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LO SPIRITO SOTTO FORMA DI « LINGUE » – Don Enrico Ghezzi

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI,UMANIZZARE O DIVINIZZARE? — 24 mai, 2009 @ 8:02

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Chiesa di Santa Maria dell’Orto – Roma

Carissimo Don Enrico,

 

                                    ho ritenuto di pubblicare sul blog, senza nemmeno chiedertelo, le tue preziose considerazioni perché sono sincere e diagnosticano i mali che affliggono questa e tante altre situazioni analoghe.

Se c’è una vena di amarezza e di sfiducia nel tuo dire, alla fine però emerge la tua fede, convinto come sei che l’ultima parola spetta a Lui, lo Spirito Santo che ha promesso di restare con noi, proprio perché ci sa inclini alle sbandate « politicamente corrette ».

Mi scrivi che « La Pentecoste, inaugura ogni volta il tempo della speranza: è ancora il ‘fuoco’ (ricordi Giovanni di Dio?) sotto forma di ‘lingue’ che deve divampare nel cuore degli uomini e delle donne: è il tempo di ripetere come invocazione, più volte al giorno ‘Vieni Signore Gesù, vieni Santo Spirito’! ». E’ bellisima l’idea che la Parola condivisa accenda l’interiorità. E’ il faticosissimo processo di divinizzazione in atto.

Mi auguro che tu trovi il tempo per allargare la riflessione e, con la tua competenza ed esperienza, possa dare coraggio e speranza a chi è nella « notte oscura ».

« Portate gli uni i pesi degli altri…« , in questo caso vuol dire portare speranza in mezzo a tante delusioni, illuminare le coscienze, l’opera di misericordia di portare la verità e la libertà dei figli di Dio. Per l’intercessione di Santa Maria dell’Orto, di cui riproduco l’effigie che ti è cara e che si venera nell’antica chiesa dove svolgi attualmente il tuo ministero romano.

Angelo

 

Caro Angelo,

                         ho letto, in parte, la tua lunghissima lettera: complimenti per la tua competenza biblico-teologica, citando uno degli ultimi grandi biblisti dei nostri giorni.

Non so quanto potrà servire a questi nostri fratellini. Dentro di loro si è peduta l’anima, l’ideale e la passione. Rimane la buona fede e la povertà di riflessione.

Cosa fare, se tutta l’attenzione degli ultimi anni è stata quella di ‘cambiare’ immergendosi nella dinamica di trasformazione dei locali, delle esigenze sacrosante di riformare l’apparato medico-funzionale?

Lì è il grande equivoco: mi convinco che ‘rinnovare‘ sia identico al trasformare materiale. Quando questo evento perdura per lunghi anni e diverse generazioni, allora le conseguenze sono evidenti: che farò quando ho speso tutte le forze per dire che anch’io ‘esisto‘ , che anch’io sono nell’ingranaggio produttivo per cui devo contare, devo far parlare di me ecc.?

Tutto questo si può anche fare o desiderare, ma nel frattempo debbo approfondire il ‘senso’ del mio eistere, l’anima della mia vita, la passione che mi ha guidato; questo è il valore della ‘tradizione’, un saper riproporre il fuoco della carità evangelica, in ‘vasi nuovi’, in nuove speranze di amore verso questa umanità.

Io non escludo che questo ci possa anche essere stato, ma in modo confuso, senza una stella polare, fermandosi e confermandosi per decenni su uomini e idee, che nascondevano un abisso di desiderio di potere, di ricchezza, di libertà personale, a scapito di ogni rispetto di idee e prospettive che venivano man mano suggerite e indicate.

Ora è troppo tardi, e il tuo strordinario contributo, da quelli che riusciranno a comprenderlo, sarà guardato con infinita amarezza e sofferenza, ma anche trascurato da tutti quelli che non riescono a uscire da una pura visione di gestire il concreto in cui sono immersi.

Ti dirò che questa è una situazione allargata ad ampi strati della Chiesa, che non riesce a ritrovare la forza per il volo inaugurato dal Concilio che abbiamo così tanto amato.

La Pentecoste, inaugura ogni volta il tempo della speranza: è ancora il ‘fuoco’ (ricordi Giovanni di Dio?) sotto forma di ‘lingue’ che deve divampare nel cuore degli uomini e delle donne: è il tempo di ripetere come invocazione, più volte al giorno ‘Vieni Signore Gesù, vieni Santo Spirito’!

Con grande affetto.

don Enrico.

 

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Sono certo che gradirai ricordare una data importante del tuo ministero parrocchiale: la visita del Vescovo di Roma:VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN VIGILIO


OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 7 novembre 1993

Arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze” (Mt 25, 10).

