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Caro Fra Luigi… Kairos (καιρός) ossia il “tempo di Dio”

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 4 juin, 2009 @ 14:13

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04 Giugno 2009

Caro Fra Luigi,

quello che viviamo – secondo Padre Sorge – è di uno di quei periodi di purificazione che, in concomitanza con le svolte più ardue della storia umana, annunziano e preparano «una nuova primavera cristiana» (cfr SORGE B., Introduzione alla dottrina sociale della Chiesa, Queriniana, Brescia 2006, 113).

Secondo il gesuita, nella storia della Chiesa ciclicamente avviene che ritornino i tempi apostolici. Egli scrive che “Lo Spirito Santo la guida, la libera dalle scorie che il tempo deposita irrimediabilmente sugli uomini e sulle istituzioni e la riporta alla purezza delle origini, preparandola a essere fermento di una nuova civiltà. In simili periodi, la fede sembra regredire, la Chiesa si riscopre minoranza, il suo insegnamento è inascoltato e deriso, i cristiani vengono emarginati culturalmente e socialmente, talora perseguitati e uccisi.”.

Senza andare lontano, è l’esperienza disagevole che sperimentiamo, in modo più o meno diretto, anche nei Centri FBF.

Ci rendiamo conto tutti di trovarci

• di fronte alle chiese che si svuotano,
• alla fede che si indebolisce,
• alle vocazioni che scarseggiano,
• alla società che si scristianizza,
• al dialogo mortificato,
• al raffreddamento della vita religiosa,
• all’incapacità di assumere impegni solidi e duraturi,
• alle contraddizioni di un’invocata collaborazione religiosi-laici…

L’elenco delle note dolenti potrebbe continuare.

Epperò per il credente questi sono momenti di tribolazione, ma fecondi. Il coraggio a non indietreggiare ci viene dall’Apostolo:

la tribolazione produce perseveranza,
• la perseveranza rafforza la fede,
• e una fede forte induce a riporre la speranza solo in Dio (cfr Romani 5, 4).

Se si rinsalda in noi la consapevolezza che la forza della Chiesa

• non sta nel favore dei potenti,
• nelle ricchezze e nei privilegi,
• nei riconoscimenti pubblici,
• neppure nel prestigio culturale,
• ma nella Parola di Dio che le è affidata,
• nella santità dei suoi figli,
• nella povertà evangelica,
• che le vere ricchezze della Chiesa sono i poveri, i piccoli, i sofferenti, gli emarginati,

se non indietreggiamo, vittime delle nostre paure, allora questi sono tempi di grazia, è il Kairos (καιρός) ossia il « tempo di Dio », il momento opportuno per disfarsi della zavorra e facilitarci la navigazione, con lo Spirito che soffia nelle vele.

Continuiamo a ripetercelo e la storia conferma:

• “tutte le volte che la Chiesa è stata ricca, forte e privilegiata ha conosciuto i suoi «secoli di ferro»;
• quando invece è stata povera, debole, emarginata e perseguitata, ha conosciuto i suoi «secoli d’oro» “ (Sorge).

Tuttavia, proprio noi che lo affermiamo, lo riconosciamo, lo constatiamo, siamo forse tra coloro che frappongono resistenza al mutamento evangelico. Per quel che mi par di capire, siamo costretti a prendere atto di un nuovo e preoccupante paradosso: è in corso, non solo nella società in genere ma in casa propria, nel nostro ambito quotidiano, una ulteriore involuzione del gattopardismo italiano, per cui non ci si dovrebbe sforzare nemmeno più di cambiare tutto perché nulla cambi: meglio, più semplicemente, non cambiare nulla.

Solo che la logica di Dio è un’altra e niente può bloccare il Suo progetto che periodicamente necessita di purificazione dalle scorie. La logica con cui Egli compie le sue opere, non è legata necessariamente all’ingegno umano ed è stata spiegata proprio da Cristo stesso all’Apostolo: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Corinzi 12, 9).

