ANGULO dei Globuli Rossi – UNA CASA DI "SOGNATORI E VISIONARI" DEL POPOLO DI DIO – Aggiungi un posto a tavola…

CRISTO SIGNORE, PONTEFICE ASSUNTO DI MEZZO AGLI UOMINI

Classé dans : CHIESA POPOLO DI DIO — 25 février, 2009 @ 3:37

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Salutiamo voi che, uniti a Gesù Cristo,

siete diventati il popolo di Dio

insieme con tutti quelli che, ovunque si trovino,

invocano il nome di Gesù Cristo, nostro Signore.

Dio, nostro Padre,

e Gesù Cristo , nostro Signore,

diano a voi grazia e pace. (1 Cor 2-3)

 CRISTO SIGNORE, PONTEFICE ASSUNTO DI MEZZO AGLI UOMINI dans CHIESA POPOLO DI DIO vienispiritosanto

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POPOLO DI DIO:

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Chiamati ad esseresanti insieme

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 PERCHE’ ANGULO?

sangiovannididioilmendicantedigranada.jpgAi tempi di San Giovanni di Dio, c’era un uomo di nome Giovanni d’Avila - da non confondere con il Santo suo direttore spirituale - che, oltre ad essere un caro amico, era diventato l’uomo di fiducia, il suo braccio destro. 

Egli lo chiamava familiarmente ANGULO.

Oggi noi lo ricordiamo proprio perché il suo nome  viene ripetutamente menzionato o sott’inteso nelle Lettere.

« Verrà lì Giovanni d’Avila, che è il mio compagno, benché io lo chiami sempre Angulo: però il suo vero nome è Giovanni d’Avila » (68). Sorella mia molto amata, buona duchessa di Dessa, mandatemi un altro anello o qualsiasi altro vostro monile, affinché abbia che impegnare…(69) (II Lettera alla duchessa di Sessa)

sangiovannididiofirmaabbreviata.jpg« …Se a Gesù Cristo piacerà togliermi da questa vita presente, lascio qui disposizioni per quando tornerà il mio compagno Angulo, che si è recato a Corte, e lo raccomando a voi, poiché si ritrova assai povero lui e sua moglie! . (16).  (III Lettera alla Duchessa di Sessa).

Il suo matrimonio con Beatrice De Ayvar fu celebrato all’interno dell’Ospedale il 14 Maggio 1549.

Il primo suo figlio Giovanni, nacque il 20 Marzo 1550, a soli dodici giorni dalla morte di San Giovanni di Dio; seguirono Filippa nel 1552, Pedro nel 1554 e Alonso nel 1556.

Vn. M. De Mina, Angulo = Juan de Avila. Prototipo del tranajador cristiano en el primewro Hospital de San Juan de Dios, in « Eermanos Hospitalarios », 163: 110-113, 1991

nocentangelo431339.jpgUn buon motivo per dedicare ad ANGULO un meritato posto nel web. Ma anche per rinsaldare con il Santo di Granada un’antica alleanza e rinvigorire  passioni giovanili disperse in tutte le latitudini.

melogranino dans CHIESA POPOLO DI DIO

Video Apocalisse di San Giovanni

« Rivelazione di Gesù Cristo che Dio gli diede per render noto ai suoi servi le … »

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LA CHIESA

.

POPOLO DI DIO

pellegrinocardarcivescovomicheleditorino.jpgLa messa in risalto di Chiesa popolo di Dio viene dal Concilio Vaticano II, (1Cor 2-3) .

Scriveva il Card. Michele Pellegrino, Arcivescovo di Torino:

« Non un agglomerato di gente, non una massa di gente che si trova lì per caso. No, ma un popolo che racoglie in sé tutti i batezzati, che hanno in comune qualcosa di profondo, di grande.

Quando si dice « popolo di Dio » vuol dire che prima di qualsiasi istituzione gerarchica, di qualsiasi differenza, tra preti, vescovi, laici, c’è qualcosa che accomuna tutti i batezzati, tutti i credenti in Cristo, in una unità, in una comunione…

Tuttavia si tratta di una comunità articolata, non indiferenziata. Non siamo chiamati a fare tutti le stesse cose, tutti allo stesso livello. Una comunità differenziata in cui c’è una distinzione di ministeri…

E specificava:

  • Un cristianesimo cosciente…
  • Un cristianesimo critico…
  • Cristiani corresponsabili…
  • Essere coerenti…
  • Essere aperti all’uomo…
  • Apertura al mondo…
  • Apertura agl’ultimi…
  • Apertura a Dio.

Ultima in ordine di tempo, ma non in ordine di importanza. Anzi la dico alla fine, proprio per insistere sull’importanza di questa sigenza. Ho detto: apertura all’uomo, e ora dico apertura a Dio. Del resto, senza l’apertura a Dio non c’è vera e completa apertura ai fratelli ». (Maglie, Lecce , 1979)

pellegrinoarcivescovo.jpg « Mi commuovo quando penso ai mesi in cui il padre, una volta alla settimana, scendeva lo scalone dell’Arcivescovado, bussava alla porticina d’ingresso della nostra sede, si sedeva con noi attorno al tavolo, nella sacrestia e ci spiegava il Vangelo di Giovanni. Una cinquantina di ragazzi, un registratore e lui, il cardinale, con la paternità e l’affabilità che lo distinguevano, ci educava al gusto della Parola. » (Ernesto Oliviero)

gesuciecoduccio.jpg781 « In ogni tempo e in ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo teme e opera la sua giustizia.

Tuttavia piacque a Dio di santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e santamente lo servisse.

Si scelse quindi per sé il popolo israelita, stabilì con lui un’alleanza e lo formò progressivamente [...].

Tutto questo però avvenne in preparazione e in figura di quella nuova e perfetta Alleanza che doveva concludersi in Cristo [...] cioè la Nuova Alleanza nel suo sangue, chiamando gente dai Giudei e dalle nazioni, perché si fondesse in unità non secondo la carne, ma nello Spirito » 206

Le caratteristiche del popolo di Dio

782 Il popolo di Dio presenta caratteristiche che lo distinguono nettamente da tutti i raggruppamenti religiosi, etnici, politici o culturali della storia:

 

È il popolo di Dio: Dio non appartiene in proprio ad alcun popolo. Ma egli si è acquistato un popolo da coloro che un tempo erano non-popolo: « la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa » (1 Pt 2,9).

 

— Si diviene membri di questo popolo non per la nascita fisica, ma per la « nascita dall’alto », « dall’acqua e dallo Spirito » (Gv 3,3-5), cioè mediante la fede in Cristo e il Battesimo.

— Questo popolo ha per Capo Gesù Cristo (Unto, Messia): poiché la medesima unzione, lo Spirito Santo, scorre dal Capo al corpo, esso è « il popolo messianico ».

— « Questo popolo ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come nel suo tempio ». 207

— « Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati ». 208 È la legge « nuova » dello Spirito Santo. 209

— Ha per missione di essere il sale della terra e la luce del mondo. 210 « Costituisce per tutta l’umanità un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza ». 211

— « E, da ultimo, ha per fine il regno di Dio, incominciato in terra dallo stesso Dio, e che deve essere ulteriormente dilatato, finché alla fine dei secoli sia da lui portato a compimento ». 212

Un popolo sacerdotale, profetico e regale

783 Gesù Cristo è colui che il Padre ha unto con lo Spirito Santo e ha costituito « Sacerdote, Profeta e Re ». L’intero popolo di Dio partecipa a queste tre funzioni di Cristo e porta le responsabilità di missione e di servizio che ne derivano. 213

784 Entrando nel popolo di Dio mediante la fede e il Battesimo, si è resi partecipi della vocazione unica di questo popolo, la vocazione sacerdotale: « Cristo Signore, Pontefice assunto di mezzo agli uomini, fece del nuovo popolo « un regno e dei sacerdoti per Dio, suo Padre ». Infatti, per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo ». 214

785 « Il popolo santo di Dio partecipa pure alla funzione profetica di Cristo ». Ciò soprattutto per il senso soprannaturale della fede che è di tutto il popolo, laici e gerarchia, quando « aderisce indefettibilmente alla fede una volta per tutte trasmessa ai santi » 215 e ne approfondisce la comprensione e diventa testimone di Cristo in mezzo a questo mondo.

786 Il popolo di Dio partecipa infine alla funzione regale di Cristo. Cristo esercita la sua regalità attirando a sé tutti gli uomini mediante la sua morte e la sua risurrezione. 216 Cristo, Re e Signore dell’universo, si è fatto il servo di tutti, non essendo « venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti » (Mt 20,28). Per il cristiano « regnare » è « servire » Cristo, 217 soprattutto « nei poveri e nei sofferenti », nei quali la Chiesa riconosce « l’immagine del suo Fondatore, povero e sofferente ». 218 Il popolo di Dio realizza la sua « dignità regale » vivendo conformemente a questa vocazione di servire con Cristo.

« Tutti quelli che sono rinati in Cristo conseguono dignità regale per il segno della croce. Con l’unzione dello Spirito Santo sono consacrati sacerdoti. Non c’è quindi solo quel servizio specifico proprio del nostro ministero, perché tutti i cristiani, rivestiti di un carisma spirituale e usando della loro ragione, si riconoscono membra di questa stirpe regale e partecipi della funzione sacerdotale. Non è forse funzione regale il fatto che un’anima governi il suo corpo in sottomissione a Dio? Non è forse funzione sacerdotale consacrare al Signore una coscienza pura e offrirgli sull’altare del proprio cuore i sacrifici immacolati del nostro culto? ». 219

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melogranino

GR = a: « …ci educava al gusto

della Parola.” (Ernesto Oliviero)

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LA TRADIZIONE: Giovanni evalgelista, Agostino vescovo, Raffaele arcangelo, Giovanni di Dio, Giovanni Grande…

E ancora: Riccardo, Benedetto, i Martiri della Sagna, Olallo, Eustachio, i Venerabili…alla scuola di Maria, per il momento, la sola donna. Ma quante Marie di Magdala dietro le quinte…!

 

melograninoChi pensasse alla GLOBULI ROSSI Company come ad una recente fondazione, a un nuovo movimento carismatico, con tanto di fondatore,  prima o poi da mettere sugli altari, si sbaglierebbe.

Di attuale c’è soltanto poca cosa: il nome, discutibilissimo. Ma i santi, alcuni di vecchia data, altri freschi di nomina,  compreso uno stuolo di martiri, già esistono e tutti  »canonizzati ». Perciò si cammina sul sicuro.

pampuricopertinabiografiaafumettisanpampuri2.jpgNon c’è merito. Solo la grazia della presa di coscienza di una realtà che esiste almeno da cinque secoli, ma che origina molto, molto prima. A guardar bene, è l’altare dell’Ultima Cena che va dilatandosi a dismisura, fino a raggiungere gli estremi confini della terra.

C’è voluto poco: è bastato spolverare la cassaforte, lucidare le maniglie, oliare la serratura, riaprirla…e i gioielli son tornati a risplendere, a parlare  al cuore.

La rivitalizzazione è solo opera dello Spirito che ha ossigenato e rigenera gl’occhi degli osservatori per coinvolgerli nella divina avventura:

 “Et dixit qui sedebat in throno: ecce nova facio omnia” (Ap 21,5).

melograninoRiccardo è un educatore:

« …ci educa al gusto della Parola »

 

 

 

GLOBULI ROSSI VUOL DIRE CADERE DA CAVALLO

paolopalaconversione324.jpgGR,pur frammento, è Popolo di Dio e perciò stesso Corpo di Cristo.

Ognuno, religioso o laico, dovrebbe essere animato da quell’amore capace di sacrificare se stesso, che Cristo ha mostrato sulla Croce:

« Cristo non ha cercato ciò che piaceva a lui » (Rom.15,3 – Sal. 69,10).

Ognuno ha la sua « via di Damasco ». Ognuno è chiamato a sperimentare la caduta dal cavallo delle umane sicurezze.

  • Alla voce che scende dal Cielo, la domanda che viene spontanea  è sempre la stessa: « Chi sei, o Signore? ».
  • Ed ognuno conserva nel cuore la risposta: « Io sono Gesù…Perché mi persegiti? Su, alzati e rimettiti in piedi ».(Atti: 26, 14-18).
  • Dolcissimo, affettuoso, meritato rimprovero ! 

Come lo zelante Saulo di Tarso, ognuno possiede le perversioni farisaiche tipiche di colui che si propone come salvezza di se stesso, credendo di essere giunto all’apice della perfezione.

A riguardo delle perversioni più profonde, la situazione di Paolo, persecutore zelante, è istruttiva.

Il Card. Martini,  rifacendosi al Vangelo che dice: « I peccatori vi precedono nel Regno di Dio« , ne ricava questo insegnamento:

« Vuol dire che chi commette dei peccati, ad esempio, si ubriaca o si lascia vincere dalla sensualità, commette peccato, certo, ma è sempre, in qualche modo, conscio di fare il male: ha bisogno di comprensione, di aiuto e dimisericordia per superare la propria debolezza e confessa di essere fragile e debole.

Ed è questo il peccato che Gesù attacca nei farisei: quella perversione fondamentale per cui l’uomo si fa salvezza di se stesso e, credendo di essere giunto all’apice della perfezzione, giunge alle più gravi aberrazioni della violenza« .

Di questo male oscuro  patiamo un po’ tutti: sia i consacrati che i laici cristiani.

GR, nell’anno Paolino, assume il significato di una richiesta all’apostolo  per sapere dove il Signore lo ha portato dopo la caduta da cavallo.

La risposta di Paolo è nella Lettera ai Filippesi e in quella ai  ai Galati, dove egli ci fa comprendere il significato di questa direzione.

Noi, un po’ alla volta, in questa analisi dei,testi ci faremo guidare dalle sapienti considerazioni dell’Arcivescovo Martini…

Vedi anche   SAN PAOLO CADUTO TRE VOLTE – Gianfranco Ravasi

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UNA FEDE ADULTA E PENSATA

melogranofiore.jpgGR  è un melograno fatto di tanti chicchi che aspirano a maturazione per diventare rossi e succulenti. Un frutto generato da un albero genealogico  ben piantato e solido: Giovanni di Dio, un avventuriero illuminato.

GR è un invito a riflettere, un modo di pensare, un risveglio, una rinascita, una iniziativa, rimedio alla tentazione di stanchezza e scoraggiamento che si registrano su diversi fronti.  E’ una proposta terapeutica per le anemie spirituali, un’offerta di riconciliazione con se stessi, con la propria sorte, con la propria vita, con la propria salute, con i propri difetti, con il proprio ambiente, con la propria famiglia, con la società, con il proprio lavoro, con la Chiesa . 

Una compagnia di persone che, da anemiche che erano, una volta  graziate ed amate, si fanno, a loro volta,  per così dire, « donatori di sangue« , portatori di ossigeno nei tessuti asfittici del proprio contesto . Ciò è reso possibile dal sentirsi a proprio agio come figli del Padre, fratelli con i fratelli e sorelle nella società civile ed ecclesiale.

Ma con una caratteristica anche espressiva: di persone « gioioisamente » graziate ed amate che lo esprimono anche nel saluto: Shalom! . E con il cantico sulle labbra: Magnificat!

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GR può perfino diventare un ministero della carità misericordiosa, vicendevolmente esercitato. Un percorso di paziente ricostruzione di personalità che, da fragili e inconsistenti, diventano armoniche, capaci di relazioni giuste, con Dio e con il prossimo, col Mistero assoluto, con la propria povertà, con l’ambiente, per meschino che sia, col mondo per torvo e torbido che appaia.

GR è un modo molto semplice, un clima per recepire l’appartenenza alla Nuova Alleanza che è nuova creazione, nuovo inizio, a partire dalla risurrezione del Crocifisso che indica l’amore di Dio che si dona sino alla fine, che perdona « settanta volte sette », 490 volte.

Dove si posa l’alito dello Spirito, l’amore  della Trinità divinai, ogni cosa si rianima, torna come nuova. Più semplice  di così !

 E allora, musica:

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Concerto brandeburghese n.2

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 Clicca sull’immagine per ingrndire

L’ERA NUOVA E IL GIORNO DEL SIGNORE  .  

angelonocent.pngNella terza fase della mia età, mi trovo provvidenzialmente ad incarnare in qualche modo le due anime dei Fatebenefratelli: la religiosa e quella laica. Il connubio è frutto di vicende storiche che mi hanno portato ad alterne esperienze di vita. 

Te le senti addosso come la pelle e non te le potresti togliere se non scorticandoti. Una mutilazione dolorosa e inutile.  

Come in ogni convivenza, anche nella mia  non mancano le contraddizioni, i lati oscuri, le penombre, le paure, magari incorniciate in una paludata sicurezza, solo apparente, che cela diverse fragilità e nasconde numerosi limiti.

Epperò, chi si trova in questa posizione che non frutta  benefici materiali ed esenta dalla preoccupazione di dover tutelare o difendere interessi personali o economico-istituzionali, non avendo un’immagine da salvaguardare, nulla da dimostrare, possiede una grande ricchezza: la libertà interiore. 

Se c’è una forza, una grazia, è proprio contenuta in questa pronunciata debolezza: essere uomini che non contano. Il vantaggio è immediato: ci si sente liberi e leggeri (che non vuol dire irresponsabili e distanti) e  si avverte di poter osare il linguaggio della fede senza esitazioni, laddove  il « politicamente corretto, » consiglierebbe di usare un idioma alla pari: quello umano del dare e dell’avere, dei calcoli e delle scaltrezze.  Nulla di male, s’intende, ma limitante.

In un clima di pesanti condizionamenti, saturo di riserve mentali di ogni genere, su ogni tema,  il modo di comportarsi è soggetto a incombenti tentazioni:

  • mandare a farsi benedire il « Regno di Dio« , espressione che non viene colta nel suo significato, quasi fosse una cosa che ha da venire. Lo dice espressamente l’evangelista Luca: « Il Regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o eccolo là. Perché il Regno di Dio è in mezzo a voi » (Lc 17,20-25).

  • Gesù non viene solo ad annunciare il Regno ma è lui stesso la venuta  del Regno. In Lui il Regno viene partecipato come dono. Non a caso, a non accorgersene sono proprio i Farisei. Sono loro a domandare a Gesù, che rende presente il Regno, quando il Regno verrà.

  • Farisei di oggi siamo noi nella misura in cui non reagiamo  agli stimoli della Grazia, ossia dello Spirito, promesso compagno di viaggio alla Chiesa, fino alla fine dei tempi. Il primo gesto cui siamo chiamati è di aprire gl’occhi su questa presenza non appariscente, ma reale e determinante.

  • Il rischio incombente è sempre lo stesso: lasciarci sorprendere e sospingere verso « altro » che non sia il Regno di Dio. E poi, riformulare l’astuta e scaltra domanda: quando verrà?

 

santamariadellortoroma.jpgQualche giorno fa mi sono sentito al telefono con l’amico carissimo Don Enrico Ghezzi, oggi Rettore di Santa Maria  dell’Orto di Roma, dopo aver lasciato da poco la Parrocchia.

Gli sono riconoscente debitore, giacché in  gioventù, lui studente alla Gregoriana, io aspirante… mi ha fatto tanto amare la Chiesa con le lettere che mi scriveva ed i libri che mi spediva.

Ad un certo punto della conversazione è emersa una constatazione:  noi apparteniamo, senza merito,  a quella generazione  che ha vissuto lo svolgersi del Vaticano II. Una grazia enorme.

Ma anche una generazione sfortunata, se vogliamo, perché  di “sognatori e visionari”, molto simile a quella di cui parla il profeta Gioele al cap. 3.  E’ per via di un contesto che voleva e vorrebbe altro.  E’ il ripetersi della domanda farisaica: quando verrà il Regno di Dio?

Fortunatamente basta rileggere il passo della promessa per sentirsi rinfrancati sulle gambe e riprendere vigore:  

 

melogranino

melograninoDopo questo,
io effonderò il mio spirito
sopra ogni uomo
e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie;

melograninoi vostri anziani faranno sogni,
i vostri giovani avranno visioni.

melograninoAnche sopra gli schiavi e sulle schiave,
in quei giorni, effonderò il mio spirito.

melograninoFarò prodigi nel cielo e sulla terra,
sangue e fuoco e colonne di fumo.

melograninoIl sole si cambierà in tenebre
e la luna in sangue,
prima che venga il giorno del Signore,
grande e terribile.

melograninoChiunque invocherà il nome del Signore
sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme
vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore,
anche per i superstiti che il Signore avrà chiamati. 

 

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melograninoDeludersi per i tempi? Mai. Dio va cercato là dove ci si trova, ha detto recentemente il Card. Martini, fiaccato nel fisico ma sorretto sempre da una gioiosa speranza. Quelli come me che hanno una piccola debole fede, hanno sempre la possibilità di unirsi a quella grande, assoluta, di Maria. Volendo, anche noi come lei, siamo in grado di vederegià ora il non ancora.

Che fortuna! Ci sono stati riservati proprio gli anni migliori della Storia.

Dall’incarnazione del Verbo, quelli che viviamo, sono i migliori perché è un espandersi del Regno di Dio che ci coinvolge come protagonisti nell’Evento che in Cristo, Alfa e Omega,  ricapitola l’universo intero.

Non so ancora bene perché ho messo in piedi questo nuovo cantiere. Forse mi premeva di evidenziare una cosa che ho in animo, ossia che i movimenti, le associazioni, gli ordini e le congregazioni… mi vanno benissimo. A patto che non si perda mai di vista la consapevolezza di appartenere al POPOLO DI DIO e che non si straveda – come talvolta accade – più per i fondatori che per il Sommo Sacerdote

.