 

1. Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia di San Vigilio, la pagina evangelica dell’odierna domenica narra la parabola delle vergini invitate alle nozze. La festa nuziale, nel linguaggio di Gesù, è un simbolo. Gesù come Sposo è un grande simbolo del Nuovo Testamento, simbolo del Regno dei cieli, della salvezza finale, della vita beata, realtà alla quale siamo tutti chiamati e che, nel disegno divino come pure nel desiderio dell’uomo, rappresenta il termine ultimo dell’esistenza, il compimento della nostra vocazione cristiana. A questa salvezza bisogna tendere con perseveranza e senso di grande responsabilità (cf. Fil 2, 12).

Il testo dell’evangelista Matteo presenta due categorie di persone, entrambe desiderose di entrare alla festa e tuttavia radicalmente differenti per il loro comportamento. Un primo gruppo è formato di vergini “sagge”, le quali, prevedendo che l’attesa avrebbe potuto prolungarsi, portano con sé, insieme con le lampade per rischiarare la notte, anche la scorta di olio per alimentarle. L’altro gruppo invece è costituito da quelle che non vi hanno pensato e all’arrivo dello sposo si trovano con le fiammelle vacillanti e nell’impossibilità di rifornirsi di olio. Il risultato è ineluttabile: le prime entrano e le altre restano escluse, vittime della loro stessa stoltezza. Gesù conclude: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25, 13).

2. Come interpretare la metafora delle lampade e dell’olio? Anzitutto, le lampade rappresentano la vita dei credenti, rinati ed illuminati nel Battesimo, diventati “figli della luce” (Gv 12, 36) per la fede in Cristo, “luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9). L’olio, poi, possiamo intenderlo come simbolo delle risorse spirituali di cui è dotata la Chiesa: un tesoro di verità e di grazia, di preghiera e di energia divina, di insegnamenti e di esempi continuamente a disposizione dei fedeli. Questi esempi sono i Santi.

Inseriti attivamente nella vostra parrocchia, cellula della Chiesa universale, cellula della Chiesa di Roma, anche voi, carissimi Fratelli e Sorelle, potete attingere con previdente costanza da tale patrimonio inesauribile, per essere pronti ad accogliere il Signore in qualunque ora, quando verrà e chiamerà i suoi amici a stare con lui per sempre.
3. Questa interpretazione spiccatamente ecclesiale della parabola aiuta a sottolineare due caratteristiche fondamentali del cristiano. La prima è che egli dispone di grandi ricchezze soprannaturali – anche quella che si chiama cultura cristiana è un tesoro inesauribile – per vivere in modo conforme al suo autentico bene personale e comunitario, bene della Chiesa e del popolo, un bene secondo le attese divine.

Chi è assiduo alla vita della Comunità imita le vergini prudenti ed assicura a se stesso, lungo l’intera esistenza, la necessaria costanza nel tendere a Dio, attraverso la vita di ogni giorno, attraverso la preghiera, attraverso la conoscenza delle verità divine. Da questa conoscenza deriva l’amore di Dio e del prossimo. Nello stesso tempo questo cammino ci conduce al bene, alla carità, alla santità.
Un secondo aspetto di tale appartenenza ecclesiale è l’impegno multiforme che essa comporta, impegno che, nei nostri tempi segnati da preoccupanti forme di neopaganesimo, si presenta ancor più pressante e necessario, come ci ha reso visibile il Sinodo di Roma che ha una sua speciale importanza.

4. I decenni conclusivi del secolo XX, che stiamo vivendo, risentono felicemente del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha esaminato in profondità il rapporto tra la Chiesa e il mondo contemporaneo. I frutti dell’insegnamento conciliare, contenuto in documenti di altissimo valore teologico e pastorale, sono ben visibili. Penso al rinnovamento della liturgia, alla più intensa partecipazione dei fedeli laici alla missione della Chiesa, all’impegno di carità e al generoso coinvolgimento missionario, agli sforzi coraggiosi del dialogo ecumenico ed interreligioso.

Nella linea dell’autentica interpretazione del Concilio si situa anche il Sinodo pastorale della nostra diocesi romana, evento di comunione e di missione, conclusosi nello scorso mese di giugno. Il suo primo risultato consiste proprio in un rinnovato stile di vita dell’intera Comunità credente per una partecipazione più attiva all’opera della nuova evangelizzazione della Città, del Paese e del mondo contemporaneo. È una grande sfida per la Chiesa.
Strumento prezioso per tale lavoro apostolico e missionario è il “Libro del Sinodo”, che quest’oggi nel corso della mia Visita pastorale simbolicamente vi consegno. Esso costituisce ormai il testo-guida nel cammino della diocesi di Roma verso il terzo Millennio cristiano. Vi troverete, ne sono certo, abbondante olio per far brillare sempre meglio le vostre lampade di fede e di carità, nel servizio di Dio e del prossimo.

