partecipa pienamente alla vita di Cristo e Gesu’ vive pienamente in me: « Io e il Padre facciamo dimora in voi »; guardate sono testi bellissimi.  Il Padre e il Figlio sono in noi con lo Spirito Santo, Dio dimora in noi, questo e’ un grande concetto che c’e’ nel Vangelo di Giovanni, il « dimorare » – che probabilmente risale all’Antico Testamento – quando Dio dimorava nella tenda, dimorava nella legge, poi nel tempio, qui non e’ piu’ un’immagine, non e’ piu’ la legge, qui e’ Gesu’, e’ il Padre stesso che viene ad abitare in me, in noi.

 

Un’altra cosa che forse si potrebbe dire secondo me e’ questa: spesso Giovanni e’ stato accusato di non avere un’etica: nel Vangelo di Giovanni non si dicono i peccati. Per Giovanni, l’unico grande peccato e’ l’incredulita’. Ma naturalmente abbiamo visto che per Giovanni la fede crea l’amore e quindi la prima lettera di Giovanni, anche se non e’ dello stesso autore, e’ tutta incentrata sull’amore.  L’altra accusa che viene mossa a Giovanni e’ questa: di non avere il concetto di Chiesa, di Chiesa di tipo petrino, come quella che andava diffondendosi negli anni 50, 60, 70 dopo Cristo. In realta’ Giovanni vive in questa Chiesa di Efeso, una Chiesa forse molto contemplativa, molto spirituale. In piu’, gli studiosi rispondono che se c’e’ un testo di Giovanni dove appare la Chiesa e’ proprio quello del Buon Pastore, cap. X: « Io sono il buon pastore, questo e’ il mio gregge », quindi c’e’ il gregge di cui Gesu’ e’ il pastore e, attenti bene, di questo gregge che e’ la Chiesa e’ Gesu’ il buon pastore, non altri, noi siamo tutti al servizio di questo buon pastore che e’ Gesu’, nessuno di noi – né il papa, né i vescovi, né i sacerdoti, nessuno nella Chiesa – deve avere il potere, se non l’autorita’ nella carita’ e il servizio che provengono dal seguire Gesu’ e fare la Sua volonta’.

 

L’altra grande immagine della Chiesa in Giovanni – che assomiglia molto a quella di Paolo – e’ al Cap. XV, quello della vite e dei tralci: « Chi e’ in me porta molto frutto, altrimenti viene tagliato e viene gettato via ». Il cuore della Chiesa – poi Paolo dira’ -  e’ Cristo, che e’ il capo, mentre noi siamo le membra, e tutti facciamo un corpo solo. Giovanni riporta questa poderosa immagine della vite e Gesu’ che dice: « Chi e’ in me porta frutto ». Noi possiamo veramente vivere la nostra fede, la speranza e la carita’ nella Chiesa nella misura in cui siamo in Cristo. E guardate che tutte le grandi crisi che la Chiesa vive nei secoli e’ perché forse viene meno qualche volta questa centralita’ di Cristo:  magari un papa può pensare di essere lui il grande, ma e’ Gesu’ il Pastore e questo guardate da’ una grande liberta’, nella misura in cui noi siamo comunita’ in Cristo e da lui abbiamo l’acqua della vita eterna. Alla samaritana dice: « Io ti darò un’acqua, bevendo la quale tu non avrai piu’ sete, ma da te zampilleranno fonti di acqua viva, il dono dello Spirito Santo ». Chi e’ in Cristo ha la vita nuova che e’ la vita stessa di Cristo; se Gesu’ e’ venuto nel mondo e’ proprio per portare a noi la vita che c’e’ nel cuore del Padre. Quando noi testimoniamo il cristianesimo così – io dicevo questa sera ai miei ragazzi – e’ la cosa piu’ bella, non ci sono tutte le storie che continuamente sentiamo, i moralismi, ecc.; la vita morale e’ vissuta bene quando siamo in Cristo, quando attingiamo all’acqua della fonte viva che e’ il cuore di Cristo, e d’altra parte pensate ai santi, Benedetto, gli apostoli, Francesco, Chiara, Teresa di Calcutta: piu’ si e’ uniti in Cristo e piu’ si e’ santi. Domani e’ la festa dei Santi, e’ la nostra festa domani, anche noi siamo santi, santificati dallo Spirito Santo, i nostri genitori, i nostri santi, tante brave persone venute prima di noi, nella poverta’, nella sofferenza, santi, certamente, santi perché sono stati santificati dal corpo di Cristo che e’ l’eucaristia, santificati dallo Spirito – « Io vi manderò lo Spirito che vi insegnera’ la verita’ tutta intera », dice Gesu’, e nel giorno della Pentecoste il fuoco dell’amore dello Spirito fa nascere la Chiesa.  E’ la nostra festa domani, e’ la festa di tutti, io ho fatto questa omelia nella messa prefestiva di stasera e la farò anche domani: noi siamo santificati e -  dicevo – questa sera lasciamoci una volta riempire da questa promessa: Gesu’ ci promette la beatitudine, sentiamoci una volta beati, una volta santificati, togliamo gli stress, quelle pressioni, io capisco che la sera venire fino qui con questo stress quotidiano che ha una persona che va a lavorare e’ terribile, ma prendiamoci un momento di contemplazione, sentiamo in noi quest’opera di beatitudine, lasciamoci amare dal Signore.  E allora, ecco veramente l’esperienza del Vangelo di Giovanni e’ un’esperienza che ci può davvero far sentire sempre giovani. Dice Nicodemo anziano: « Come faccio io che sono vecchio a tornare nel seno di mia madre e rinascere? ». Gli risponde Gesu’: « Rinasci dall’acqua e dallo Spirito », cioe’ viviamo immersi nei sacramenti, in comunione con Gesu’, lasciamo che questa santita’ che Gesu’ ci ha donato entri in noi e ci sentiamo una volta santificati, beatificati e allora in qualche modo l’amore di Gesu’ arrivera’ attraverso di noi anche alle nostre famiglie, ai nostri figli, ai nipoti, che credano, che non credano. Oggi ho fatto un funerale a una persona giovane, 55 anni; ieri era venuta una signora che lo conosceva, dicendomi: « Ma Don Enrico sa, questi sono atei, il figlio si proclama ateo, mi raccomando, che predica fara’ lei domani? ». Io ho letto le beatitudini e ho detto: guardate in ogni uomo un po’ di beatitudine ci deve essere stata per forza, e allora anche lui, questo nostro fratello, nel suo cuore avra’ vissuto un momento di bellezza evangelica e oggi il Signore lo accogliera’,  anche lui se lo portera’, come il buon pastore, nel seno del Padre. E allora vedete come e’ ricca di vita anche pratica, di vita quotidiana, la parola di Gesu’. So che quest’anno fate il Vangelo di Giovanni, ecco fatelo con molta gioia, con molta profondita’ ed io credo che sentirete davvero zampillare dentro di voi la bellezza della luce, della grazia, la bellezza del dono che Gesu’ ci ha fatto: Gesu’ ci ha portati tutti insieme nel cuore del Padre. Noi possiamo con Gesu’ sentire i palpiti di amore del cuore del Padre. Come faceva Teresa del Bambin Gesu’, che sentiva, come faceva Francesco, sentivano come il Padre…..qui ci sono tanti temi di cui vi volevo parlare. 

 

Abbiamo detto molte cose in questo nostro incontro: Verbo, pane, acqua, sangue, vita, i giudei, la salvezza, l’incredulita’. Una parola sull’ira di Dio: Leon Dufour fa notare che « mai nei Vangeli si parla di ira del Padre, non c’e’ l’ira del Padre », bellissimo; ma vi rendete conto?  Mentre nell’Antico Testamento se ne parla, se voi andate a vedere sul vocabolario biblico la parola « ira » e’ presente; diciamo che anche Gesu’ qualche volta si arrabbia, non e’ indifferente, e allora l’ira di Dio come va intesa?  L’ira di Dio e’ questa:  la sofferenza di Dio di non poter amare fino in fondo le sue creature, di non poter amare, perché c’e’ uno steccato, una barriera; l’ira di Dio e’ un supplemento di amore, non poter arrivare fino al cuore delle sue creature. Quindi quando leggerete questo Vangelo spirituale, ricordatevi, « Gesu’ mi ha portato a sentire i battiti di amore del cuore del Padre ».

 

Domanda: Il Vangelo di Giovanni può ritenersi quello che piu’ e’ stato attento a reperire la provenienza storica dei fatti, perché poi risulta essere quello che forse si presenta come il piu’ colto?

 

Risposta: L’accusa che viene spesso fatta al Vangelo di Giovanni e’ di non essere abbastanza storico. Allora, attenti bene: per esempio in Giovanni c’e’ alla fine la risurrezione di Lazzaro di cui nessun altro evangelista parla e Giovanni lo mette lì proprio prima della cattura e della morte di Gesu’, con una proiezione sulla stessa morte e risurrezione di Gesu’.  Allora ci si chiede: ma e’ possibile che gli altri evangelisti non abbiano parlato di questo fatto clamoroso? -  ci si chiede spesso. State bene attenti: dicono bene gli studiosi, i padri della chiesa per esempio non erano interessati a sapere quanti miracoli storicamente Gesu’ aveva fatto, né quello era l’interesse degli evangelisti, che non avevano l’interesse a raccontare dei fatti « storici », perché essi miravano a soffermarsi su questa persona di Gesu’ e sulle sue parole, morte e risurrezione, con cui Egli ci ha rivelato un mondo nuovo e svelato il volto d’amore del Padre. Indubbiamente, vi sono nella tradizione vetero-testamentaria e anche nel Nuovo Testamento episodi di miracoli, di resurrezioni: però l’evangelista Giovanni non ritiene centrale questo episodio in sé e per questo lo inserisce alla fine del suo vangelo, perché il suo scopo era quello di illuminare la persona di Gesu’ e la sua risurrezione, di leggere la risurrezione di Lazzaro come preparazione alla risurrezione di Gesu’. Quindi certi eventi storici a Giovanni non interessavano piu’, perché erano gia’ conosciuti dalle chiese e comunita’ cristiane, lui scrive tardi, a lui interessa descrivere come ha contemplato nello Spirito Santo il mistero di Gesu’.