Dunque, bisogna muoversi in controtendenza. E se affermiamo che ritornano i tempi apostolici, si vuol sottolineare l’analogia evidente che esiste tra le sfide dei cristiani di oggi e quelle degli inizi. Tanto da poter dire che, come allora, il travaglio della Chiesa non è quello dell’agonia e della morte, ma del rinnovamento e della crescita.

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Il Papa non manca di portarci ogni giorno con decisione e coraggio al Vangelo come criterio fondamentale e ultimo del vivere cristiano ed ecclesiale. Anche il suo governo è improntato a questo obiettivo. E’ solo da una comune conversione al questo Vangelo che ci si può attendere il superamento delle divisioni e contraddizioni. E’ lì il punto essenziale, più profondo e radicale, da cui riprendere il cammino.

Come vedi, se questi sono i presupposti, assisteremo a un tempo certamente non breve di risanamento istituzionale. E non sarà indolore. Ma non c’è alternativa.

Shalom (שלום)
Angulo

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RICORDI ? QUEL GIORNO AVEVAMO 24 ANNI

UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI

Mercoledì, 23 novembre 1966

Diletti Figli e Figlie!

Avrete anche voi avvertito che il Concilio ha suscitato una quantità di questioni, di discussioni, di novità; in tutta la Chiesa, e anche fuori di essa, s’è fatto molto parlare, molto studiare, molto operare; opinioni, dottrine, decreti, innovazioni hanno dato a tutti l’impressione che il Concilio ha messo tante cose in movimento: idee, abitudini, istituzioni, tutto il nostro mondo spirituale s’è come risvegliato, stimolando ogni fedele, ogni persona intelligente a pensare, a capire il cristianesimo e la religione. Se fosse a voi domandato quale sia l’aspetto principale, l’idea centrale, la chiave di tutto questo fatto complesso e dinamico, che cosa rispondereste? la riforma liturgica? l’ecumenismo? il contatto del cattolicesimo col mondo moderno? Sì, questi sono capitoli principali del grande «tomo» conciliare; ma è certo che fra tutti primeggia la dottrina sulla Chiesa, il suo mistero, la sua compagine, la sua missione. Ora Noi domandiamo a voi: per comprendere la Chiesa a quale principio bisogna risalire, a quale punto focale bisogna fermare lo sguardo? Non v’è dubbio: a Cristo; a Nostro Signore Gesù Cristo.

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LE RIVELATRICI DOTTRINE DI SAN PAOLO
È vero che il Concilio non ha trattato espressamente dogmi relativi a Gesù Cristo, come i celebri Concilii dei primi secoli, Nicea, Efeso, Calcedonia; ha trattato piuttosto, come tema centrale, la Chiesa; ma appunto perché ha cercato di vedere e di capire la Chiesa nel suo cuore, nella sua interiorità, nella vitale causalità, piuttosto che nei suoi aspetti storici e giuridici, il Concilio è stato felicemente obbligato a tutto riferire a Cristo Signore, come al Fondatore, non solo, ma come al Capo, alla sorgente, all’operatore, all’animatore, mediante lo Spirito Santo, del mistico suo Corpo, che è la Chiesa.
Citiamo soltanto un testo:

. «Capo – ecco la parola da ricordare e da meditare -, capo di questo Corpo è Cristo.
. Egli è l’immagine dell’invisibile Iddio, e in Lui è stato tutto creato.
. Egli va innanzi a tutti, e tutte le cose sussistono in Lui.
. Egli è il capo del Corpo, che è la Chiesa.
.
Egli è il Principio, il primogenito dei redivivi, affinché in tutto Egli abbia il primato (cfr. Col. 1, 15-18).
.
Con la grandezza della sua potenza domina sulle cose celesti e terrestri e con la sovraeminente perfezione e operazione sua riempie di ricchezze tutto il suo corpo glorioso (cfr. Eph. 1, 18-23)» (Lumen Gentium, 7).

Si potrebbero moltiplicare le citazioni. San Paolo sarebbe soddisfatto di vedere accolte e proclamate dal Concilio, con impressionanti riferimenti testuali, le sue rivelatrici dottrine su Cristo Signore.

