ANGULO dei Globuli Rossi – UNA CASA DI "SOGNATORI E VISIONARI" DEL POPOLO DI DIO – Aggiungi un posto a tavola…

Caro Fra Luigi…07 Aprile 2009 – Angulo

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 7 avril, 2009 @ 17:39

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Caro Fra Luigi, 

                              questa mia, indirizzata a te, vorrei che raggiungesse simbolicamente tanti altri amici, religiosi e laici, ai quali mi sento legato e in comunione. 

Le poche ore trascorse con la tua comunità di Gorizia, le due Messe con i degenti, la vita fraterna salmodiante, la colazione insieme…sono grazia quaresimale piovutami addosso in questi giorni per   spingermi con più fede all’appuntamento con la Pasqua del Crocifisso-Risorto.  Ringrazia il Padre Priore, sempre tanto accogliente, accontentandosi di un’Ave Maria. E un caro saluto anche a Fra Gianmaria per le gentilezze che mi usa. 

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Quest’incontri saltuari mi fanno sempre pensare…E’ bello constatare  che la vostra Fraternità è impostata sul sogno del Vescovo Cromazio d’Aquileia che voleva la sua Chiesa sul prototipo della Comunità di Gerusalemme. In sostanza  Villa San Giusto che cos’è se non la comunità descritta negli Atti degli Apostoli? Certo, potrà sempre essere migliorata, perfezionata, arricchita di carismi…ma l’impostazione è quella giusta. Ci vorrebbe solo un soffio di giovinezze. Ma i figli a Dio vanno chiesti. E, se implorati, prima o poi arriveranno. Basta guardare a Elisabetta, la sterile, e non ragionare come suo marito Zaccaria che riteneva impossibile il miracolo della fecondità. 

Quando torno tra voi, ogni volta mi chiedo quale sia mai questa mia nuova strana vocazione che risale a cinque, sei anni fa.  A differenza di quella di Paolo, la mia è stata solo una piccola caduta dal somaro della mia stupidità, supposto che l’Apostolo sia caduto da cavallo, come amano dipingerlo gli artisti. 

Ma chi avrebbe potuto chiamarmi, invitarmi alle Sue confidenze se non il Maestro Interiore? Mi sono ripetutamente sentito dire che dovevo decidermi ad uscire  dai ristretti confini in cui mi ero cacciato e che dovevo tornare dai miei fratelli che non mi avevano venduto, come Giuseppe e che qualcuno era perfino rimasto dispiaciuto della mia partenza. 

In realtà, la Voce che non ho prontamente assecondato, parendomi di far meglio ad ignorarla, mi spingeva ad incontrare qualcuno che poi se n’è andato in Cielo. E quando l’ho saputo, orami era troppo tardi. O forse si trattava proprio del momento opportuno per non riaprire ferite, forse mai del tutto rimarginate.

Ma la spinta a superare la resistenza è continuata. Più il disagio era grande, più forte e convincente era l’incoraggiamento che mi sentivo crescere nel cuore. Avevo un bel dirGli “cosa ci torno a fare!?”. La risposta  che mi veniva da dentro era disarmante: “Vai a condividere”. “Sì. Ma cosa?”.  Venir lì per dei convenevoli? Per tornare indietro con gl’anni e richiamare il passato alla memoria? Bello, piacevole, simpatico. Ma poi ? 

Forse il motivo era scritto proprio in Atti, 18, 9-10. Sarebbe bastato aprire e leggere: 9Una notte il Signore apparve in sogno a Paolo e gli disse: « Non aver paura! Continua a parlare, e non tacere, 10perché io sono con te! Nessuno potrà farti del male. Perché io ho un popolo numeroso in questa città… « . 11Paolo rimase a Corinto un anno e mezzo, e annunziava loro la parola di Dio.” 

Ascoltare ed annunziare senza timore. In realtà questo è un ruolo vicendevole che abbiamo ricevuto: “andate…guarite…annunciate…” (Mt 10 ss). La città di cui parlano gli Atti, nel nostro caso non significava tanto una realtà geografica quanto una fraternità estesa, nata e sopravissuta nei secoli proprio per dare ospitalità agli ultimi. E chi più ultimo di me era bisognoso di ospitalità?