 

Che cos’e'  che noi abbiamo di piu’ a cuore, l’uomo cosa desidera di piu’?  Di per sé l’uomo desidera una cosa, di non morire, ma pensate che intuizione ha avuto Gesu’. Le foglie che in questa stagione cadono, i tigli che sono lì nella mia parrocchia e in giugno sono profumatissimi, adesso in autunno cadono, come dicevano i poeti latini Orazio, Catullo; insomma oggi c’e', domani non c’e’ piu’, la visione del nulla, una visione spesso propria della filosofia moderna.  Quello che io trovo grande in in Gesu’ e che Giovanni e’ riuscito a trasmetterci e’ che Gesu’ ha dato un senso alla nostra storia personale, portando l’idea della nostra risurrezione. Ma come risorgeremo? Risorgeremo con il nostro corpo, quando sara’ la fine; la mia identita’ personale, quello per cui io sono uomo, risorge, non solo il mio spirito come e’ stato sempre insegnato. Nella mentalita’ ebraica, l’uomo e’ composto di spirito e di carne, la nostra identita’ risorge, mio padre che e’ morto, mia sorella che e’ morta, la sua identita’, quello per cui siamo persona e’ entrato nel regno di Dio. Io non sono persona con il braccio, con la gamba, sono persona con tutta la configurazione della mia esistenza e Gesu’ ha detto chi crede in me io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 

 

Un’altra grande cosa da sottolineare sarebbe questa famosa  teologia di Giovanni:  e’ una teologia realizzata, e’ una escatologia realizzata o e’ un’escatologia futura ? La parola escatologia vuol dire le ultime cose. In Giovanni, l’escatologia e’ un’escatologia realizzata, che non esclude una teologia futura, nella risurrezione finale,  ma in Giovanni chi crede oggi ha gia’ la vita eterna. Ora noi non sappiamo com’e’ il paradiso – e a me non interessa sapere com’e’ il paradiso – Giovanni dice però nella prima lettera che io leggo sempre ai funerali: « Dio nessuno l’ha mai visto », quando moriremo vedremo Dio così come egli e’. Questo e’ il Paradiso, contemplare Dio nella pienezza della luce, dell’amore, della verita’. Di la’ noi vedremo Dio così come Egli e’. 

 

Domanda: Lei quando ha iniziato a parlare ha fatto l’ipotesi del come mai i discepoli erano andati a seguire Gesu’: e’ semplice, Gesu’ ha fatto le nozze di Cana e ha dato da mangiare, con Giovanni Battista loro facevano gli asceti in mezzo al deserto, mangiavano locuste, per forza…..

 

Don Enrico: Ma Gesu’ non aveva ancora cominciato a fare i segni quando i discepoli lo seguono, siamo ancora all’inizio e loro sono i primi discepoli di Gesu’, e secondo me questo e’ grandissimo, le nozze di Cana vengono dopo.  Qual e’ il significato delle nozze di Cana?  L’acqua che diventa vino; c’e’ un’interpretazione piu’ bella, piu’ profonda, in questo modo Gesu’ davanti ai suoi primi discepoli manifestò la sua gloria. Innanzitutto vorrei soffermarmi su questa figura molto dolce, molto semplice di Maria, che dice: « Fate quello che egli vi dice », così discreta. Ma all’evangelista non interessa tanto il cambiamento dell’acqua in vino come fatto in se’, ma come attraverso questi segni Gesu’ incominciò a manifestare la sua gloria, la gloria che lo conduce fino alla gloria della resurrezione. La vita di Gesu’ e’ proprio questa: la discesa, la sua morte e la sua glorificazione; Gesu’ che vive e’ gia’ in qualche modo colui che e’ glorificato e che a poco a poco manifesta la sua gloria, attraverso i segni. Quindi anche a Cana – che e’ un episodio bellissimo, dolce – in realta’ Gesu’ vuole manifestare il suo rapporto di intimita’ col Padre, che incomincia a rivelarsi nei segni. Chi va incontro a Gesu’ nel Vangelo di Giovanni incontra il Padre; questo e’ grandissimo. Gesu’ aveva questo senso enorme di comunione con Dio che chiama Padre. « Come fai tu a chiamare Dio Padre? » – gli chiedono i suoi oppositori; e ancora gli dicono increduli: « Conosciamo tua madre e tuo padre ». Guardate -  sembra dire Gesu’ – non sono io, guardate le mie opere, sono le mie opere che testimoniano che io e il Padre siamo una cosa sola. Sapete che per essere creduti presso il mondo antico c’era sempre bisogno di due testimoni e Gesu’ dice: non sono io che testimonio me stesso, il Padre che mi ha mandato testimonia. Ma come fai a dire che e’ il Padre? Va bene, non credete a me, guardate le mie opere. Gesu’ continuamente spingeva a guardare dopo duemila anni dove Dio si e’ rivelato, guardate il momento straordinario dove Dio e’ diventato uomo, per assumere su di sé tutta la debolezza dell’uomo.

 

Domanda: Leggendo il Vangelo di Giovanni mi sembra di vedere la sobrieta’ del sepolcro, due parole sul sepolcro come e’ descritto da Giovanni. Questa semplicita’.

 

Don Enrico: Giovanni sceglie per Gesu’ una terra vergine, il giardino che non era mai stato usato; a me personalmente ha richiamato un po’ Adamo, che viene tratto dalla terra e Gesu’ scende in questa terra vergine perché nessuno l’aveva mai usata come sepolcro. E lì avviene la grande sconfitta di Gesu’: il silenzio totale, lui che si era fatto Figlio di Dio scende in questo sepolcro come gli altri uomini. Io qui ho scritto nel mio libro: immagino Maria, Maria di Cleofa e le altre donne, e Giovanni evangelista che hanno vegliato come facciamo noi nei nostri cimiteri, hanno vegliato in quella notte drammatica chiedendosi, ma davvero tutto e’ finito?  Questo consumarsi di Gesu’ nella storia dell’uomo fino alla fine: scendere nel sepolcro; ma quando noi scenderemo nei nostri sepolcri, per noi sara’ davvero tutto finito? Questo momento drammatico di scendere.  Ma poi ecco qui questo discorso della Pasqua, Gesu’ si e’ consumato, per tre giorni sta giu’ come ciascuno di noi, ma poi c’e’ il grande miracolo pasquale: Gesu’ risorge. E questo e’ stato possibile perché? Perché Gesu’ si e’ totalmente affidato al Padre. Noi nella nostra morte ci affidiamo completamente alla potenza del Padre che si e’ rivelato in Gesu’. Gesu’ scende nel silenzio della tomba come ciascuno di noi in una terra che nessuno ancora aveva toccato, come Adamo fatto dalla terra nasce; poi risorge per la potenza del Padre, e nella gloria di Gesu’ ci sono gia’ in nuce la risurrezione e la gloria dell’uomo.

 

Mi ricordo da bambino – io sono milanese – in una chiesa vedevo sempre un quadro di fine ‘700-‘800, un Ecce Homo, bellissimo, con Pilato che porta avanti questo Gesu’ con un mantello rosso.  « Ecco l’uomo ». Pensate, Pilato poteva indicare Gesu’ in un altro modo, ma invece usa questa parola che si può applicare all’umanita’ intera, anthropos. L’uomo Gesu’ si presenta davanti al sinedrio, davanti alla folla inferocita, come l’uomo che ha perso. Si vede qui l’uomo della sconfitta, come avviene anche nella nostra vita, la desolazione,  la delusione, abbiamo sognato tanto nella nostra giovinezza; questo uomo che va incontro alla morte, che accetta di essere denudato e sappiamo come essere resi nudi anche ai nostri giorni e’ una violenza enorme fatta sul corpo e sull’anima. Questa veste che viene tolta, che non viene consumata – in genere chi stava sotto la croce usava prendere tutte le ultime cose che avevano quelli messi a morte sulla croce. E Gesu’ fino in fondo, nudo, come una violenza, una violazione che delle volte vediamo anche ai nostri giorni, Gesu’ accetta fino in fondo questa immagine drammatica, però -  sembra rassicurarci Giovanni – uscirono sangue e acqua dal suo costato, segno della nuova vita. Per Agostino questo e’ il momento in cui nasce la Chiesa: sangue e acqua per indicare che inizia una nuova vita. Gesu’ scende nel sepolcro, affidandosi al Padre, e il Padre lo risuscita. Noi che cerchiamo di credere in Dio qualche volta dovremmo farci la domanda: ma perché ci ha messo al mondo, non potevamo stare nel nulla, nel silenzio, non nascere?  Ma pensate che dono e’ la vita, la vita eterna, che in primo luogo non vuol dire vita per sempre, ma vita in comunione, attraverso lo Spirito e Gesu’, con il Padre. Altrimenti potevamo essere nel silenzio, non nascere, ma siamo nati, abbiamo tutti una storia che e’ un anticipo di vita, vita eterna.  Chi crede in me ha la vita, e in Cristo e nel Padre noi abbiamo l’eternita’ della vita, partecipiamo alla vita trinitaria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Siamo coinvolti, in questa grande sinfonia trinitaria, entriamo anche noi in comunione eterna con Dio. Per questo ha grande senso la vita.

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teresa08.jpgTUTTO E’ GRAZIA - Dossier – Teresa di Gesù Bambino – Enrico Ghezzi

 

02 – Caro Fra Marco, ho ricevuto il tuo messaggio – Angelo Nocent

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 1 mars, 2009 @ 5:48

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02 - Caro Fra Marco, ho ricevuto il tuo messaggio - Angelo Nocent dans LETTERE AGLI AMICI ospedale-santorsola-fatebenefratelli-brescia

Ospedale Sant’Orsola – Brescia

Qui il medico San Riccardo Pampuri ha fatto il noviziato, la professione religiosa ed esercitato la medicina. Ma ha svolto anche le mansioni più umili ed introdotto la dispensa della minestra ai poveri della città che accedevano dalla stradina che fiancheggia la chiesa.

E’ un vero peccato che la Città di Brescia non si ricordi di dedicargli quel misero vicolo, senza via d’uscita, dove Fra Riccardo ha esercitato l’opera di misericordia del dar da mangiare a chi ha fame. Erano gli anni ’30 !

SAN RICCARDO biografia

SAN RICCARDO intercessore

nocentangelo431339.jpgCaro Fra Marco,

ho ricevuto il tuo messaggio che pubblicizzo affinché i SOS, ossia i Silenziosi Oranti Solidali, ti sostengano nell’impresa di imprimere una svolta storica all’Ospedale che già conosci ma che ora sei chiamato a servire in modo diverso:

Oggi mi è stato chiesto di occuparmi della formazione, dell’animazione e della pastorale del Sant’Orsola. Mi sento fortunato anche se non sarà facile data la situazione e dato il tempo da dedicare all’IRCCS del S. Giovanni di Dio. Una nuova esperienza da vivere e praticare per tentare di mantenere viva l’Ospitalità. Una preghiera e un caro ricordo. Fra Marco

Mi complimento per la nomina molto più importante della precedente: è come se ti avessero affidato il diaconato che non ha paragoni con altre cariche amministrative, anche se elevate.

Mi  hai fatto venire in mente che, quarant’anni fa, senza ricevere incarichi formali, priore il Padre Giulio Gatti, con una grande carica di entusiasmo giovanile e spirito Conciliare, avevo tentato di fare in piccolo quanto tu stai per mettere in moto alla grande.

Ricordo di aver costruito a caratteri cubitali e in rosso, il motto che faceva sorridere alcuni: “COMUNITA’ DI UOMINI NUOVI”. Ha avuto una certa buona adesione. Ma erano altri tempi. Poi tutto è andato per un altro verso. Ma, guarda caso, siamo ancora qui a parlarne.

Ci leggo lo zampino di Fra Riccardo nel 20° anniversario della sua canonizzazione. Brescia la porta nel cuore e, comunque le cose vadano, il segno del suo passaggio resterà indelebile.

In questi ultimi anni ho faticato tanto a mettere insieme, con tutti i miei limiti, una biblioteca dell’Ospitalità. Tante volte mi è sembrato di lavorare per nulla e per nessuno. Ma covavo nel cuore che, prima o poi, qualcuno l’avrebbe utilizzata. Perché il Web è il futuro. Ora che mi illudo di aver costruito una piccola Università Virtuale, la “S. RICHARD PAMPURI UNIVERSITY, come mi piace chiamarla, con un pizzico di civetteria, sognando però quella vera che forse un giorno nascerà,  mi auguro che ti possa servire di appoggio per far attingere a chi ti seguirà il vasto materiale condensato negli anni. Si tratta di passare dai denti da latte ai cibi solidi. Se capirò come intendi muoverti, potrò adattare e migliorare il supporto, sempre che t’interessi.

