ANGULO dei Globuli Rossi – UNA CASA DI "SOGNATORI E VISIONARI" DEL POPOLO DI DIO – Aggiungi un posto a tavola…

Caro Fra Costantino

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 19 juin, 2009 @ 16:45

blockquote>sacrocuoredigesu1.jpg

Milano, 19 Giugno 2009
– Festa del Sacro Cuore di Gesù
Carissimo Fra Costantino Dalla Mura,

oggi per me è una bellissima giornata perché ho ricevuto la tua lettera che, per quanto breve – e lo motivi – mi manda un segnale preciso: un desiderio di comunicare che è reciproco, in un contesto di sordomutismo che assomiglia più ad una patologia dello spirito che ad un impedimento organico.

Tu sei medico ed hai ogni giorno da svolgere un lavoro delicato con i tuoi pazienti da ascoltare e indirizzare, curare, ma io, se già per il piccolo mondo che frequento non sono nessuno, figuriamoci per il resto!

Epperò, la fortuna che ho è di essere stato battezzato e cresimato. Dunque, figlio di Re. Per adozione. Di questo evento faccio memoria ogni giorno. E non posso togliermelo dalla testa, anche se la vita ha le sue stranezze e le mie contraddizioni s’intrecciano con essa, con sbalzi enormi di temperatura.

Non so tu, ma io, da una cinquantina d’anni a questa parte, quando faccio qualche cosa, ho queste sensazioni:
• di avere contro tutti quelli che fanno la stessa cosa,
• di avere contro tutti quelli che fanno il contrario,
• di avere contro tutti quelli che non fanno niente.

E’ un’impressione mia o un fenomeno generale ? Vorrebbe dire “tutti contro tutti”. Ma a quale scopo?

Poiché credo nel mondo che sta emergendo, cerco di muovermi
• nell’ottica della cooperazione piuttosto che sulla competitività,
• sul dubbio del mio valore piuttosto che sull’affermazione dello spirito umano,
• sulla convinzione che esiste una connessione fra tutti gli individui. E non solo per via della comunione con la Trinità ma per le stesse leggi della natura. Che poi originano in Essa.

La tua prima:

Caro Nocent,

ti ringrazio delle informazioni che così in abbondanza mi hai dato! Dammi tempo di sondarle perché quello a mia disposizione è veramente poco.

Riguardo ai malati psichiatrici cronici ho saputo che a S. Colombano al Lambro la Regione non manda più ammalati e questo dopo averci fatto spendere montagne di soldi per adeguare di continuo le strutture!

Purtroppo ce n’è abbastanza per demoralizzarci ma noi continuiamo ad andare avanti sperando che il buon senso prima o poi prevalga.

Grazie di tutto e sursum corda.

Ciao Fra’ Costantino.

Caro Fra Costantino dans LETTERE AGLI AMICI

Nella tua stringatezza, c’è l’essenzialità: buon senso (il sensum communem di Fedro) e aggredire i malanni con animo sereno e occhi di fede (sursum corda).

Per un attimo mi hai fatto rammentare i latinucci. Così sono andato a pescarli per ripassare la lezione.

Ricordi?

Cerebrum non habet (Non ha cervello)

 dans LETTERE AGLI AMICI

La volpe e la maschera (Vulpes ad personam tragicam)

Personam tragicam forte vulpes viderat:
«O quanta species, inquit, cerebrum non habet!»
Hoc illis dictum est, quibus honorem et gloriam
fortuna tribuit, sensum communem abstulit.
(Fedro)

Traduzione

Per caso una volpe aveva visto una maschera tragica:
«Oh quanta bellezza, disse, ma non ha cervello!».
Ciò è stato detto per coloro ai quali
la sorte ha concesso onore e gloria
ma ha tolto la comune intelligenza.

Già.
Non sempre onore, gloria, bellezza, fortuna si coniugano con il sensum communem, con il buon senso comune che è indice di intelligenza.
Intelligenza, dal latino intelligere cioè intus legere (leggere in profondità) significa comprendere il significato profondo della realtà.
E questo non è scontato per nessuno.