 E poi sai bene che gli ultimi sono fatti anche a modo loro e bisognosi spesso di compassione. E questa l’ho trovata ed è cosa diversa dal “compatimento” che avrei meritato. E siamo qui ormai a parlare, giorno dopo giorno, del Risorto, Vivente che cammina con noi, poveri discepoli di Emmaus che, per riconoscerlo allo spezzar del Pane, abbiamo tanto bisogno di quella Sua parola ancora capace di riscaldarci il cuore. 

Al mio ritorno, nella borsa conservavo ancora quel pane tanto amato della Parola di Dio, che lì, tra voi, avevo imparato ad amare, la sola cosa che avrei potuto condividere.

Abitando a due passi da Milano, avevo seguito per anni dalla mia Parrocchia gli insegnamenti dell’Arcivescovo Martini che mi ha educato a una fede pensante. Avevo provato a scrivere anche su SETTE GIORNI, un settimanale diocesano  locale. Finché, con il pretesto del debito di una pizza in trent’anni mai onorato, il ghiaccio s’è finalmente rotto, i muri di carta son caduti e mi sono ritrovato a far mie le gioie e le ansie della  famiglia d’un tempo, sempre amata e mai dimenticata.

Ma le feste – anche quella del figliol prodigo – non durano a lungo. Se il ritorno, almeno per me è stato motivo di gioia, a poco a poco l’indifferenza s’è insinuata come solo la nebbia sa fare, provocando anche qualche fastidioso brivido. Ma sono i passaggi provvidenziali, da vedere come gradini ascensionali.  

Quelli che vado facendo sono discorsi abbastanza complessi che non tutti possono pienamente capire. Io per primo fatico a cogliere il disegno di Dio che pur ci dev’essere, poiché non  tutto si può liquidare come semplice casualità. Osserva la foto del mosaico di Ravenna che ho posto in cima. E’ fatto di tasselli. Ogni tessera di mosaico è importante come la sua vicina; l’una non può starsene senza l’altra perché il capolavoro è nell’insieme, non nel particolare che si riduce ad essere un piccolo frammento insignificante.

pasquaradiceilvenerdsanto.bmpMa veniamo ai raffreddamenti e perfino alle amarezze di una qualche incomprensione. Per un morivo o per un altro, è il conto che un po’ tutti si è destinati a pagare.
Dopo la Trasfigurazione, grazia concessa temporaneamente, il vangelo precisa: “Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo” (Mt 17,8) E che cosa vuol dire “Gesù solo”?  Vuol dire Gesù così come veniva colto dalla miopia delle persone prima della Trasfigurazione: 

  • un Gesù suscettibile di essere rinnegato dalla folla, tradibile perfino da discepoli,  

  • un Gesù condannabile a morte, da crocifiggere, 

  • il Gesù dell’anonimato che per trent’anni nessuno ha mai sospettato come inviato dal Padre, ecc. 

  • un Gesù che fa strani discorsi, che mangia e beve con i peccatori, che parla con le prostitute, perdona i peccati ed è recepito come indemoniato… 

E’ il Gesù dell’intelligenza umana che si ribella ad entrare nel mistero della croce, vissuto giorno dopo giorno, ora dopo ora, per fede, non per visione.  Bisognerebbe mettere nel conto che sul Tabor ci è concessa solo qualche breve e rara sosta nella vita. Per il resto, è un costante vivere con “Gesù solo”, al quale  si può offrire miseria, sofferenza, umiltà, pentimento, le sole cose di cui un peccatore dispone in abbondanza. Ed è proprio ciò che il Signore si aspetta. 