Spero proprio che il tuo sia l’inizio di un nuovo processo contagioso. Ho un solo timore: che tutto duri una stagione. Poi ci sono gli spostamenti e, se la pianta non è ben radicata, si secca abbastanza in fretta. Poi chi vi ha aderito ci resta male e non si lascia coinvolgere una seconda volta.

E poi, l’ Ospitalità è un frutto che nasce dall’albero della Fraternità. E questa è più difficile ancora da impiantare. Perché l’Ospitalità è carisma che viene donato; la Fraternità invece è un parto, con la fatica della gestazione e comporta le doglie.

Epperò c’è sempre una prima volta. E io ti faccio i migliori auguri.

Con Fra Riccardo, hai dietro le spalle anche tuo fratello Fra Raimondo che lo Spirito ti ha piazzato come sentinelle affinché l’impresa riesca.

Fra le tue tante opzioni, non dimenticare che, sulla scia di tuo fratello, anche tu hai scelto di essere “schiena a disposizione di Dio“, dove ti chiamerà..

Buttati senza paura e fai opere che siano ispirate, dal sapore di profezia.

Non è importante che vi chiamiate “GLOBULI ROSSI” ma che siate davvero dei “portatori di ossigeno”, dentro e fuori le mura della “cittadella ospedaliera“.

Fraternamente

Angelo

Milano, 12 Febbraio 2009

framarcofabellooh.jpgLA RISPOSTA DI FRA MARCO

NON SI E’ FATTA ATTENDERE

 

Caro Angelo, non pensavo di attirare tanta attenzione ma ti ringrazio per quanto scrivi. Non so cosa farò, ma so che devo pensare umilmente e cercare la collaborazione di persone che possano condividere piano piano il campo di una Ospitalità che possa crescere nella condivisione di comuni riflessioni.
olallovaldesbeatodeifatebenefratelli.jpgMi parli di San Riccardo proprio oggi in cui ricorre per la prima volta anche la memoria Liturgica del nuovo Beato Olallo Valdes: un binomio prepotente di santità.
Spero che sia un binomio di potente protezione per cercare di dare senso alla quotidianità di un impegno che vorrebbe portare la misericordia del Signore tra i poveri e i malati.

Manca poco alla Santa Quaresima, manca poco all’inizio della novena in onore di San Giovanni di Dio: pare proprio che nulla avvenga a caso!

Viste le circostanze di tempo penso proprio che non avrei potuto aspettarmi un momento migliore per passare dai numeri  di una gestione alla somma dei valori da condividere e distribuire nel nome dell’Ospitalità.

E anch’io lancio un SOS a tutti coloro che vorranno sostenere questa nuova esperienza con la preghiera e più concretamente nei modi che ciascuno vorrà perché pare proprio giunto il tempo di doversi attrezzare della Fantasia di Dio.

Un saluto a tutti i membri della Compagnia dei Globoli Rossi dal “globulinofra Marco.
La Cripta con il Corpo di San Riccardo Pampuri
cicca sull’immagine

Preghiera dei giovani

San Riccardo siamo venuti sulla tua tomba
perché ci aiuti a metterci sulla tua strada.Riccardo, come noi
hai sognato
: prega Dio
perché dia compimento alle nostre speranze.

Riccardo, come noi hai studiato: prega Dio
perché ci sveli la sua verità.

Riccardo, come noi hai tribolato: prega Dio
perché ci renda più forti nella vita.

Riccardo, come noi hai atteso di comprendere le vie del tuo futuro:

 

prega Dio perché sappiamo essere sempre vigilanti

e riconosciamo la strada della Sua chiamata.A somiglianza di Gesù, hai saputo sperare anche nelle difficoltà,

 

pregare pur tra mille preoccupazioni,

voler bene in ogni circostanza.


Ottienici dal Signore l’
entusiasmo e la generosità della tua vita.

SAN RICCARDO biografia

SAN RICCARDO intercessore

 

default dans LETTERE AGLI AMICI

CUBA – Giornata storica a Cuba, la prima 

Fray José Olallo Valdés

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Fray José Olallo Valdés

Caro Fra Marco, 

ho ricevuto il tuo messaggio che pubblicizzo affinché i SOS, ossia i Silenziosi Oranti Solidali, ti sostengano nell’impresa di imprimere una svolta storica all’Ospedale che già conosci ma che ora sei chiamato a servire in modo diverso: 

fra-raimondo-al-centr-il-fratello-fra-marco-a-ds-e-il-min-rosi-bindi101Oggi mi è stato chiesto di occuparmi della formazione, dell’animazione e della pastorale del Sant’Orsola. Mi sento fortunato anche se non sarà facile data la situazione e dato il tempo da dedicare all’IRCCS del S. Giovanni di Dio. Una nuova esperienza da vivere e praticare per tentare di mantenere viva l’Ospitalità. Una preghiera e un caro ricordo. Fra Marco

Mi complimento per la nomina molto più importante della precedente: è come se ti avessero affidato il diaconato che non ha paragoni con altre cariche amministrative, anche se elevate.

Mi  hai fatto venire in mente che, quarant’anni fa, senza ricevere incarichi formali, priore il Padre Giulio Gatti, con una grande carica di entusiasmo giovanile e spirito Conciliare, avevo tentato di fare in piccolo quanto tu stai per mettere in moto alla grande.

Ricordo di aver costruito a caratteri cubitali e in rosso, il motto che faceva sorridere alcuni: “COMUNITA’ DIUOMINI NUOVI”. Ha avuto una certa buona adesione. Ma erano altri tempi. Poi tutto è andato per un altro verso. Ma, guarda caso, siamo ancora qui a parlarne.

Ci leggo lo zampino di Fra Riccardo nel 20° anniversario della sua canonizzazione. Brescia la porta nel cuore e, comunque le cose vadano, il segno del suo passaggio resterà indelebile.

In questi ultimi anni ho faticato tanto a mettere insieme, con tutti i miei limiti, una biblioteca dell’Ospitalità. Tante volte mi è sembrato di lavorare per nulla e per nessuno. Ma covavo nel cuore che, prima o poi, qualcuno l’avrebbe utilizzata. Perché il Web è il futuro.Ora che mi illudo di aver costruito una piccola Università Virtuale, la “S. RICHARD PAMPURI UNIVERSITY, come mi piace chiamarla, con un pizzico di civetteria, sognando però quella vera che forse un giorno nascerà,  mi auguro che ti possa servire di appoggio per far attingere a chi ti seguirà il vasto materiale condensato negli anni. Si tratta di passare dai denti da latte ai cibi solidi. Se capirò come intendi muoverti, potrò adattare e migliorare il supporto, sempre che t’interessi.

Spero proprio che il tuo sia l’inizio di un nuovo processo contagioso. Ho un solo timore: che tutto duri una stagione. Poi ci sono gli spostamenti e, se la pianta non è ben radicata, si secca abbastanza in fretta. Poi chi vi ha aderito ci resta male e non si lascia coinvolgere una seconda volta.

E poi, l’ Ospitalità è un frutto che nasce dall’albero della Fraternità. E questa è più difficile ancora da impiantare. Perché l’Ospitalità è carisma che viene donato; la Fraternità invece è un parto, con la fatica della gestazione e comporta le doglie.

Epperò c’è sempre una prima volta. E io ti faccio i migliori auguri.

Con Fra Riccardo, hai dietro le spalle anche tuo fratello Fra Raimondo che lo Spirito ti ha piazzato come sentinelle affinché l’impresa riesca.

Fra le tue tante opzioni, non dimenticare che, sulla scia di tuo fratello, anche tu hai scelto di essere « schiena a disposizione di Dio« , dove ti chiamerà..,

Buttati senza paura e fai opere che siano ispirate, dal sapore di profezia.

Non è importante che vi chiamiate “GLOBULI ROSSI” ma che siate davvero dei “portatori di ossigeno”, dentro e fuori le mura della « cittadella ospedaliera« …

Fraternamente  Angelo

 

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Milano, 12 Febbraio 2009

LA RISPOSTA DI FRA MARCO

NON SI E’ FATTA ATTENDERE

framarcofabelloalquintocongressoafar1.bmpCaro Angelo, non pensavo di attirare tanta attenzione ma ti ringrazio per quanto scrivi. Non so cosa farò, ma so che devo pensare umilmente e cercare la collaborazione di persone che possano condividere piano piano il campo di una Ospitalità che possa crescere nella condivisione di comuni riflessioni.
Mi parli di San Riccardo proprio oggi in cui ricorre per la prima volta anche la memoria Liturgica del nuovo Beato Olallo Valdes: un binomio prepotente di santità.
Spero che sia un binomio di potente protezione per cercare di dare senso alla quotidianità di un impegno che vorrebbe portare la misericordia del Signore tra i poveri e i malati.
Manca poco alla Santa Quaresima, manca poco all’inizio della novena in onore di San Giovanni di Dio: pare proprio che nulla avvenga a caso!
Viste le circostanze di tempo penso proprio che non avrei potuto aspettarmi un momento migliore per passare dai numeri  di una gestione alla somma dei valori da condividere e distribuire nel nome dell’Ospitalità.

E anch’io lancio un SOS a tutti coloro che vorranno sostenere questa nuova esperienza con la preghiera e più concretamente nei modi che ciascuno vorrà perché pare proprio giunto il tempo di doversi attrezzare della Fantasia di Dio.
Un saluto a tutti i membri della Compagnia dei Globoli Rossi dal « globulino » fra Marco.

PREGHIERA DEI GIOVANI 
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  •  San Riccardo siamo venuti sulla tua tomba perché ci aiuti a metterci sulla tua strada.
  • Riccardo, come noi hai sognato: prega Dio perché dia compimento alle nostre speranze.
  • Riccardo, come noi hai studiato: prega Dio perché ci sveli la sua verità.
  • Riccardo, come noi hai tribolato: prega Dio perché ci renda più forti nella vita. 
  • Riccardo, come noi hai atteso di comprendere le vie del tuo futuro:  prega Dio perché sappiamo essere sempre vigilanti e riconosciamo la strada della Sua chiamata.
  • A somiglianza di Gesù, hai saputo sperare anche nelle difficoltà, pregare pur  tra mille preoccupazioni, voler bene in ogni circostanza. 
  • Ottienici dal Signore l’entusiasmo e la generosità della tua vita. 
 
La Cripta con il Corpo di San Riccardo Pampuri
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01:54 From: Acitv

01 – TI SCRIVO QUESTE COSE… Angelo Nocent

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 27 février, 2009 @ 10:57

Cristo pantocrator

 

angelonocent.pngCarissimo Fra Luigi,

non ci troveremmo qui a conversare, con lo sguardo rivolto verso il Cristo Pantocrator, splendore della chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli, se non avessimo la consapevolezza di appartenere ad una realtà che si chiama « vita ecclesiale« .

Ma il vivere nella Chiesa presuppone la consapevolezza, mai sufficientemente raggiunta appieno, del significato che hanno queste parole, ben diverso dal vivere in un qualsiasi altro contesto socio-culturale.