Già che ci siamo, perché non rileggere anche quella del lupo?

lupusetagnus01agnellinolupo.jpg

Lupus et agnus – Il lupo e l’agnello

Quando si vuole lo scontro o una giustificazione alla propria prepotenza, ogni pretesto è valido, compresa l’interpretazione arbitraria e offesa di un gesto il cui significato è stato spiegato nelle motivazioni non offensive da chi l’ha compiuto.

L’aveva capito Fedro 2000 anni fa, ma ancora oggi non lo capiscono in tanti…
Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi.
Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.
Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit:
« Cur – inquit – turbulentam fecisti mihi aquam bibenti? »
Laniger contra timens :
« Qui possum – quaeso – facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor. »
Repulsus ille veritatis viribus:
« Ante hos sex menses male – ait – dixisti mihi ».
Respondit agnus:
« Equidem natus non eram! »
« Pater, hercle, tuus – ille inquit – male dixit mihi! »
Atque ita correptum lacerat iniusta nece.

Haec propter illos scripta est homines fabula qui fictis causis innocentes opprimunt.

Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, giunsero allo stesso ruscello.
Il lupo stava più in alto e, più lontano, in basso, stava l’agnello.
Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cercò una causa di litigio.

« Perché – dice – mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo?
E l’agnello, tremando:
« Come posso – di grazia – fare quello che lamenti, lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate! »
Quello, respinto dalla forza della verità:
« Sei mesi fa – aggiunge – hai parlato male di me! »
Rispose l’agnello:
« Ma veramente… non ero ancora nato! »
« Per Ercole! Tuo padre – dice il lupo – ha parlato male di me! »
E così, lo afferra e lo uccide dandogli una morte ingiusta.

Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.

Chi avrebbe potuto immaginarlo! Cercando le favole in internet, sono capitato in questa straziante confessione di Luca Digonzelli

“Non si pensa mai che potrebbe capitare a noi. Così, quando capitò a me, ero impreparato.

Era la fine di Marzo del 2004. Il neurologo, dopo una lunga visita, disse: « Morbo di Parkinson all’esordio ». Mi sentii crollare il mondo addosso, mi sentii vecchissimo a 47 anni.

All’inizio non volevo crederci, non ci credevo.

Mi aggrappai disperatamente alla mia cervicale cronica e iniziai il pellegrinaggio di visite dai neurologi e dagli ortopedici.

Alla fine dovetti arrendermi.

La Spect (una specie di TAC) evidenziava una diminuzione di dopamina patologica: avevo il Parkinson.

Ora cerco di conviverci ma non è facile.

I farmaci, quando riesci a tollerarli, ti riducono i sintomi ma non fermano la degenerazione.
Mi stanco facilmente. Ci sono giorni che non vorrei alzarmi dal letto. Devo concentrarmi per allacciare i bottoni della camicia e muovere il mouse del computer.
Ho frequenti crisi di pianto, cambiamenti di umore e attacchi di agressività, ma cerco di avere comunque una vita normale. Voglio, finché ci riesco, una vita normale.
Il mio Parkinson non è la Sclerosi Multipla o una delle tante malattie rare degenerative: per ora ha una progressione lenta, sintomaticamente controllabile.
A coloro che dicono e pontificano che l’embrione è già vita umana chiedo: la mia vita cosa è?

La vita degli ammalati di Sla, di Sclerosi Multipla cosa è?

L’embrione deve avere i diritti di una persona e a noi ammalati vogliono toglierci il diritto della speranza di guarire.

Sono molto deluso dalla posizione della Chiesa. Con il Papa ammalato di Parkinson potevano dare un grosso impulso alla ricerca scientifica.
Ma, si sa, la Chiesa impiega 400 anni ad ammettere i propri errori (vedi Galileo)!

Comunque, ognuno risponda alla propria coscienza.

Allego, di proposito, la foto di un momento felice perché nel mio futuro voglio avere altri momenti felici.

Ringrazio tutti coloro che sono andati a votare e hanno votato SI.

Sono di:
Colico (LC)

La risposta di un Medico: Domenico Mastrangelo
Caro Luca,
ho letto la tua storia. Non mi interessa la questione dei referendum perché credo che politica e politici non possano fare nulla per situazioni come la tua. Per altro, ho anche paura che medicina e ricerca, almeno così come vengono gestite e amministrate in Italia, non siano assolutamente all’altezza dei compiti che troppo spesso una classe politica affarista e interessata, attribuisce loro.
Vorrei, per spiegare quanto ho detto, raccontarti la mia storia di ricercatore universitario; ma forse sarebbe troppo lunga e magari aggiungerebbe inutili « ambasce » alla tua condizione.