CRISTO GESU’

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melogranino

 Udite, udite ! 

« Io, Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, saluto i fratelli della città di Efeso che credono in Cristo Gesù: Dio nostro Padre e Gesù Cristo nostro Signore, vi diano grazia e pace.

      Dio ci ha amati per mezzo di Cristo

melograninoBenedetto sia Dio
Padre di Gesù Cristo nostro Signore. 

 Egli ci ha uniti a Cristo nel cielo,
ci ha dato tutte le benedizioni dello Spirito. 

melograninoPrima della creazione del mondo
Dio ci ha scelti
per mezzo di Cristo,
per renderci santi e senza difetti
di fronte a lui. 

melograninoNel suo amore
Dio aveva deciso
di farci diventare suoi figli
per mezzo di Cristo Gesù.
Così ha voluto
nella sua bontà. 

melograninoA Dio dunque sia lode,
per il dono meraviglioso
che egli ci ha fatto
per mezzo di Gesù
suo amatissimo Figlio
Cristo è morto per noi
e noi siamo liberati;
i nostri peccati sono perdonati. 

melograninoQuesta è la ricchezza della grazia di Dio,
che egli ci ha dato
con abbondanza. 

Ci ha dato la piena sapienza
e la piena intelligenza:
 

ci ha fatto conoscere
il segreto progetto della sua volontà:

quello che fin da principio
generosamente
aveva deciso di realizzare
per mezzo di Cristo. 

melograninoCosì Dio conduce la storia
al suo compimento:
riunisce tutte le cose,
quelle del cielo e quelle della terra
sotto un unico capo,
Cristo. 

melograninoE anche noi,
perché a Cristo siamo uniti,
abbiamo avuto la nostra parte;
nel suo progetto
Dio ha scelto anche noi
fin dal principio. 

melograninoE Dio realizza
tutto ciò che ha stabilito. 

Così ha voluto
che fossimo una lode della sua grandezza,
noi che prima degli altri
abbiamo sperato in Cristo. 

melograninoE anche voi
siete uniti a Cristo,
perché avete ascoltato
l’annunzio della verità,
il messaggio del Vangelo
che vi portò la salvezza,
e avete creduto in Cristo. 

melograninoAllora Dio vi ha segnati
con il suo sigillo:
lo Spirito Santo che aveva promesso.

melograninoLo Spirito Santo
è caparra della nostra futura eredità:
di quella piena liberazione
che Dio darà a tutti quelli che ha fatto suoi,
perché possano lodare
la sua grandezza. 

melogranino (LETTERA AGLI EFESINI, 1ss)  

Formidabile l’ammonimento dell’Apostolo Pietro: « Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori ».

E bella quella messa in luce di un’altra profonde esigenza di vita che tocca tutti:

« Siate pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi » (1 Pietro 3, 15).

Essa viene  dall’ascolto della Parola e dalla fede accolta anche

  • nella sua bellezza e forza intellettuale,

  • nella sua intima « ragionevolezza »,

  • nella singolare sintonia che essa sa realizzare con i valori e le richieste della mente umana,

  • e dunque come risposta piena, anzi eccedente a tutte le istanze autentiche della ragione

Questi sono gli intenti che si prefigge il cantiere.

Buona navigazione e partecipazione, dallo scafista

Angulo

CHE COSA CI FA QUI

in una galassia

IL POPOLO DI DIO ?

 

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Non siamo sperduti in una delle tante galassie ma conosciuti e chiamati per nome. Oggi, davanti alle conoscenze scientifiche, lo stupore è come non mai!

 

L’UNIVERSO ?    E’ ARMONICO   

Spia di un intrinseco « finalismo », l’evoluzione del cosmo passa dalla materia fino allo spirito: una riflessione del Cardinale Martini. «Gli astronomi e i fisici parlano da tempo di « multiverso », ed è un concetto che interroga la fede».

Un itinerario che parte da San Paolo e attraverso Pascal arriva a Teilhard de Chardin.

CARD. CARLO MARIA MARTINI

(« Avvenire », 15/12/’07)

martini-conferenziere-thumbnailChe cosa può significare l’ »universalismo » nel rapporto fra religioni e culture? Per rispondere a questa domanda, personalmente mi sarei piuttosto ispirato prima alla scienza, poi alle Scritture. Sarei partito cioè dalla definizione fisica di universo, così come viene data dagli astronomi e dai fisici.

Essi parlano anzi oggi di «multiverso» intendendo così che non riusciamo a cogliere i limiti delle realtà nelle quali siamo immersi e che forse esistono altre realtà analoghe con le quali, almeno per il momento, non comunichiamo. Ciò ha a che fare anche con il desiderio che sentiamo di totalità e insieme con l’impossibilità pratica di raggiungerla.

 

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Anche se rimane vera la frase di Pascal: «Tous les corps, les firmaments, les étoiles, la terre et ses royaumes, ne valent pas le moindre des esprits: car il connait tout cela, et soi», rimane parimenti vero che tutto in questo universo nostro è costruito a partire dalla materia, che è quindi la prima «universalità», pur se debole, che noi tocchiamo senza riuscire a misurarla a fondo.

Questo universo è in continua evoluzione, almeno l’universo che noi conosciamo. Un’evoluzione che passa per tutti i gradi dell’essere e arriva dalla materia fino al pensiero e all’amore. E qui citerei ancora le parole di Pascal, che con grande coraggio supera l’incantesimo prodotto dalla quantità illimitata di materia per giungere a dire che un atto di bontà, un sorriso, un atto d’amore, valgono immensamente più di tutte le misure possibili e immaginabili: «De tous les corps et esprits, on n’en saurait tirer un mouvement de vraie charité: cela est impossibile, et d’un autre ordre».

 

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Il punto finale a cui tende questa evoluzione potrebbe essere espresso con le parole misteriose di San Paolo: «Quando tutto gli (al Figlio) sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti» (l Cor 15, 28).

È in questo «tutto in tutti» che vedo concretamente indicato l’universo, che rappresenta perciò chiaramente non un dato già costruito ma un punto di arrivo.

Ciò è espresso anche nella « Lettera agli Efesini », quando essa nomina «la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose» (1, 23), «che ascese al di sopra di tutti i cieli per riempire ogni cosa» (4, l0). C’è dunque una universalità che è il termine di tutto il cammino umano. Non si tratta però di una universalità debole, per « entropia », cioè di qualcosa di amorfo e di gelatinoso; ma di una universalità forte, nella quale le singole individualità personali sono riunite in unica e perfetta armonia.

 

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E qui non potrei non ricordare le pagine mirabili scritte da Teilhard de Chardin a questo proposito.

Per esempio, là dove parla di quella tensione gradualmente accumulatasi tra l’umanità e Dio che toccherà un giorno i limiti prescritti dalle possibilità di questo mondo. E allora sarà la fine. Nell’azione finalmente liberata delle vere affinità degli esseri, gli « atomi spirituali » del mondo saranno portati al loro pieno sviluppo e collegati da una forza generatrice, dal potere di coesione proprio dell’universo e occuperanno il posto designato per loro nella struttura vivente del « Pleroma » (« Le milieu divin »).

Si potrebbero citare molte altre pagine dello stesso autore, in particolare dell’ »Inno dell’universo », dove egli esalta questa pienezza totale che non è cancellazione delle singole individualità, ma affermazione piena della individualità di ciascuno in una perfetta armonia.

Guardando le cose da questo punto di vista, si vede allora come non sono da promuovere le singole individualità semplicemente in quanto opposte le une alle altre, ma in quanto esiste in loro una forza di convergenza che permette di superare il loro stato presente di chiusura e aprirsi sempre più a quella pienezza cui sono chiamate.

In questo senso occorrerebbe considerare le diversità culturali e anche le opposizioni delle diverse religioni. Non si tratta di esasperarle e neppure di banalizzarle o « omologarle » o ridurle a un minimo denominatore, ma di far emergere quegli elementi a partire dai quali esse possono raggiungere una sempre maggiore convergenza, anche attraverso le necessarie purificazioni.

SALMO 139

Signore, tu mi scruti e mi conosci;
2mi siedo o mi alzo e tu lo sai.
Da lontano conosci i miei progetti:
3ti accorgi se cammino o se mi fermo,
ti è noto ogni mio passo.
4Non ho ancora aperto bocca
e già sai quel che voglio dire.
5Mi sei alle spalle, mi stai di fronte;
metti la mano su di me!
6È stupenda per me la tua conoscenza;
è al di là di ogni mia comprensione.
 

7Come andare lontano da te,
come sfuggire al tuo sguardo?
8Salgo in cielo, e tu sei là;
scendo nel mondo dei morti, e là ti trovo.
9Prendo il volo verso l’aurora
o mi poso all’altro estremo del mare:
10anche là mi guida la tua mano,
là mi afferra la tua destra.
11Dico alle tenebre: « Fatemi sparire »,
e alla luce intorno a me: « Diventa notte! »;
12ma nemmeno le tenebre per te sono oscure
e la notte è chiara come il giorno:
tenebre e luce per te sono uguali.
13Tu mi hai plasmato il cuore,
mi hai tessuto nel seno di mia madre.
14Ti lodo, Signore: mi hai fatto
come un prodigio.
Lo riconosco: prodigiose sono le tue opere.
15Il mio corpo per te non aveva segreti
quando tu mi formavi di nascosto
e mi ricamavi nel seno della terra.
16Non ero ancora nato e già mi vedevi.
Nel tuo libro erano scritti i miei giorni,
fissati ancor prima di esistere.
17Come sono profondi per me i tuoi pensieri!
Quanto è grande il loro numero, o Dio!
18Li conto: sono più della sabbia!
Al mio risveglio mi trovo ancora con te.

  19O Dio, sopprimi i malvagi!
Allontana da me i violenti!
20Parlano di te per ingannare:
abusano del tuo nome: sono tuoi nemici.
21Signore, odio quelli che ti odiano,
disprezzo chi si ribella a te.
22Li odio di un odio implacabile:
anche per me sono nemici.
  

23Scrutami e conosci il mio cuore, o Dio.
Mettimi alla prova e scopri i miei pensieri.
24Vedi se seguo la via del male
e guidami sulla tua via di sempre.
 

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FORUM | BLOG

alfaomega.jpgLE COMUNITA’ SI INTERROGANO: Roma

Non è tutto nero come sembra

 

Il parere di parroci e laici impegnati a Roma ad animare la pastorale nelle parrocchie.

di Vittoria Prisciandaro

Una stanza sobria, quasi spoglia. Alle pareti, un’ icona, il crocifisso, il disegno di un bambino. Sulla scrivania tanti libri. Paolo VI, Il Concilio, La Bibbia di Gerusalemme.

Don Enrico Ghezzi è un milanese trapiantato a Roma da quasi quarant’ anni, da dieci è parroco a San Vigilio, all’ Eur. «Minoranza? Lo dimostra la frequenza ai sacramenti, in netto calo rispetto al passato. E molti lo fanno per tradizione: una volta ricevuto il sacramento, finisce la formazione religiosa».

  • Quali le cause?

Don Enrico non ha dubbi: «Il Papa dice che bisogna ritornare al Concilio e che la Chiesa deve dialogare. Ma se la Chiesa dice no ai divorziati, no agli omosessuali, no al la genetica, no a tutto… con chi dialoga?

D’ altra parte, c’ è un ritorno massiccio ai santuari e alle immagini devozionali, all’ elemento religioso come a una fonte di sicurezza psicologica».

  • Come è cambiato il ruolo del parroco in questo contesto?

«È rimasto punto di riferimento per i momenti più importanti della vita. E la parrocchia resta l’ immagine della Chiesa universale, a meno che non abbia perso la sua identità facendo monopolizzare tutto dai movimenti».

  • Quali consigli dare ai giovani parroci?

«Oggi per fare il prete occorrono grande amore a Gesù Cristo, passione per il popolo di Dio, e spirito di sacrificio. Non so se i seminari educhino a queste cose. D’ altra parte, a furia di pensare a un laicato silenzioso, i laici sono scomparsi».

«È vero, testimoni-faro oggi non se ne vedono più tanti in giro - commenta Paola Moreschini, viterbese, avvocato, mamma di Davide e Lorenzo, sposata con Beniamino Lecce, ‘semplice cristiana’ impegnata con l’ associazionismo dei consumatori - .

Eppure, non condivido il pessimismo che c’ è in giro: c’ è una larga fetta di cristiani, che probabilmente non frequenta la comunità ecclesiale, ma ha un atteggiamento interiore docile, di servizio e di attenzione agli altri, forse a differenza di altri che frequentano la chiesa e hanno il cuore duro come un sasso».

Paola non si sente minoranza e mette in guardia: «Questa tendenza di contarsi a me non piace molto, anche perché, qual è il criterio per farlo? La fede forse è l’ unico ambito in cui i sondaggi non sono affidabili».

Nessuna amarezza, dunque, ma anzi sorpresa. «Rispetto a una società, e a volte purtroppo a una Chiesa, basate sull’ immagine e sui consumi, resto sempre sorpresa la domenica quando a messa vedo tante persone disposte a ‘perdere’ un’ ora per portare avanti un discorso di fede», conclude la signora Lecce.

Un invito al discernimento viene da don Giambattista Angelo Pansa. Bergamasco, da trentatré anni a Roma, da sette guida la parrocchia della Trasfigurazione, nel quartiere Monteverde. «La cristianità diffusa? Mi piacerebbe sapere quando c’ è stata! Mi sembra che si stia equivocando, perché si contrappone ai fasti di un passato inesistente un presente che invece sarebbe disastroso».

Don Giambattista ricorda che quando era viceparroco di borgata, ventisei anni fa, la frequenza alla messa domenicale era più bassa rispetto a oggi. «Una scissione tra fede e vita è in atto ormai da molti anni nel nostro paese, anche se la grande maggioranza si professa ancora cattolica.

La novità sta nel fatto che soprattutto la globalizzazione della comunicazione ha portato alla relativizzazione dell’ appartenenza religiosa. Ma questo - dice il parroco - non significa che sia cambiato il ruolo della parrocchia. Resta la fontana del villaggio, il luogo di incontro con Dio e di formazione delle coscienze.

Tutti dicono che bisogna rifondare le parrocchie, eppure sono l’ unica cosa che ancora regge. Tanto pessimismo sull’ oggi è sfiducia nello Spirito santo, è come dire che la Chiesa del passato ha sbagliato in tutto! Non è possibile senza un discernimento serio liquidare la cultura contemporanea come antireligiosa: questo rischia di essere un alibi per gli operatori pastorali, per non impegnarsi e scavarsi delle facili trincee».

Niente minoranza, allora? «È un’ analisi equivoca, perché rischia di accompagnarsi all’ idea della forte identità da difendere, anche in modo aggressivo, in lotta con il mondo. Così si cade in un vittimismo di maniera, che parla di un ritorno catacombale».

Dalla collina del Gianicolo al centro di Roma. In viale Mazzini c’ è la chiesa di Cristo Re, retta dai dehoniani. Padre Angelo Arrighini la guida da dieci anni. «Ufficialmente non credo si possa parlare di minoranza, ma di fatto sì: a parte il calo delle vocazioni, basta considerare che su tre battesimi, due sono figli di coppie conviventi, e alle prime comunioni, in quasi la metà dei casi si tratta di ragazzi di separati o di divorziati. Purtroppo, i genitori non sono più in grado di trasmettere un certo humus cristiano. Insomma, non viviamo in una situazione di ostilità, ma di indifferenza».

«Il paradosso - dice padre Arrighini - è che si percepisce la necessità di una missione all’ interno delle nostre comunità, ma non c’ è mai stata, come oggi, una fioritura di corsi biblici, di documenti del magistero, di sussidi audiovisivi, di istituti di scienze religiose& Forse una delle cause è il mancato aggiornamento, la mancata percezione del problema della comunicazione che c’ è tra sacerdoti e mondo. Continuiamo a usare un linguaggio che non trasmette più nulla».

«Uno dei punti di forza della parrocchia - commenta padre Angelo - è la partecipazione dei laici e il lavoro del Consiglio pastorale», e tra i laici «impegnati» a Cristo Re c’ è Giovanni Bachelet. Classe ’ 55, sposato con Silvia Fasciolo (Agesci), quattro figli, docente di fisica e chimica alla Sapienza, Giovanni ricorda la lezione del papà, Vittorio, ucciso in un attentato terroristico il 12 febbraio del 1980.

«Ho ereditato da mio padre il sano dubbio che i santi, quelli per i quali l’ incontro con Gesù è un fatto decisivo che orienta e qualifica ogni scelta della vita (e non automatica o superficiale appartenenza etnica, territoriale, sociale), cioè i veri cristiani, siano sempre stati una minoranza.

I cristiani erano pochi ai tempi delle catacombe, ma non erano numerosi, a dar retta a Dante, neanche ai tempi della societas christiana; non abbondavano né nei giorni dell’ onnipotenza democristiana, né in quelli della contestazione; sono pochi anche ora, fra scisma sommerso e opulenta indifferenza.

Pochi, ma buoni. Sufficienti a infondere speranza e carità alla propria generazione e a trasmettere la fede in Cristo a quella successiva». .

I SEGNI DEI TEMPI

«Se si guarda in superficie il mondo odierno, si è colpiti da non pochi fatti negativi, che possono indurre al pessimismo. Ma è questo un sentimento ingiustificato: noi abbiamo fede in Dio Padre e Signore, nella sua bontà e misericordia. In prossimità del terzo millennio della Redenzione, Dio sta preparando una grande primavera cristiana, di cui già si intravede l’inizio».


(Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, n.86)

IL NOSTRO PUNTO DI VISTA


APPARTENERE O ESSERE?

Jean Delumeau è un raffinato storico francese, interessato particolarmente alla storia del cristianesimo. Alcuni anni fa pubblicò un saggio, tradotto anche in italiano, in cui si chiedeva se il cristianesimo fosse destinato all’ estinzione. Forse no. A meno che il numero dei cristiani non giunga sotto una soglia minimale.

Certamente il cristianesimo - affermava Delumeau - non avrebbe più giocato il ruolo che storicamente aveva avuto nel mondo occidentale.

Sullo stesso tema è ritornato di recente un altro storico francese, René Rémond. Anche lui rilevava la scarsa incidenza, e anche un’ aperta ostilità, che il cristianesimo (e il cattolicesimo in particolare) ha nella vita dei singoli e nelle società.

Anche scrittori, saggisti e uomini di Chiesa di casa nostra hanno più volte trattato l’ argomento. Questo per dire quanto il tema affrontato in questo dossier sia attuale, pressante e vasto: di una vastità tale che richiederebbe altrettanto ampia trattazione, articolata secondo le varie prospettive che esso coinvolge.

La parola «cattolico» etimologicamente significa universale, una sua definizione ha bisogno quanto meno di un’ ampia prospettiva di visuale e di interpretazione. Forse noi leggiamo il fenomeno con occhiali tipici della cultura occidentale. Non si può negare comunque, al di là anche delle grandi cifre che il Giubileo ha messo in mostra, al di là della sterminata folla di giovani accorsi a Roma da tutto il mondo per celebrare e vivere la Giornata ad essi dedicata, che il cristianesimo è diventato ormai una realtà di minoranza, dal punto di vista della significatività sociale e culturale.

Resta aperta comunque la domanda su che cosa significhi essere cristiano. Se un fatto personale o un fatto sociale, di costume. Se quello che conta è appartenere alla cristianità o essere cristiani.

L’ una o l’ altra risposta aprono il campo a valutazioni assai diverse. E l’ impressione che si ricava leggendo le  testimonianze raccolte nel dossier, è che nei cristiani di oggi, ridotti nel numero, sia prevalente la preoccupazione di essere cristiani, di vivere il cristianesimo come il Vangelo richiede.

Non per crogiolarsi nell’ autocompiacimento di essere «pochi ma buoni», ma per diventare lievito che fermenta una nuova evangelizzazione che avvicini tutti a Gesù, per grazia di Dio ma anche per l’ esemplarità di vita dei cristiani.

Il discorso potrebbe portare molto indietro nel tempo, fino alla grande svolta costantiniana, quando tutto, in un breve arco di tempo, in una Roma  pagana e persecutrice dei cristiani, cominciò a fare riferimento a una cultura cristiana.
Ma nel Vangelo Gesù fa riferimento, e con espressioni forti, a piccole comunità, invitate a essere sale e lievito. Piccole porzioni della grande comunità degli uomini, capaci di dare sapore o far lievitare la massa, per creare realtà più consistenti. Un eccesso di sale non dà più sapore ma rende salato e quindi immangiabile il cibo; il lievito non può superare la quantità della pasta, non sarebbe più capace di farla fermentare.

Il fatto di un cristianesimo ridotto, almeno nei numeri, a minoranza non può essere letto come reazione a un cristianesimo troppo salato o eccessivamente lievitato?

A un cristianesimo diventato forte, potente, cioè pasta?

Assume un sapore nuovo e un significato diverso riascoltare allora alcuni stimoli del Vangelo che ci invitano a ritornare a essere sale, a brillare come luce posta sul moggio, a non temere di essere un piccolo gregge, anche questo momento in cui il cristiano è chiamato a riesprimere la propria testimonianza in un contesto secolarizzato e dimentico delle proprie radici.