La chiave di lettura la trovo nella prima lettera che l’apostolo  Paolo scrive a Timoteo che, nelle parole di saluto definisce « mio vero figlio nella fede »  e che ti consiglio di rileggere per intero, giacché ritrae incredibilmente le nostre realtà:

« Ti scivo queste cose…perché sappia come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivo, colonna e fondamento della verità« . (1Tim 3,15)

Le sottolineature colorate non sono a caso, come vedremo in seguito.

Tu ed io viviamo realtà diverse, ma solo apparentemente: tu, con ciò che comporta una vita consacrata, io, da coniugato, padre di due figli, nonno…ecc.

Sono due trame che si sviluppano o inaridiscono nel medesimo « terreno di coltura », la Chiesa, come cellule marcate da un progetto che per noi è divino ma che siamo anche in grado di manipolare nel laboratorio delle nostre furbesche incongruenze, nascondendoci dietro la parola libertà, epperò intesa come  sinonimo di convegnenza.

Paolo parla di « CASA DI DIO« . Dunque, da qui si deve partire. Perciò, appena possibile, ti parteciperò le mie riflessoni…

Che se questa condivisione d’intenti e di ideali ti parrà utile, vedi di parteciparla  ai tuoi fratelli, religiosi e laici, giacché il comunicare nella fede  è aspetto essenziale dell’essere Chiesa, noi, oggi. 

Angulo

N.B. Ho pensato di riprodurre per esteso  la lettera di Paolo che fa impallidire le nostre chiacchere.

PRIMA LETTERA A TIMÒTEO

 
1        Saluto

1Io, Paolo apostolo di Cristo Gesù per comando di Dio nostro Salvatore e di Gesù Cristo nostra speranza 2saluto Timòteo, mio vero figlio nella fede. Dio nostro Padre e Gesù Cristo nostro Signore ti diano grazia, misericordia e pace.

      Avvertimento contro le false dottrine
3Quando partii per andare in Macedonia ti raccomandai di rimanere a Efeso, perché vi sono alcuni che insegnano false dottrine e tu devi ordinare che smettano. 4Di’ loro di non interessarsi più a quelle favole, a quei lunghi elenchi di antenati: sono cose che provocano solo discussioni e non riguardano quella salvezza che Dio ci fa conoscere mediante la fede.
5Questa mia raccomandazione ha uno scopo: vuole far sorgere quell’amore che viene da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera. 6Alcuni si sono allontanati da questa strada e si sono persi in discussioni senza senso. 7Pretendono di essere maestri nella legge di Dio, ma in realtà non capiscono né quel che dicono né quel che sentenziano con tanta sicurezza.
8Certo, noi sappiamo che la Legge è una buona cosa, se è usata come si deve. 9Ricordiamo che una legge non è fatta per quelli che agiscono bene, ma per quelli che agiscono male; per i ribelli e i delinquenti, per i malvagi e i peccatori, per quelli che non rispettano Dio e quel che è santo, per gli assassini e per quelli che uccidono il padre o la madre; 10per gli immorali, per i depravati, per i mercanti di schiavi, per i bugiardi e gli spergiuri: insomma per tutti quelli che vanno contro la sana dottrina. 11Questa dottrina è contenuta nel messaggio del Signore che è stato affidato a me; esso viene da Dio, glorioso e benedetto.

      Ringraziamento per la bontà di Dio
12Ringrazio Gesù Cristo nostro Signore: egli mi ha stimato degno di fiducia e mi ha dato un incarico e mi dà la forza di compierlo. 13Eppure prima io avevo parlato male di lui, l’avevo offeso e l’avevo perseguitato. Ma Dio ha avuto misericordia di me, perché allora ero andato lontano dalla fede e non sapevo quel che facevo. 14Così la bontà del Signore è stata abbondante su di me: mi ha dato la fede e l’amore che vengono dall’unione con Gesù Cristo.
15Questa è una parola sicura, degna di essere accolta da tutti: « Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori ». Io sono il primo dei peccatori. 16Ma proprio per questo Dio ha avuto misericordia di me: perché Gesù Cristo mostrasse in me, per primo, tutta la sua sapienza, per dare un esempio a tutti quelli che in futuro crederanno in lui e riceveranno la vita che viene da Dio.
17A Dio, unico e invisibile, al re eterno e immortale, a lui onore e gloria per sempre! Amen.

      Le responsabilità di Timòteo
18Timòteo, figlio mio, ti lascio queste raccomandazioni ricordando ciò che i profeti della comunità hanno detto di te. Quelle parole siano la tua forza nella buona battaglia che devi combattere. 19Conserva la fede e una buona coscienza. Alcuni non hanno ascoltato la loro coscienza e hanno rovinato la loro fede. 20Tra questi ci sono Imenèo e Alessandro: io li ho consegnati al potere di Satana, così impareranno a non parlare più contro Dio.

2        Istruzioni sulla preghiera

1Innanzitutto ti raccomando che si facciano preghiere a Dio per tutti gli uomini: domande, suppliche e ringraziamenti. 2Bisogna pregare per i re e per tutti quelli che hanno autorità, affinché si possa vivere una vita tranquilla, in pace; una vita dignitosa e dedicata a Dio. 3Tutto ciò è buono e piace a Dio nostro Salvatore. 4Egli vuole che tutti gli uomini arrivino alla salvezza e alla conoscenza della verità.
5Perché uno solo è Dio, e uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini: l’uomo Gesù Cristo. 6Egli ha dato la sua vita come prezzo del riscatto di tutti noi. A questo modo, nel tempo stabilito, egli ha dato la prova che Dio vuol salvare tutti gli uomini. 7Per questo io sono stato fatto messaggero e apostolo, con l’incarico di insegnare ai pagani la fede e la verità. Sono sincero, non dico menzogne.
8Dunque, voglio che in ogni luogo gli uomini facciano preghiere, alzino verso il cielo mani pure, senza collera o rancore. 9E così preghino anche le donne: con abiti decenti, con modestia e semplicità. I loro ornamenti non siano complicate pettinature, gioielli d’oro, perle e vestiti lussuosi. 10Invece, siano ornate di opere buone, adatte a donne che dicono di amare Dio. 11Durante le riunioni le donne restino il silenzio, senza pretese. 12Non permetto alle donne di insegnare né di comandare agli uomini. Devono starsene tranquille. 13Perché Adamo è stato creato per primo e poi Eva. 14Inoltre, non fu Adamo che si lasciò ingannare: fu la donna a lasciarsi ingannare e a disubbidire agli ordini di Dio. 15Tuttavia anche la donna si salverà, nella sua vita di madre, se conserva la fede e l’amore e la santità, nella modestia.

3        I pastori della comunità

1Ecco una parola sicura: se qualcuno desidera avere un compito di pastore nella comunità, desidera una cosa seria. 2Un pastore deve essere un uomo buono, fedele alla propria moglie, capace di controllarsi, prudente, dignitoso, pronto ad accogliere gli ospiti, capace d’insegnare 3Non può essere un ubriacone, un violento o uno che litiga facilmente: sia invece gentile e non si mostri attaccato ai soldi.
4Sappia governare bene la sua famiglia, i suoi figli siano ubbidienti e rispettosi. 5Perché, se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?
6Egli non deve essere convertito da poco tempo, altrimenti potrebbe andare in superbia e finire condannato come il diavolo. 7Infine, bisogna che egli sia stimato anche da quelli che non sono cristiani, perché nessuno parli male di lui ed egli non cada in qualche trappola del diavolo.

      I diaconi
8Anche i diaconi devono essere uomini seri e sinceri: non ubriaconi, e non avidi di guadagni. 9Essi devono conservare la verità della fede con una coscienza pura. 10Perciò prima siano messi alla prova e poi, se non si troverà niente da dire contro di loro, potranno lavorare come diaconi. 11Anche le donne siano serie, non pettegole, capaci di controllarsi e fedeli in tutto. 12Il diacono deve essere fedele alla propria moglie, saper governare bene la famiglia ed educare i figli. 13I diaconi che svolgono bene il loro compito saranno onorati da tutti e potranno parlare con sicurezza della fede in Gesù Cristo.

      Il mistero rivelato
14Ti scrivo questa lettera, ma spero di poter venire presto da te. 15Tuttavia può darsi che io non venga presto; perciò voglio che tu sappia come devi comportarti nella casa di Dio, cioè nella chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità.
16Davvero grande è il mistero della nostra fede:
Cristo.
Si è manifestato come uomo.
Fu dichiarato giusto
mediante lo Spirito Santo.
Apparve agli angeli.
Fu annunziato ai popoli pagani.
Molti credettero in lui.
Fu portato nella gloria di Dio.

4         I falsi maestri

1Lo Spirito parla chiaro: ci dice che negli ultimi tempi alcuni abbandoneranno la fede, seguiranno maestri di inganno e dottrine diaboliche. 2Si lasceranno affascinare da ipocriti e imbroglioni che hanno la coscienza segnata con il marchio a fuoco di criminali. 3Questa gente insegnerà che è proibito sposarsi e che non si devono mangiare certi cibi. Ma Dio ha creato questi alimenti perché quelli che credono in lui e conoscono la verità li mangino facendo preghiere di ringraziamento. 4Infatti tutto ciò che è stato creato da Dio è buono: non c’è niente da scartare. Tutto deve essere accolto ringraziando Dio, 5perché la parola di Dio e la preghiera rendono santa ogni cosa.

      Un buon servitore di Gesù Cristo
6Se darai queste istruzioni ai fratelli nella fede, tu sarai un buon servitore di Cristo Gesù; mostrerai di essere stato nutrito dalle parole della fede e dalla buona dottrina che hai seguìto. 7Non dare ascolto a favole stupide e insensate.
Allenati continuamente ad amare Dio.
8Allenare il corpo serve a poco; amare Dio, invece, serve a tutto. Perché ci garantisce la vita quaggiù e ci promette la vita futura. 9Questa è una parola sicura, degna di essere accolta e creduta. 10Infatti noi lavoriamo e lottiamo, perché abbiamo messo la nostra speranza nel Dio vivente, che è il Salvatore di tutti gli uomini, soprattutto di quelli che credono.
11Queste sono le cose che tu devi raccomandare e insegnare. 12Nessuno deve avere poco rispetto di te perché sei giovane. Tu però devi essere di esempio per i credenti: nel tuo modo di parlare, nel tuo comportamento, nell’amore, nella fede, nella purezza. 13Fino al giorno del mio arrivo, impègnati a leggere pubblicamente la Bibbia, a insegnare e a esortare.
14Non trascurare il dono spirituale che Dio ti ha dato, che tu hai ricevuto quando i profeti hanno parlato e tutti i responsabili della comunità hanno posato le mani sul tuo capo. 15Queste cose siano la tua preoccupazione e il tuo impegno costante. Così tutti vedranno i tuoi progressi. 16Fa’ attenzione a te stesso e a quel che insegni. Non cedere. Facendo così, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano.

5        Responsabile verso tutti

1Non rimproverare duramente un uomo anziano, ma esortalo come se fosse tuo padre. Tratta i giovani come fratelli, 2le donne anziane come madri, quelle giovani come sorelle, con assoluta purezza.