Posso però dirti che a 26 anni (e quattro specializzazioni !) dalla laurea in medicina, ho deciso che avevo dato troppo alla medicina « occidentale » e che era ora di esplorare « mondi diversi », culture non « omologate », conoscenze che la nostra medicina (dell’ »evidenza » della « scientificità » e di altre vaccate simili!) considera « non convenzionali » anche se hanno radici culturali spesso vecchie di millenni.

Ho così scoperto l’omeopatia, la fitoterapia e tutte quelle medicine, appunto « non convenzionali » ed emarginate che non si fondano sullo studio delle malattie, ma sulla conoscenza dell’uomo.
Ne ho riscontrato l’assoluta efficacia e mi sono convinto (non solo l’unico pazzo!) che la medicina « convenzionale », tutta basata sul « business » delle multinazionali del farmaco, non vuole né mai potrebbe desiderare la nostra salute, ma, caso mai, prolungare all’infinito le sofferenze della specie umana, per trarne il massimo del profitto. Si tratta di un sistema ormai così strutturato e radicato, che è praticamente impossibile estirparlo se non a costo di una profonda rivoluzione culturale e sociale.
Tuttavia, anche se non so ancora per quanto tempo, le medicine « non convenzionali », come l’omeopatia, vengono non solo praticate da un numero crescente di colleghi, ma anche « frequentate » da un numero considerevole di pazienti (stufi dell’ »offerta » della sanità nazionale).
Io, ormai, mi occupo quasi soltanto di queste medicine, sono completamente soddisfatto e credo, ma te lo dico sommessamente, che in queste medicine ci siano ottime prospettive per la terapia di malattie come la tua.

Se ti va di provare, sono a tua disposizione.
Un caro saluto e tanti auguri per il futuro
Domenico

E POI UN POST DI ANGELA

Carissimo Luca, non hai idea di quanto ti capisca e condivida la tua sofferenza e le tue speranze, e soprattutto le tue opinioni. Io ho la sclerosi multipla da 10 anni, e da 3 mi ha portato via lentamente la vita. Ormai non cammino quasi più se non aggrappandomi dovunque con entrambe le mani, avendo perso completamente l’equilibrio ed essendo le mie gambe rigide e sempre stanche in una maniera impressionante, se mi chino non ce la faccio a rialzarmi, sono praticamente incontinente e mi trascino dietro una depressione ormai cronica per la quale sono più i giorni che piango di quelli che me la passo alla bell’e meglio.
Ho 4 rampe di scale da salire per arrivare in casa e da scendere quelle poche volte che si va da qualche parte; al momento sono 10 giorni che non esco di casa, è come essere all’ergastolo. Ogni più piccola cosa mi costa una fatica tale che ho ormai rinunciato a tutto. Mio marito fa una vita d’inferno per aiutarmi (e ringrazio Dio che mi è sempre rimasto accanto).

E non fanno niente per noi. Ma hanno il coraggio di chiamarla « vita ».
Tu hai 47 anni, io ne ho 46. E siamo condannati. Perché « loro » ci hanno condannati. Non augureresti a questa gente la stessa sofferenza?
Io sì, con tutto il cuore. E forse capirebbero, se toccasse a loro.
Tanti auguri. Angela
Ardiglione anche lui dice la sua:
‘O quanta species’ inquit ‘cerebrum non habet.’ (Fedro)

L’embrione umano è già persona ?

La domanda mi rammenta una tavoletta di Fedro:
Personam tragicam forte vulpes viderat;
quam postquam huc illuc semel atque iterum verterat,
‘O quanta species’ inquit ‘cerebrum non habet.’
Hoc illis dictum est quibus honorem et gloriam
Fortuna tribuit, sensum communem abstulit.

Una volpe per caso aveva visto una maschera tragica;
e dopo averla girata qua e là una e due volte,
 » Oh quale grande aspetto, disse, non ha il cervello ».
Questo fu detto per quelli cui Fortuna attribuì
onore e gloria, ma tolse il senso comune.