Un percorso di credibilità umana ed esistenziale, capace di farsi illuminare e accompagnare dalla  Parola.

di Luciano Bertazzo

Da IL MESSAGGERO

 

CARO FRA MARCO ti scrivo…PER COSTRUIRE UNA SOCIETA’ CHE NON ESISTE ANCORA – Angelo Nocent

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 24 septembre, 2016 @ 9:09

San Giovanni di Dio - Opere di misericordia spirituali

 



046-Fra MarcoCaro Fra Marco Fabello o.h.,
  così scrivevi su Facebook agli amici il 17 Luglio 2016, all’appuntamento notturno:

 

« Una nuova settimana si apre di fronte a noi. Sarà di pace? 

- In Turchia si parla di pena di morte per molte persone.

- Molti altri moriranno nel mediterraneo.

- Migliaia di bambini non vedranno la luce perché condannati dalla     legge!

- Tanta meraviglia per i primi, diritto di condanna per i piccoli    innocenti.

- Quale la differenza?

Mi e’ molto difficile pensare quale sia. A me pare di concludere che non ci sarà pace finché non ci sarà vittoria sulla morte e scelta di vita. E non posso pensare che vi siano leggi di morte. E la notte sia serena.


Michie e Angelo Nocent

 Ho riflettuto un po’ e m’è venuto di risponderti con una CARTOLINA ma poi non l’ho fatto, per evitare eventuali malintesi, più che con te, con gli altri amici. Ora ho pensato di farlo qui dove non passano molte persone. Una specie di parcheggio per parlare tra me e me. 


« Caro Fra Marco,

è notte, e sappiamo che porta consiglio, quando lo Spirito è invocato. Fare le previsioni del TEMPO è relativamente facile. Gioco d’azzardo è tentare le previsioni degli UMORI DEL MONDO, attento e concentrato più sulla BORSA  e sui MERCATI che sui problemi esistenziali del Pianeta.

Noi cristiani continuiamo a rileggere la parabola del SAMARITANO. Ma, visto che ormai conosciamo a memoria le sue conclusioni, rischiamo di dare tutto per scontato, senza lasciarci provocare: « Cosa ci posso fare se il mondo è così malvagio? ». Ma lo Spirito, che ci precede, non smette di stupirci e ci spinge a SUSCITARE DOMANDE. Perché la parabola non prospetta soluzioni contro il brigantaggio ma si limita a indicare come comportarsi con il malcapitati, senza distinzioni, compreso i fuori di testa come potrebbero essere i terroristi feriti!

Gesù alle domande che ritornano ossessivamente nell’Europa di oggi, ma anche nel Mondo, non offre una risposta facile. Ma ci sostiene il Salmo 34: « Guardate a Lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti.« !

  • Che obblighi abbiamo verso gli altri?
  • Possiamo fare a meno dei Politici e degli Uomini di Legge?

Sarebbe bello, ma non abbiamo alternative migliori. Le DOMANDE sono difficilissime e le risposte vanno faticosamente cercate, PER COSTRUIRE UNA SOCIETA’ CHE NON ESISTE ANCORA. Lo so, non farò in tempo a vedere quella nuova. Mi scoraggia? Beh! Sono suggestionabile come tutti. Ma il VERBO si è fatto CARNE, UOMO, proprio per questo, no? E soltanto 2000 anni fa. Noi si vorrebbe tutto e subito. Ma la fretta non paga. La natura non fa salti, ci sono le stagioni. E la fretta non paga.

Ciò che la parabola mi chiede di fare è di CAMBIARE IL MODO DI FARMI CERTE DOMANDE:

  • Come posso diventare PROSSIMO dell’uomo mezzo morto?
  • Come posso scoprire me stesso con lui e per lui?
  • Come faccio a scoprire Dio in questa situazione?


Siamo chiamati a prendere coscienza che quello che GIACE sul ciglio della strada. lacero e stremato, E’ PROPRIO DIO. E MI STA ASPETTANDO.

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Cara Valeria… – Il frate mi ha detto…

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 25 septembre, 2009 @ 3:40

Cara Valeria... - Il frate mi ha detto... dans LETTERE AGLI AMICI camminosantoniodapadovadscn2149
Cara Valeria,

Ti ricordo sempre e spero che la tua ascesi continui. Quando hai tempo e voglia, dammi tue notizie. Le tue ultime sono qui:

http://angulo.unblog.fr/2009/04/12/via-crucis-con-uil-papa-valeria/

L’Ausiliatrice ti sostenga nel tuo cammino ascensionale.

Fatti sentire ogni tanto, Mi fa davvero piacere.

Buona notte.

Angelo Nocent
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Grazie, speravo che tu capissi…

Per quanto riguarda i miei passi…sono sempre quelli, piccole gocce ma di un importante oceano…

Ritorno da Padova proprio da poche ore e caldo a parte devo dire che è stato proprio bello.

Ho fatto l’itinerario antoniano cioè Padova – Arcella (luogo in cui è morto) e Camposampiero, luogo reso importante dalla visione di Gesù bambino e luogo da cui è partito per l’ultima volta per tornare a Padova… luoghi molto semplici ma ricchi di fascino spirituale, e non da meno artistico…

Mi ero preparata tante cose da dire e da fare ma poi è andato tutto diversamente…
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S. Antonio raccomandava la confessione e così, sul suo esempio, mi sono abbandonata alla misericordia del Signore. Il frate mi ha detto che l’umiltà è la sola caratteristica che ci rende veri discepoli di Cristo…su imitazione del Padre Francesco… E allora domando che il Signore mi renda attenta a capire la sua volontà e converta il mio cuore alla vera umiltà….

PS. . Ho visto l’e-mail sul sito e ti volevo ringraziare per le due immagini che hai allegato…in particolare quella del « Santo ». Fantastica!!!

valery

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IMPORTANTI NOTE LOGISTICHE
Il cammino si snoda attraverso un lungo percorso di 25 Km con strade sterrate e lungo gli argini di un canale. Pertanto è vivamente consigliato avere un equipaggiamento adeguato; ecco l’essenziale: portare scarpe adatte al cammino e un abbigliamento consono, acqua (non ci sono punti di ristoro durante il cammino), un cappellino e k-way in caso di pioggia, una torcia elettrica. Si tenga presente che il pellegrinaggio in notturna, per quanto affascinante, risulta oltremodo più faticoso!! Il ritorno a Camposampiero per chi vi è giunto in macchina, sarà comodo in treno. L’organizzazione è volutamente minima ed essenziale. I frati e i sacerdoti presenti guideranno il cammino e la proposta spirituale.

cammino2dscn2209 dans LETTERE AGLI AMICI

UN FUOCO NELLE VENE E L’AMORE NEL CUORE – Ghezzi – Nocent – 24/03/2009

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 24 septembre, 2009 @ 5:36

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Roma, 24 Marzo 2009 

Caro Angelo,

     vorrei mandarti un pò delle catechesi che tengo al lunedì sera, sulle letture bibliche dei testi quaresimali delle domeniche: anche altri me lo chiedono, ma avrei bisogno di  riordinare i miei appunti. Me lo proibisce, in questo momento,  il lavoro che sto dedicando ai ‘sacramenti’: sono arrivato alla ‘penitenza’, il sacramento oggi più in crisi per la santa madre Chiesa!

Ma potrebbe essere anche un bene, per dare spazio alla propria ‘coscienza’ troppo spesso fatta tacere e non educata alla responsabiltà, dal momento che la ‘confessione’ assolve tutto! Ne riparleremo.

sangiovannididio1989paladellaltarelateraleospedalesantorsolabresciapittoregabrielesaleri.bmpA San Giovanni di Dio ho partecipato soltanto alla Messa: non mi sono fermato a pranzo, perchè pare ci fossero non meno di 300 persone, tutti laici, con i quattro fraticelli …

Nella breve omelia che ho fatto durante un giorno di triduo  che mi era stato concesso, ho espresso questa idea: il ‘fuoco‘ che Giovanni  supera nel rogo dell’ospedale di Granata, richiama di continuo il ‘fuoco’ biblico:

  • nell’Esodo quando il ‘roveto arde senza consumarsi’,

  • il ‘fuoco’ che accompagna nella notte il popolo del deserto,

  • il ‘fuoco’ che appare nel battesimo di Gesù in Matteo…“Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali; costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco…” (Mt 3).

  • Gesù che dice ‘sono venuto a aportare il fuoco sulla terra’

  • e finalmente il ‘fuoco’ della Pentecoste che è lo Spirito Santo.

sangiovannididio1989paladellaltarelateraleospedalesantorsolabresciapittoregabrielesaleri.jpgDetto questo, ho soggiunto: Giovanni diventa ‘di Dio’ perchè bruciava dentro di lui l’ardore del fuoco che è l’Amore! E aggingevo: un ospedale dei FBF cosa sarà di diverso dagli altri ospedali civili, spesso eccellenti?

Lo distinguerà ‘l’amore ardente’ del loro fondatore…

Pare che ai sei frati e cinque suore presenti il discorso sia piaciuto! Si vedrà. Questo è stato il ‘tutto’ dell’8 Marzo 2009.

Con affetto.
don Enrico

 

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Come vedi, Don Enrico, basta poco per lasciare un segno di fuoco. Se il nostro comunicare nelle fede si estende, dilaga, divampa come un incendio, chi può arrestare l’azione dello Spirito ?

San Giovanni di Dio, Quaresima, Esodo, colonna di fuoco…  tutti aspetti che s’intrecciano ma convergono verso il Numinoso.

Cap 12, 42 dell’Esodo: “una notte di veglia fu questa per il Signore, mentre Egli li condusse fuori dal paese d’Egitto. Questa notte è per tutti i figli di Israele da celebrare come veglia del Signore di generazione in generazione”.

Suggestiva l’immagine del fuoco. L’incendio di Granada e San Giovanni di Dio sembrano messi lì apposta, ad perpetuam rei memoriam dei suoi discpoli. Se si perde di vista la Pasqua, il fuoco può solo divorare, distruggere. Quell’incendio la dice lunga a noi avvolti da un dramma per certi versi analogo: il crollo di antiche certezze, la notte che avvolge ogni cosa, il sentiero smarrito, il disagio e la paura compagni di viaggio. Provo a estendere la riflesione:

  • La notte, un simbolo di oppressione (la notte dello Spirito, della fede…),

  • La tenebra, come evocazione del potere del male.

  • Ma la notte è anche il momento dell’azione misteriosa di Dio. Lui opera e nessuno se ne accorge.

Quale attualità, quando sembra che tutto sia destinato a dissolversi sotto il fuoco divoratore di tempi considerati tebrosi.

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 Quel fuoco di Granada è un segno liturgico: rimanda agli  israeliti ed alla sera della cena di Pasqua, il nostro  Sabato Santo.

 Stupenda la motivazione: “fu notte di veglia per il Signore”. Indubbiamente è un modo popolare di esprimersi: il Signore dovette vegliare tutta la notte per poter far uscire il suo popolo. Pensa: per far memoria di questo, di generazione in generazione, Israele veglia, ripensando a tutto quello che il Signore ha fatto in quella notte.

Ho letto che, a partire dal I° sec. a.C. (al tempo di Gesù e degli Apostoli) in sinagoga veniva letto il testo ebraico dell’Esodo, ma dato che la popolazione non capiva più l’ebraico, veniva tradotto oralmente nella lingua parlata che era l’aramaico. Queste traduzioni aramaiche chiamate « targum » erano molto più lunghe del testo. Più che una traduzione pari-pari, erano dei commenti, delle interpretazioni, delle spiegazioni. E così questo versetto, conosciuto come il poema delle quattro notti, rievoca le veglie del Signore:

  • La 1° notte è quella della creazione, quando Dio creò il mondo. 

  • La 2° notte è quella di Abramo e del sacrificio di Isacco. 

  • La 3° notte è quella dell’Esodo, quando il Signore vegliò per liberare il suo popolo. 

  • La 4° notte sarà quella del Re Messia.

Quando veniva letto in sinagoga questo testo, la gente sentiva parlare delle quattro notti: creazione, Isacco, Esodo e venuta del Messia.

Veniamo a noi. Le letture del sabato santo della veglia, quali sono?

  1. lettura: la creazione
  2. lettura: Il sacrificio di Isacco 
  3. lettura: il passaggio del Mar Rosso

E poi, c’è la notte del Messia: Dominus resurrexit. Alleluja.

Non è casuale questo. C’è un legame importantissimo: il targum ha formato la mentalità della prima comunità cristiana ed è diventata un patrimonio tradizionale che poi  si è trasmesso di generazione in generazione.

Dunque, la notte ha un suo mistero; la notte è l’ambiente dove avvengono cose prodigiose che l’uomo non capisce perché è il momento della non – azione.

Si puo dire che, quanto accaduto all’ospedale Regio di Granada sia proprio questo:

  • un improvviso calare della notte, simbolo di oppressione (la notte dello spirito, della fede…).
  • Per tutti è tenebra, evocazione del potere distruttivo del male.

  • Ma la notte è il momento dell’azione misteriosa di Dio.

E cosa succede? Giovanni passa incolume tra le fiamme del Mar Rosso di fuoco. Dio opera e nessuno se ne accorge. Dio salva e ricostruisce…I motivi ce li hai spiegati molto bene.

Caro Enrico, spero che possa trovare il tempo per accendere nuovi roghi nella notte.

A presto.  Angulo

LO SPIRITO SOTTO FORMA DI « LINGUE » – Don Enrico Ghezzi

Classé dans : UMANIZZARE O DIVINIZZARE? — 24 septembre, 2009 @ 8:02

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Chiesa di Santa Maria dell’Orto – Roma

Carissimo Don Enrico,

 

                                    ho ritenuto di pubblicare sul blog, senza nemmeno chiedertelo, le tue preziose considerazioni perché sono sincere e diagnosticano i mali che affliggono questa e tante altre situazioni analoghe.

Se c’è una vena di amarezza e di sfiducia nel tuo dire, alla fine però emerge la tua fede, convinto come sei che l’ultima parola spetta a Lui, lo Spirito Santo che ha promesso di restare con noi, proprio perché ci sa inclini alle sbandate « politicamente corrette ».

Mi scrivi che « La Pentecoste, inaugura ogni volta il tempo della speranza: è ancora il ‘fuoco’ (ricordi Giovanni di Dio?) sotto forma di ‘lingue’ che deve divampare nel cuore degli uomini e delle donne: è il tempo di ripetere come invocazione, più volte al giorno ‘Vieni Signore Gesù, vieni Santo Spirito’! ». E’ bellisima l’idea che la Parola condivisa accenda l’interiorità. E’ il faticosissimo processo di divinizzazione in atto.

Mi auguro che tu trovi il tempo per allargare la riflessione e, con la tua competenza ed esperienza, possa dare coraggio e speranza a chi è nella « notte oscura ».

« Portate gli uni i pesi degli altri…« , in questo caso vuol dire portare speranza in mezzo a tante delusioni, illuminare le coscienze, l’opera di misericordia di portare la verità e la libertà dei figli di Dio. Per l’intercessione di Santa Maria dell’Orto, di cui riproduco l’effigie che ti è cara e che si venera nell’antica chiesa dove svolgi attualmente il tuo ministero romano.

Angelo

 

Caro Angelo,

                         ho letto, in parte, la tua lunghissima lettera: complimenti per la tua competenza biblico-teologica, citando uno degli ultimi grandi biblisti dei nostri giorni.

Non so quanto potrà servire a questi nostri fratellini. Dentro di loro si è peduta l’anima, l’ideale e la passione. Rimane la buona fede e la povertà di riflessione.

Cosa fare, se tutta l’attenzione degli ultimi anni è stata quella di ‘cambiare’ immergendosi nella dinamica di trasformazione dei locali, delle esigenze sacrosante di riformare l’apparato medico-funzionale?

Lì è il grande equivoco: mi convinco che ‘rinnovare‘ sia identico al trasformare materiale. Quando questo evento perdura per lunghi anni e diverse generazioni, allora le conseguenze sono evidenti: che farò quando ho speso tutte le forze per dire che anch’io ‘esisto‘ , che anch’io sono nell’ingranaggio produttivo per cui devo contare, devo far parlare di me ecc.?

Tutto questo si può anche fare o desiderare, ma nel frattempo debbo approfondire il ‘senso’ del mio eistere, l’anima della mia vita, la passione che mi ha guidato; questo è il valore della ‘tradizione’, un saper riproporre il fuoco della carità evangelica, in ‘vasi nuovi’, in nuove speranze di amore verso questa umanità.

Io non escludo che questo ci possa anche essere stato, ma in modo confuso, senza una stella polare, fermandosi e confermandosi per decenni su uomini e idee, che nascondevano un abisso di desiderio di potere, di ricchezza, di libertà personale, a scapito di ogni rispetto di idee e prospettive che venivano man mano suggerite e indicate.

Ora è troppo tardi, e il tuo strordinario contributo, da quelli che riusciranno a comprenderlo, sarà guardato con infinita amarezza e sofferenza, ma anche trascurato da tutti quelli che non riescono a uscire da una pura visione di gestire il concreto in cui sono immersi.

Ti dirò che questa è una situazione allargata ad ampi strati della Chiesa, che non riesce a ritrovare la forza per il volo inaugurato dal Concilio che abbiamo così tanto amato.

La Pentecoste, inaugura ogni volta il tempo della speranza: è ancora il ‘fuoco’ (ricordi Giovanni di Dio?) sotto forma di ‘lingue’ che deve divampare nel cuore degli uomini e delle donne: è il tempo di ripetere come invocazione, più volte al giorno ‘Vieni Signore Gesù, vieni Santo Spirito’!

Con grande affetto.

don Enrico.

 

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Sono certo che gradirai ricordare una data importante del tuo ministero parrocchiale: la visita del Vescovo di Roma:VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN VIGILIO


OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 7 novembre 1993

Arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze” (Mt 25, 10).

 

1. Carissimi fratelli e sorelle della Parrocchia di San Vigilio, la pagina evangelica dell’odierna domenica narra la parabola delle vergini invitate alle nozze. La festa nuziale, nel linguaggio di Gesù, è un simbolo. Gesù come Sposo è un grande simbolo del Nuovo Testamento, simbolo del Regno dei cieli, della salvezza finale, della vita beata, realtà alla quale siamo tutti chiamati e che, nel disegno divino come pure nel desiderio dell’uomo, rappresenta il termine ultimo dell’esistenza, il compimento della nostra vocazione cristiana. A questa salvezza bisogna tendere con perseveranza e senso di grande responsabilità (cf. Fil 2, 12).

Il testo dell’evangelista Matteo presenta due categorie di persone, entrambe desiderose di entrare alla festa e tuttavia radicalmente differenti per il loro comportamento. Un primo gruppo è formato di vergini “sagge”, le quali, prevedendo che l’attesa avrebbe potuto prolungarsi, portano con sé, insieme con le lampade per rischiarare la notte, anche la scorta di olio per alimentarle. L’altro gruppo invece è costituito da quelle che non vi hanno pensato e all’arrivo dello sposo si trovano con le fiammelle vacillanti e nell’impossibilità di rifornirsi di olio. Il risultato è ineluttabile: le prime entrano e le altre restano escluse, vittime della loro stessa stoltezza. Gesù conclude: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Mt 25, 13).

2. Come interpretare la metafora delle lampade e dell’olio? Anzitutto, le lampade rappresentano la vita dei credenti, rinati ed illuminati nel Battesimo, diventati “figli della luce” (Gv 12, 36) per la fede in Cristo, “luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9). L’olio, poi, possiamo intenderlo come simbolo delle risorse spirituali di cui è dotata la Chiesa: un tesoro di verità e di grazia, di preghiera e di energia divina, di insegnamenti e di esempi continuamente a disposizione dei fedeli. Questi esempi sono i Santi.

Inseriti attivamente nella vostra parrocchia, cellula della Chiesa universale, cellula della Chiesa di Roma, anche voi, carissimi Fratelli e Sorelle, potete attingere con previdente costanza da tale patrimonio inesauribile, per essere pronti ad accogliere il Signore in qualunque ora, quando verrà e chiamerà i suoi amici a stare con lui per sempre.
3. Questa interpretazione spiccatamente ecclesiale della parabola aiuta a sottolineare due caratteristiche fondamentali del cristiano. La prima è che egli dispone di grandi ricchezze soprannaturali – anche quella che si chiama cultura cristiana è un tesoro inesauribile – per vivere in modo conforme al suo autentico bene personale e comunitario, bene della Chiesa e del popolo, un bene secondo le attese divine.

Chi è assiduo alla vita della Comunità imita le vergini prudenti ed assicura a se stesso, lungo l’intera esistenza, la necessaria costanza nel tendere a Dio, attraverso la vita di ogni giorno, attraverso la preghiera, attraverso la conoscenza delle verità divine. Da questa conoscenza deriva l’amore di Dio e del prossimo. Nello stesso tempo questo cammino ci conduce al bene, alla carità, alla santità.
Un secondo aspetto di tale appartenenza ecclesiale è l’impegno multiforme che essa comporta, impegno che, nei nostri tempi segnati da preoccupanti forme di neopaganesimo, si presenta ancor più pressante e necessario, come ci ha reso visibile il Sinodo di Roma che ha una sua speciale importanza.

4. I decenni conclusivi del secolo XX, che stiamo vivendo, risentono felicemente del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha esaminato in profondità il rapporto tra la Chiesa e il mondo contemporaneo. I frutti dell’insegnamento conciliare, contenuto in documenti di altissimo valore teologico e pastorale, sono ben visibili. Penso al rinnovamento della liturgia, alla più intensa partecipazione dei fedeli laici alla missione della Chiesa, all’impegno di carità e al generoso coinvolgimento missionario, agli sforzi coraggiosi del dialogo ecumenico ed interreligioso.