      Le vedove
3Abbi cura e rispetto per le vedove che sono veramente sole. 4Se invece una vedova ha dei figli o nipoti, bisogna che questi imparino a mettere in pratica la loro fede prima di tutto verso le persone della propria famiglia. Devono imparare ad aiutare i loro genitori, perché così Dio vuole.
5La donna che è veramente vedova e non ha nessuno mette la sua speranza in Dio, e giorno e notte gli chiede aiuto con la preghiera. 6Invece la vedova che pensa solo a divertirsi, anche se vive, è già morta. 7Tu raccomanda che le vedove non si comportino male. 8Se poi qualcuno non si prende cura dei suoi parenti, specialmente di quelli della sua famiglia, costui ha già tradito la sua fede ed è peggiore di uno che non crede.
9Accetta nella lista ufficiale delle vedove solo quelle che hanno passato i sessant’anni. Inoltre, bisogna che siano state fedeli al marito 10e che siano conosciute per le loro opere buone. Devono aver educato bene i loro figli, essere state generose nell’ospitalità e servizievoli verso tutti i credenti; devono aver aiutato i bisognosi e fatto ogni specie di opera buona.
11Non mettere in quella lista le vedove giovani, perché se poi sono prese dal desiderio di sposarsi di nuovo abbandonano Cristo, 12e così si rendono colpevoli di aver abbandonato il loro primo impegno. 13Inoltre, trovandosi senza niente da fare, queste vedove imparano a girare qua a là per le case; non solo vivono nell’ozio, ma diventano anche curiose e pettegole, parlano di cose delle quali non dovrebbero interessarsi.
14Perciò desidero che le giovani vedove si sposino di nuovo, abbiano figli e si prendano cura della loro casa; in modo che non diano ai nostri avversari occasione di parlar male di noi. 15Purtroppo già alcune hanno abbandonato la strada giusta e sono andate dietro a Satana.
16Se poi una donna cristiana ha delle vedove nella sua parentela, se ne occupi lei, senza essere di peso alla comunità: così la comunità potrà aiutare le vedove che sono veramente sole.

      I responsabili della comunità
17I responsabili che governano bene la comunità meritano doppia ricompensa, specialmente quelli che faticano nella predicazione e nell’insegnamento. 18Dice infatti la Bibbia: Non mettere la museruola al bue che trebbia il grano; e poi: « Il lavoratore ha diritto alla sua paga ». 19Non ascoltare accuse contro un responsabile se non sono confermate da due o tre testimoni, come dice la Bibbia.
20Se qualcuno ha commesso una colpa, rimproveralo pubblicamente, in modo che anche gli altri ne abbiano timore. 21Ti scongiuro, davanti a Dio, a Cristo Gesù e agli angeli santi: ubbidisci a queste mie istruzioni e mettile in pratica con tutti, senza fare preferenze per nessuno.
22Non aver fretta quando scegli qualcuno per un incarico nella comunità mediante l’imposizione delle mani, altrimenti sarai responsabile anche dei suoi peccati. Conservati innocente.
23Smetti di bere soltanto acqua; prendi anche un po’ di vino per favorire la digestione, visto che sei spesso un po’ malato.
24I peccati di certe persone si vedono chiaramente anche prima che siano condannate; i peccati di altre persone si scoprono soltanto dopo. 25Come le opere buone si manifestano, così anche quelle non buone non possono restare nascoste.

6        Gli schiavi credenti

1Quelli che si trovano a essere schiavi siano molto rispettosi verso i loro padroni, perché nessuno possa bestemmiare il nome di Dio e parlar male della nostra fede. 2E se i padroni sono cristiani, non possono loro mancar di rispetto, per il semplice fatto che sono fratelli nella fede. Anzi devono servirli ancor meglio, proprio perché compiono un servizio verso persone credenti e amate da Dio.

      Le false dottrine e la vera ricchezza
Sono queste le cose che tu devi insegnare e raccomandare.
3Se qualcuno insegna diversamente, se non segue le sane parole di Gesù Cristo nostro Signore e l’insegnamento della nostra religione, 4- 5è un superbo e un ignorante, un maniaco che va in cerca di discussioni e vuol litigare sulle parole. Da queste cose nascono invidie, contrasti, maldicenze, sospetti cattivi e discussioni senza fine. Chi fa così è gente squilibrata lontana dalla verità. Essi pensano che la religione sia un mezzo per far soldi.
6Certo, la religione è una grande ricchezza, per chi si contenta di quel che ha. 7Perché non abbiamo portato nulla in questo mondo e non potremo portar via nulla. 8Dunque, quando abbiamo da mangiare e da vestirci, accontentiamoci. 9Quelli invece che vogliono diventare ricchi cadono nelle tentazioni, sono presi nella trappola di molti desideri stupidi e disastrosi, che fanno precipitare gli uomini nella rovina e nella perdizione. 10Infatti, l’amore dei soldi è la radice di tutti i mali. Alcuni hanno avuto un tale desiderio di possedere, che sono andati lontani dalla fede e si sono tormentati da se stessi con molti dolori.

      Raccomandazioni a Timòteo
11Ma tu, uomo di Dio, evita tutte quelle cose. Cerca sempre la giustizia, il timor di Dio, la fede, l’amore, la pazienza e la bontà. 12Combatti la buona battaglia della fede: afferra la vita eterna, perché Dio ti ha chiamato a viverla quando hai fatto la tua bella dichiarazione di fede di fronte a molti testimoni. 13Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e davanti a Gesù Cristo che ha dato la sua bella testimonianza di fede di fronte a Ponzio Pilato, io ti faccio questa raccomandazione: 14ubbidisci al comandamento ricevuto, consèrvati irreprensibile e senza macchia fino al giorno in cui verrà il Signore nostro Gesù Cristo. 15Al tempo stabilito, la sua apparizione sarà decisa da Dio.
Egli è il Sovrano unico e beato,
il Re dei re, il Signore dei signori.
16Egli solo è immortale
e abita in una luce
alla quale nessuno si può avvicinare.
Nessun uomo l’ha mai visto,
né potrà mai vederlo.
A lui onore e potenza, per sempre!
Amen.

      I ricchi
17A quelli che possiedono ricchezze in questo mondo devi raccomandare di non essere orgogliosi. Non mettano la loro speranza in queste ricchezze incerte, ma in Dio: è lui che ci dà tutto con abbondanza, perché noi possiamo farne uso. 18Facciano il bene, siano ricchi di opere buone, generosi e pronti a mettere in comune quel che possiedono. 19Così si prepareranno un tesoro sicuro per l’avvenire, per ottenere la vera vita.

      Ultime raccomandazioni
20Timòteo, custodisci con cura tutto quel che ti è stato affidato. Evita le chiacchiere contrarie alla fede, le obiezioni che vengono da una falsa conoscenza. 21Alcuni hanno preteso di avere questa conoscenza, ma poi si sono allontanati dalla fede.
La grazia di Dio sia con voi!

IL POPOLO, L’ESILIO, IL CAMMINO

Classé dans : CHIESA POPOLO DI DIO — 25 février, 2009 @ 4:40

Shalôm !

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Premessa
Il popolo
L’esilio
Il cammino
Conclusione

 
Di Carlo Maria Martini

IL POPOLO, L'ESILIO, IL CAMMINO dans CHIESA POPOLO DI DIO martini-primo-piano-thumbnail

Elemento unificatore di queste tre tematiche bibliche – popolo, esilio, cammino - può essere considerato l’annuncio profetico di Isaia 48, canto di trionfo che annuncia la fine dell’esilio:

Uscite da Babilonia, fuggite dai Caldei;
annunziatelo con voci di gioia, diffondetelo,
fatelo giungere fino all’estremità della terra.
Dite:
« Il Signore ha riscattato il suo servo Giacobbe »
(Is 48, 20).

E un altro oracolo proclama:

Svegliati, svegliati,
rivestiti della tua magnificenza, Sion,
indossa le vesti più belle, Gerusalemme
(Is 52, 1).

E ancora:

Fuori, fuori, uscite di là!…
voi non dovete uscire in fretta, ne andarvene come uno che fugge, perché davanti a voi cammina il Signore,
il Dio d’Israele chiude la vostra carovana
(Is 52,11-12).

Si potrebbe ancora citare Ez 36:

Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra
e vi condurrò sul vostro suolo
(Ez 36,24).

Il popolo a cui sono rivolte queste e altre simili parole non è un popolo qualunque, ma il popolo per eccellenza, il popolo di Dio. L’esilio, perciò, non è un castigo senza speranza, una rimozione dalla storia, ma tempo di prova in vista della salvezza. Il cammino diventa così un ritorno pieno di fiducia, come una strada di luce sulla quale tutti i popoli sono invitati a seguire Israele:

Alzati, rivestiti di luce,
perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla su di te
[...] cammineranno i popoli alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere
(ls 60, 1.3).
Così questa promessa del ritorno dall’esilio tocca tutti i popoli:
lo verrò a radunare tutti i popoli e tutte le lingue,
essi verranno e vedranno la mia gloria
(ls 66, 18).

In questo cammino, guidati dalla stella della redenzione, anche i lontani diventano vicini al popolo di Israele, i popoli dispersi si radunano in un solo popolo, per adorare un solo Dio, e costruire insieme la pace, lo shalom biblico. 

Pace e unità sono dunque un solo grido profetico, una sola speranza, una preghiera accorata, e questo ce lo diciamo ancora oggi, mentre ascoltiamo il grido delle folle dei poveri che bussano alla nostra porta, dei popoli martiri in tante parti del mondo.Il popolo ebraico, ancora ai nostri giorni, nella sua costante tensione fra una diaspora dalle mille voci e una rinascita nazionale nello stato d’Israele, testimonia del cammino continuo dal particolare all’universale e viceversa, proteso nella ricerca di creare un popolo nuovo e un uomo nuovo, l’antico Adamo rinnovato.

Per i credenti in Gesù Cristo questa tensione può ben esse- re espressa con le parole di san Paolo agli Efesini:

In Cristo Gesù,
voi [popoli pagani] che un tempo eravate lontani,
siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo.
Egli infatti è la nostra pace,
colui che ha fatto dei due un popolo solo,
abbattendo il muro di separazione
che era frammezzo, cioè l’inimicizia
[...] per creare in se stesso, dei due,
un solo uomo nuovo facendo la pace,
e per riconciliare tutti e due con Dio
in un solo corpo, per mezzo della croce,
distruggendo in se stesso l’inimicizia.
Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani
e pace a coloro che erano vicini
(Ef2,13-17).

Alla luce di questi testi rifletteremo dunque sui legami fra i tre termini il popolo, l’esilio e il cammino e ci porremo tre domande.
Può ancora oggi il popolo ebraico essere posto da un cristiano sotto la categoria teologica di « popolo di Dio », cioè ricevere lo stesso appellativo che la chiesa cristiana dà a se stessa? È noto infatti che la categoria di « popolo di Dio » è una di quelle che il Concilio Vaticano II ha privilegiato per descrivere la chiesa. Dopo avere, nel primo capitolo della Lumen Gentium, richiamato molti termini e immagini per descrivere la Chiesa, come ovile o campo di Dio, edificio di Dio, tempio, sposa, corpo di Cristo, la costituzione conciliare sviluppa nel secondo capitolo il tema del « popolo di Dio », popolo che « ha per capo Cristo [...] ha per condizione la libertà e la dignità dei figli di Dio  [...] ha per fine il Regno di Dio ».
(1)

In che senso può dunque la stessa espressione designare, nel linguaggio teologico cristiano, anche gli ebrei di oggi?