Nel nostro vocabolario il termine persona significa essere umano in quanto tale. Data l’etimologia del termine, persona è chi è in grado di vestire una maschera assumendo un ruolo che è il frutto delle sue relazioni coscienti con il mondo . Un embrione non ha relazioni con il mondo perché non possiede un cervello. Dire che le ha perché, in potenza, le può sviluppare è come pretendere credito da una banca perché, potenzialmente , siamo tutti miliardari.

Solo il 12% degli embrioni concepiti si sviluppa naturalmente in un nuovo nato: la riproduzione sessuata è un fatto complesso, genera creature che devono variare rispetto ai genitori, con un tasso di mutazioni genetiche che assicuri l’evoluzione della specie, per garantirne la sopravvivenza in un ambiente continuamente mutevole. Molte delle mutazioni sono incompatibili con la sopravvivenza dell’embrione.

Un embrione è un’appendice di un corpo umano con cui la natura, a partire da un uovo ed uno spermatozoo, privi di coscienza, prova a generare un nuovo essere che accolto, amato, adeguatamente sviluppato e istruito ha la potenzialità di entrare in rapporto con il mondo sviluppando una coscienza di se. Ma fino a che non è dotato di tali capacità è come sostenere che il mio dito mignolo sia una persona.”

Per coronare l’opera, oggi da fra Marco un messaggino sul cellulare che dice:
“L’estate irrompe col suo calore. I giornali raccontano di scandali, guerre e lutti; le persone sembrano vagare nel vuoto della coscienza. Anche l’Ospitalità sembra entrata in crisi. Non ci resta che riprendere il passo e riappropriarci di Dio che vive e ci si presenta nei malati e nei poveri”.

Che strano! In questi alterni passaggi è condensata tutta la crisi della medicina e della società civile e religiosa.

E qui mi viene spontanea una domanda che in questi giorni non mi dà tregua: si può procedere alla riforma o ri-fondazione di un antico Ordine ospedaliero senza porsi degli interrogativi non da ripiegati su se stessi ma con UNO sguardo planetario?


uote>siamotuttinellastessabarcamariniverz9788886270908.jpg

Prima di domandarsi dove va l’Ordine o, peggio, di fornirne in anticipo la risposta, prima ancora di aver provocato la domanda, bisognerebbe forse provare a chiedersi dove va la medicina.
Due giovanotti, uno di 82 anni, il Card. Carlo Maria Martini e l’altro di 89 anni Il Don Luigi Verzé del San Raffaele di Milano, 61 di Messa, se lo sono chiesti seduti “sulla stessa barca”, appoggiati all’Albero Maestro.

donverzeilfoglio.jpg

Don Verzé, il pioniere solitario, nell’esporre al Cardinale il metodo che intenderebbe mettere in atto per rigenerare l’uomo di questo terzo millennio. “un metodo mediato dalla taumaturgia che abbiamo nel sangue, il sangue del Figlio dell’uomo-Dio”, da uyomo della Chiesa che ha scelto di realizzare il suo sacerdozio sull’ “andate, insegnste, gusrite”, così scrive:

“Tutto parte dall’intenzione di offrire all’uomo sempre migliori sussidi, non solo per fargli sapere che cosa è biologicamente e clinicamente, ma anche chi è in quanto potenzialità di pensiero e di spirito.” Ed aggiunge: “Il corpo dell’uomo è sintesi biologicamente miniaturizzata del cosmo. L’intelligenza e lo spirito sostanzialmente sono analoghi a quelli dell’ordine angelico. Premesso che la vita è di Dio dall’origine, e che Lui solo può determinarne l’inizio e la fine, eccoLe, Eminente Padre, il Progetto San Raffaele di Medicina nuova”.

Il vegliardo, sempre creativo e propositivo spiega:
“ Si tratta, in sintesi, del superamento del concetto di ospedale come remedium, per farne un luogo di protezione ininterrotta del ben-essere somatico-psichico-intellettuale e spirituale, dall’embrione, o meglio dal DNA, all’età più matura”.

Quest’uomo di Dio abituato a “dire e a fare ” ciò in cui crede, sintetizza il concetto in una frase ad effetto: “ PIU’ ANNI ALLA VITA, PIU’ VITA AGLI ANNI”.