Nella linea dell’autentica interpretazione del Concilio si situa anche il Sinodo pastorale della nostra diocesi romana, evento di comunione e di missione, conclusosi nello scorso mese di giugno. Il suo primo risultato consiste proprio in un rinnovato stile di vita dell’intera Comunità credente per una partecipazione più attiva all’opera della nuova evangelizzazione della Città, del Paese e del mondo contemporaneo. È una grande sfida per la Chiesa.
Strumento prezioso per tale lavoro apostolico e missionario è il “Libro del Sinodo”, che quest’oggi nel corso della mia Visita pastorale simbolicamente vi consegno. Esso costituisce ormai il testo-guida nel cammino della diocesi di Roma verso il terzo Millennio cristiano. Vi troverete, ne sono certo, abbondante olio per far brillare sempre meglio le vostre lampade di fede e di carità, nel servizio di Dio e del prossimo.

5. Del “Libro sinodale” vi sono ben note le linee fondamentali. La prima parte aiuta ad approfondire il significato e il valore dell’essere Chiesa, famiglia unita nella comunione e chiamata a compiere la missione dell’evangelizzazione.
La Chiesa che è in Roma, la nostra Chiesa particolare, riveste alcune caratteristiche peculiari, legate al ministero universale del suo Vescovo, il successore di Pietro. Essa è pertanto chiamata a collaborare con lui nell’accoglienza e nella missione verso i fratelli di ogni Continente, offrendo a tutti una singolare testimonianza evangelica.
Nella seconda parte del “Libro” sono indicate le vie della nuova evangelizzazione, e, nella terza, sono messe a fuoco alcune priorità o ambiti privilegiati: la famiglia, il mondo giovanile, la società civile nelle sue finalità di promozione umana e la cultura come strumento di crescita individuale e sociale.

6. Evangelizzare la Città: si tratta di un impegnativo sforzo apostolico, al quale anche voi, cari parrocchiani di San Vigilio, siete chiamati a partecipare attivamente, anche il Popolo di Dio partecipa all’attività apostolica, sotto la guida dei vostri Pastori, del Cardinale Vicario, Camillo Ruini, responsabile di tutte le parrocchie, di Monsignor Clemente Riva, Vescovo della vostra zona, del vostro Parroco, DON ENRICO GHEZZI, e di tutti i sacerdoti della Prefettura.

La vostra è una parrocchia di recente istituzione, una comunità “giovane”, popolosa, che guarda fiduciosa verso il futuro. I giovani sono fiduciosi, dimostrano fiducia verso la loro famiglia e i loro parenti se l’ambiente non li condiziona. I giovani a Denver hanno mostrato grande fiducia verso la Chiesa e ci hanno fatto una grande sorpresa. Non si prevedeva una così grande fiducia verso la Chiesa, verso la persona del Papa, verso i Vescovi. È stato un evento stupendo.

Crescete, pertanto, carissimi fratelli e sorelle, in quell’assiduità alla vita parrocchiale che già mostrate con l’odierna vostra presenza. Siate uniti tra voi, con i vostri sacerdoti, e con tutte le componenti della vostra Comunità, sostenendovi sempre a vicenda. Coltivate la preghiera individuale e comune, testimoniate il Vangelo con le parole e con la vita, e, in proporzione ai talenti ricevuti da Dio, prendete parte alle attività promosse dalla Parrocchia per diffondere la parola di Dio, affinché la speranza animi ogni famiglia di questo vostro quartiere.

7. Bisogna poi curare molto la vita delle vostre famiglie, di tutte le famiglie. In tale spirito di assiduità alla vita parrocchiale, di fraternità e di collaborazione con il vostro Parroco, saluto i genitori, primi responsabili dell’educazione alla fede dei figli, e con essi i giovani e le giovani da cui tanto la Chiesa si attende. Saluto i catechisti, tanto importanti nei Paesi di missione, ma anche importanti a Roma, che è una terra di missione. Saluto i collaboratori della vostra comunità parrocchiale e gli animatori dei vari gruppi ecclesiali impegnati nell’opera della carità e dell’animazione liturgica.

8. Comunità di San Vigilio, anche a te il Signore dice: “Sii fedele… e ti darò la corona della vita” (cf. Ap 2, 10).
Carissimi, Iddio ricompensi quanto voi fate per la Chiesa, per l’animazione evangelica delle vostre famiglie, per il quartiere e per la Città.
Possiate vivere ed operare in modo tale da essere pronti ad accogliere il Signore che viene.
Possiate ogni giorno ripetere con profonda nostalgia dello spirito: “Ha sete di te, Signore, l’anima mia”!
Siate sempre desti e vigilanti! Cercate il Signore! Non perdete mai il vostro cammino.

L’Eucaristia è il momento in cui si dice: “Ecco lo sposo, andategli incontro”. Cristo ha istituito questo sacramento che lo rende presente in persona. Ricevetelo.

“Le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze”. Entrare alle nozze vuol dire oggi partecipare al banchetto eucaristico e ricevere il Signore. È quanto vi auguro di cuore.
Amen!
 
© Copyright 1993 – Libreria Editrice Vaticana

Caro Fra Costantino

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 19 septembre, 2009 @ 4:45

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Milano, 19 Giugno 2009
– Festa del Sacro Cuore di Gesù
Carissimo Fra Costantino Dalla Mura,

oggi per me è una bellissima giornata perché ho ricevuto la tua lettera che, per quanto breve – e lo motivi – mi manda un segnale preciso: un desiderio di comunicare che è reciproco, in un contesto di sordomutismo che assomiglia più ad una patologia dello spirito che ad un impedimento organico.

Tu sei medico ed hai ogni giorno da svolgere un lavoro delicato con i tuoi pazienti da ascoltare e indirizzare, curare, ma io, se già per il piccolo mondo che frequento non sono nessuno, figuriamoci per il resto!

Epperò, la fortuna che ho è di essere stato battezzato e cresimato. Dunque, figlio di Re. Per adozione. Di questo evento faccio memoria ogni giorno. E non posso togliermelo dalla testa, anche se la vita ha le sue stranezze e le mie contraddizioni s’intrecciano con essa, con sbalzi enormi di temperatura.

Non so tu, ma io, da una cinquantina d’anni a questa parte, quando faccio qualche cosa, ho queste sensazioni:
• di avere contro tutti quelli che fanno la stessa cosa,
• di avere contro tutti quelli che fanno il contrario,
• di avere contro tutti quelli che non fanno niente.

E’ un’impressione mia o un fenomeno generale ? Vorrebbe dire “tutti contro tutti”. Ma a quale scopo?

Poiché credo nel mondo che sta emergendo, cerco di muovermi
• nell’ottica della cooperazione piuttosto che sulla competitività,
• sul dubbio del mio valore piuttosto che sull’affermazione dello spirito umano,
• sulla convinzione che esiste una connessione fra tutti gli individui. E non solo per via della comunione con la Trinità ma per le stesse leggi della natura. Che poi originano in Essa.

La tua prima:

Caro Nocent,

ti ringrazio delle informazioni che così in abbondanza mi hai dato! Dammi tempo di sondarle perché quello a mia disposizione è veramente poco.

Riguardo ai malati psichiatrici cronici ho saputo che a S. Colombano al Lambro la Regione non manda più ammalati e questo dopo averci fatto spendere montagne di soldi per adeguare di continuo le strutture!

Purtroppo ce n’è abbastanza per demoralizzarci ma noi continuiamo ad andare avanti sperando che il buon senso prima o poi prevalga.

Grazie di tutto e sursum corda.

Ciao Fra’ Costantino.

Caro Fra Costantino dans LETTERE AGLI AMICI

Nella tua stringatezza, c’è l’essenzialità: buon senso (il sensum communem di Fedro) e aggredire i malanni con animo sereno e occhi di fede (sursum corda).

Per un attimo mi hai fatto rammentare i latinucci. Così sono andato a pescarli per ripassare la lezione.

Ricordi?

Cerebrum non habet (Non ha cervello)

 dans LETTERE AGLI AMICI

La volpe e la maschera (Vulpes ad personam tragicam)

Personam tragicam forte vulpes viderat:
«O quanta species, inquit, cerebrum non habet!»
Hoc illis dictum est, quibus honorem et gloriam
fortuna tribuit, sensum communem abstulit.
(Fedro)

Traduzione

Per caso una volpe aveva visto una maschera tragica:
«Oh quanta bellezza, disse, ma non ha cervello!».
Ciò è stato detto per coloro ai quali
la sorte ha concesso onore e gloria
ma ha tolto la comune intelligenza.

Già.
Non sempre onore, gloria, bellezza, fortuna si coniugano con il sensum communem, con il buon senso comune che è indice di intelligenza.
Intelligenza, dal latino intelligere cioè intus legere (leggere in profondità) significa comprendere il significato profondo della realtà.
E questo non è scontato per nessuno.

Già che ci siamo, perché non rileggere anche quella del lupo?

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Lupus et agnus – Il lupo e l’agnello

Quando si vuole lo scontro o una giustificazione alla propria prepotenza, ogni pretesto è valido, compresa l’interpretazione arbitraria e offesa di un gesto il cui significato è stato spiegato nelle motivazioni non offensive da chi l’ha compiuto.

L’aveva capito Fedro 2000 anni fa, ma ancora oggi non lo capiscono in tanti…
Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi.
Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.
Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit:
« Cur – inquit – turbulentam fecisti mihi aquam bibenti? »
Laniger contra timens :
« Qui possum – quaeso – facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor. »
Repulsus ille veritatis viribus:
« Ante hos sex menses male – ait – dixisti mihi ».
Respondit agnus:
« Equidem natus non eram! »
« Pater, hercle, tuus – ille inquit – male dixit mihi! »
Atque ita correptum lacerat iniusta nece.

Haec propter illos scripta est homines fabula qui fictis causis innocentes opprimunt.

Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, giunsero allo stesso ruscello.
Il lupo stava più in alto e, più lontano, in basso, stava l’agnello.
Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cercò una causa di litigio.

« Perché – dice – mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo?
E l’agnello, tremando:
« Come posso – di grazia – fare quello che lamenti, lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate! »
Quello, respinto dalla forza della verità:
« Sei mesi fa – aggiunge – hai parlato male di me! »
Rispose l’agnello:
« Ma veramente… non ero ancora nato! »
« Per Ercole! Tuo padre – dice il lupo – ha parlato male di me! »
E così, lo afferra e lo uccide dandogli una morte ingiusta.

Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.

Chi avrebbe potuto immaginarlo! Cercando le favole in internet, sono capitato in questa straziante confessione di Luca Digonzelli

“Non si pensa mai che potrebbe capitare a noi. Così, quando capitò a me, ero impreparato.

Era la fine di Marzo del 2004. Il neurologo, dopo una lunga visita, disse: « Morbo di Parkinson all’esordio ». Mi sentii crollare il mondo addosso, mi sentii vecchissimo a 47 anni.

All’inizio non volevo crederci, non ci credevo.

Mi aggrappai disperatamente alla mia cervicale cronica e iniziai il pellegrinaggio di visite dai neurologi e dagli ortopedici.

Alla fine dovetti arrendermi.

La Spect (una specie di TAC) evidenziava una diminuzione di dopamina patologica: avevo il Parkinson.

Ora cerco di conviverci ma non è facile.

I farmaci, quando riesci a tollerarli, ti riducono i sintomi ma non fermano la degenerazione.
Mi stanco facilmente. Ci sono giorni che non vorrei alzarmi dal letto. Devo concentrarmi per allacciare i bottoni della camicia e muovere il mouse del computer.
Ho frequenti crisi di pianto, cambiamenti di umore e attacchi di agressività, ma cerco di avere comunque una vita normale. Voglio, finché ci riesco, una vita normale.
Il mio Parkinson non è la Sclerosi Multipla o una delle tante malattie rare degenerative: per ora ha una progressione lenta, sintomaticamente controllabile.
A coloro che dicono e pontificano che l’embrione è già vita umana chiedo: la mia vita cosa è?

La vita degli ammalati di Sla, di Sclerosi Multipla cosa è?

L’embrione deve avere i diritti di una persona e a noi ammalati vogliono toglierci il diritto della speranza di guarire.

Sono molto deluso dalla posizione della Chiesa. Con il Papa ammalato di Parkinson potevano dare un grosso impulso alla ricerca scientifica.
Ma, si sa, la Chiesa impiega 400 anni ad ammettere i propri errori (vedi Galileo)!

Comunque, ognuno risponda alla propria coscienza.

Allego, di proposito, la foto di un momento felice perché nel mio futuro voglio avere altri momenti felici.

Ringrazio tutti coloro che sono andati a votare e hanno votato SI.

Sono di:
Colico (LC)

La risposta di un Medico: Domenico Mastrangelo
Caro Luca,
ho letto la tua storia. Non mi interessa la questione dei referendum perché credo che politica e politici non possano fare nulla per situazioni come la tua. Per altro, ho anche paura che medicina e ricerca, almeno così come vengono gestite e amministrate in Italia, non siano assolutamente all’altezza dei compiti che troppo spesso una classe politica affarista e interessata, attribuisce loro.
Vorrei, per spiegare quanto ho detto, raccontarti la mia storia di ricercatore universitario; ma forse sarebbe troppo lunga e magari aggiungerebbe inutili « ambasce » alla tua condizione.

Posso però dirti che a 26 anni (e quattro specializzazioni !) dalla laurea in medicina, ho deciso che avevo dato troppo alla medicina « occidentale » e che era ora di esplorare « mondi diversi », culture non « omologate », conoscenze che la nostra medicina (dell’ »evidenza » della « scientificità » e di altre vaccate simili!) considera « non convenzionali » anche se hanno radici culturali spesso vecchie di millenni.

Ho così scoperto l’omeopatia, la fitoterapia e tutte quelle medicine, appunto « non convenzionali » ed emarginate che non si fondano sullo studio delle malattie, ma sulla conoscenza dell’uomo.
Ne ho riscontrato l’assoluta efficacia e mi sono convinto (non solo l’unico pazzo!) che la medicina « convenzionale », tutta basata sul « business » delle multinazionali del farmaco, non vuole né mai potrebbe desiderare la nostra salute, ma, caso mai, prolungare all’infinito le sofferenze della specie umana, per trarne il massimo del profitto. Si tratta di un sistema ormai così strutturato e radicato, che è praticamente impossibile estirparlo se non a costo di una profonda rivoluzione culturale e sociale.
Tuttavia, anche se non so ancora per quanto tempo, le medicine « non convenzionali », come l’omeopatia, vengono non solo praticate da un numero crescente di colleghi, ma anche « frequentate » da un numero considerevole di pazienti (stufi dell’ »offerta » della sanità nazionale).
Io, ormai, mi occupo quasi soltanto di queste medicine, sono completamente soddisfatto e credo, ma te lo dico sommessamente, che in queste medicine ci siano ottime prospettive per la terapia di malattie come la tua.

Se ti va di provare, sono a tua disposizione.
Un caro saluto e tanti auguri per il futuro
Domenico

E POI UN POST DI ANGELA

Carissimo Luca, non hai idea di quanto ti capisca e condivida la tua sofferenza e le tue speranze, e soprattutto le tue opinioni. Io ho la sclerosi multipla da 10 anni, e da 3 mi ha portato via lentamente la vita. Ormai non cammino quasi più se non aggrappandomi dovunque con entrambe le mani, avendo perso completamente l’equilibrio ed essendo le mie gambe rigide e sempre stanche in una maniera impressionante, se mi chino non ce la faccio a rialzarmi, sono praticamente incontinente e mi trascino dietro una depressione ormai cronica per la quale sono più i giorni che piango di quelli che me la passo alla bell’e meglio.
Ho 4 rampe di scale da salire per arrivare in casa e da scendere quelle poche volte che si va da qualche parte; al momento sono 10 giorni che non esco di casa, è come essere all’ergastolo. Ogni più piccola cosa mi costa una fatica tale che ho ormai rinunciato a tutto. Mio marito fa una vita d’inferno per aiutarmi (e ringrazio Dio che mi è sempre rimasto accanto).

E non fanno niente per noi. Ma hanno il coraggio di chiamarla « vita ».
Tu hai 47 anni, io ne ho 46. E siamo condannati. Perché « loro » ci hanno condannati. Non augureresti a questa gente la stessa sofferenza?
Io sì, con tutto il cuore. E forse capirebbero, se toccasse a loro.
Tanti auguri. Angela
Ardiglione anche lui dice la sua:
‘O quanta species’ inquit ‘cerebrum non habet.’ (Fedro)

L’embrione umano è già persona ?

La domanda mi rammenta una tavoletta di Fedro:
Personam tragicam forte vulpes viderat;
quam postquam huc illuc semel atque iterum verterat,
‘O quanta species’ inquit ‘cerebrum non habet.’
Hoc illis dictum est quibus honorem et gloriam
Fortuna tribuit, sensum communem abstulit.

Una volpe per caso aveva visto una maschera tragica;
e dopo averla girata qua e là una e due volte,
 » Oh quale grande aspetto, disse, non ha il cervello ».
Questo fu detto per quelli cui Fortuna attribuì
onore e gloria, ma tolse il senso comune.

Nel nostro vocabolario il termine persona significa essere umano in quanto tale. Data l’etimologia del termine, persona è chi è in grado di vestire una maschera assumendo un ruolo che è il frutto delle sue relazioni coscienti con il mondo . Un embrione non ha relazioni con il mondo perché non possiede un cervello. Dire che le ha perché, in potenza, le può sviluppare è come pretendere credito da una banca perché, potenzialmente , siamo tutti miliardari.

Solo il 12% degli embrioni concepiti si sviluppa naturalmente in un nuovo nato: la riproduzione sessuata è un fatto complesso, genera creature che devono variare rispetto ai genitori, con un tasso di mutazioni genetiche che assicuri l’evoluzione della specie, per garantirne la sopravvivenza in un ambiente continuamente mutevole. Molte delle mutazioni sono incompatibili con la sopravvivenza dell’embrione.

Un embrione è un’appendice di un corpo umano con cui la natura, a partire da un uovo ed uno spermatozoo, privi di coscienza, prova a generare un nuovo essere che accolto, amato, adeguatamente sviluppato e istruito ha la potenzialità di entrare in rapporto con il mondo sviluppando una coscienza di se. Ma fino a che non è dotato di tali capacità è come sostenere che il mio dito mignolo sia una persona.”

Per coronare l’opera, oggi da fra Marco un messaggino sul cellulare che dice:
“L’estate irrompe col suo calore. I giornali raccontano di scandali, guerre e lutti; le persone sembrano vagare nel vuoto della coscienza. Anche l’Ospitalità sembra entrata in crisi. Non ci resta che riprendere il passo e riappropriarci di Dio che vive e ci si presenta nei malati e nei poveri”.

Che strano! In questi alterni passaggi è condensata tutta la crisi della medicina e della società civile e religiosa.

E qui mi viene spontanea una domanda che in questi giorni non mi dà tregua: si può procedere alla riforma o ri-fondazione di un antico Ordine ospedaliero senza porsi degli interrogativi non da ripiegati su se stessi ma con UNO sguardo planetario?


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Prima di domandarsi dove va l’Ordine o, peggio, di fornirne in anticipo la risposta, prima ancora di aver provocato la domanda, bisognerebbe forse provare a chiedersi dove va la medicina.
Due giovanotti, uno di 82 anni, il Card. Carlo Maria Martini e l’altro di 89 anni Il Don Luigi Verzé del San Raffaele di Milano, 61 di Messa, se lo sono chiesti seduti “sulla stessa barca”, appoggiati all’Albero Maestro.

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Don Verzé, il pioniere solitario, nell’esporre al Cardinale il metodo che intenderebbe mettere in atto per rigenerare l’uomo di questo terzo millennio. “un metodo mediato dalla taumaturgia che abbiamo nel sangue, il sangue del Figlio dell’uomo-Dio”, da uyomo della Chiesa che ha scelto di realizzare il suo sacerdozio sull’ “andate, insegnste, gusrite”, così scrive:

“Tutto parte dall’intenzione di offrire all’uomo sempre migliori sussidi, non solo per fargli sapere che cosa è biologicamente e clinicamente, ma anche chi è in quanto potenzialità di pensiero e di spirito.” Ed aggiunge: “Il corpo dell’uomo è sintesi biologicamente miniaturizzata del cosmo. L’intelligenza e lo spirito sostanzialmente sono analoghi a quelli dell’ordine angelico. Premesso che la vita è di Dio dall’origine, e che Lui solo può determinarne l’inizio e la fine, eccoLe, Eminente Padre, il Progetto San Raffaele di Medicina nuova”.

Il vegliardo, sempre creativo e propositivo spiega:
“ Si tratta, in sintesi, del superamento del concetto di ospedale come remedium, per farne un luogo di protezione ininterrotta del ben-essere somatico-psichico-intellettuale e spirituale, dall’embrione, o meglio dal DNA, all’età più matura”.

Quest’uomo di Dio abituato a “dire e a fare ” ciò in cui crede, sintetizza il concetto in una frase ad effetto: “ PIU’ ANNI ALLA VITA, PIU’ VITA AGLI ANNI”.

E poi spiga il senso: “ Più anni alla vita, affinché l’uomo abbia il tempo di assestarsi socialmente e ambientalmente conoscendo il mondo che lo circonda quale divino paradiso terrestre. Più vita agli anni, affinché l’uomo, integro fisiologicamente e neurologicamente, sia aiutato a respirare nella sua sfera spirituale”.

Ma questi enunciati como possono essere posti in essere?