5. Del “Libro sinodale” vi sono ben note le linee fondamentali. La prima parte aiuta ad approfondire il significato e il valore dell’essere Chiesa, famiglia unita nella comunione e chiamata a compiere la missione dell’evangelizzazione.
La Chiesa che è in Roma, la nostra Chiesa particolare, riveste alcune caratteristiche peculiari, legate al ministero universale del suo Vescovo, il successore di Pietro. Essa è pertanto chiamata a collaborare con lui nell’accoglienza e nella missione verso i fratelli di ogni Continente, offrendo a tutti una singolare testimonianza evangelica.
Nella seconda parte del “Libro” sono indicate le vie della nuova evangelizzazione, e, nella terza, sono messe a fuoco alcune priorità o ambiti privilegiati: la famiglia, il mondo giovanile, la società civile nelle sue finalità di promozione umana e la cultura come strumento di crescita individuale e sociale.

6. Evangelizzare la Città: si tratta di un impegnativo sforzo apostolico, al quale anche voi, cari parrocchiani di San Vigilio, siete chiamati a partecipare attivamente, anche il Popolo di Dio partecipa all’attività apostolica, sotto la guida dei vostri Pastori, del Cardinale Vicario, Camillo Ruini, responsabile di tutte le parrocchie, di Monsignor Clemente Riva, Vescovo della vostra zona, del vostro Parroco, DON ENRICO GHEZZI, e di tutti i sacerdoti della Prefettura.

La vostra è una parrocchia di recente istituzione, una comunità “giovane”, popolosa, che guarda fiduciosa verso il futuro. I giovani sono fiduciosi, dimostrano fiducia verso la loro famiglia e i loro parenti se l’ambiente non li condiziona. I giovani a Denver hanno mostrato grande fiducia verso la Chiesa e ci hanno fatto una grande sorpresa. Non si prevedeva una così grande fiducia verso la Chiesa, verso la persona del Papa, verso i Vescovi. È stato un evento stupendo.

Crescete, pertanto, carissimi fratelli e sorelle, in quell’assiduità alla vita parrocchiale che già mostrate con l’odierna vostra presenza. Siate uniti tra voi, con i vostri sacerdoti, e con tutte le componenti della vostra Comunità, sostenendovi sempre a vicenda. Coltivate la preghiera individuale e comune, testimoniate il Vangelo con le parole e con la vita, e, in proporzione ai talenti ricevuti da Dio, prendete parte alle attività promosse dalla Parrocchia per diffondere la parola di Dio, affinché la speranza animi ogni famiglia di questo vostro quartiere.

7. Bisogna poi curare molto la vita delle vostre famiglie, di tutte le famiglie. In tale spirito di assiduità alla vita parrocchiale, di fraternità e di collaborazione con il vostro Parroco, saluto i genitori, primi responsabili dell’educazione alla fede dei figli, e con essi i giovani e le giovani da cui tanto la Chiesa si attende. Saluto i catechisti, tanto importanti nei Paesi di missione, ma anche importanti a Roma, che è una terra di missione. Saluto i collaboratori della vostra comunità parrocchiale e gli animatori dei vari gruppi ecclesiali impegnati nell’opera della carità e dell’animazione liturgica.

8. Comunità di San Vigilio, anche a te il Signore dice: “Sii fedele… e ti darò la corona della vita” (cf. Ap 2, 10).
Carissimi, Iddio ricompensi quanto voi fate per la Chiesa, per l’animazione evangelica delle vostre famiglie, per il quartiere e per la Città.
Possiate vivere ed operare in modo tale da essere pronti ad accogliere il Signore che viene.
Possiate ogni giorno ripetere con profonda nostalgia dello spirito: “Ha sete di te, Signore, l’anima mia”!
Siate sempre desti e vigilanti! Cercate il Signore! Non perdete mai il vostro cammino.

L’Eucaristia è il momento in cui si dice: “Ecco lo sposo, andategli incontro”. Cristo ha istituito questo sacramento che lo rende presente in persona. Ricevetelo.

“Le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze”. Entrare alle nozze vuol dire oggi partecipare al banchetto eucaristico e ricevere il Signore. È quanto vi auguro di cuore.
Amen!
 
© Copyright 1993 – Libreria Editrice Vaticana

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