Durante la messa di Domenica, mi son trovato a guardar fuori dalla finestra del salone pieno di anziani in carrozzina. E m’è venuto in mente Fra Riccardo Pampuri convalescete a Gorizia, pochi mesi prima di morire. M’è anche parso, per un momento, di vederlo passeggiare in giardino, sotto gl’alberi, a respirare l’aria buona del Carso. No, non una visione, solo immaginazione. In realtà lui era più presente di me all’Eucaristia, con tutta la Chiesa Celeste. 

castellettipzaccaria.jpgTi ricordi che abbiamo parlato anche di Padre Zaccaria Castelletti? Sai, l’idea che “l’avremo intercessore in  cielo”, come ha profetizzato, preso alla lettera, continua a risuonarmi nella mente alquanto pretestuoso. Forse il vero senso della  profezia è un altro: continuo a credere che Riccardo sia stato mandato come riformatore, provocatore, compagno d’orazione, non delegato a farlo per noi. Solo che la profezia, così intesa, stenta a farsi strada.

Spesso invece s’è preferito intenderla come una delega: “prenditi i nostri grattacapi e fai qualcosa…”. Siamo tutti uguali: preferiamo le scorciatoie alle salite ripide.

 Sto prendendo appunti sull’argomento cui da tempo vado riflettendo  e, appena pronti, te li trasmetterò per un parere. 

E’ tempo di Passione ormai. Io timidamente chiedo di viverla nella carne o condividerla almeno con chi già si trova crocifisso. Auguro anche a te che questa Passione ti arda nel cuore come “fornax ardens caritatis”, ci direbbe Fra Riccardo. 

La vita a due con Gesù, il Risorto, il Vivente, è concreta e reale, quanto il nostro vivere tra le persone. Eppure questo vivere con Lui si svolge nell’oscurità e nell’austerità della fede. Ma Lui che è pienezza della vita e della gioia permette e rende possibili a noi quei rapporti profondi e costanti con Lui, spesso impossibili nei nostri rapporti quotidiani interpersonali.

Chissà quante volte lo hai sperimentato:

  • se gli parlo, Lui mi sente,

  • se non vedo, Lui si fa sentire come voce interiore,

  • se mi distraggo o mi smarrisco, Lui mi riporta sul sentiero… 

Prigioniero come sono delle mie pesantezze, di tanti piccoli egoismi e della mediocrità  che tanto preoccupava Fra Riccardo e che a me tutto sommato non dispiace, ti chiedo il regalo pasquale di una preghiera affinché i miei voti si riducano almeno ad uno: obbedienza incondizionata alla volontà del Padre, ma recepito per quello che è:  Babbo – Abbà – Papà.   

Ricambierò al meglio questa  carità che mi vorrai usare, esprimendoti  gli auguri più cari affinché il passaggio del Signore ti restituisca l’ardore della giovinezza pur nell’avanzare degl’anni con il loro inevitabile grigiore. 

Fra Luigi caro, cantiamolo insieme: il Signore è veramente risorto. Alleluia! 

Angulo 

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P.S. – 11 Aprile 2009

Caro Fra Luigi,

m’è venuto freddo all’alba di questo Sabato Santo, sentire alla radio un commento di Gianfranco Ravasi a pagine Lucane ed in particolare a quella del « Figliol prodigo » che la Bibbia di Gerusalemme preferisce titolare « Il figlio perduto e il figlio fedele » ( Lc 15, 11-32), contrapposizione di due religiosità, di due figure spirituali.

E mi son venute anche delle considerazioni generiche che espongo non tanto per riferirmi a qualcuno in particolare ma solo per evidenziare il rischio che corrono sia il giusto in divisa, fatto monaco più dall’abito che dal suo modo di pensare, che il cristiano generico, ambizioso della sua “evidente diversità di impegnato”, palesemente entrambi del Padre FIGLI GLACIALMENTE FEDELI.

Rileggendo il Vangelo di Luca mi sgorga spontanea dal cuore un’invocazione:

“O figli fedeli,
così glaciali con i figli perduti,
se fosse per voi…
i fratelli potrebbero benissimo
starsene per l’eternità
dove han deciso di andarsi a cacciare…”.