Don Verzé lo spiega così: “Per ottenere questi scopi, si deve ricorrere inanzitutto a una medicina “predittiva”, che parte dal sequenziamento del genoma, da informazioni sulle varianti dei nostri circa trentamila geni e delle proteine. Si conoscerà così, predittivamente il rischio di malattia e si avrà la possibilità di prevenirla o di curarla nel modo più mirato.”

Ma lo sguardo di Don Luigi è lungimirante: “E’ poi evidente che l’intelletto trarrà beneficio da una maggior salute del corpo, rivelandosi sempre meglio come componente-cerniera tra massa corporea e sfera dell’anima”.

Poi una pausa per ascoltare la voce del Cardinale Martini:

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« Considero bello che si vogliano offrire all’uomo sempre migliori sussidi, proteggendone il ben-essere somatico-psichico-intellettuale, come Lei dice, sin dall’embrione, o piuttosto dal DNA. All’età più matura e concretamente fino alla morte. Mi piace anche la formula “ PIU’ ANNI ALLA VITA, PIU’ VITA AGLI ANNI”.

Non so esprimere il mio giudizio sui mezzi per raggiungere a questi traguardi, ma sento che Lei si pone totalmente dalla parte, non solo dell’uomo, ma di Dio stesso, che vuole la piena felicità ed espansione di ciascuno di noi.

Mi rallegro anche del fatto che l’intelletto trarrà beneficio da una maggior salute dell’uomo. Quanto all’espressione “medicina predittiva”, vorrei che fosse chiaro che essa rispetta ogni momento dell’essere umano.

Ritengo, tuttavia, soprattutto importante dire che la vita fisica non è tutto, che essa in alcuni casi va anche sacrificata per un bene superiore: penso, per esempio, al martirio.
In tutto questo mi pare che il vangelo esprima i desideri profondi dell’uomo e gli mostri concretamente come realizzarli, non solo attraverso i progressi, ma anche attraverso le inevitabili rotture”.

Poi una pausa per ascoltare la voce del Cardinale Martini:

“Considero bello che si vogliano offrire all’uomo sempre migliori sussidi, proteggendone il ben-essere somatico-psichico-intellettuale, come Lei dice, sin dall’embrione, o piuttosto dal DNA. All’età più matura e concretamente fino alla morte. Mi piace anche la formula “ PIU’ ANNI ALLA VITA, PIU’ VITA AGLI ANNI”.

Non so esprimere il mio giudizio sui mezzi per raggiungere a questi traguardi, ma sento che Lei si pone totalmente dalla parte, non solo dell’uomo, ma di Dio stesso, che vuole la piena felicità ed espansione di ciascuno di noi.

Mi rallegro anche del fatto che l’intelletto trarrà beneficio da una maggior salute dell’uomo. Quanto all’espressione “medicina predittiva”, vorrei che fosse chiaro che essa rispetta ogni momento dell’essere umano.

Ritengo, tuttavia, soprattutto importante dire che la vita fisica non è tutto, che essa in alcuni casi va anche sacrificata per un bene superiore: penso, per esempio, al martirio.

In tutto questo mi pare che il vangelo esprima i desideri profondi dell’uomo e gli mostri concretamente come realizzarli, non solo attraverso i progressi, ma anche attraverso le inevitabili rotture”.

A questo punto mi verrebbe d’istinto citare il Dott. RyKe Geed Hamer, osannato dai malati, osteggiato dall’Ordine dei Medici, che colleziona lauree ad honorem in medicina in certi Paesi, e processi in altri, otre a riempire periodicamente le cronache dei quotidiani di mezza Europa con le sue vicende. Infatti, oncologo e ricercatore, basta il suo nome perché nel mondo della Sanità si assista ad una levata di scudi. E, se è vero quanto scrivono, “le sue casistiche di guarigione delle malattie degenerative sono impressionanti, tali da far vacillare l’edificio della medicina ufficiale…” (In LA MEDICINA SOTTOSOPRA – E se Hamer avesse ragione?” (Ed. AMRITA).Poi una pausa per ascoltare la voce del Cardinale Martini:

“Considero bello che si vogliano offrire all’uomo sempre migliori sussidi, proteggendone il ben-essere somatico-psichico-intellettuale, come Lei dice, sin dall’embrione, o piuttosto dal DNA. All’età più matura e concretamente fino alla morte. Mi piace anche la formula “ PIU’ ANNI ALLA VITA, PIU’ VITA AGLI ANNI”.

Non so esprimere il mio giudizio sui mezzi per raggiungere a questi traguardi, ma sento che Lei si pone totalmente dalla parte, non solo dell’uomo, ma di Dio stesso, che vuole la piena felicità ed espansione di ciascuno di noi.

Mi rallegro anche del fatto che l’intelletto trarrà beneficio da una maggior salute dell’uomo. Quanto all’espressione “medicina predittiva”, vorrei che fosse chiaro che essa rispetta ogni momento dell’essere umano.

Ritengo, tuttavia, soprattutto importante dire che la vita fisica non è tutto, che essa in alcuni casi va anche sacrificata per un bene superiore: penso, per esempio, al martirio.

In tutto questo mi pare che il vangelo esprima i desideri profondi dell’uomo e gli mostri concretamente come realizzarli, non solo attraverso i progressi, ma anche attraverso le inevitabili rotture”.

A questo punto mi verrebbe d’istinto citare il Dott. RyKe Geed Hamer, osannato dai malati, osteggiato dall’Ordine dei Medici, che colleziona lauree ad honorem in medicina in certi Paesi, e processi in altri, otre a riempire periodicamente le cronache dei quotidiani di mezza Europa con le sue vicende. Infatti, oncologo e ricercatore, basta il suo nome perché nel mondo della Sanità si assista ad una levata di scudi. E, se è vero quanto scrivono, “le sue casistiche di guarigione delle malattie degenerative sono impressionanti, tali da far vacillare l’edificio della medicina ufficiale…” (In LA MEDICINA SOTTOSOPRA – E se Hamer avesse ragione?” (Ed. AMRITA).

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Cardinale Martini

“Forse Lei si aspetta di più da una mia risposta, ma io non posso entrare in questa descrizione analitica della medicina: mi accomuno alla maggior parte degli uomini, che utilizzano la medicina, ma non la conoscono.
Ho colto però una parola sulla quale desidero soffermarmi brevemente: spirito. Essa mi porta a pensare allo Spirito Santo, e questo posso dirlo: sono convinto che lo Spirito Santo spinga a questa ricerca scientifica e quindi sono grato a coloro che la compiono.

C’è anche un’altra affermazione, nella Sua domanda, che voglio sottolineare: l’uomo senza l’anima non sarebbe uomo. Mi sembra che colga gli aspetti fondamentali della questione.
Per quanto riguarda il resto, lo ripeto, posso solo ammirare e cercare di comprendere. Questo non mi autorizza a dare un mio giudizio preciso, anche se le speranze dell’umanità sono riposte nella ricerca e nelle risposte che essa sa conseguire. Ma vorrei anche aggiungere che, per quanto si faccia per la salute dell’uomo, c’è sempre un vincolo invalicabile che è la morte”.

Il dialogo tra i due continua ma, per il momento, mi fermo qui, con un invito a te, Fra Costantino ed anche a Fra Marco, come a tanti altri: non isolatevi, non andatevene delusi per i fatti vostri ma uscite dalle cerchie ristrette del numero chiuso e prendete in seria considerazione le provocazione, esaminatele, confutatele…E’ il solo modo per crescere.
Shalôm!
Angelo Nocent

TUTTO E’ COMPIUTO – Lory

Classé dans : LA POSTA DI LORY — 12 septembre, 2009 @ 9:40

pasquaradiceilvenerdsanto.bmp

Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perchè il Figlio glorifichi te….
Poichè tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perchè Egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo.
Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare.
E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.

Ho fatto conoscere il tuo Nome agli uomini che mi hai dato dal mondo…Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua Parola.

Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perchè le parole che hai dato a me… Io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e…hanno creduto che tu mi hai mandato.

Io prego per loro…non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perchè sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue…e tutte le cose tue sono mie…e io sono glorificato in loro…Io non sono più nel mondo…essi invece sono nel mondo….e io vengo a te….
Padre Santo custodisci nel tuo Nome coloro che mi hai dato, perchè siano una sola cosa….come noi.
Non chiedo che tu li tolga dal mondo….ma che li custodisca dal maligno….
Essi non sono del mondo….come io non sono del mondo. Consacrali nella Verità…La tua Parola è Verità….Come tu mi hai mandato nel mondo…anch’io li ho mandati nel mondo…per loro Io consacro me stesso, perchè siano anch’essi consacrati nella Verità.( Gv 17. 1-19.)

Questo è il passo del Vangelo secondo Giovanni….che io amo più di ogni altra cosa…questa non è che una parte della meravigliosa preghiera che Gesù fa antecedentemente alla Sua Passione….Lui prima di lasciarci prega…ci raccomanda…e ci affida al Padre…con una tenerezza infinita…
Ecco… quando il tuo cuore è triste….e ti trovi nello sconforto…leggi questa meravigliosa preghiera e così….ti sentirai avvolto dal Suo immenso Amore….Lui asciugherà le tue lacrime…e trasformerà la tua tristezza in danza!

Caro Fra Luigi…07 Aprile 2009 – Angulo

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 7 septembre, 2009 @ 5:39

viteetralcimosaicoravenalou.jpg 

Caro Fra Luigi, 

                              questa mia, indirizzata a te, vorrei che raggiungesse simbolicamente tanti altri amici, religiosi e laici, ai quali mi sento legato e in comunione. 

Le poche ore trascorse con la tua comunità di Gorizia, le due Messe con i degenti, la vita fraterna salmodiante, la colazione insieme…sono grazia quaresimale piovutami addosso in questi giorni per   spingermi con più fede all’appuntamento con la Pasqua del Crocifisso-Risorto.  Ringrazia il Padre Priore, sempre tanto accogliente, accontentandosi di un’Ave Maria. E un caro saluto anche a Fra Gianmaria per le gentilezze che mi usa. 

 villasangiustofbfgorizia.jpg

Quest’incontri saltuari mi fanno sempre pensare…E’ bello constatare  che la vostra Fraternità è impostata sul sogno del Vescovo Cromazio d’Aquileia che voleva la sua Chiesa sul prototipo della Comunità di Gerusalemme. In sostanza  Villa San Giusto che cos’è se non la comunità descritta negli Atti degli Apostoli? Certo, potrà sempre essere migliorata, perfezionata, arricchita di carismi…ma l’impostazione è quella giusta. Ci vorrebbe solo un soffio di giovinezze. Ma i figli a Dio vanno chiesti. E, se implorati, prima o poi arriveranno. Basta guardare a Elisabetta, la sterile, e non ragionare come suo marito Zaccaria che riteneva impossibile il miracolo della fecondità. 

Quando torno tra voi, ogni volta mi chiedo quale sia mai questa mia nuova strana vocazione che risale a cinque, sei anni fa.  A differenza di quella di Paolo, la mia è stata solo una piccola caduta dal somaro della mia stupidità, supposto che l’Apostolo sia caduto da cavallo, come amano dipingerlo gli artisti. 

Ma chi avrebbe potuto chiamarmi, invitarmi alle Sue confidenze se non il Maestro Interiore? Mi sono ripetutamente sentito dire che dovevo decidermi ad uscire  dai ristretti confini in cui mi ero cacciato e che dovevo tornare dai miei fratelli che non mi avevano venduto, come Giuseppe e che qualcuno era perfino rimasto dispiaciuto della mia partenza. 

In realtà, la Voce che non ho prontamente assecondato, parendomi di far meglio ad ignorarla, mi spingeva ad incontrare qualcuno che poi se n’è andato in Cielo. E quando l’ho saputo, orami era troppo tardi. O forse si trattava proprio del momento opportuno per non riaprire ferite, forse mai del tutto rimarginate.

Ma la spinta a superare la resistenza è continuata. Più il disagio era grande, più forte e convincente era l’incoraggiamento che mi sentivo crescere nel cuore. Avevo un bel dirGli “cosa ci torno a fare!?”. La risposta  che mi veniva da dentro era disarmante: “Vai a condividere”. “Sì. Ma cosa?”.  Venir lì per dei convenevoli? Per tornare indietro con gl’anni e richiamare il passato alla memoria? Bello, piacevole, simpatico. Ma poi ? 

Forse il motivo era scritto proprio in Atti, 18, 9-10. Sarebbe bastato aprire e leggere: 9Una notte il Signore apparve in sogno a Paolo e gli disse: « Non aver paura! Continua a parlare, e non tacere, 10perché io sono con te! Nessuno potrà farti del male. Perché io ho un popolo numeroso in questa città… « . 11Paolo rimase a Corinto un anno e mezzo, e annunziava loro la parola di Dio.” 

Ascoltare ed annunziare senza timore. In realtà questo è un ruolo vicendevole che abbiamo ricevuto: “andate…guarite…annunciate…” (Mt 10 ss). La città di cui parlano gli Atti, nel nostro caso non significava tanto una realtà geografica quanto una fraternità estesa, nata e sopravissuta nei secoli proprio per dare ospitalità agli ultimi. E chi più ultimo di me era bisognoso di ospitalità?

 E poi sai bene che gli ultimi sono fatti anche a modo loro e bisognosi spesso di compassione. E questa l’ho trovata ed è cosa diversa dal “compatimento” che avrei meritato. E siamo qui ormai a parlare, giorno dopo giorno, del Risorto, Vivente che cammina con noi, poveri discepoli di Emmaus che, per riconoscerlo allo spezzar del Pane, abbiamo tanto bisogno di quella Sua parola ancora capace di riscaldarci il cuore. 

Al mio ritorno, nella borsa conservavo ancora quel pane tanto amato della Parola di Dio, che lì, tra voi, avevo imparato ad amare, la sola cosa che avrei potuto condividere.

Abitando a due passi da Milano, avevo seguito per anni dalla mia Parrocchia gli insegnamenti dell’Arcivescovo Martini che mi ha educato a una fede pensante. Avevo provato a scrivere anche su SETTE GIORNI, un settimanale diocesano  locale. Finché, con il pretesto del debito di una pizza in trent’anni mai onorato, il ghiaccio s’è finalmente rotto, i muri di carta son caduti e mi sono ritrovato a far mie le gioie e le ansie della  famiglia d’un tempo, sempre amata e mai dimenticata.

Ma le feste – anche quella del figliol prodigo – non durano a lungo. Se il ritorno, almeno per me è stato motivo di gioia, a poco a poco l’indifferenza s’è insinuata come solo la nebbia sa fare, provocando anche qualche fastidioso brivido. Ma sono i passaggi provvidenziali, da vedere come gradini ascensionali.  

Quelli che vado facendo sono discorsi abbastanza complessi che non tutti possono pienamente capire. Io per primo fatico a cogliere il disegno di Dio che pur ci dev’essere, poiché non  tutto si può liquidare come semplice casualità. Osserva la foto del mosaico di Ravenna che ho posto in cima. E’ fatto di tasselli. Ogni tessera di mosaico è importante come la sua vicina; l’una non può starsene senza l’altra perché il capolavoro è nell’insieme, non nel particolare che si riduce ad essere un piccolo frammento insignificante.

pasquaradiceilvenerdsanto.bmpMa veniamo ai raffreddamenti e perfino alle amarezze di una qualche incomprensione. Per un morivo o per un altro, è il conto che un po’ tutti si è destinati a pagare.
Dopo la Trasfigurazione, grazia concessa temporaneamente, il vangelo precisa: “Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo” (Mt 17,8) E che cosa vuol dire “Gesù solo”?  Vuol dire Gesù così come veniva colto dalla miopia delle persone prima della Trasfigurazione: 

  • un Gesù suscettibile di essere rinnegato dalla folla, tradibile perfino da discepoli,  

  • un Gesù condannabile a morte, da crocifiggere, 

  • il Gesù dell’anonimato che per trent’anni nessuno ha mai sospettato come inviato dal Padre, ecc. 

  • un Gesù che fa strani discorsi, che mangia e beve con i peccatori, che parla con le prostitute, perdona i peccati ed è recepito come indemoniato… 

E’ il Gesù dell’intelligenza umana che si ribella ad entrare nel mistero della croce, vissuto giorno dopo giorno, ora dopo ora, per fede, non per visione.  Bisognerebbe mettere nel conto che sul Tabor ci è concessa solo qualche breve e rara sosta nella vita. Per il resto, è un costante vivere con “Gesù solo”, al quale  si può offrire miseria, sofferenza, umiltà, pentimento, le sole cose di cui un peccatore dispone in abbondanza. Ed è proprio ciò che il Signore si aspetta. 

Durante la messa di Domenica, mi son trovato a guardar fuori dalla finestra del salone pieno di anziani in carrozzina. E m’è venuto in mente Fra Riccardo Pampuri convalescete a Gorizia, pochi mesi prima di morire. M’è anche parso, per un momento, di vederlo passeggiare in giardino, sotto gl’alberi, a respirare l’aria buona del Carso. No, non una visione, solo immaginazione. In realtà lui era più presente di me all’Eucaristia, con tutta la Chiesa Celeste. 

castellettipzaccaria.jpgTi ricordi che abbiamo parlato anche di Padre Zaccaria Castelletti? Sai, l’idea che “l’avremo intercessore in  cielo”, come ha profetizzato, preso alla lettera, continua a risuonarmi nella mente alquanto pretestuoso. Forse il vero senso della  profezia è un altro: continuo a credere che Riccardo sia stato mandato come riformatore, provocatore, compagno d’orazione, non delegato a farlo per noi. Solo che la profezia, così intesa, stenta a farsi strada.

Spesso invece s’è preferito intenderla come una delega: “prenditi i nostri grattacapi e fai qualcosa…”. Siamo tutti uguali: preferiamo le scorciatoie alle salite ripide.

 Sto prendendo appunti sull’argomento cui da tempo vado riflettendo  e, appena pronti, te li trasmetterò per un parere. 

E’ tempo di Passione ormai. Io timidamente chiedo di viverla nella carne o condividerla almeno con chi già si trova crocifisso. Auguro anche a te che questa Passione ti arda nel cuore come “fornax ardens caritatis”, ci direbbe Fra Riccardo. 

La vita a due con Gesù, il Risorto, il Vivente, è concreta e reale, quanto il nostro vivere tra le persone. Eppure questo vivere con Lui si svolge nell’oscurità e nell’austerità della fede. Ma Lui che è pienezza della vita e della gioia permette e rende possibili a noi quei rapporti profondi e costanti con Lui, spesso impossibili nei nostri rapporti quotidiani interpersonali.

Chissà quante volte lo hai sperimentato:

  • se gli parlo, Lui mi sente,

  • se non vedo, Lui si fa sentire come voce interiore,

  • se mi distraggo o mi smarrisco, Lui mi riporta sul sentiero… 

Prigioniero come sono delle mie pesantezze, di tanti piccoli egoismi e della mediocrità  che tanto preoccupava Fra Riccardo e che a me tutto sommato non dispiace, ti chiedo il regalo pasquale di una preghiera affinché i miei voti si riducano almeno ad uno: obbedienza incondizionata alla volontà del Padre, ma recepito per quello che è:  Babbo – Abbà – Papà.   

Ricambierò al meglio questa  carità che mi vorrai usare, esprimendoti  gli auguri più cari affinché il passaggio del Signore ti restituisca l’ardore della giovinezza pur nell’avanzare degl’anni con il loro inevitabile grigiore. 

Fra Luigi caro, cantiamolo insieme: il Signore è veramente risorto. Alleluia! 

Angulo 

risurrezione20260aa1.jpg

P.S. – 11 Aprile 2009

Caro Fra Luigi,

m’è venuto freddo all’alba di questo Sabato Santo, sentire alla radio un commento di Gianfranco Ravasi a pagine Lucane ed in particolare a quella del « Figliol prodigo » che la Bibbia di Gerusalemme preferisce titolare « Il figlio perduto e il figlio fedele » ( Lc 15, 11-32), contrapposizione di due religiosità, di due figure spirituali.

E mi son venute anche delle considerazioni generiche che espongo non tanto per riferirmi a qualcuno in particolare ma solo per evidenziare il rischio che corrono sia il giusto in divisa, fatto monaco più dall’abito che dal suo modo di pensare, che il cristiano generico, ambizioso della sua “evidente diversità di impegnato”, palesemente entrambi del Padre FIGLI GLACIALMENTE FEDELI.

Rileggendo il Vangelo di Luca mi sgorga spontanea dal cuore un’invocazione:

“O figli fedeli,
così glaciali con i figli perduti,
se fosse per voi…
i fratelli potrebbero benissimo
starsene per l’eternità
dove han deciso di andarsi a cacciare…”.

La parabola è nota ma vengono poco evidenziate parole e reazioni del fratello maggiore, figlio fedele rimasto in casa:

5 “Il figlio maggiore, intanto, si trovava nei campi. Al suo ritorno, quando fu vicino alla casa, sentì un suono di musiche e di danze. 26Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa stava succedendo.

27Il servo gli rispose: « È ritornato tuo fratello, e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello, quello che abbiamo ingrassato, perché ha potuto riavere suo figlio sano e salvo ».

28″Allora il fratello maggiore si sentì offeso e non voleva neppure entrare in casa. Suo padre uscì e cercò di convincerlo a entrare.

29″Ma il figlio maggiore gli disse: « Da tanti anni io lavoro con te e non ho mai disubbidito a un tuo comando. Eppure tu non mi hai dato neppure un capretto per far festa con i miei amici. 30Adesso, invece, torna a casa questo tuo figlio che ha sprecato i tuoi beni con le prostitute, e per lui tu fai ammazzare il vitello grasso.