E poi spiga il senso: “ Più anni alla vita, affinché l’uomo abbia il tempo di assestarsi socialmente e ambientalmente conoscendo il mondo che lo circonda quale divino paradiso terrestre. Più vita agli anni, affinché l’uomo, integro fisiologicamente e neurologicamente, sia aiutato a respirare nella sua sfera spirituale”.

Ma questi enunciati como possono essere posti in essere?

Don Verzé lo spiega così: “Per ottenere questi scopi, si deve ricorrere inanzitutto a una medicina “predittiva”, che parte dal sequenziamento del genoma, da informazioni sulle varianti dei nostri circa trentamila geni e delle proteine. Si conoscerà così, predittivamente il rischio di malattia e si avrà la possibilità di prevenirla o di curarla nel modo più mirato.”

Ma lo sguardo di Don Luigi è lungimirante: “E’ poi evidente che l’intelletto trarrà beneficio da una maggior salute del corpo, rivelandosi sempre meglio come componente-cerniera tra massa corporea e sfera dell’anima”.

Poi una pausa per ascoltare la voce del Cardinale Martini:

martinicardinalmartini2ilfoglio.jpg

« Considero bello che si vogliano offrire all’uomo sempre migliori sussidi, proteggendone il ben-essere somatico-psichico-intellettuale, come Lei dice, sin dall’embrione, o piuttosto dal DNA. All’età più matura e concretamente fino alla morte. Mi piace anche la formula “ PIU’ ANNI ALLA VITA, PIU’ VITA AGLI ANNI”.

Non so esprimere il mio giudizio sui mezzi per raggiungere a questi traguardi, ma sento che Lei si pone totalmente dalla parte, non solo dell’uomo, ma di Dio stesso, che vuole la piena felicità ed espansione di ciascuno di noi.

Mi rallegro anche del fatto che l’intelletto trarrà beneficio da una maggior salute dell’uomo. Quanto all’espressione “medicina predittiva”, vorrei che fosse chiaro che essa rispetta ogni momento dell’essere umano.

Ritengo, tuttavia, soprattutto importante dire che la vita fisica non è tutto, che essa in alcuni casi va anche sacrificata per un bene superiore: penso, per esempio, al martirio.
In tutto questo mi pare che il vangelo esprima i desideri profondi dell’uomo e gli mostri concretamente come realizzarli, non solo attraverso i progressi, ma anche attraverso le inevitabili rotture”.

Poi una pausa per ascoltare la voce del Cardinale Martini:

“Considero bello che si vogliano offrire all’uomo sempre migliori sussidi, proteggendone il ben-essere somatico-psichico-intellettuale, come Lei dice, sin dall’embrione, o piuttosto dal DNA. All’età più matura e concretamente fino alla morte. Mi piace anche la formula “ PIU’ ANNI ALLA VITA, PIU’ VITA AGLI ANNI”.

Non so esprimere il mio giudizio sui mezzi per raggiungere a questi traguardi, ma sento che Lei si pone totalmente dalla parte, non solo dell’uomo, ma di Dio stesso, che vuole la piena felicità ed espansione di ciascuno di noi.

Mi rallegro anche del fatto che l’intelletto trarrà beneficio da una maggior salute dell’uomo. Quanto all’espressione “medicina predittiva”, vorrei che fosse chiaro che essa rispetta ogni momento dell’essere umano.

Ritengo, tuttavia, soprattutto importante dire che la vita fisica non è tutto, che essa in alcuni casi va anche sacrificata per un bene superiore: penso, per esempio, al martirio.

In tutto questo mi pare che il vangelo esprima i desideri profondi dell’uomo e gli mostri concretamente come realizzarli, non solo attraverso i progressi, ma anche attraverso le inevitabili rotture”.