Una risposta precisa a questa domanda è importante per definire in maniera positiva e con rigore teologico il ruolo provvidenziale e salvifico di quel popolo di Dio che è oggi Israele in una visione cristiana della storia del mondo, come pure per definire il rapporto di comprensione e collaborazione che è possibile sviluppare tra la chiesa e Israele, al di là della mutua accettazione e tolleranza, nel quadro del disegno di Dio sul cammino umano.Di fatto la designazione del popolo ebraico odierno come « popolo di Dio » insieme con la chiesa di Cristo appare per esempio nel documento del Segretariato per l’unione dei cristiani del 4 giugno 1985 dal titolo Ebrei ed ebraismo nella predicazione e nella catechesi della Chiesa cattolica. Sussidi per una corretta presentazione. In esso si afferma che l’quando il popolo di Dio dell’antica e della nuova alleanza considera l’avvenire, esso tende, anche se partendo da due punti di vista diversi, verso fini analoghi: la venuta o il ritorno del Messia ».(2)

E continua dicendo: la persona del Messia, sulla quale il popolo di Dio è diviso, costituisce per questo popolo anche un punto di convergenza. Si può pertanto dire che ebrei e cristiani si incontrano in un’esperienza simile, fondata sulla stessa promessa fatta ad Abramo (cfr. Gen 12, 1.,3; Eb 6, 13-18) ».(3)

Dunque in questo documento si parla per tre volte di un unico popolo di Dio, intendendo gli ebrei e i cristiani di oggi.

  • Quale significato preciso può avere un tale modo di esprimersi, a cui forse non siamo abituati, e quali conseguenze esso comporta per il nostro agire di cristiani?

  • Che senso può avere l’esilio per il popolo di Dio?

  • Quale in particolare il senso dell’esilio per il popolo ebraico biblico e quale il senso per le chiese cristiane?

  • C’è un significato particolare dell’esperienza dell’esilio per la chiesa cattolica nel suo insieme o comunque per le diverse realtà o aggregazioni che la compongono?

  • Il cammino dell’esilio verso la patria può essere fatto in qualche modo insieme da ebrei e cristiani? Come esso tocca anche gli altri popoli della terra? Il popolo 

  frecup_blu dans CHIESA POPOLO DI DIOVeniamo anzitutto a considerare attentamente, in spirito di fede, il mistero del popolo ebraico, con il quale la chiesa ha in comune un grande patrimonio spirituale (richiamato ampiamente dal Concilio Vaticano nel decreto Nostra Aetate, 4).(4)

Se è vero, infatti, che esistono differenze sostanziali tra cristiani ed ebrei a motivo della fede in Gesù Cristo redentore e della corrispondente dottrina cristologica (evidenti in specie nelle categorie teologiche oggi più correnti, e meno nelle formulazioni giudeo-cristiane originarie), è però altrettanto vero che i figli d’Israele restano « carissimi propter patres » (Rrn 11, 28), partecipi, in quanto figli primogeniti, dei tesori spirituali dell’alleanza di Dio con Abramo e con Mosè. Essi sono, pertanto, nostri « fratelli maggiori nella fede di Abramo » (Giovanni Paolo II, 31 dicembre 1986), in quanto « possiedono l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli » (Rm 9,4-5).

Tra questi tesori di fede del popolo ebraico si trovano in particolare le Sacre Scritture ebraiche; la Torah, i Nevi’im (i Profeti), i Ketuvim (Scritti), entrati a far parte del canone cri- stiano. Il Catechismo della Chiesa cattolica, riassumendo una bimillenaria tradizione, afferma: « L’Antico Testamento è una parte ineliminabile della Sacra Scrittura. I suoi libri sono divinamente ispirati e conservano un valore perenne, poiché l’Antica Alleanza non è mai stata revocata ».(5)

Il filosofo ebreo Franz Rosenzweig nel suo libro La stella della redenzione (pubblicato nel 1921) scrive: « Come mostra quella lotta sempre attuale contro gli Gnostici, è l’ Antico Testamento che rende possibile la resistenza del Cristianesimo contro i suoi stessi pericoli interni ».(6)

E sant’Ambrogio diceva: « Bevi per prima cosa l’Antico Testamento, per bere poi anche il Nuovo Testamento. Se non berrai il primo, non potrai bere il secondo ».(7)

Tesori comuni a ebrei e cristiani sono pure la rivelazione del Dio unico, creatore e padre, ma anche tenero e materno; il dono dei comandamenti che hanno dimensione etica universale, di perenne valore per l’umanità; l’intera Torah e lo studio (Talmud) della Parola rivelata.

Tra i segni particolari della fede del popolo di Israele va ricordata la circoncisione. Di essa così parla il Catechismo della Chiesa cattolica: « La circoncisione di Gesù, otto giorni dopo la nascita, è segno del suo inserimento nella discendenza di Abramo, nel popolo dell’Alleanza, della sua sottomissione alla Legge, della sua abilitazione al culto d’Israele al quale parteciperà durante tutta la vita. Questo segno è prefigurazione della ‘circoncisione di Cristo’ che è il battesimo ».(8)

Si può comprendere, quindi, che san Tommaso abbia lungamente studiato questo evento dell’infanzia di Gesù, e al termine della Summa sia giunto alla conclusione che la circoncisione « dava la grazia », in quanto « segno di fede nella passione di Cristo futura »: « Et ideo dicendum quod in circumcisione conferebatur gratia quantum ad omnes gratiae effectus [...] in quantum erat signum passionis Christi futurae« . E in una risposta a un’obiezione aggiunge: « Sed et circumcisio, si haberet locum post passionem Christi, introduceret in regnum« .(9)

Molte e varie possono essere le modalità di accesso al popolo di Israele e al suo mistero. Il Catechismo della Chiesa cattolica ce ne ricorda diverse, tra cui l’epifania di Cristo, con queste parole: « L’Epifania è la manifestazione di Gesù come Messia d’Israele, Figlio di Dio e Salvatore del mondo; insieme con il battesimo di Gesù nel Giordano e con le nozze di Cana, essa celebra l’adorazione di Gesù da parte dei magi venuti dall’Oriente ». La venuta dei magi, che « rappresentano le nazioni pagane circostanti [...] sta a significare che i pagani non possono riconoscere Gesù e adorarlo come Figlio di Dio e Salvatore del mondo se non volgendosi ai giudei e ricevendo da loro la promessa messianica quale è contenuta nell’Antico Testamento. L’Epifania manifesta che ‘la grande massa delle nazioni’ entra nella ‘famiglia dei Patriarchi’ (san Leone Magno, Sermones, 23) e ottiene la ‘dignità israelitica’ (Messale Romano, orazione dopo la seconda lettura della veglia pasquale) ».(10)

A proposito del popolo ebraico e della sua missione attuale si possono ancora ricordare alcune autorevoli affermazioni pontificie: « Dio agisce per amore gratuito. Questo amore lega Israele con Dio Signore in modo particolare ed eccezionale. Per esso Israele è divenuto proprietà di Dio [...]. Così nell’Alleanza [del Sinai] nasce un nuovo popolo, che è il popolo di Dio [...]. Israele è chiamato ad essere un popolo di sacerdoti ».(11)

« Israele fa l’esperienza di un Dio personale e salvatore (cfr.Dt 4,37; 7,6-8; Is 43, 1-7), del quale diventa il testimone e il portavoce in mezzo alle nazioni. Nel corso della sua storia Israele prende coscienza che la sua missione ha un significato universale (cfr., ad esempio, Is 2,2-5; 25,6-8; 60, 1-6; Ger 3, 17; 16, 19) ».(12)

Con questi brevi cenni possiamo forse meglio entrare nelle profondità del mistero di quel popolo che è il popolo ebraico e della conseguente comunione che ci lega a esso fin dalle radici della Chiesa, popolo dell’alleanza rinnovata ed eterna. Papa Giovanni Paolo Il riassumeva così (6 dicembre 1990) gli elementi fondamentali su cui sviluppare oggi le relazioni religiose tra queste due parti del popolo di Dio: « Quando noi consideriamo la tradizione ebraica, osserviamo quanto profondamente voi venerate la sacra Scrittura, la Miqrah e in particolare la Torah. Voi vivete una relazione speciale con la Torah, insegnamento vivo di Dio vivo.

Voi la studiate con amore, nel Talmud Torah, per praticarla nella gioia. n suo insegnamento dell’amore, della giustizia, del diritto, è ripetuto nei profeti - Nevi’im - e nei Ketuvim. Dio, la sua santa Torah, la liturgia sinagogale e le tradizioni familiari, sono certamente elementi caratteristici del vostro popolo, dal punto di vista religioso. E questi elementi costituiscono il fondamento del nostro dialogo e della nostra cooperazione ».

A queste relazioni tutte particolari fra chiesa e popolo ebraico fa chiaro riferimento anche il recente Accordo fondamentale fra Santa Sede e Stato di Israele (30 dicembre 1993).

L’esilio  frecup_blu

L’esperienza dell’esilio, della lontananza dalla patria, è presente fin dalle origini del racconto biblico: Adamo ed Eva sono esiliati dal paradiso, Caino fugge ramingo dopo il fratricidio, i popoli si disperdono lontano da Babele. L’esilio e la prigionia toccano poi più direttamente il popolo ebraico: Giuseppe è venduto come schiavo agli egiziani, Israele – il popolo del Nord – è sottomesso agli assiri nel 722 a.C., Giuda e Gerusalemme sono infine distrutte dai babilonesi nel 586 a.C. Viene poi l’ultimo esilio, apparentemente interminabile, dal 70 d.C. al 1948, anno hj della rinascita di uno Stato d’Israele nella terra dei padri.

Come già abbiamo visto a proposito del popolo di Dio, anche nell’esperienza dell’esilio ritornano alcune dimensioni fondamentali della vita di Israele: il suo rapporto con il Dio dell’alleanza, con la terra di santità, con gli altri popoli in mezzo ai quali è disperso. Infine, quasi al limite di ogni esperienza vissuta e possibile, si colloca un abisso di orrore indicibile che ha portato oltre l’esilio, in una notte oscura, il popolo ebraico in Europa sotto il dominio nazista: lo sterminio sistematico, la Shoah.

Mentre dall’esilio ci si poteva attendere che « un resto ritornerà », germoglio santo della redenzione, dalla Shoah questa speranza viene negata in linea di principio.
Possiamo dire che con la Shoah appare possibile un duplice esito dell’esilio: sia come redenzione (l’esito tradizionale annunciato dai profeti), sia come antiredenzione (l’esito diabolico dell’annichilimento del popolo ebraico).

L’esilio di per sé non distrugge il rapporto fra Dio e il suo popolo, anzi, mentre ne rende più acuta l’esigenza, lo fa maturare, predisponendo alla conversione e alla redenzione. Costringendo a lasciare Gerusalemme, l’esilio fa comprendere, nel dolore, tutta la profondità e il valore spirituale del Santo dei santi e dei sacrifici, cessati con la distruzione del tempio. La Shekinah, la Gloria di Dio, non lascia per questo il popolo, ma va con lui in esilio in mezzo alle nazioni pagane, continuando a preparare così la diffusione universale del messaggio della salvezza rivolto in principio a un solo popolo particolare. Il profeta Ezechiele vede la gloria di Dio presso i deportati in Babilonia, e l’annuncia con queste parole: « Giunsi dai deportati di Tel Aviv, che abitano lungo il canale di Chebar, dove hanno preso dimora [...] ed ecco, la gloria del Signore era là » (Ez 3, 15.23); il profeta descrive anche l’esilio della Shekinah: « La gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio » (Ez 10, 18).