31″Il padre gli rispose: « Figlio mio, tu stai sempre con me e tutto ciò che è mio è anche tuo. 32Non potevo non essere contento e non far festa, perché questo tuo fratello era per me come morto e ora è tornato in vita, era perduto e ora l’ho ritrovato » .
Di fronte al Padre prodigo di misericordia nei confronti del figlio prodigo di peccato, è il fratello “buono” a sentirsi offeso, sdegnato, a muovere dei rimproveri e dei giudizi severi.

Come dovrebbe riempire di gioia il renderci conto che « Gesù non ha mai perso la pazienza nei confronti dei poveracci e dei traditori, non ha mai avuto imbarazzo a parlare con le prostitute e i peccatori; ma non ha mai sopportato proprio questa categoria di persone, gli ipocriti. Nei loro confronti è implacabile: « Guai a voi farisei e scribi ipocriti… » (vedi Mt 23: è un’ondata tempestosa di maledizioni, di sdegno, di imprecazoni) » . (Ravasi).

Luca evidenzia che questo figlio maggiore è prototipo di una legione di “giusti freddi, implacabili, dagli occhi sempre altezzosi”. Egli in realtà è il tipico modello del « giusto ipocrita », persona incapace di gioire, di partecipare alla festa. E’ scritto: “ Suo padre uscì e cercò di convincerlo a entrare”. Non è detto se vi sia riuscito. Dalla reazione che ebbe, fa pensare che abbia preferito rimanere sulle sue di uomo « giusto fredo, implacabile, altezzoso, ossia ipocrita ».

Scoprendo in me copia di entrambi i figli che or l’uno, or l’altro, a seconda delle circstanze, tentano di emerge sia nei miei atteggiamenti che nei giudizi, proprio per il timore di acquisire la mentalità del « giusto ipocrita », pur avendo fatto l’esperienza del « figlio perduto », in quest’alba del Sabato che segue il Venerdì di Passione, vorrei richiamare sopratutto a me stesso un’altra sottolineatura udita dal Ravasi: “Questa parabola è il canto non della giustizia orgogliosa che è simile a una medaglia messa sul petto, ma della giustizia che si conquista nella confessione della propria miseria. L’importante è dire “Mi alzerò e ritornerò” “.

Come mi vengono care due figure di preti amati in gioventù e mai persi di vista:

- DON PRIMO MAZZOLARI che scriveva: “La mia vita si volge fra questi due momenti, come tra due poli opposti: la mia povertà e la tua sovrabbondante misericordia. Donde il mio sospiro e il mio grido: “Veni Domine, et noli tardare! Vieni, Signore, e non tardare!” “
- DON LORENZO MILANI che nel testamento ha lasciato queste parole significative: “ Ho voluto più bene a voi – scriveva ai ragazzi di Barbiana – che a Dio; ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto sul suo conto « .

Era solo per dire che, ad eccedere in misericordia, non si sbaglia mai. Ma occorrono “viscere di madre”, il vero significato di “Ospitalità”. Tanto più se professata con un « voto solenne ».

DOCUMENTI – AUTORI VARI – DA: Diocesi di Roma – Servizio formazione permanente clero

Classé dans : FORMAZIONE PERMANENTE — 4 septembre, 2009 @ 4:56

cardgeorgesmariemartincottierop11a.jpg 

Card. Georges Marie Martin COTTIER, O.P.

*

DOCUMENTI

http://www.vicariatusurbis.org/FormazionePermanenteClero/Documenti.asp

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Elenco per la ricerca per temi

Mons. Antonio Pitta
Esercizi spirituali al Clero Romano – Sacrofano (RM), 10-14 novembre 2008


« Paolo, maestro di apostolato »
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(9 venerdì 14 novembre 2008) (file audio wma)
(9b venerdì 14 novembre 2008) (file audio wma)
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(Omelia Cardinal Vicario venerdì 14 novembre 2008) (file audio wma)

P. Cesare FALLETTI
Gennaio 2009


Sotto la guida del Vangelo
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Mons. Luciano PASCUCCI
Novembre 2008


Paolo Apostolo
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Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj
Esercizi spirituali al Clero Romano – Sacrofano (RM), 19-23 novembre 2007


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Perché proprio a me? di Arnaldo Pangrazzi
Accanto al malato di Luciano Manicardi
Settembre 2007


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Discorsi ai Presbiteri di SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
2005-2007


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P. German ARANA S.J.
Esercizi spirituali al Clero Romano – Rocca di Mezzo (AQ), 2-6 luglio 2007


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S.Em. Cardinal CARLO MARIA MARTINI
17 maggio 2007

S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (file audio mp3)
Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj
Esercizi spirituali al Clero Romano – Sacrofano (RM), 20-24 novembre 2006


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S.Em. Cardinal GEORGES MARIE MARTIN COTTIER, O.P.,
Teologo della Casa Pontificia

« La gioia di essere preti »
Esercizi spirituali al Clero Romano – Sacrofano (RM), 13-17 novembre 2006
Foto
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Saluto di Mons. Mauro PARMEGGIANI e Suor Teresa (ore 11,00 di lunedì 13 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione1 di S.Em. Card. Georges COTTIER, O.P. (ore 11,00 di lunedì 13 novembre 2006) (file audio mp3)
Saluto di Mons. Luciano PASCUCCI (ore 16,10 di lunedì 13 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione2 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 16,10 di lunedì 13 novembre 2006) (file audio mp3)
Omelia1 di S.Em. Card. Georges COTTIER (Santa Messa ore 18,30 di lunedì 13 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione3 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 9,30 di martedì 14 novembre 2006) (file audio mp3)
Omelia2 di S.Em. Card. Georges COTTIER (Santa Messa ore 11,45 di martedì 14 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione4 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 16,10 di martedì 14 novembre 2006) (file audio mp3)
Conversazione1 con S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 21,00 di martedì 14 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione5 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 9,30 di mercoledì 15 novembre 2006) (file audio mp3)
Omelia3 di S.Em. Card. Georges COTTIER (Santa Messa ore 11,45 di mercoledì 15 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione6 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 16,10 di mercoledì 15 novembre 2006) (file audio mp3)
Conversazione2 con S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 21,00 di mercoledì 15 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione7 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 9,30 di giovedì 16 novembre 2006) (file audio mp3)
Omelia4 di S.Em. Card. Georges COTTIER (Santa Messa ore 11,45 di giovedì 16 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione8 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 16,10 di giovedì 16 novembre 2006) (file audio mp3)
Meditazione9 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 9,30 di venerdì 17 novembre 2006) (file audio mp3)
Omelia5 di S.Em. Card. Georges COTTIER (ore 11,30 di venerdì 17 novembre 2006) (file audio mp3)

Prof. Severino DIANICH

Soggetto carismatico o uomo dell’istituzione? Il prete, amministratore fedele

Prof. Erio CASTELLUCCI

La centralità della direzione spirituale come elemento integratore ed unificante nella vita del prete

I Funerali di Don Andrea SANTORO
Arcibasilica di San Giovanni in Laterano – Roma, 10 febbraio 2006

Omelia della celebrazione funebre di don Andrea Santoro del Card. Camillo Ruini (file Word)
Alcuni scritti di don Andrea Santoro (file Word)
Omelia del Trigesimo della morte di Don Andrea Santoro di S.E. Mons. Vincenzo Paglia (file Word)
«I preti sanno morire per amore» di Andrea Riccardi (file Word)

Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj
Esercizi spirituali al Clero Romano – Sacrofano (RM), 14-18 novembre 2005
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Meditazione1 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 11,00 di lunedì 14 novembre 2005) (file audio mp3)
Meditazione2 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 17,30 di lunedì 14 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione3 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 9,30 di martedì 15 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione4 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 17,30 di martedì 15 novembre 2004) (file audio mp3)
Incontro Serale1 con il Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 21,00 di martedì 15 novembre 2004) (file audio mp3)
Omelia1 (file audio mp3)
Meditazione5 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 9,30 di mercoledì 16 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione6 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 11,00 di mercoledì 16 novembre 2004) (file audio mp3)
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Meditazione7 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 9,30 di giovedì 17 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione8 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 17,30 di giovedì 17 novembre 2004) (file audio mp3)
Incontro Serale2 con il Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 21,00 di giovedì 17 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione9 del Prof. Francesco ROSSI de GASPERIS, sj (ore 9,30 di venerdì 18 novembre 2004) (file audio mp3)
Omelia3 (file audio mp3)

S.Em. Cardinal CARLO MARIA MARTINI
Esercizi spirituali al Clero Romano – Sacrofano (RM), 15-19 novembre 2004
Chi desidera può richiedere al CED (Centro Elaborazione Dati) un CD gratuito con i file MP3.
Per i Sacerdoti tale CD potrà essere lasciato in Vicariato nella cassetta della posta relativa alla propria Parrocchia.
tel. 06-69.88.63.41 – e-mail:
CentroElaborazioneDati@VicariatusUrbis.org

Meditazione1 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 11,00 di lunedì 15 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione2 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 17,30 di lunedì 15 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione3 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 9,30 di martedì 16 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione4 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 17,30 di martedì 16 novembre 2004) (file audio mp3)
Conversazione1 con S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 21,00 di martedì 16 novembre 2004) (file audio mp3)
Omelia1 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (Santa Messa ore 11,45 di martedì 16 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione5 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 9,30 di mercoledì 17 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione6 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 11,00 di mercoledì 17 novembre 2004) (file audio mp3)
Omelia di S.E. Mons. Enzo DIECI, Vescovo Ausiliare Settore Nord
           (Santa Messa ore 18,45 di mercoledì 17 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione7 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 9,30 di giovedì 18 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione8 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 17,30 di giovedì 18 novembre 2004) (file audio mp3)
Omelia2 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (Santa Messa ore 11,45 di giovedì 18 novembre 2004) (file audio mp3)
Conversazione2 con S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 21,00 di giovedì 18 novembre 2004) (file audio mp3)
Meditazione9 di S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI (ore 9,30 di venerdì 19 novembre 2004) (file audio mp3)
Celebrazione Eucaristica Finale con S.Em. Card. Camillo RUINI e S.Em. Card. Carlo Maria MARTINI
           (ore 11,45 di venerdì 19 novembre 2004) (file audio mp3)

CONGREGAZIONE del CLERO

Il presbitero, pastore e guida della comunità parrocchiale (2002)
Presentazione documento: Il presbitero, pastore e guida della comunità parrocchiale (2002)

Prof.ssa Bruna COSTACURTA

Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio…
Perdono e riconciliazione: Fondamenti biblici (Formazione permanente del Clero -
          Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 27 gennaio 1999)

Gesù e Giuda (Settore Sud 30 marzo 2000)
Il Servo sofferente (Triennio dei Presbiteri – Bonus Pastor di Roma 10 aprile 2000)
La fede di Abramo (Settore Sud 3 maggio 2001)
Abramo e Isacco (Settore Sud 16 maggio 2002)
La morte di Rachele paradigma della Pasqua (Triennio dei Presbiteri 18 marzo 2002)
Vi annuncio una grande gioia! (Is 52,7-10)

ESERCIZI SPIRITUALI

Nella Parola di Dio della Veglia Pasquale c’è l’essenziale per la vita e il ministero dei presbiteri
          (Don Franco BROVELLI – Villa Immacolata (Torreglia – Padova) 17-21 agosto 1998)
Che prete sto diventando? (1) (P. Franco CAGNASSO, PIME – Rocca di Papa (RM) 15-19 novembre 1999)
Che prete sto diventando? (2) (P. Franco CAGNASSO, PIME – Rocca di Papa (RM) 15-19 novembre 1999)
Mosè (Prof.ssa Bruna COSTACURTA – Loreto 28 febbraio-3 marzo 2000)
Il cuore di Paolo (S.E.R. Mons. Diego COLETTI, Vescovo di Livorno – Rocca di Papa (RM) 18-24 novembre 2001)
« Cristo è la nostra speranza »- Prima Lettera di Pietro (1) (Enzo BIANCHI, Priore di Bose – Loreto dal 4-8 febbraio 2002)
« Cristo è la nostra speranza » – Prima Lettera di Pietro (2) (Enzo BIANCHI, Priore di Bose – Loreto dal 4-8 febbraio 2002)
La sequela di Gesù nel Vangelo di Marco (S.E.R. Mons. Mansueto BIANCHI, Vescovo di Volterra -
          Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 24-29 novembre 2002)

Maturità spirituale del Presbitero secondo Giovanni (Mons. Ermenegildo MANICARDI -
          Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 2-7 novembre 2003)

L’Apocalisse (S.E.R. Mons. Mansueto BIANCHI, Vescovo di Volterra – Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 16-20 novembre 2003)
La carità pastorale (Mons. Luciano PASCUCCI)
Esercizi spirituali della famiglia (Mons. Luciano PASCUCCI)
La santità del laico cristiano (Mons. Luciano PASCUCCI)
Esercizi spirituali di Treviso (Mons. Luciano PASCUCCI – Treviso)
Esercizi spirituali MUNARI:
1 Meditazione 2 Meditazione 3 Meditazione 4 Meditazione 5 Meditazione
6 Meditazione 7 Meditazione 8 Meditazione 9 Meditazione (MUNARI)
Il Sacerdote è chiamato a essere immagine viva di Gesù Cristo sposo della Chiesa (Don Francesco PILLONI -
          Fraterna Domus di Sacrofano (RM), 21-26 novembre 2004)

FAMIGLIA

Adozione e affidamento
Ritiri giovani coppie – Anno pastorale 2001-2002
Artefici di una cultura della Pasqua
Beata la mamma
Esercizi spirituali della famiglia
Esercizi spirituali della famiglia. Letture della Veglia pasquale
Il matrimonio come sacramento e il suo rapporto con la realtà naturale del matrimonio
          (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
Presbiteri e sposi nella vita della comunità cristiana
Famiglia e Chiesa (Mons. Luciano PASCUCCI)
La preghiera della famiglia
Spiritualità coniugale
Spirito Santo e famiglia

LIBRETTI 1999

La carità pastorale (S.E.R. Mons. Lorenzo CHIARINELLI, Vescovo di Viterbo – Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 25 gennaio 1999)
La missione del sacerdote (S.E.R. Mons. Renato CORTI, Vescovo di Novara -
          Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 18 gennaio 1999)

L’esercizio del ministero. Fonte di spiritualià sacerdotale
          (S.Em.R. Card. Carlo Maria MARTINI, Arcivescovo emerito di Milano)
La Conversione (S.E.R. Mons. Enrico MASSERONI, Arcivescovo di Vercelli)
Omelie Giubileo sacerdoti (Mons. Gabriele CROGNALE)
Testamento di S.E.R. Mons. Plinio PASCOLI (30 agosto 1976)
          (S.E.R. Mons. Plinio PASCOLI († 22 aprile 1999), Vescovo Ausiliare di Roma)

LIBRETTI 2000

Il Giubileo per noi preti (P. Franco CAGNASSO, PIME)
Il Giubileo per noi preti (S.E.R. Mons. Diego COLETTI, Vescovo di Livorno – Ritiro di Quaresima del Settore Centro 13 aprile 2000)
Il prete: testimone e maestro di maturità vocazionale (S.E.R. Mons. Diego COLETTI, Vescovo di Livorno)
Eucaristia e vita sacerdotale (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
Eucaristia: criterio di verità nella vita del prete (S.E.R. Mons. Francesco LAMBIASI, Vescovo emerito di Anagni-Alatri)
Eucaristia e riconciliazione (Prof. Ugo VANNI, S.J.- Settore Sud 9 dicembre 1999)

LIBRETTI 2001

Essere preti «volentieri. Una questione di stile evangelico (S.E.R. Mons. Diego COLETTI, Vescovo di Livorno -
          Bonus Pastor di Roma 18 dicembre 2000)

«Trasmettere la fede» secondo i nostri Padri (Prof. Enrico DAL COVOLO, S.D.B.)
La Chiesa: riflesso del volto del Signore, contemplatrice del volto di Cristo (P. Innocenzo GARGANO, O.S.B. -
          Settore Nord 29 marzo 2001)

La santità del laico cristiano. La santità: un’urgenza della pastorale!
La fede in S. Paolo (Prof. Ugo VANNI, S.J. – Settore Sud 7 dicembre 2000)

LIBRETTI 2002

La santità dei laici (Sig.ra Paola BIGNARDI, Presidente nazionale Azione Cattolica Italiana)
Il prete uomo delle Beatitudini (P. Franco CAGNASSO, PIME – Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 31 gennaio 2002)
La santità dei cristiani nella dottrina dei Padri della Chiesa (Prof. Enrico DAL COVOLO, S.D.B.)
La santità nell’Antico Testamento (Prof. Ambrogio SPREAFICO)

LIBRETTI 2003

Comunione presbiterale (Mons. Renzo BONETTI, Direttore Ufficio Nazionale della C.E.I. per la Pastorale della famiglia -
          Fraterna Domus di Sacrofano (RM) 19 giugno 2002)

Essere preti è il nostro modo di essere uomini (Prof. Francesco ROSSI DE GASPERIS, S.J. – Settore Ovest 20 febbraio 2003)
Il ministero di Cristo nella Chiesa. Alle fonti della spiritualità dell’apostolo
          (S.Em.R. Card. Christoph SCHÖNBORN, Arcivescovo di Vienna (Austria) -
          VI Settimana della Fede, Palermo 10-15 marzo 2003 – Palermo, 10 marzo 2003)

Accompagnare il cammino dell’amore. La vita di fede del prete e l’incontro con i fidanzati.
          (Davide Caldirola – Antonio Torresin, in « Fidanzati e comunità », ed. Ancora, pagg. 119-135)
Dalla vocazione alla giustificazione (Prof. Ugo VANNI, S.J. – Settore Sud 20 febbraio 2003)

Mons. Luciano PASCUCCI

Le principali difficoltà che i giovani presbiteri incontrano nel loro inserimento nella vita pastorale
          (Consiglio Presbiterale 3 dicembre 2001)
Scuola di Preghiera: il Credo (1) – La preghiera
Scuola di Preghiera: il Credo (2) – Credo in Dio Padre Onnipotente
Scuola di Preghiera: il Credo (3) – Credo in Gesù Cristo
Scuola di Preghiera: il Credo (4) – Credo nello Spirito Santo
Scuola di Preghiera: il Credo (5) – Credo la Chiesa
Scuola di Preghiera: il Credo (6) – Credo la remissione dei peccati
Scuola di Preghiera: il Credo (7) – Credo la risurrezione della carne
Scuola di Preghiera: il Credo (8) – Credo la vita eterna
La santità: un’urgenza della pastorale (Parrocchia S. Barbara – Esercizi Spirituali 2-3-4 aprile 2001)
La preghiera cristiana (Parrocchia S. Barbara – Esercizi Spirituali 2-3-4 aprile 2001)
La famiglia a immagine di Dio-Trinità
Dopo l’11 settembre
Creare spazio per gli estranei
Le relazioni interpersonali nella pastorale quotidiana
Battesimo del Signore
Check up di una comunità cristiana
Come se non…
Fare della Chiesa la scuola e la casa della comunione
Comunità e missione
La conversione a Dio Padre
La santità è prima di tutto « tenere gli occhi fissi su Gesù Cristo »
Avere cura di sé
Punti fermi per la missione
Gesù e la donna
Ecclesia de Eucharistia
La situazione del Clero. Problemi e difficoltà con riguardo soprattutto ai preti giovani
          (Incontro della Commissione Presbiterale della Conferenza Episcopale Laziale -
          Santuario Madonna del Divino Amore 19 febbraio 2002)

Eucaristia: presenza di Cristo
La fraternità sacerdotale dono di grazia per i sacerdoti e testimonianza efficace per il popolo di Dio
          (Convegno « La fraternità sacerdotale » – Collevalenza (PG) 13 agosto 2001)
Gesù Cristo crocifisso
Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo
Il laico (Tra famiglia e lavoro)
Lettore: servo della Parola
Magnificat
Maria e il sacerdote
Passaggio da Marta a Maria: Marta è invitata a diventare come Maria
La dimensione missionaria nella spiritualità del presbitero diocesano
Il modello del Padre
Natale 2003
La vita nuova in Cristo
Omelie
Proporre ed educare la vocazione al ministero ordinato e alla vita consacrata nella parrocchia
          (Incontro sul tema: « Parrocchia e vocazioni » XVIII Prefettura 5-6 febbraio 2002 – 18 marzo 2002)
Pensieri un po’ vaganti, ma importanti, sul prete (Giovedì santo 2001)
La preghiera cristiana
La preghiera della famiglia
Sacerdoti, siate santi
          (1) La santità del prete
          (2) Il nostro ministero scaturisce dalla Trinità per questo è un mistero d’amore
          (3) La carità pastorale – « Il Dio del tuo prete » di K. Rahner
          (4) Amare il mondo e l’uomo di oggi
          (5) La vita nuova in Cristo del presbitero, concretizzata nei consigli evangelici
          (6) Né schiavi né mercenari, ma figli. Riflessioni sull’obbedienza
          (7) Tutta questione d’amore. Riflessioni sulla castità
          (8) Ricchi solo del Padre. Riflessioni sulla povertà
Sacerdoti, siate santi
          (1) Aspirare ad una grande santità (Duc in altum!)
          (2) La santità del prete
          (3) La santità di incarnazione: essere uomini veri
          (4) Amare il mondo e l’uomo di oggi
Sacerdoti, siate santi
          (5) La preghiera: via di santità del presbitero
          (6) Rapporto fra ministero e Parola
Sacerdoti, siate santi
          (7) La seconda chiamata
Siate santi
          (1) Ascendere ad una grande santità
          (3) La santità di incarnazione
          (4) La preghiera: via di santità
          (7) La vita fraterna
Siate santi
          (2) Vocazione alla santità = vocazione all’amore = vocazione alla sofferenza
Siate santi
          (5) La Parola di Dio : via di santità
          (9) Siate misericordiosi
          (10) Tornare al Cenacolo
Siate santi
          (6) Conoscere la potenza della risurrezione di Cristo
Siate santi
          (8) Verso la santità insieme alla comunità religiosa
La misura alta del ministero sacerdotale (Ritiro spirituale di Quaresima dei Presbiteri della XII Prefettura -
          Parrocchia S. Giuseppe Artigiano 14 marzo 2002)