A questo punto mi verrebbe d’istinto citare il Dott. RyKe Geed Hamer, osannato dai malati, osteggiato dall’Ordine dei Medici, che colleziona lauree ad honorem in medicina in certi Paesi, e processi in altri, otre a riempire periodicamente le cronache dei quotidiani di mezza Europa con le sue vicende. Infatti, oncologo e ricercatore, basta il suo nome perché nel mondo della Sanità si assista ad una levata di scudi. E, se è vero quanto scrivono, “le sue casistiche di guarigione delle malattie degenerative sono impressionanti, tali da far vacillare l’edificio della medicina ufficiale…” (In LA MEDICINA SOTTOSOPRA – E se Hamer avesse ragione?” (Ed. AMRITA).Poi una pausa per ascoltare la voce del Cardinale Martini:

“Considero bello che si vogliano offrire all’uomo sempre migliori sussidi, proteggendone il ben-essere somatico-psichico-intellettuale, come Lei dice, sin dall’embrione, o piuttosto dal DNA. All’età più matura e concretamente fino alla morte. Mi piace anche la formula “ PIU’ ANNI ALLA VITA, PIU’ VITA AGLI ANNI”.

Non so esprimere il mio giudizio sui mezzi per raggiungere a questi traguardi, ma sento che Lei si pone totalmente dalla parte, non solo dell’uomo, ma di Dio stesso, che vuole la piena felicità ed espansione di ciascuno di noi.

Mi rallegro anche del fatto che l’intelletto trarrà beneficio da una maggior salute dell’uomo. Quanto all’espressione “medicina predittiva”, vorrei che fosse chiaro che essa rispetta ogni momento dell’essere umano.

Ritengo, tuttavia, soprattutto importante dire che la vita fisica non è tutto, che essa in alcuni casi va anche sacrificata per un bene superiore: penso, per esempio, al martirio.

In tutto questo mi pare che il vangelo esprima i desideri profondi dell’uomo e gli mostri concretamente come realizzarli, non solo attraverso i progressi, ma anche attraverso le inevitabili rotture”.

A questo punto mi verrebbe d’istinto citare il Dott. RyKe Geed Hamer, osannato dai malati, osteggiato dall’Ordine dei Medici, che colleziona lauree ad honorem in medicina in certi Paesi, e processi in altri, otre a riempire periodicamente le cronache dei quotidiani di mezza Europa con le sue vicende. Infatti, oncologo e ricercatore, basta il suo nome perché nel mondo della Sanità si assista ad una levata di scudi. E, se è vero quanto scrivono, “le sue casistiche di guarigione delle malattie degenerative sono impressionanti, tali da far vacillare l’edificio della medicina ufficiale…” (In LA MEDICINA SOTTOSOPRA – E se Hamer avesse ragione?” (Ed. AMRITA).

hamer.jpg

Cardinale Martini

“Forse Lei si aspetta di più da una mia risposta, ma io non posso entrare in questa descrizione analitica della medicina: mi accomuno alla maggior parte degli uomini, che utilizzano la medicina, ma non la conoscono.
Ho colto però una parola sulla quale desidero soffermarmi brevemente: spirito. Essa mi porta a pensare allo Spirito Santo, e questo posso dirlo: sono convinto che lo Spirito Santo spinga a questa ricerca scientifica e quindi sono grato a coloro che la compiono.

C’è anche un’altra affermazione, nella Sua domanda, che voglio sottolineare: l’uomo senza l’anima non sarebbe uomo. Mi sembra che colga gli aspetti fondamentali della questione.
Per quanto riguarda il resto, lo ripeto, posso solo ammirare e cercare di comprendere. Questo non mi autorizza a dare un mio giudizio preciso, anche se le speranze dell’umanità sono riposte nella ricerca e nelle risposte che essa sa conseguire. Ma vorrei anche aggiungere che, per quanto si faccia per la salute dell’uomo, c’è sempre un vincolo invalicabile che è la morte”.

Il dialogo tra i due continua ma, per il momento, mi fermo qui, con un invito a te, Fra Costantino ed anche a Fra Marco, come a tanti altri: non isolatevi, non andatevene delusi per i fatti vostri ma uscite dalle cerchie ristrette del numero chiuso e prendete in seria considerazione le provocazione, esaminatele, confutatele…E’ il solo modo per crescere.
Shalôm!
Angelo Nocent

Pas de commentaire »

Pas encore de commentaire.

Flux RSS des commentaires de cet article.

Laisser un commentaire

 

Le Blog de la Médit' |
MON SAUVEUR M'AIME |
Islam |
Unblog.fr | Créer un blog | Annuaire | Signaler un abus | anneecalvin2009
| L'ISLAM
| SAN RICCARDO PAMPURI O.H. -...