E un testo della tradizione successiva aggiunge, come sentenza di R. Shimon ben Jochaj: « Vieni e guarda quanto è caro Israele al Santo, benedetto sia: in ogni luogo in cui essi vennero esiliati la presenza di Dio era con loro » (Meghillot 29a).

Nell’esilio millenario si alzano più struggenti le lamentazioni attribuite a Geremia e le elegie, dense di commozione e di pianto per il tempio distrutto. L’esilio è un costante appello alla conversione dal peccato e alla missione di Israele tra le nazioni pagane.

In questo senso l’esilio di Israele è un caso tipico per ogni fatto simile della storia. L’esilio infatti è una situazione dolorosa e spesso drammatica, che, in vario modo, tocca tante persone e tanti gruppi sociali. Anche ai nostri giorni i fenomeni dell’emigrazione, delle guerre, delle fughe di intere popolazioni ci coinvolgono tutti. « 

La risposta esemplare offerta dal popolo ebraico può pertanto essere considerata paradigmatica: nelle situazioni d’esilio scaturisce più intensa la preghiera, matura la coscienza della fraternità, si creano nuovi vincoli e strutture di solidarietà.

Ben diversa è la situazione di quell’aldilà dell’esilio che può rifarsi alla Shoah. L’immensità del martirio del popolo ebraico sembra qui invitarci a un infinito silenzio, dal quale possa scaturire un proposito, un gesto, un grido di perdono a causa del male compiuto. La conversione, dopo la Shoah, è un appello urgente e necessario non per il popolo ebraico in esilio, ma per coloro che hanno concepito e predisposto l’annientamento di questo popolo, e con esso, per assurdo, l’annientamento di Dio stesso, se fosse stato possibile. 

Il paganesimo assoluto e mostruoso è apparso nel centro dell’Europa del ventesimo secolo, dopo duemila anni di annuncio del Vangelo.Spesso, purtroppo, dobbiamo riconoscere che la dottrina cristiana aveva proposto un « insegnamento del disprezzo » nei confronti dei nostri fratelli ebrei. Dopo la Shoah, dobbiamo sostituirlo con « l’insegnamento del rispetto », della conoscenza, della stima, dell’amore fraterno.

Dobbiamo anche vigilare attentamente perché i sentimenti del passato non ritornino mai più, né nella chiesa, né nei giovani, ne nella società. Abbiamo bisogno anche noi della conversione, la teshuvah, per riprendere insieme il cammino della salvezza. Preghiamo il Signore che ci dia occhi nuovi ed energie rinnovate per questo pellegrinaggio.

Infatti il popolo ebraico, aiutandoci a comprendere il senso di ogni sofferta lontananza dalla patria, ci invita a riflettere su forme particolari di esilio che toccano da vicino il popolo dei cristiani, il popolo di tutti i credenti in Cristo (cattolici, ortodossi, protestanti) e anche il senso di esperienze di esilio per i cattolici, nella loro totalità o in gruppi e aggregazioni diverse.

Vi sono tante vicende storiche che possono essere interpretate come l’ esilio da una patria, da una cultura, da un contesto culturale, sociale e anche politico al quale ci si era abituati e anche un po’ come adattati. In questo senso ogni privazione di un radicamento precedente, di una terra sicura sotto i piedi,di un terreno su cui contare, di un palazzo o di una casa spirituale da abitare con tranquillità è una prova, una sofferenza, spesso anche uno strappo doloroso, un trauma.
A esso si può reagire con la rabbia, oppure con una nostalgia rassegnata e passiva, o addirittura con il chiudere gli occhi all’evidenza e non volere che ci sia stato ciò che c’è stato, o volere a tutti i costi il ritorno a ciò che fu.

È possibile invece reagire come i profeti hanno insegnato a Israele: riconoscendo la mano di Dio, lasciandosi purificare dalla prova, cercandone il senso.

Una particolare forma di esilio, di privazione della patria, è quella dell’esilio culturale, dello sfocarsi di evidenze ideologiche che costituivano la tela di fondo su cui esprimere i nostri pensieri, del venir meno di abitudini che sembravano ovvie. Vi sono, sia chiaro, alcune certezze che non verranno mai meno: sono quelle che riguardano l’amore di Dio che è stato diffuso nei nostri cuori dallo Spirito Santo, l’amore con cui Cristo ci ha amato fino alla morte. Su questo non può esserci dubbio. Qui, come dice san Paolo, « la speranza non delude » (Rm 5, 5). Ma vi sono al contrario giudizi categoriali, abitudini mentali, processi ideologici su cui contavamo, che è bene che talora vengano messi in questione, per cogliere ciò che è essenziale. L’esilio diventa allora uno stimolo per il cammino.

Il cammino  frecup_blu

La chiesa crede di essere il popolo di Dio pellegrino nel   mondo, popolo bisognoso di conversione e chiamato in Cristo a essere servo di pace tra gli uomini e i popoli.Nello stesso tempo, con eguale forza, la chiesa riconosce egualmente nel popolo ebraico un popolo chiamato esso pure a una missione particolare di santità e di pace nel mondo.
Pensatori, teologi ed esegeti hanno il dovere di riflettere sui vari aspetti di questo popolo di Dio che si presenta in due diverse comunità di fede. 

Ma il fatto che abbiamo ripreso, dopo duemila anni di estraneità, incomprensioni, persecuzioni, a parlarci e a camminare insieme, lavorando insieme per la pace e la giustizia, è una prova forse maggiore delle dimostrazioni teologiche, di cui pure abbiamo urgente bisogno. 

È quanto affermava il 2 febbraio 1994 il cardinale Ratzinger a Gerusalemme durante un convegno interreligioso: « Penso che il nostro compito principale è diventato più chiaro [...] Ebrei e cristiani dovrebbero accettarsi reciprocamente in profondo spirito di riconciliazione interiore, non disprezzando o negando la propria o altrui fede, ma a motivo delle radici della loro fede. Nella loro mutua riconciliazione dovrebbero divenire una forza di pace nel mondo e per il mondo. Con la loro testimonianza dell’unico Dio, che non può essere adorato senza un amore unico per Dio e per il prossimo, essi dovrebbero aprire per Dio la porta nel mondo, così che la sua volontà ‘sia fatta in terra così come è fatta in cielo’, perché ‘venga il Suo Regno’ « .Il nostro camminare insieme è un peregrinare operoso e orante verso la città di Dio, la celeste Gerusalemme, verso quella che possiamo chiamare tutti la « nostra terra », il « nostro paese ».
Possiamo ascoltare in proposito una delle grandi preghiere : che nutrono la fede del popolo ebraico in cammino, la Ahavà . rabbà: 

Di un grande amore ci hai amati, Signore, nostro Dio; di una grande, infinita pietà ci hai fatto oggetto. Nostro Padre, nostro Re, in , grazia dei nostri progenitori che hanno avuto fede in te e ai quali hai insegnato le tue leggi di vita, sii propizio anche con noi e istruiscici. Padre nostro, Padre misericordioso, clemente, abbi pietà di noi e dà al nostro cuore la facoltà di discernere e di comprendere, di ascoltare, di imparare e di insegnare, di osservare e di praticare con amore tutte le parole che studiamo nella tua Torah. Illumina i nostri cuori con la luce della tua Legge, avvinci il nostro cuore ai tuoi comandamenti e disponi il nostro animo all’amore e i al timore del tuo Nome, sì che non abbiamo mai da arrossire. Noi fidiamo nel tuo Nome santo, grande e venerabile e perciò noi giubileremo e gioiremo per il tuo soccorso. Riuniscici in pace dai i quattro angoli della terra e riconducici a testa alta nel nostro paese, poiché tu sei Dio, autore di salvezza, e noi hai scelto fra tutti i popoli e tutte le lingue e ci hai avvicinati al tuo Nome grande perché ti lodiamo e proclamiamo la tua unità con ardore. Benedetto tu, Signore, che nel tuo amore eleggesti il tuo popolo Israele.

La meta e il centro di questo cammino dei popoli è Gerusalemme. Verso di essa leviamo i nostri occhi, per la sua pace prega il nostro cuore. Ma non per questo dimenticheremo l’immensa e urgente sofferenza del mondo. Lavoreremo insieme, qui, ovunque.

Tra gli impegni comuni vorrei ricordare anche quello contenuto negli accordi tra Santa Sede e Stato d’Israele, per combattere ogni forma di antisemitismo e tutti i tipi di razzismo e di intolleranza religiosa. Tale impegno va sempre mantenuto alto, in tutti i campi.
Altre aree e modalità di collaborazione sono state definite dal Comitato internazionale cattolico-ebraico, che fu istituito ne1 1970. 

Si è discusso dei temi della famiglia, ecologia e diritti umani. Per la prima volta, forse dal 49 d.C., cioè dal Concilio di Gerusalemme, temi religiosi e precetti esplicitamente elaborati dalla comunità e dalla tradizione ebraica e dalla comunità cristiana (in questo caso in materia di famiglia) sono stati affermati come tali, e come tali sono entrati in un documento comune sulla famiglia. In questa dichiarazione comune si afferma « il valore sacro del matrimonio stabile e della famiglia [...]

La famiglia è la risorsa più preziosa dell’umanità. Per ebrei e cristiani è una comunità stabile di amore e solidarietà fondata sull’alleanza di Dio ».Camminando insieme stiamo cominciando a sperimentare e a capire che l’identità cristiana non ha bisogno, per affermarsi, di negare l’identità ebraica e la Torah, né, viceversa, l’identità ebraica si afferma negando il valore della chiesa, popolo dell’alleanza rinnovata nel sangue di Cristo.

Ancor più fortemente e in modo asimmetrico, noi cristiani abbiamo invece bisogno, per comprendere la chiesa, di affermare l’identità ebraica e la Torah. Franz Rosenzweig lo esprime in maniera efficace: « Se il cristiano non avesse alle sue spalle l’ebreo, si perderebbe, dovunque si trovi ». (13)

Conclusione  frecup_blu

Vedo un grande monito e una grande missione.
Occorre affermare la propria identità non nella contrapposizione ma nella apertura e nella comprensione.
Potremo capire sempre meglio noi stessi quanto più ci sforzeremo di capire, amare, apprezzare tanti altri, anche molto diversi, cercando le radici dell’impegno comune.
A proposito dell’impegno comune per la famiglia, il documento ebraico-cristiano sulla famiglia sopra citato dice ancora:

« La società è chiamata a sostenere i diritti della famiglia e dei membri della famiglia, specialmente donne e bambini, il povero e il malato, il giovanissimo e l’anziano, a una sicurezza fisica, sociale, politica ed economica. I diritti, doveri e opportunità delle donne sia in casa come nella più ampia società devono essere rispettati e promossi. Nell’affermare la famiglia, noi vogliamo raggiungere nello stesso tempo anche altre persone come le persone non sposate, i genitori singoli, i vedovi e le vedove e coloro che non hanno bambini, nelle nostre società e nelle nostre sinagoghe. In vista della dimensione mondiale della questione sociale oggi, il ruolo della famiglia è stato esteso così da coinvolgere una cooperazione per un nuovo senso di solidarietà internazionale ».