Presidenza dell’Eucaristia
Il Vangelo
Seminario, Presbitero e relazioni con la Diocesi
Le relazioni interpersonali nella pastorale quotidiana
La santità del laico cristiano (S. Maria Maggiore 4 maggio 2002)
Ravviviamo la fiducia e la speranza nella missione che il Signore ci ha affidato
La fede è una totalità unificata
Nulla di nascosto – 25° Ordinazione Sacerdotale
Viaggi in Terra Santa

Giovanni Paolo IIGiovanni Paolo II – Lettera a tutte le persone consacrate: « La vostra vita è nascosta con Cristo in Dio » (Col 3,3)
          (22 maggio 1988)
Omelie di Giovanni Paolo II
          (Terra Santa, 21-26 marzo 2000 – Giubileo dei malati e degli operatori sanitari, venerdì 11 febbraio 2000 -
          Giornata del Perdono dell’Anno Santo 2000, domenica 12 marzo 2000)

Visita a Wadi al-Kharrar – Preghiera di Giovanni Paolo II (martedì 21 marzo 2000)
Betlemme – Omelia di Giovanni Paolo II (mercoledì 22 marzo 2000)
Gerusalemme: Cappella del Cenacolo – Omelia di Giovanni Paolo II (giovedì 23 marzo 2000)
Korazim, Monte delle Beatitudini – Omelia di Giovanni Paolo II – Santa Messa per i giovani (venerdì 24 marzo 2000)
Nazareth, Basilica dell’Annunciazione – Omelia di Giovanni Paolo II (sabato 25 marzo 2000)
Gerusalemme – Omelia di Giovanni Paolo II – Santa Messa Chiesa del Santo Sepolcro (domenica 26 marzo 2000)
XI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’ORP: « Il Pellegrinaggio, sentiero di pace » -
Roma 11 febbraio 2003
Relazioni Convegno O.R.P. (XI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera Romana Pellegrinaggi sul tema:
           »Il Pellegrinaggio, sentiero di pace » – Roma 11 febbraio 2003)

Cristo, nostra pace: la speranza della pace fra utopia e disincanto
          (S.E.R. Mons. Bruno FORTE, Arcivescovo di Chieti-Vasto -
          XI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera Romana Pellegrinaggi sul tema:
           »Il Pellegrinaggio, sentiero di pace » – Roma 11 febbraio 2003)

« Giustizia e pace si baceranno » (Mons. Gianfranco RAVASI -
          XI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera Romana Pellegrinaggi sul tema:
           »Il Pellegrinaggio, sentiero di pace » – Roma 11 febbraio 2003)

Il sentiero di pace tracciato da Giovanni Paolo II nei 25 anni di Pontificato
          (Don Antonio SCIORTINO, Direttore di « Famiglia Cristiana » -
          XI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera Romana Pellegrinaggi sul tema:
           »Il Pellegrinaggio, sentiero di pace » – Roma 11 febbraio 2003)

La pace: dono di Dio, ma impegno per l’uomo (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA -
          XI Convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera Romana Pellegrinaggi sul tema:
           »Il Pellegrinaggio, sentiero di pace » – Roma 11 febbraio 2003)
Manuale 2003 – OmelieAddolorata
Ascensione (NERI)
Assunzione (NERI)
Betania (NERI)
Cafarnao (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
Cana (NERI)
Carmelo (NERI)
Cesarea di Filippo
Lago di Tiberiade – Santa Messa – Omelia di Sua Beatitudine Mons. Michael Sabbah, Patriarca di Gerusalemme dei Latini
Tabor (NERI)
Tempio (NERI)
Visitazione della Beata Vergine Maria
Ain Karim: Visitazione
Betfage
Calvario
Comandamenti
Dormizione
Gallicantu
Gerico
Gerusalemme (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
Gerusalemme: Dominus flevit
Il Getsemani (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
La piscina probatica
Meditazioni (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
Meditazioni (S.E.R. Mons. Rino FISICHELLA)
Pietro
Tabgha: Moltiplicazione dei pani
Samaria: Pozzo di Sicar
Tomba di Maria
Sussidio per l’animazione spirituale 1-6 settembre, seconda settimana – La parabola degli operai mandati nella vigna (a cura di Gian Pietro BASELLO)


Elenco per la ricerca per temi
 

Tema autore data
Abbandono (nella mani di Dio) C.M.Martini ott-03
Abramo (la fede di) B.Costacurta mag-01
Affetttività (del prete) A.Cencini apr-04
Affetttività (del prete) A.Cencini dic-05
Alfonso M. De Liguori S.Maiorano apr-98
Amare (imparare a) L.Pascucci dic-00
Amicizia (tra sacerdoti) Gillini-Zattoni mag-04
Amore per la chiesa C.M.Martini nov-00
Animazione M.Pollo feb-01
Annuncio (in Mt.) R.Fabris giu-98
Annuncio del vangelo F.Brovelli dic-02
Annunciatore (sacerdote) O’Donnel-Rendina dic-99
Apocalisse (nuzialità dell’) U.Vanni mag-04
Apocalisse (e sacerd.comune) U.Vanni mar-06
Apocalisse 2,1-7 (conversione) C.Masseroni apr-99
Apocalisse 2,2 (fatica in) F.Cagnasso (es.sp.) gen-01
Apocalisse M.Bianchi (Es.sp.) gen-04
Apostolato (e vangelo) F.Brovelli dic-02
Ascolto (Beati quelli…) B.Costacurta giu-06
Assemblea liturgica (accoglienza) A.Carrara feb-00
Beatitudine degli afflitti (Mt.5,4) R.Cantalamessa feb-07
Beatitudini (prete uomo delle) F.Cagnasso mar-02
Bellezza (sacerd.e eucaristia) B.Forte dic-01
Bellezza (di Dio e Eucaristia) B.Forte apr-05
Carità pastorale L.Chiarinelli mar-99
Carità pastorale L.Pascucci dic-00
Celibato E.Bianchi apr-02
Celibato M.Rollando feb-04
Celibato D.Coletti feb-03
Cenacolo U.Vanni apr-06
Chiamata dei discep. (Mc.3,13-19 B.Costacurta mag-02
Chiesa (nel mondo) A.Fumagalli giu-03
Chiesa (riflesso del volto) I.Gargano mag-01
Chiesa (stile di comunità) C.M.Martini mar-99
Chiesa (comunità in cammino) E.Bianchi apr-00
Chiesa (amore e dediz.del prete) C.M.Martini nov-00
Città (ed Eucaristia E.Bianchi dic-02
Collaborazione (tra preti) C.M.Martini feb-04
Comunicazione (nel minist.) C.M.Martini nov-02
Confessione B.Forte gen-06
Consapevolezza F.Cagnasso gen-01
Consigli evangelici O’Donnel-Rendina dic-99
Contemplazione R.Fisichella mag-05
Conversione A.Vanhoje nov-99
Conversione (inAp.2,1-7) C.Masseroni apr-99
Coppie (e sacerdote) F.Vitari mar-07
Correzione fraterna A.Cencini dic-03
Croce (e vita del prete) L.Pascucci ott-05
Cura di sé L.Pascucci dic-00
Dedizione (alla chiesa) C.M.Martini nov-00
De Foucauld C. Morotti G. nov-97
Desideri F.Cagnasso gen-01
Dio (del tuo prete) K.Rahner feb-02
Diocesanità (del presbit.) L.Pascucci ott-04
Direzione Spirituale G.Ferrari dic-97
Direzione Spirituale E.Castellucci giu-06
Direzione Spirituale L.Pascucci dic-06
Direzione Spirituale (e guida) G.Arana lug-07
Discepolato (e sacerdozio) O’Donnel-Rendina dic-99
Discernimento D.Coletti ott-99
Discernimento G.Colzani nov-97
Discernimento (in S.Paolo) U.Vanni feb-07
Divorziati-separati G.Muraro nov-05
Eb.10,5ss (Un corpo mi hai prep.) M.Frisina mar-07
Ecclesia de Eucharistia (encicl.) L.Pascucci mar-05
Elia (1Re19,10ss) F.Cagnasso gen-01
Eucaristia F.G.Brambilla apr-04
Eucarestia O’Donnel-Rendina dic-99
Eucaristia (cuore della Chiesa) J.Ratzinger apr-03
Eucaristia (e bellezza di Dio) B.Forte apr-05
Eucaristia (e città) E.Bianchi dic-02
Eucaristia domenic.e parrocchia F.G.Brambilla nov-05
Eucaristia (e missione in S.Paolo) U.Vanni gen-05
Eucaristia (e Regno di Dio) C.M.Martini apr-05
Eucaristia (e sacerdozio) F.Lambiasi gen-05
Eucarestia (sorgente della voc.) W:Magni mag-02
Eucaristia (sacedozio e bellezza) B.Forte dic-01
Eucarestia (e vita sacedotale) R.Fisichella feb-00
Eucarestia (e vita sacedotale) L.Pascucci dic-00
Eucaristia (e vita familiare) L.Pascucci giu-04
Eucaristia (fonte e culmine) L.Pascucci mar-05
Eucaristia (e santità del sac.) A.Scola dic-05
Eucaristia (vissuta) G.De Rosa nov-04
Eucarestia e riconciliazione U.Vanni feb-00
Famiglia (e nuzialità) L.Pascucci giu-04
Famiglia C.Giuliodori giu-99
Famiglia (e Regno di Dio) F.Rossi De Gasperis apr-04
Famiglia C.Salvetti dic-03
Famiglia (e prospett.di pastorale) R.Bonetti mag-05
Famiglia (nuzialità e chiesa) G.Mazzanti feb-03
Famiglia e matr.separati G.Muraro nov-05
Famiglia (e sacerdote) G.Muraro apr-06
Famiglia (presb.e sposi nella com.) D.Tettamanzi nov-03
Famiglia (e accompagnamento) A.Torresin nov-03
Famiglia (coppie e sacerdote) F.Vitari mar-07
Fatica (Ap.2,2) F.Cagnasso (es.sp.) gen-01
Fede E.Bianchi ott-00
Fede (lo stupore della) B.Forte apr-07
Felicità R.Corti apr-01
Formazione del presbitero F.Dorofatti mar-00
Formazione Perm. del presb. F.Dorofatti ott-00
Formazione Perm. del presb. CEI giu-00
Fraternità sacerdotale R.Corti giu-00
Fraternità sacerdotale L.Pascucci dic-00
Fraternità sacerdotale D.Coletti feb-03
Fraternità sacerdotale G.Colzani ott-03
Fraternità sacerdotale R.Bonetti nov-03
Fraternità sacerdotale Gillini-Zattoni mag-04
Gesù (in Mt.) B.Maggioni giu-98
Gesù (sommo sac.) O’Donnel-Rendina dic-99
Gesù (nostra speranza) E.Bianchi ott-02
Giubileo U.Vanni nov-99
Giubileo (per noi preti) F.Cagnasso feb-00
Giubileo (per noi preti) D.Coletti mag-00
Giubileo R.Fisichella nov-99
Giuda e Gesù B.Costacurta mag-00
Kenosi R.Cantalamessa feb-98
Indifferentismo (l’apostolo nel…) G.Danneels apr-02
Interiorità (del presbitero) P.Strappa ott-05
Laici (santità dei) P.Bignardi mar-02
Laici (adulti nella fede) N.Marconi dic-05
Lc.11,28 (beati quelli che ascolt.) B.Costacurta giu-06
Libertà (il Padre ci fa liberi) B.Forte feb-98
Liturgia eucaristica C.Salvetti giu-01
Mc.8,16.21 (1^ e 2^ parte) F.Rossi De Gasperis feb-06
Matrimonio (e presbiteri nella com.) D.Tettamanzi nov-03
Matrimonio (e presbiteri nella com.) B.Borsato nov-03
Matrimonio (celebrareil vang.del) C.Salvetti dic-03
Matrimonio (teologia del) F.Pilloni nov-04
Maturazione vocaz. (del prete) D.Coletti apr-00
Memoria (ricordati,Dt8,1-6.12-18) F.Cagnasso gen-01
Ministero (esercizio del) C.M.Martini nov-98
Ministero sacerdotale J.Ratzinger nov-04
Minoranza (situaz.di) F.Dorofatti apr-03
Misericordia (siate misericodiosi) L.Pascucci dic-00
Misericordia (sal.51) B.Costacurta mag-06
Missionarietà (relazionale) A.Bruzzolo mag-05
Missione R.Corti gen-99
Missione M.Zago gen-99
Missione R.Corti mar-99
Missione F.Cagnasso (es.sp.) gen-01
Missione G.Canobbio giu-03
Missione (e comunità) R.Fisichella apr-05
Missione (nel e per il mondo) G.Betori mar-05
Missione (e eucaristia) U.Vanni gen-05
Missione (e contemplazione) P.Cugini giu-03
Mosè B.Costacurta mar-01
Nuova evangelizzazione (e minist. P.A.Sequeri dic-02
Nuzialità (mist.pasquale) L.Pascucci giu-04
Nuzialità e Chiesa G.Mazzanti feb-03
Nuzialità (nel matr. e nell’Ordine) F.Pilloni nov-04
Omelia (cfr.PREDICARE)
Ordine (sacram.dell’) F.Pilloni nov-04
Padre nostro… D.Scaiola feb-02
Padri (la fede nei…) E.Dal Covolo mag-01
Padri (la santità nei…) E.Dal Covolo mar-02
Paolo (il cuore di…) D.Coletti (Es.sp.) gen-02
Paolo (la fede in…) U.Vanni feb-01
Paolo (eucaristia e missione) U.Vanni gen-05
Paolo (discernimento in) U.Vanni feb-07
Paolo (resistenze al Vangelo) M.Bove apr-07
Paolo VI C.Ghidelli nov-98
Parola (per vivere) B.Forte feb-07
Parroci (diventare) C.M.Martini giu-01
Parroco (Io e il mio…) C.M.Martini feb-04
Passione (di servire lo Spirito…) C.M.Martini apr-02
Pastorale vocazionale A.Cencini apr-00
Pastore (sacerdote) O’Donnel-Rendina dic-99
Pastori (Discorso 46) S. Agostino ott-01
Paternità C.M.Martini apr-99
Pecore (Discorso 47) S.Agostino ott-01
Perdono (nella Bibbia) F.Rossi De Gasperis gen-06
Pietro F.Cagnasso (es.sp.) gen-01
Pietro C.M.Martini mag-07
Pluralismo (l’apostolo nel…) G.Danneels apr-02
Popolo (sacerdotale) O’Donnel-Rendina dic-99
Poveri (Gesù e la chiesa) F.G.Brambilla apr-01
Poveri S.Pagani feb-01
Predicare (omelia) H.Nouwen apr-98
Predicare (omelia) U.Neri apr-98
Predicare (omelia) S.Colombo giu-98
Predicare (omelia) Dizionario di omiletica feb-99
Predicare (omelia) G.Moioli feb-99
Predicare (omelia) C.Biscontin feb-99
Predicare (omelia) E.Dal Covolo gen-05
Predicare (omelia) E.Dal Covolo gen-06
Preghiera (di Gesù) A.Vanhoye gen-98
Preghiera (quotidiana) K.Rahner feb-04
Preghiera (del presbitero) A.Montanari feb-03
Preghiera (del presbitero) B.Hume apr-99
Preghiera (del presbitero) L.Manicardi dic-03
Preghiera (via di santità) M.I.Rupnik feb-02
Preghiera (crisi della) C.M.Martini nov-01
Preghiera (difetti) G.Angelini ott-03
Presenza di Cristo (il prete) P.Saffiro ott-00
Presidenza (dell’eucarestia) O’Donnel-Rendina dic-99
Presidenza (liturgica) B.Brovelli giu-98
Ragione (e fede) Benedetto XVI (a Ratisbona) nov-06
Rapporto parroco-giovane prete C.M.Martini feb-04
Relativismo R.Fisichella gen-06
Relazioni (pastorali) Gillini-Zattoni mag-05
Relazioni (e vita del prete) Gillini-Zattoni mag-04
Relazioni (e vita del prete) S.Pagani nov-00
Relazioni (e vita del prete) C.M.Martini nov-01
Relazioni (e vita del prete) D.Coletti feb-03
Religioni (non cristiane) F.Lambiasi giu-01
Rendimento di grazie A.Vanhoye gen-98
Ricerca di Dio R.Fisichella mag-05
Riconciliazione (e perdono) R.Corti giu-99
Riconciliazione (e perdono) B.Costacurta mar-99
Riconciliazione (ed eucaristia) U.Vanni feb-00
Ripartire da Cristo A.Montanari feb-03
Sacerdozio (e parrocchia) Commissione Presbiterale Lombarda nov-06
Sacerdote (sposo della Chiesa) F.Pilloni (Es.sp.) feb-05
Sacerdozio (di Cristo) A.Vanhoye mar-98
Sacerdozio (cuore sacerdotale) A.Vanhoye nov-98
Sacerdozio (ministeriale) O’Donnel-Rendina dic-99
Sacerdozio (comune e dei fedeli) A.Vanhoje mar-06
Sacerdozio (comune e minister.) L.Pascucci mar-06
Sacerdozio (comune in Ap.) U.Vanni mar-06
Sacerdozio (e celebrazione) G.Colombo nov-01
Salmo 51 (Miserere) B.Costacurta mag-06
Santificazione (e ministero) C.Nosiglia gen-05
Santità (del prete) E.Bianchi ott-00
Santità (in AT) A.Spreafico mar-02
Santità (dei laici) P.Bignardi mar-02
Santità (eucaristica del sac.) A.Scola dic-05
Santità (nei Padri) E.Dal Covolo mar-02
Santità (in AT) M.Grilli feb-02
Santità (in Ap.) U.Vanni feb-02
Santità (chiamati alla) P.A.Sequeri nov-02
Santoro Andrea (omelia funerale) C.Ruini mag-06
Santoro Andrea (scritti vari) A.Santoro mag-06
Santoro Andrea (omelia triges.) V.Paglia mag-06
Santoro Andrea (ricordo) A.Riccardi mag-06
Scelta vocazionale I.Siviglia Sammartino mag-02
Separati-divorziati nella com. G.Muraro nov-05
Sequela (in Mc.) M.Bianchi gen-03
Servizio (fondamenti biblici) L.Monari apr-03
Sfide (per la vita del prete) G.Giudici dic-05
Sincretismo (l’apostolo nel…) G.Danneels apr-02
Speranza F.Canobbio mag-00
Speranza (Cristo nostra…) E.Bianchi ott-02
Spirito Santo J.Castellano mar-98
Spiritualità G.Ambrosio mag-01
Spiritualità (dell’apostolo) C.Schonborn mag-03
Spiritualità del predicatore G.Moioli feb-99
Spiritualità del predicatore S.Fausti mar-00
Spiritualità diocesana L.Pascucci ott-04
Spiritualità (vita spirit.)del presb. E.Bianchi mag-03
Spiritualità sacerdotale O’Donnel-Rendina dic-99
Sponsalità (e Cristo) G.Mazzanti apr-04
Stile (e vita) sacerdotale F.Cagnasso (es.sp.) gen-00
Stile (e vita) sacerdotale E.Bianchi giu-00
Stile (e vita) sacerdotale F.Rossi De Gasperis mag-03
Stile (e vita) sacerdotale Benedetto XVI (Aosta) ott-05
Stile (e vita) sacerdotale Benedetto XVI (Roma) apr-06
Stile (e vita) sacerdotale Benedetto XVI (Albano-Monaco) nov-06
Stile (e vita) sacerdotale Benedetto XVI (Roma e Sem.Romano) apr-07
Stile (e vita) sacerdotale S.Dianich giu-06
Stile (e vita) sacerdotale G.De Luca nov-06
Stile (e vita) sacerdotale G.Agostino ott-06
Stile (e vita) sacerdotale L.Bressan ott-06
Stile (e vita) sacerdotale F.Rossi De Gasperis (Es.sp.) gen-07
Stile (e vita) sacerdotale M.Frisina feb-07
Stile (e vita) sacerdotale A.Pangrazzi feb-07
Stile (e vita) sacerdotale Benedetto XVI (alla Curia) mar-07
Stile (e vita) sacerdotale L.Pascucci (testi di benedetto XVI) giu-07
Tempo (prete e prova del) R.Corti ott-06
Tempo (presente) L.Bressan mag-98
Tempo (presente) G.Colzani apr-99
Tempo presente-amore per L.Pascucci dic-00
Tentazione (del cristiano) D.Bonhoeffer mar-05
Testimonianza (nel mondo) A.Fumagalli giu-03
Tomba vuota (di Gesù) F.Rossi De Gasperis apr-05
Trasmissione (della fede) E.Dal Covolo gen-06
Trasmissione (della fede) F.Rossi De Gasperis apr-06
Ultimi (ripartire da) L.Pascucci dic-00
Vangelo (e apostolato) F.Brovelli dic-02
Veglia pasquale (letture) F.Brovelli mar-03
Vita comune (di presbieri) Com.SS.Basilio e Gregorio mar-07
Vita cristiana F.Lambiasi apr-01
Vita cristiana gruppo il « Margine » (convegno Bose) feb-01
Vita interiore L.Manicardi mar-00
Vita sacerdotale W.Kasper dic-01
Vita sacerdotale R.Corti feb-00
Vita sacerdotale D.Coletti feb-01
Vita sacerdotale H.U.von Balthasar nov-01
Vita sacerdotale E.Bianchi giu-00
Vita sacerdotale N.Marconi ott-06
Vita sacerdotale (oggi) L.Monari (Es.sp.) set-06
Vita sacerdotale (oggi) L.Pascucci set-06
Vita sacerdotale (e santificaz.) C.Nosiglia gen-05
Vita sacerdotale (e ministero) J.Ratzinger nov-04
Vita sacerdotale (e sac.comune) L.Pascucci mar-06
Vita sacerdotale (pensieri sul prete) L.Pascucci set-01
Vita sacerdotale (nuova in Cristo) L.Pascucci dic-00
Vita sacedotale D.Coletti (Es.sp.) gen-02
Vita sacerdotale Benedetto XVI (omelie varie) giu-06
Vocazionale (scelta) I.Siviglia Sammartino mag-02
Vocazionale (pastorale) A.Cencini apr-00
Vocazionale (risposta) F.Lambiasi mag-02
Volto del Signore (Chiesa) I.Gargano mag-01
Volto (contemplare il) R.Corti giu-01

COME MUORE UN ORDINE RELIGIOSO

Classé dans : COME MUORE UN ORDINE RELIGIOSO — 4 septembre, 2009 @ 2:56

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La chiesa di Santo Spirito anche dopo le secolarizzazioni dei beni ecclesiastici ha continuato a fungere da punto di riferimento spirituale per le esigenze dell’ospedale, anche per la presenza di una Confraternita Ospedaliera. Nello steso tempo fungeva anche da parrocchia per San Pietro, per tutto il territorio di detta parrocchia nello stato italiano, anche dopo il riconoscimento dello Stato Città del Vaticano.