E allora: se vogliamo comprendere, dicevamo, la dottrina centrale del Concilio, dobbiamo comprendere la Chiesa; ma per comprendere la Chiesa, dobbiamo tutto riferire a Cristo. Noi dicevamo che la Chiesa è, nel tempo, in continua costruzione. Bisogna ancora ricordare: chi è il vero architetto, il vero costruttore. Gesù riferisce a se stesso questa perenne operazione. «Io costruirò». Bisogna che riflettiamo alla posizione unica di Cristo nella Chiesa e nel mondo.

IL PRIMATO INEFFABILE DEL FIGLIO DI DIO NOSTRO SALVATORE
Egli è il capo. Perché è il principio: nulla è nella Chiesa, nell’umanità redenta e da redimere, che a Lui non si riferisca e da Lui non provenga. L’incarnazione porta la natura umana al suo grado più alto: in Cristo l’uomo si realizza in una suprema espressione: in «forma Dei» e «imago Dei» (cfr. 2 Cor. 4, 4). E perciò Cristo è il prototipo, il modello, l’esempio d’ogni umana perfezione. Non solo: è il Redentore, e perciò l’unico mediatore primario e sufficiente fra Dio e l’uomo; è l’autore della grazia, nessuno si salva senza di Lui; tutti dipendiamo dalla sua pienezza (Io. 1, 16). Per tre ragioni, scrive S. Tommaso, Cristo è capo della Chiesa: perché primo nell’ordine delle cose essenziali; primo nella perfezione, nella tipicità; e primo nell’efficacia della sua azione salvatrice (S. Th. 3, 8, 1).

V’è da meditare senza fine. Dobbiamo spingere il nostro pensiero, la nostra pietà in questa direzione, verso Cristo; e, in un certo senso (cioè quello che riconosce, in Lui, il primo, l’unico, il sommo, il necessario, l’universale) verso Lui solo. Non è da temere, così fissando in Cristo la nostra teologia, il nostro culto, la nostra vita spirituale, che venga meno la nostra devozione alla Madonna ed ai Santi: essa prende piuttosto la sua ragion d’essere, la sua proporzione e anche la sua attrattiva e la sua bellezza, proprio con ammirazione e con fiducia verso l’irradiazione dell’unica luce, ch’è Cristo.

Così non è da temere che l’esaltazione del Capo invisibile della Chiesa debba diminuire la giusta valutazione del capo visibile: che cosa sarebbe questo «uomo peccatore» (Luc. 5, 8) se non fosse di quello l’umile discepolo, il servitore, il ministro, lo strumento? Tutto egli deriva da Cristo, e quanto più da Lui riceve di autorità, di potere ministeriale della sua verità e della sua grazia, tanto più si inabissa nella confessione sovrana di Cristo; ed è allora che Cristo nel suo vicario appare maggiormente vivente ed operante.

UNA SUBLIME PREGHIERA NEL LIBRO DELLA «IMITAZIONE DI CRISTO»
Vi è una pagina dell’Imitazione di Cristo, che raccomandiamo alla vostra considerazione, anzi alla vostra pietà, come quella che può esprimere in accenti di preghiera e di emozione interiore questa collocazione superiore e centrale di Cristo nel quadro religioso, risultante dalla teologia conciliare. Eccone alcune frasi:

«Dammi, dolcissimo e amatissimo Gesù, di posare in Te
• al di sopra d’ogni creatura,
• al di sopra d’ogni salute e bellezza,
• al di sopra d’ogni gloria ed onore,
• al di sopra d’ogni potenza e dignità,
• al di sopra d’ogni scienza e sagacia,
• al di sopra di tutte le ricchezze e le arti,
• al di sopra d’ogni letizia ed esultanza,
• al di sopra d’ogni fama e lode,
• al di sopra d’ogni soavità e consolazione,
• al di sopra d’ogni speranza e promessa . . .
• al di sopra di tutte le cose visibili ed invisibili,
• e al di sopra di tutto ciò che non sii Tu, o mio Dio!» (3, 21).

Così, Figli carissimi, dobbiamo imparare a giudicare, a sentire, a pregare Nostro Signor Gesù Cristo. E così vi sostenga e vi guidi la Nostra Benedizione Apostolica.

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