La parabola è nota ma vengono poco evidenziate parole e reazioni del fratello maggiore, figlio fedele rimasto in casa:

5 “Il figlio maggiore, intanto, si trovava nei campi. Al suo ritorno, quando fu vicino alla casa, sentì un suono di musiche e di danze. 26Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa stava succedendo.

27Il servo gli rispose: « È ritornato tuo fratello, e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello, quello che abbiamo ingrassato, perché ha potuto riavere suo figlio sano e salvo ».

28″Allora il fratello maggiore si sentì offeso e non voleva neppure entrare in casa. Suo padre uscì e cercò di convincerlo a entrare.

29″Ma il figlio maggiore gli disse: « Da tanti anni io lavoro con te e non ho mai disubbidito a un tuo comando. Eppure tu non mi hai dato neppure un capretto per far festa con i miei amici. 30Adesso, invece, torna a casa questo tuo figlio che ha sprecato i tuoi beni con le prostitute, e per lui tu fai ammazzare il vitello grasso.

31″Il padre gli rispose: « Figlio mio, tu stai sempre con me e tutto ciò che è mio è anche tuo. 32Non potevo non essere contento e non far festa, perché questo tuo fratello era per me come morto e ora è tornato in vita, era perduto e ora l’ho ritrovato » .
Di fronte al Padre prodigo di misericordia nei confronti del figlio prodigo di peccato, è il fratello “buono” a sentirsi offeso, sdegnato, a muovere dei rimproveri e dei giudizi severi.

Come dovrebbe riempire di gioia il renderci conto che « Gesù non ha mai perso la pazienza nei confronti dei poveracci e dei traditori, non ha mai avuto imbarazzo a parlare con le prostitute e i peccatori; ma non ha mai sopportato proprio questa categoria di persone, gli ipocriti. Nei loro confronti è implacabile: « Guai a voi farisei e scribi ipocriti… » (vedi Mt 23: è un’ondata tempestosa di maledizioni, di sdegno, di imprecazoni) » . (Ravasi).

Luca evidenzia che questo figlio maggiore è prototipo di una legione di “giusti freddi, implacabili, dagli occhi sempre altezzosi”. Egli in realtà è il tipico modello del « giusto ipocrita », persona incapace di gioire, di partecipare alla festa. E’ scritto: “ Suo padre uscì e cercò di convincerlo a entrare”. Non è detto se vi sia riuscito. Dalla reazione che ebbe, fa pensare che abbia preferito rimanere sulle sue di uomo « giusto fredo, implacabile, altezzoso, ossia ipocrita ».

Scoprendo in me copia di entrambi i figli che or l’uno, or l’altro, a seconda delle circstanze, tentano di emerge sia nei miei atteggiamenti che nei giudizi, proprio per il timore di acquisire la mentalità del « giusto ipocrita », pur avendo fatto l’esperienza del « figlio perduto », in quest’alba del Sabato che segue il Venerdì di Passione, vorrei richiamare sopratutto a me stesso un’altra sottolineatura udita dal Ravasi: “Questa parabola è il canto non della giustizia orgogliosa che è simile a una medaglia messa sul petto, ma della giustizia che si conquista nella confessione della propria miseria. L’importante è dire “Mi alzerò e ritornerò” “.

Come mi vengono care due figure di preti amati in gioventù e mai persi di vista:

- DON PRIMO MAZZOLARI che scriveva: “La mia vita si volge fra questi due momenti, come tra due poli opposti: la mia povertà e la tua sovrabbondante misericordia. Donde il mio sospiro e il mio grido: “Veni Domine, et noli tardare! Vieni, Signore, e non tardare!” “
- DON LORENZO MILANI che nel testamento ha lasciato queste parole significative: “ Ho voluto più bene a voi – scriveva ai ragazzi di Barbiana – che a Dio; ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto sul suo conto « .

Era solo per dire che, ad eccedere in misericordia, non si sbaglia mai. Ma occorrono “viscere di madre”, il vero significato di “Ospitalità”. Tanto più se professata con un « voto solenne ».

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