Nel 1986, quando l’intera zona aveva perso abitanti, perché le abitazioni erano ormai diventati uffici, cessò la funzione parrocchiale. Nel 1993 fu eretta sede cardinalizia diaconale. Nello stesso tempo il cardinale Camillo Ruini, vicario del papa, la promosse a Centro di Spiritualità della Divina Misericordia, legato alla figura di suor Faustina Kowalska, successivamente proclamata santa dalla Chiesa cattolica. La chiesa dello Spirito Santo assunse anche il nome di santuario della Divina Misericordia.[1]

Cardinale Titolare è S.E. Card. Fiorenzo Angelini che nella Festa della Divina Misericordia del 2002 il papa Giovanni Paolo II elevato a cardinale presbitero elevando al tempo stesso la Chiesa di Santo Spirito in Sassia a titolo di sede cardinalizia presbiterale

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Corsia Sistina

L’Arcispedale di Santo Spirito è un antico ospedale (ora centro congressi) nei pressi di Città del Vaticano, a Roma, adiacente al moderno Ospedale di Santo Spirito in Saxia, che ne prosegue la tradizione.La denominazione originale, Sanctus Spiritus in Saxia, ne ricorda l’origine come ricovero dei pellegrini inglesi (sassoni), fondato secondo la tradizione da re Ina nel VIII secolo. Fu costituito come « ospitale » all’inizio del XII secolo da papa Innocenzo III.

CORSIA SISTINA

L’edificio più antico fu ricostruito nella forma in cui lo vediamo oggi alla fine del XV secolo da papa Sisto IV. Da lui l’edificio prende il nome di Corsia Sistina.

L’interno consiste in due vani simmetrici, detti bracci, di lunghezza complessiva di più di 120 metri, larghi 10 ed alti circa 13, illuminati da finestre rettangolari di circa 2×3 m appena sotto la copertura lignea orizzontale in travi e travetti decorati con disegni naturalistici ed astratti. I due bracci sono raccordate dalla zona dell’altare, coperta da un tiburio ottagonale in cui si aprono alcune bifore. L’edificio, internamente assai spoglio, tranne gli affreschi che propongono scene della vita dei due papi, è attualmente adibito a sede di congressi ed altre manifestazioni.

GLI OSPEDALI A ROMA

ospedalesantospirito1modellino.jpgA Roma, in epoca remota, non esisteva una vera e propria assistenza per i malati. Le cure venivano praticate nell’ambito della famiglia dal “pater familias”. Già a partire dal III secolo a.C. nacquero luoghi pubblici dedicati all’assistenza ai malati. Una delle prime forme furono i templi o asclepei e le medicatrinae o tabernae mediche, cioè ambulatori annessi alla casa del medico dove si praticavano cure a metà strada tra sacralità e magia che avevano ben poco a che fare con la medicina intesa in senso moderno.

Funzionavano invece come ospedali i valetudinaria, grandi costruzioni per lo più private, non di derivazione greca ma istituzione prettamente romana. Erano presenti presso le grandi aziende agricole, le palestre e soprattutto presso gli accampamenti. Questi ospedali non erano aperti al cittadino comune, ma vi venivano curate solo le persone necessarie al buon funzionamento dello Stato: i servi delle aziende agricole, gli atleti e i militari.

Per avere l’ospedale gratuito e aperto a tutti bisogna aspettare quel cambio di mentalità che si verificò con il cristianesimo. Non a caso, si fanno risalire all’imperatore cristiano Costantino i primi esempi di ricoveri per malati, precursori degli ospedali moderni. Erano chiamati xenodochi. Nell’VIII secolo gli xenodochi accrebbero le proprie disponibilità, tanto che l’assistenza venne estesa anche ad altre fasce di bisognosi, come le vedove e gli orfani. La Chiesa ne riconosceva l’alto valore sociale di carità ed assistenza pubblica e s’impegnò nei vari Concili al loro mantenimento e alla loro diffusione.

La prima testimonianza sul cambiamento del nome risale al 724: in una carta di donazione di beni alla chiesa di San Quirico di Capannoli a Lucca troviamo citato un “ospitale”, e già intorno all’anno Mille si vanno sempre più diradando le notizie relative agli xenodochi, sostituiti ormai ovunque dagli “ospitali”. Tra gli ospedali più antichi di Roma troviamo l’Ospedale Santo Spirito in Sassia (1198) per opera di Innocenzo III, le cui origini però si fanno risalire al 717 d.C. quando ma, re del Wessex, fondò la “schola saxonum”, cioè un albergo, ospizio, ospedale, chiesa e cimitero per accogliere gli Angli e i Sassoni che, dopo l’evangelizzazione da parte di Gregorio Magno, sempre più numerosi venivano a visitare le tombe apostoliche a Roma. Altre “scholae” di questo tipo sorsero un po’ ovunque a Roma: ve ne erano per i Frisoni, i Franchi, i Longobardi, gli Ungari, e perfino per gli Etiopi e gli Armeni, ed erano mantenute dai rispettivi paesi.

ospedalesantospiritoingresso.jpgL’Ospedale, dopo varie traversie, tra cui un incendio che distrusse completamente l’originario edificio innocenziano, fu completamente ricostruito da Sisto IV tra il 1473 e il 1478. Il modellino (sala Flajani) ben rappresenta la grande aula rettangolare, “la corsia sistina” lunga 123 m, larga 12,50 e alta oltre 13, divisa al centro da un tiburio ottagonale. Lungo la corsia, tra le finestre, sono affrescati episodi della vita di Innocenzo III e di Sisto IV.

Sull’esempio dell’Ospedale Santo Spirito, a partire dalla fine del XII secolo, a Roma ne sorsero molti altri. Nel XIV secolo se ne contano circa 27, alcuni dei quali sono ancora oggi funzionanti come quello di San Giacomo in Augusta, detto degli Incurabili perché ospitava i sifilitici, fondato nel 1339 tra Porta del Porta del Popolo e il Mausoleo di Augusto, e l’Ospedale del Salvatore a San Giovanni in Laterano, Costruito nel 1348, risultante dalla fusione di alcuni piccoli ospedali, fra cui uno molto antico chiamato Sant’Angelo.

ospedalesantospiritomodellino2.jpgAltri, altrettanto importanti nei secoli scorsi, sono stati adibiti ad usi diversi: quello di Santa Maria della Consolazione – fondato nel 1470 ai piedi del Campidoglio e divenuto Arcispedale nel 1505 in seguito alla fusione con altri tre piccoli ospedali (Santa Maria del portico, Santa Maria delle Grazie e Santa Maria della Consolazione) – oggi è sede del Comando dei Vigili Urbani. Di tanti altri è rimasta solo la memoria, come l’Ospedale della SS. Trinità dei pellegrini, situato nei pressi di via Arenula: venne fondato nel 1548 dal prete senese Crescenzio Selva, con l’appoggio di san Filippo Neri, per accogliere i pellegrini.

COMPLESSO MONUMENTALE DI SANTO SPIRITO IN SAXIA

http://www.asl-rme.it/Percorso_Monumentale/HOME.htm

 

AURORA E TRAMONTO DI UN ORDINE RELIGIOSO

Nel volume IV dell’Antologia degli scritti dello Storico dei Fatenenefratelli, Padre Gabriele Russotto, a pagina 93 si narra di una comunità di frati ospedalieri che Papa Innocenzo III, nel 1198, confermò come Ordine di Santo Spirito.

IN COSTRUZIONE

 

Caro Fra Luigi… Kairos (καιρός) ossia il “tempo di Dio”

Classé dans : LETTERE AGLI AMICI — 4 septembre, 2009 @ 2:13

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04 Giugno 2009

Caro Fra Luigi,

quello che viviamo – secondo Padre Sorge – è di uno di quei periodi di purificazione che, in concomitanza con le svolte più ardue della storia umana, annunziano e preparano «una nuova primavera cristiana» (cfr SORGE B., Introduzione alla dottrina sociale della Chiesa, Queriniana, Brescia 2006, 113).

Secondo il gesuita, nella storia della Chiesa ciclicamente avviene che ritornino i tempi apostolici. Egli scrive che “Lo Spirito Santo la guida, la libera dalle scorie che il tempo deposita irrimediabilmente sugli uomini e sulle istituzioni e la riporta alla purezza delle origini, preparandola a essere fermento di una nuova civiltà. In simili periodi, la fede sembra regredire, la Chiesa si riscopre minoranza, il suo insegnamento è inascoltato e deriso, i cristiani vengono emarginati culturalmente e socialmente, talora perseguitati e uccisi.”.

Senza andare lontano, è l’esperienza disagevole che sperimentiamo, in modo più o meno diretto, anche nei Centri FBF.

Ci rendiamo conto tutti di trovarci

• di fronte alle chiese che si svuotano,
• alla fede che si indebolisce,
• alle vocazioni che scarseggiano,
• alla società che si scristianizza,
• al dialogo mortificato,
• al raffreddamento della vita religiosa,
• all’incapacità di assumere impegni solidi e duraturi,
• alle contraddizioni di un’invocata collaborazione religiosi-laici…

L’elenco delle note dolenti potrebbe continuare.

Epperò per il credente questi sono momenti di tribolazione, ma fecondi. Il coraggio a non indietreggiare ci viene dall’Apostolo:

la tribolazione produce perseveranza,
• la perseveranza rafforza la fede,
• e una fede forte induce a riporre la speranza solo in Dio (cfr Romani 5, 4).

Se si rinsalda in noi la consapevolezza che la forza della Chiesa

• non sta nel favore dei potenti,
• nelle ricchezze e nei privilegi,
• nei riconoscimenti pubblici,
• neppure nel prestigio culturale,
• ma nella Parola di Dio che le è affidata,
• nella santità dei suoi figli,
• nella povertà evangelica,
• che le vere ricchezze della Chiesa sono i poveri, i piccoli, i sofferenti, gli emarginati,

se non indietreggiamo, vittime delle nostre paure, allora questi sono tempi di grazia, è il Kairos (καιρός) ossia il « tempo di Dio », il momento opportuno per disfarsi della zavorra e facilitarci la navigazione, con lo Spirito che soffia nelle vele.

Continuiamo a ripetercelo e la storia conferma:

• “tutte le volte che la Chiesa è stata ricca, forte e privilegiata ha conosciuto i suoi «secoli di ferro»;
• quando invece è stata povera, debole, emarginata e perseguitata, ha conosciuto i suoi «secoli d’oro» “ (Sorge).

Tuttavia, proprio noi che lo affermiamo, lo riconosciamo, lo constatiamo, siamo forse tra coloro che frappongono resistenza al mutamento evangelico. Per quel che mi par di capire, siamo costretti a prendere atto di un nuovo e preoccupante paradosso: è in corso, non solo nella società in genere ma in casa propria, nel nostro ambito quotidiano, una ulteriore involuzione del gattopardismo italiano, per cui non ci si dovrebbe sforzare nemmeno più di cambiare tutto perché nulla cambi: meglio, più semplicemente, non cambiare nulla.

Solo che la logica di Dio è un’altra e niente può bloccare il Suo progetto che periodicamente necessita di purificazione dalle scorie. La logica con cui Egli compie le sue opere, non è legata necessariamente all’ingegno umano ed è stata spiegata proprio da Cristo stesso all’Apostolo: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Corinzi 12, 9).

Dunque, bisogna muoversi in controtendenza. E se affermiamo che ritornano i tempi apostolici, si vuol sottolineare l’analogia evidente che esiste tra le sfide dei cristiani di oggi e quelle degli inizi. Tanto da poter dire che, come allora, il travaglio della Chiesa non è quello dell’agonia e della morte, ma del rinnovamento e della crescita.

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Il Papa non manca di portarci ogni giorno con decisione e coraggio al Vangelo come criterio fondamentale e ultimo del vivere cristiano ed ecclesiale. Anche il suo governo è improntato a questo obiettivo. E’ solo da una comune conversione al questo Vangelo che ci si può attendere il superamento delle divisioni e contraddizioni. E’ lì il punto essenziale, più profondo e radicale, da cui riprendere il cammino.

Come vedi, se questi sono i presupposti, assisteremo a un tempo certamente non breve di risanamento istituzionale. E non sarà indolore. Ma non c’è alternativa.

Shalom (שלום)
Angulo

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RICORDI ? QUEL GIORNO AVEVAMO 24 ANNI

UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI

Mercoledì, 23 novembre 1966

Diletti Figli e Figlie!

Avrete anche voi avvertito che il Concilio ha suscitato una quantità di questioni, di discussioni, di novità; in tutta la Chiesa, e anche fuori di essa, s’è fatto molto parlare, molto studiare, molto operare; opinioni, dottrine, decreti, innovazioni hanno dato a tutti l’impressione che il Concilio ha messo tante cose in movimento: idee, abitudini, istituzioni, tutto il nostro mondo spirituale s’è come risvegliato, stimolando ogni fedele, ogni persona intelligente a pensare, a capire il cristianesimo e la religione. Se fosse a voi domandato quale sia l’aspetto principale, l’idea centrale, la chiave di tutto questo fatto complesso e dinamico, che cosa rispondereste? la riforma liturgica? l’ecumenismo? il contatto del cattolicesimo col mondo moderno? Sì, questi sono capitoli principali del grande «tomo» conciliare; ma è certo che fra tutti primeggia la dottrina sulla Chiesa, il suo mistero, la sua compagine, la sua missione. Ora Noi domandiamo a voi: per comprendere la Chiesa a quale principio bisogna risalire, a quale punto focale bisogna fermare lo sguardo? Non v’è dubbio: a Cristo; a Nostro Signore Gesù Cristo.

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LE RIVELATRICI DOTTRINE DI SAN PAOLO
È vero che il Concilio non ha trattato espressamente dogmi relativi a Gesù Cristo, come i celebri Concilii dei primi secoli, Nicea, Efeso, Calcedonia; ha trattato piuttosto, come tema centrale, la Chiesa; ma appunto perché ha cercato di vedere e di capire la Chiesa nel suo cuore, nella sua interiorità, nella vitale causalità, piuttosto che nei suoi aspetti storici e giuridici, il Concilio è stato felicemente obbligato a tutto riferire a Cristo Signore, come al Fondatore, non solo, ma come al Capo, alla sorgente, all’operatore, all’animatore, mediante lo Spirito Santo, del mistico suo Corpo, che è la Chiesa.
Citiamo soltanto un testo:

. «Capo – ecco la parola da ricordare e da meditare -, capo di questo Corpo è Cristo.
. Egli è l’immagine dell’invisibile Iddio, e in Lui è stato tutto creato.
. Egli va innanzi a tutti, e tutte le cose sussistono in Lui.
. Egli è il capo del Corpo, che è la Chiesa.
.
Egli è il Principio, il primogenito dei redivivi, affinché in tutto Egli abbia il primato (cfr. Col. 1, 15-18).
.
Con la grandezza della sua potenza domina sulle cose celesti e terrestri e con la sovraeminente perfezione e operazione sua riempie di ricchezze tutto il suo corpo glorioso (cfr. Eph. 1, 18-23)» (Lumen Gentium, 7).

Si potrebbero moltiplicare le citazioni. San Paolo sarebbe soddisfatto di vedere accolte e proclamate dal Concilio, con impressionanti riferimenti testuali, le sue rivelatrici dottrine su Cristo Signore.

E allora: se vogliamo comprendere, dicevamo, la dottrina centrale del Concilio, dobbiamo comprendere la Chiesa; ma per comprendere la Chiesa, dobbiamo tutto riferire a Cristo. Noi dicevamo che la Chiesa è, nel tempo, in continua costruzione. Bisogna ancora ricordare: chi è il vero architetto, il vero costruttore. Gesù riferisce a se stesso questa perenne operazione. «Io costruirò». Bisogna che riflettiamo alla posizione unica di Cristo nella Chiesa e nel mondo.

IL PRIMATO INEFFABILE DEL FIGLIO DI DIO NOSTRO SALVATORE
Egli è il capo. Perché è il principio: nulla è nella Chiesa, nell’umanità redenta e da redimere, che a Lui non si riferisca e da Lui non provenga. L’incarnazione porta la natura umana al suo grado più alto: in Cristo l’uomo si realizza in una suprema espressione: in «forma Dei» e «imago Dei» (cfr. 2 Cor. 4, 4). E perciò Cristo è il prototipo, il modello, l’esempio d’ogni umana perfezione. Non solo: è il Redentore, e perciò l’unico mediatore primario e sufficiente fra Dio e l’uomo; è l’autore della grazia, nessuno si salva senza di Lui; tutti dipendiamo dalla sua pienezza (Io. 1, 16). Per tre ragioni, scrive S. Tommaso, Cristo è capo della Chiesa: perché primo nell’ordine delle cose essenziali; primo nella perfezione, nella tipicità; e primo nell’efficacia della sua azione salvatrice (S. Th. 3, 8, 1).

V’è da meditare senza fine. Dobbiamo spingere il nostro pensiero, la nostra pietà in questa direzione, verso Cristo; e, in un certo senso (cioè quello che riconosce, in Lui, il primo, l’unico, il sommo, il necessario, l’universale) verso Lui solo. Non è da temere, così fissando in Cristo la nostra teologia, il nostro culto, la nostra vita spirituale, che venga meno la nostra devozione alla Madonna ed ai Santi: essa prende piuttosto la sua ragion d’essere, la sua proporzione e anche la sua attrattiva e la sua bellezza, proprio con ammirazione e con fiducia verso l’irradiazione dell’unica luce, ch’è Cristo.

Così non è da temere che l’esaltazione del Capo invisibile della Chiesa debba diminuire la giusta valutazione del capo visibile: che cosa sarebbe questo «uomo peccatore» (Luc. 5, 8) se non fosse di quello l’umile discepolo, il servitore, il ministro, lo strumento? Tutto egli deriva da Cristo, e quanto più da Lui riceve di autorità, di potere ministeriale della sua verità e della sua grazia, tanto più si inabissa nella confessione sovrana di Cristo; ed è allora che Cristo nel suo vicario appare maggiormente vivente ed operante.

UNA SUBLIME PREGHIERA NEL LIBRO DELLA «IMITAZIONE DI CRISTO»
Vi è una pagina dell’Imitazione di Cristo, che raccomandiamo alla vostra considerazione, anzi alla vostra pietà, come quella che può esprimere in accenti di preghiera e di emozione interiore questa collocazione superiore e centrale di Cristo nel quadro religioso, risultante dalla teologia conciliare. Eccone alcune frasi:

«Dammi, dolcissimo e amatissimo Gesù, di posare in Te
• al di sopra d’ogni creatura,
• al di sopra d’ogni salute e bellezza,
• al di sopra d’ogni gloria ed onore,
• al di sopra d’ogni potenza e dignità,
• al di sopra d’ogni scienza e sagacia,
• al di sopra di tutte le ricchezze e le arti,
• al di sopra d’ogni letizia ed esultanza,
• al di sopra d’ogni fama e lode,
• al di sopra d’ogni soavità e consolazione,
• al di sopra d’ogni speranza e promessa . . .
• al di sopra di tutte le cose visibili ed invisibili,
• e al di sopra di tutto ciò che non sii Tu, o mio Dio!» (3, 21).

Così, Figli carissimi, dobbiamo imparare a giudicare, a sentire, a pregare Nostro Signor Gesù Cristo. E così vi sostenga e vi guidi la Nostra Benedizione Apostolica.

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