La nostra reciproca estraniazione di ebrei e cristiani è durata venti secoli, ci siamo inflitti reciprocamente un esilio ingiusto che ha privato noi e il mondo di immense ricchezze spirituali. Si è trattato, insieme, di un esilio dalla Terra di Dio e dalla casa del fratello. Ecco ora il tempo propizio, il momento favorevole: lavoriamo da fratelli perché altri fratelli, altri popoli, passino dall’esilio al cammino comune, al santo pellegrinaggio verso la Gerusalemme che è nostra madre, città di pace e di giustizia.

_________________________
1. Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 9: Enchiridion Vaticanum 1/309.
2. N. 10: Enchiridion Vaticanum 9/1634.
3. Ibidem.
4. Cfr. Enchiridion Vaticanum 1/86155.
5. Catechismo della Chiesa cattolica, D. 121.
6. La stella della redenzione, Marietti, Genova 1985, p. 443.
7. Commento ai dodici salmi, Sal 1, 33.
8. Catechismo della Chiesa cattolica, n. 527.
9. Summa Theologiae, IIIa, q. LXX, art. IV, corpus et ad 4.um.
10 Catechismo della Chiesa cattolica, n. 528.
11 Giovanni Paolo II, Catechesi del mercoledl, 16 agosto 1989.
12 Giovanni Paolo Il, Redemptoris Missio, 12: Enchiridion Vaticanum 12/574.
13 La stella della redenzione, cit., p. 442.

[Relazione al meeting di Rimini, 20 agosto 1994, in Guardando al futuro, EDB, Bologna 1995]
http://www.nostreradici.it/popolo_esilio_cammino.htm#premessa

Concerto brandeburghese n.2

melogranino

Lo chiamano il “testamento” del Cardinale. Non ne sono convinto. Invito a leggere sapientemente e senza pregiudizi le riflessioni che l’Arcivescovo pone a quel POPOLO DI DIO di cui ha descritto e sintetizzato  sopra il lungo cammino. E’ solo un estratto del libro ma è sufficientemente significativo. 

MARTINI, IL CARDINALE E DIO      

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Marco Politi
(« La Repubblica », 19/5/’08)

Nell’ultima stagione della sua vita, Carlo Maria Martini si confessa ad un confratello austriaco e ne nascono i « Colloqui notturni a Gerusalemme », appena editi da « Herder » in Germania, che rappresentano il suo « testamento spirituale ».

melograninoConfessa di essere stato anche in conflitto con Dio, elogia Martin Lutero, esorta la Chiesa al coraggio di riformarsi, a non allontanarsi dal « Concilio » e a non temere di confrontarsi con i giovani.

melograninoUn vescovo, rammenta, deve saper anche osare, come quando lui andò in carcere a parlare con militanti delle « Brigate Rosse » «e li ascoltai e pregai per loro e battezzai pure una coppia di gemelli di genitori « terroristi », nata durante un processo».

melograninoCon padre Georg Sporschill, « gesuita » anche lui, l’ex arcivescovo di Milano è di una sincerità totale. Sì, ammette, «ho avuto delle difficoltà con Dio». Non riusciva a capire perché avesse fatto patire suo Figlio in Croce. «Persino da vescovo qualche volta non potevo guardare un crocifisso perché l’interrogativo mi tormentava». E neanche la morte riusciva ad accettare. Dio non avrebbe potuto risparmiarla agli uomini dopo quella di Cristo?

melograninoPoi ha capito. «Senza la morte non potremmo darci totalmente a Dio. Ci terremmo aperte delle uscite di sicurezza». E invece no. Bisogna affidare la propria speranza a Dio e credergli. «Io spero di poter pronunciare nella morte questo « SÌ » a Dio».

melograninoPerò, se potesse parlare con Gesù, Carlo Maria Martini gli chiederebbe «se mi ama nonostante le mie debolezze e i miei errori e se mi viene a prendere nella morte, se mi accoglierà».

melograninoI « discorsi di Gerusalemme » sono come un lungo simposio notturno, senza bevande, alimentati soltanto dallo scorrere dei ragionamenti, rassicurati dalle ombre calde di una sera che si prolunga fino all’alba.

melograninoC’è stato un tempo – racconta – in cui « ho sognato una Chiesa nella povertà e nell’umiltà, che non dipende dalle potenze di questo mondo. Una Chiesa che concede spazio alle gente che pensa più in là. Una Chiesa che dà coraggio, specialmente a chi si sente piccolo o peccatore. Una Chiesa giovane.

melograninoOggi non ho più di questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa ».

melograninoEppure a ottantun anni il cardinale, grande « biblista », non rinuncia a suggerire alla Chiesa di avere coraggio e di osare riforme. È essenziale avere la capacità di andare incontro al futuro.

melograninoIl celibato, spiega, deve essere una vera vocazione. Forse non tutti hanno il carisma. Affidare ad un parroco sempre più parrocchie o importare preti dall’estero non è una soluzione. « La Chiesa dovrà farsi venire qualche idea. La possibilità di ordinare « viri probati » (cioè uomini sposati di provata fede, « ndr ») va discussa ».

melograninoPersino il sacerdozio femminile non lo spaventa. Ricorda che il « Nuovo Testamento » conosce le diaconesse. Ammette che il mondo ortodosso è contrario. Ma racconta anche di un suo incontro con il primate anglicano Carey, al tempo in cui la Chiesa anglicana era in tensione per le prime ordinazioni di « donne-sacerdote » (avversate dal Vaticano). « Gli dissi per fargli coraggio che questa audacia poteva aiutare anche noi a valorizzare di più le donne e a capire come andare avanti ».

melograninoSul sesso il cardinale invita i giovani a non sprecare rapporti ed emozioni, imparando a conservare il meglio per l’unione matrimoniale, ma non ha difficoltà a rompere « tabù », « cristallizzatisi » con Paolo VI, Wojtyla e Ratzinger. « Purtroppo l’Enciclica ‘Humanae Vitae‘ ha provocato anche sviluppi negativi.

Paolo VI sottrasse consapevolmente il tema ai padri conciliari ». Volle assumersi personalmente la responsabilità di decidere sugli « anticoncezionali ». « Questa solitudine decisionale a lungo termine non è stata una premessa positiva per trattare i temi della sessualità e della famiglia ».

A quarant’anni dall’Enciclica, dice Martini, si potrebbe dare un « nuovo sguardo » alla materia. Perché la Bibbia, ricorda, è molto sobria nelle questioni sessuali. Assai netta è soltanto nel condannare chi irrompe, distruggendo, in un matrimonio altrui. Chi dirige la Chiesa, sottolinea, oggi può « indicare una via migliore dell »Humanae Vitae’ ». Il Papa potrebbe scrivere una nuova Enciclica.

melograninoE l’omosessualità? Il porporato ricorda le dure parole della Bibbia, ma rammenta anche le pratiche sessuali degradanti dell’antichità. Poi aggiunge delicatamente: « Tra i miei conoscenti ci sono coppie omosessuali, uomini molto stimati e sociali. Non mi è stato mai domandato né mi sarebbe venuto in mente di condannarli ». « Troppe volte », soggiunge, « la Chiesa si è mostrata insensibile, specie verso i giovani in questa condizione ».

melograninoC’è un « filo rosso » che lega i suoi ragionamenti nella quiete di Gerusalemme. I credenti non hanno bisogno di chi instilli loro una cattiva coscienza, hanno bisogno di essere aiutati ad avere una « coscienza sensibile ». E vanno stimolati continuamente a pensare, a riflettere. « Dio non è cattolico », era solita esclamare Madre Teresa.

« Non puoi rendere cattolico Dio », scandisce Martini. Certamente gli uomini hanno bisogno di regole e confini, ma Dio è al di là delle frontiere che vengono erette. « Ci servono nella vita, ma non dobbiamo confonderle con Dio, il cui cuore è sempre più largo ». Dio non si lascia « addomesticare ».

melograninoSe questa è la prospettiva ci si può rivolgere con spirito più aperto al non credente o al seguace di un’altra religione. Con chi non crede ci si può confrontare sui fondamenti etici, che lo animano. Ed è bello camminare insieme a chi ha una fede diversa. « Lasciati invitare ad una preghiera con lui – suggerisce con mitezza Martini – , portalo una volta ad un tuo rito. Ciò non ti allontanerà dal cristianesimo, approfondirà al contrario il tuo essere cristiano. Non avere paura dell’estraneo ».

melograninoPer il cardinale la grande sfida « geopolitica » contemporanea è lo scontro delle civiltà. « Conoscono davvero i cristiani il pensiero e i pensieri dei musulmani – si chiede Martini – , e come fare per capirsi? ». Tre sono le indicazioni.

  • Abbattere i pregiudizi e l’immagine del nemico, perché i terroristi non possono davvero fondarsi sul « Corano ».

  • Studiare le differenze.

  • Infine avvicinarsi nella pratica della giustizia, perché l’ »Islam » in ultima istanza è una religione figlia del cristianesimo così come il cristianesimo è figliato dal giudaismo.

melograninoLa « regola aurea » del cristiano – Martini lo ribadisce in questo suo scritto che assomiglia tanto ad un « testamento spirituale » – è: « Ama il tuo prossimo come te stesso ». Anzi, spiega con la precisione dello studioso della Bibbia, Gesù dice di più: « Ama il tuo prossimo perché è come te ».

melograninoDa lì sorge l’imperativo a praticare giustizia. « È terribile », insiste Martini, « invocare magari Dio nella ‘Costituzione Europea’, e poi non essere coerenti nella giustizia ». E qui il cardinale di « Santa Romana Chiesa » tira fuori il « Corano » e legge la splendida « sura seconda ».

  • Non si è giusti, se ci si inchina per pregare a Oriente o a Occidente. Giusto è colui che crede in « Allah » e nell’ »Ultimo Giudizio ».
  • Giusto è colui che « pieno di amore dona i suoi averi ai parenti, agli orfani, ai poveri e ai pellegrini ».
  • Chi fa l’elemosina e riscatta gli incarcerati. « Costui è giusto e veramente timorato di Dio ».

melograninoPoi torna a riflettere sull’ »Aldilà ». C’è l’ »Inferno »? Sì. « Eppure ho la speranza che Dio alla fine salvi tutti ». E se esistono persone come un « Hitler » o un assassino che abusa di bambini, allora forse l’immagine del « Purgatorio » è un segno per dire: « Anche se tu hai prodotto tanto ‘inferno’ (sulla terra), forse dopo la morte esiste ancora un luogo dove puoi essere guarito ».

melograninoNon finirebbero mai i « discorsi notturni » di Gerusalemme. Lo si capisce dall’andamento quieto delle domande e delle risposte. Come onde che si susseguono. Martini nel frattempo è rientrato in Lombardia, fiaccato dal « Parkinson ». A chi lo ascolta, lascia questo segnale: « Possiamo anche lottare con Dio come Giacobbe, dubitare e dibatterci come Giobbe, rattristarci come Gesù e le sue amiche Marta e Maria. Anche questi sono sentieri che portano a Dio ».

 

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